Something's changed (oh, my Boggart!)
 

#01

Marzo, 1976

 

“Avete sentito l’ultima?” James Potter mise i piedi sul tavolo e incrociò le braccia dietro la schiena, mentre aspettava che i suoi tre amici gli dessero tutta la loro attenzione.

“Hai trovato un neurone ancora buono nella tua zucca vuota?” Scherzò Sirius Black, ghignando all’amico, mentre poggiava la schiena contro la sedia e lo guardava aspettando la sua reazione.

“Per mia fortuna ho la zucca piena di neuroni buoni. Mi chiedo quando riuscirai tu a trovarne uno nella tua… Sempre che ce ne siano ancor.…” Rispose il ragazzo con gli occhiali, sorridendo serafico. Prima che l’altro potesse rispondergli, comunque, continuò a parlare. “Pare che al professore di Difesa contro le Arti Oscure oggi sia scappato il Molliccio.” Disse, non curante.

“Vecchio rimbambito!” Fu il commento di Sirius, mentre Peter Pettigrew, al suo fianco, si guardò intorno velocemente, per poi avvicinarsi maggiormente agli altri. “Oh, Peter! Non dirmi che hai paura di un Molliccio!” Esclamò il giovane Black guardandolo con divertimento e una punta di cattiveria: gli piaceva troppo spaventare Peter.

“Nono, perché dovrebbe farmi paura? Figurati…” Borbottò imbarazzato il ragazzo più minuto, mentre cercava di assumere un tono sicuro.

Dalla sua posizione, affianco a Sirius, ma un po’ più indietro, Remus Lupin scosse la testa. Non c’era nulla di male ad aver paura di un Molliccio. In fondo, il Molliccio era la concretizzazione dei propri timori, delle proprie paure. Lui stesso aveva fatto fatica a sopraffare il suo, e sapeva che anche gli altri due, James e Sirius, nonostante si mostrassero così sicuri, in cuor loro erano consapevoli  che probabilmente, davanti alla loro più grande paura, non sarebbero stati in grado di reagire immediatamente.

 “Comunque penso non ci sia nulla di cui preoccuparsi.” Mormorò, attirando finalmente l’attenzione degli altri, in particolare di James e Sirius che stavano prendendo in giro Peter. I tre si voltarono verso di lui e il ragazzo dagli occhi d’ambra sorrise loro. “Lo recupereranno.”

~~~

Sirius Black non aveva paura di uno stupido Molliccio: sapeva in cosa si sarebbe trasformato e sapeva anche come reagire.

Non aveva paura di uno stupido Molliccio, neanche se si fosse trasformato in sua madre. Oh, ma di sicuro si sarebbe trasformato in sua madre; sua madre che gli gridava contro di tutto, che lo minacciava, che gli diceva di odiarlo. Non aveva più paura di quelle minacce né di quelle parole; figurarsi se aveva paura del tono astioso che usava o dell’espressione disgustata che gli rivolgeva.

Ci era abituato, non aveva paura di sua madre, non più.

E di certo, uno stupido Molliccio non era un avversario così terribile.

Aveva sentito che durante il giorno, moltissimi studenti si erano imbattuti nella creatura e non erano stati in grado di vincerla. In effetti, quel giorno ogni corridoio di Hogwarts si riempiva di urla di paura, di pianti e di ragazzi che correvano disperatamente alla ricerca d’aiuto; aveva visto un ragazzino del secondo anno correre terrorizzato verso la McGonagall, gridando che c’era uno zombie in camera sua; successivamente, aveva sentito un paio di ragazze del suo anno, dire che una Tassorosso del quinto anno era svenuta, cadendo per le scale, quando aveva visto davanti a lei il corpo senza vita di sua sorella, ma che, naturalmente, era solo il Molliccio. Altre storie del genere si erano sentite durante il pranzo e durante le lezioni del pomeriggio.

Ed ogni volta Sirius rideva dell’incapacità degli altri.

“Vorrei vedere te, Sirius, se ti trovassi all’improvviso davanti a ciò che temi…” Aveva rimbrottato Peter, che, sfortunatamente per lui e fortunatamente per l’ilarità dei suoi amici, si era imbattuto nel Molliccio proprio prima di andare a cena.

Ma Sirius rise ancora più forte a quella frase: Sirius Black non aveva paura di uno stupido Molliccio.

