14 Febbraio 1982
 

 

"Of all sad words of tongue or pen,

 The saddest are these: It might have been."

 

Il 14 Febbraio del 1982 fu una giornata uggiosa, e per tanto rispecchiava perfettamente lo stato d’animo di tutti coloro che non avevano un partner con cui festeggiare il San Valentino.

Se Remus Lupin fosse stato una donna, molto probabilmente avrebbe passato quella giornata chiuso in casa, a piangere lacrime amare per tutto ciò che aveva perso.

Ma il 14 Febbraio 1982, per Remus Lupin – in quanto uomo – non aveva nessun significato particolare; una giornata come tante altre, se solo l’anno precedente, di quello stesso giorno dello stesso mese, qualcuno non gli avesse fatto promesse e giuramenti, traditi appena pochi mesi dopo.

Se fosse stato una donna, avrebbe avuto tutto il diritto di piangere; non perché quel giorno, che tutti festeggiavano come se fosse l’unico disponibile per dimostrare il proprio amore ed il proprio affetto a qualcuno, lo passava da solo, completamente solo. Non perché l’uomo che amava l’aveva abbandonato; non perché aveva un amore non corrisposto.

Perché l’uomo che amava gli aveva tolto gli amici, la sua seconda famiglia, l’amore e, soprattutto, la fiducia.

Ma, in quanto uomo, Remus Lupin non avrebbe pianto, seppure, a soli ventidue anni, avesse una vita da reietto, nessuna compagnia e già qualche filo di grigio fra i capelli. Né avrebbe passato quella giornata uggiosa, chiuso in quel monolocale, ancora pieno di tanti ricordi, nonostante i cassetti fossero stati svuotati e gli armadi odorassero ormai solo di polvere e vestiti vecchi.

Uscì di casa, quel 14 Febbraio del 1982, diretto ovunque e da nessuna parte, con l’ombrello in una mano ed il cappotto un po’ troppo largo che lo avvolgeva con cura.

Il mondo fuori, aveva sempre pensato Remus, sembrava meno sgradevole, meno crudele, quando lo si affrontava di giorno e alla luce, piuttosto che dalle grigie mura di una casa piena di amarezza; sembrava, pensava spesso, come se i cattivi pensieri uno se li fosse lasciati dietro, in quella stessa casa dalla quale si era appena fuggiti; e quando si incontravano le persone, persone qualsiasi, sorridenti e non, frettolose e rilassate, anche quelle sembravano meritevoli d’un sorriso, anche se piccolo e goffo, come quello che sempre gli aveva dipinto le labbra. Come se fosse troppo timido per un sorriso aperto e radioso o troppo educato per rifiutare un saluto a qualcuno, anche uno sconosciuto quando questi incrociava il suo sguardo, seppur per sbaglio.

Remus Lupin era così, lo era sempre stato e nonostante quel 14 Febbraio 1982 fosse il peggiore mai vissuto fino a quel momento, un sorriso – piccolo, impacciato, come se una persona così triste non meritasse di sorridere – gli piegava le labbra sottili, e diventava una virgola storta su quel viso fino e rigato da misteriose cicatrici.

Fu quando iniziò a piovere che il sorriso scomparve sotto l’ombra dell’ombrello ed i pantaloni verdi divennero color fango; fu allora che, adocchiato un piccolo bar, di quelli che avevano ancora l’insegna vecchia e cigolante e la porta di quel vetro fino e delicato, Remus decise di prendersi una pausa dalla sua fuga e pensò che lì dentro, forse, poteva trovare un rifugio temporaneo.

All’interno gli avventori erano ben pochi: una coppia lì, sul fondo, a scambiarsi sguardi affettuosi, protetti dalla penombra; un uomo al bancone che parlava fitto fitto con un ragazzo dalla faccia pallida e allucinata. Era proprio il genere di locale per uno come lui, ma uno valeva l’altro, concluse Remus, sedendosi al bancone, qualche sgabello più indietro da dove i due uomini parlavano.

“Buonasera. Cosa le porto?”

“Una cioccolata calda.” Aveva detto; il piccolo sorriso ricomparve all’improvviso.

“Una cioccolata calda anche per me, allora!” Avrebbe detto Sirius con una risata.

“Ho l’impressione che tu mi stia prendendo in giro, ma so che la cosa migliore da fare è ignorarti.” Avrebbe risposto lui, guardando altrove e cercando di nascondere un sorriso – non di quelli piccoli e impacciati, ma uno di quelli aperti e sereni.

“Prometto che il prossimo San Valentino ti compro qualcosa di più… consistente di una cioccolata calda.”

“Una cioccolata calda è più che sufficiente, Sirius.”

“Una cioccolata calda non è per niente sufficiente, per me, Remus. Il prossimo anno ti porto in vacanza!”

Remus ricordava ancora d’aver sbuffato divertito e che Sirius aveva annuito con decisione.

“Dico sul serio! Dove vorresti andare, Remus?”

“Sorprendimi.”

La tazza di cioccolata calda venne posata davanti a lui e Remus tornò con la testa al presente; mormorò un grazie, appena udibile, e prese il cucchiaino, iniziando ad affondarlo nella cioccolata bollente, quasi svogliatamente.

“Ti sorprenderò, allora! È una promessa, Moony.”

Ricordava l’espressione sicura di Sirius; la risata che aveva fatto un momento dopo e la faccia sorridente di Sirius che continuava ad insistere.

“Va bene, ti credo!”

“Vedrai, l’anno prossimo…”

“Vedrò l’anno prossimo.”

“Ho visto, Sirius.” Sussurrò, quasi senza accorgersene; s’accorse però che quella cioccolata calda il giorno di San Valentino non aveva significato, se con lui non c’era Sirius. E s’accorse anche che era sciocco e stupido continuare ad inseguire il ricordi di una persona che non era mai esistita; che era ingiusto nei confronti dei suoi amici continuare a pensare a Sirius, in quel modo così intenso, che non era né odio, né amore.

Prese delle monete dalla tasca, le lasciò sul bancone, accanto alla tazza ancora piena; uscì dal bar quasi vergognandosi d’aver sprecato quella cioccolata calda.

Se fosse stato più attento.

Se avesse capito.

Se non fosse stato così innamorato.

Il 14 Febbraio 1982 fu essenzialmente una giornata come tante altre; come tutti i San Valentino successivi, per molti, molti anni ancora, Remus Lupin non avrebbe pianto, ma avrebbe provato rimorso, costantemente, per essere stato troppo innamorato della persona sbagliata.

 


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Note: Scritta per il San Valentine's Meme indetto sul livejournal del Tessoro. Non è precisamente qualcosa di lovvoso, direi piuttosto il contrario, ma il prompt preso in questione implicava qualcosa di non propriamente romantico, ma piuttosto qualcosa di davvero triste. Ora, non so se questa ff valga qualcosa, ma ho cercato di renderla angst quanto bastava per non fare uscire fuori personaggio Remus. A me, sinceramente, il solo pensare al 1982, in relazione alla vita di Remus, mi mette un'angoscia addosso incredibile XD volevo... come dire... non essere l'unica angstizzata, ecco XD

 

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