~~~

Arrivata l’ora di andare a dormire, del Molliccio si erano perse le tracce; i professori di tutta la scuola erano in allerta, dovevano riuscire a ritrovare quella dannata creatura prima che terrorizzasse tutti gli studenti, ma, per quel giorno, nulla era stato fatto: ogni volta che qualche studente l’aveva visto, quello era scomparso subito dopo, rintanandosi chissà dove.

“Attento, Pete! Si è nascosto sotto il tuo letto!” Scherzò James, mentre saliva sul materasso e faceva dei versi lugubri per spaventare l’amico.

“Oh, smettila, James!” Lo pregò Peter, mentre si nascondeva sotto le coperte, troppo imbarazzato per osare mostrarsi.

“Davvero, James, basta così.” La voce ammonitrice di Remus arrivò dall’uscio della porta del bagno, ma il ragazzo dai capelli perennemente scompigliati non ci badò e continuò a prendere in giro Peter per un’altra buona mezzora. Solo quando il sonno fu troppo per continuare a stare svegli, finalmente calò il silenzio nella stanza…

~~~

Sirius venne svegliato improvvisamente, nel mezzo della notte, da una voce che gridava. No! No! Sirius, no! gridava la voce, proveniente dal bagno. Si alzò di scatto dal suo letto, non riuscendo a capire cosa stesse succedendo e perché qualcuno gridava il suo nome in quel modo. Corse verso il bagno e spalancò la porta.

“No! Remus! No!” James era rintanato in un angolo della stanza, con la testa tra le mani e gli occhi terrorizzati, puntati su qualcosa davanti a lui.

Remus era in piedi di fronte a lui, gli sorrideva biecamente. “Ti odio, James.” Mormorò con voce cattiva.

Sirius rimase interdetto davanti a quella scena. Remus non avrebbe mai detto una cosa del genere…

Con un sonoro pop Remus sparì, per far comparire al suo posto la forma paffuta di Peter, che, con lo stesso ghigno, pronunciò le stesse parole pronunciate da Remus.

“No, Peter, ti prego!” Gridò James, ormai incapace di controllarsi e dando libero sfogo alle lacrime.

Il Molliccio! Quello era il Molliccio! realizzò improvvisamente Sirius, ricordando di quando, durante gli esami del terzo anno, James aveva dovuto affrontare il Molliccio, che si era trasformato esattamente in ciò in cui si stava trasformando quella notte: la più grande paura di James era che i suoi amici, le persone che lui amava, lo odiassero e lo lasciassero solo.

Con un altro pop comparì davanti a James, la graziosa figura di Lily Evans, che non disse nulla, semplicemente rise davanti alle sue lacrime. Un altro pop e comparvero i genitori di James, ancora un altro e ricomparve Sirius.

“BASTA!” Gridò il giovane dai capelli neri, sentendo il Molliccio che, con la sua forma e la sua voce, diceva a James quanto lo odiava e che meritava di stare da solo per sempre. Il Molliccio si voltò verso di lui, ma stranamente non si trasformò; gli passò oltre, uscendo dal bagno e poi dalla loro camera. Solo allora Sirius si rese conto che Peter e Remus erano dietro di lui e, mentre il primo guardava la porta con terrore, il secondo fissava James, che era rimasto tremante a terra. Per un momento, nella stanza regnarono sovrani i singhiozzi del ragazzo, poi finalmente, Remus gli si avvicinò e gli porse un fazzoletto per asciugarsi il viso; gli sorrise in modo gentile, affettuoso e gli mise una mano sulla spalla.

“Era solo uno stupido Molliccio, James.” Mormorò dolcemente.

James lo guardò sconvolto e poi fece un mezzo sorriso. “Non avevo la bacchetta, non potevo…”

Remus lo zittì. “Non preoccuparti, nessuno te ne fa una colpa.”

L’altro annuì e si voltò verso gli altri due. Peter gli sorrise, non nascondendo un minimo di divertimento: una piccola vendetta per averlo preso in giro quella sera. Sirius, invece, gli si avvicinò e lo abbracciò. “Non ti lasceremo mai solo.”

~~~

Sirius, quella mattina, pensò che forse (forse) un po’ doveva temere il Molliccio. Dopo quello che era successo quella notte a James, pensò che era meglio avere la bacchetta alla mano ed essere pronti. Nessuno sapeva dove fosse finito il Molliccio dopo essere comparso nella loro stanza; i professori stavano ancora cercando e gli studenti degli ultimi anni (quindi non lui) dovevano essere pronti ad intervenire in difesa degli studenti più giovani, se necessario.

Sirius pensò che forse doveva temere il Molliccio, ma pensò anche che sarebbe stato divertente dare prova della sua bravura.

~~~

Il sole pomeridiano era caldo e piacevole sulla pelle: una bella giornata a marzo era un toccasana. Sirius si era quasi appisolato, steso sull’erba, il viso rivolto verso il sole, mentre Remus accanto a lui studiava, James giocava con il Boccino e Peter lo guardava estasiato. Il giovane Black era appena entrato in quella fase in cui si è ancora svegli, ma la realtà circostante sembra ovattata, distante, quando un grido proveniente da qualche parte di quella recondita realtà, lo riportò sulla terra.

Si sedette di scatto e vide, vicino al lago, una ragazzina che gridava terrorizzata davanti al drago che lanciava fiamme tutt’intorno.

Il Molliccio!

Prima che qualcuno dei suoi tre amici potesse capire che intenzioni avesse, Sirius corse in quella direzione, bacchetta alla mano, il sonno completamente dimenticato, l’eccitazione di poter mostrare a tutti il suo coraggio e la sua bravura che invadevano tutto il suo essere. Si mise davanti alla ragazzina e guardò il Molliccio dritto negli occhi, occhi di drago in quel momento: la creatura di fermò a studiare la sua nuova vittima, per capirne la paura e poi, dopo una manciata di secondi, mutò forma.

Ridd--”

Le parole gli morirono in gola quando vide ciò in cui il Molliccio si era trasformato: non una donna elegante che gli rimproverava di essere nato; non una donna che lo guardava con disgusto; nessuna minaccia di sua madre. Quelle cose non lo spaventavano più, e questo era il problema: Sirius si era preparato ad affrontare qualcosa che non temeva più, ciò che aveva davanti ora era una sorpresa per lui.

Tutt’intorno a lui, altri studenti che erano fuori a prendere il caldo di quel pomeriggio, avevano catalizzato la loro attenzione su ciò che stava accadendo, compresi Peter, James e Remus.

I tre trasalirono alla vista del Molliccio di Sirius.

Un lupo mannaro,un lupo dal pelo castano, gli occhi d’ambra: davanti a Sirius c’era il lupo in cui Remus si trasformava ad ogni luna piena.

La belva alzò una zampa artigliata verso l’alto, come se fosse pronta a colpire il ragazzo davanti a lei. Tutti si aspettavano che sarebbe successo ciò e trasalirono quando videro il lupo colpire sé stesso: gli artigli affilati delle zampe passarono sul petto, lasciando profondi solchi rossi nella carne, nascosta sotto il pelo.

“No!” Gridò Sirius, con gli occhi sgranati, il terrore nella voce.

Con le zanne appuntite, il licantropo si morse.

“No! Smettila!”

Gli artigli affondavano nella carne della bestia, strappando, dilaniando.

“Smettila, basta!”

Il sangue schizzò sul volto di Sirius.

“No! Fermo! Fermati!”

Il ragazzo si accasciò a terra, tremando di paura. Il lupo ringhiò, continuando ad infierirsi ferite.

“Ti farai male! Non voglio! Non farlo!”

Sirius allungò una mano verso la creatura, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime.

“No. Non farlo, R--”

Una figura si frappose tra Sirius e la belva; il giovane Black cadde all’indietro, incapace di capire cosa stesse succedendo. Un momento dopo, la professoressa McGonagall lo guardò preoccupata, mentre teneva fra le braccia una scatola.

~~~

Sirius guardò fuori dalla finestra del suo dormitorio: era sera ormai, ma le emozioni di quel pomeriggio erano ancora troppo vive in lui per permettergli di rilassarsi; la paura si era trasformata in shock, lo shock in voglia di comprendersi, questa, infine, si era tramutata in consapevolezza.

Sirius era confuso, si sentiva stordito ed in colpa: se non fosse arrivata la McGonagall a quell’ora tutti avrebbero scoperto il segreto di Remus.

Qualcuno bussò alla porta prima di entrare. La testa castana di Remus fece capolino da dietro il legno scuro ed i suoi occhi ambrati indugiarono qualche momento sul viso di Sirius prima che il ragazzo entrasse, chiudendo la porta dietro di sé.

Sirius abbassò lo sguardo, rivolgendolo sul pavimento, mentre Remus si sedette accanto a lui, sul letto; poi seguì un lungo silenzio imbarazzato: da una parte Sirius avrebbe voluto che Remus non fosse mai entrato in stanza; dall’altra Remus avrebbe voluto chiedere perché?

“Come stai?” Domandò, invece, rivolgendo un’occhiata fugace all’amico.

Sirius alzò le spalle, ma non rispose.

L’altro ragazzo si morse il labbro inferiore, guardandolo con preoccupazione. I suoi occhi guizzarono sul volto dell’altro, in cerca di una qualche traccia, un indizio che gli permettesse di capire come stava l’amico.

“Mi dispiace.” Il mormorio basso di Sirius lo riscosse dalla sua ricerca. Remus aggrottò le sopracciglia e lo guardò perplesso: Sirius teneva ancora gli occhi bassi, la lunga frangia scura gli copriva parte del volto. “Cosa?”

“Stavo per rivelare il tuo segreto.”

“Ma non l’hai fatto.”

“Se non fosse arrivata la McGonagall…”

“Ma è arrivata.”

Silenzio. Remus guardò di nuovo Sirius, cercando di capire se ciò che lo turbava era solo quello o se c’era dell’altro, qualcosa che aveva paura di rivelargli, qualcosa che aveva timore di dirgli. “Sirius… Perché il tuo Mollic--”

“Non voglio che tu ti faccia male.” Sirius aveva alzato lo sguardo e finalmente guardava l’altro negli occhi: due perle grigie si fissarono nell’ambra. Erano così intensi gli occhi di Sirius, così carichi di… tanto, troppo.

Sirius alzò una mano, posandola delicatamente sulla guancia dell’altro. “Se tu una notte di quelle dovessi farti male sul serio, tanto male da non… sopravvivere, io…io…” Il giovane poggiò la testa sulla spalla di Remus. Quest’ultimo, esitante, passò una mano sulla schiena dell’amico. “Non succederà, te lo prometto.” Mentì; non poteva mantenere una promessa del genere: nemmeno lui sapeva cosa sarebbe potuto succedere, lui non poteva controllare il lupo.

Sirius strinse il tessuto della maglia di Remus fra i suoi pugni e alzò lentamente la testa; i loro visi erano così vicini, il fiato caldo di Sirius accarezzava con delicatezza il mento di Remus. Un brivido corse sulla schiena del giovane, incapace di comprendere il motivo di quella piacevole sensazione che lo avvolgeva. “Non voglio che tu ti faccia male. Non voglio che tu soffra.” Sussurrò Sirius, distogliendolo dai suoi pensieri.

Poi, prima che Remus potesse comprendere appieno ciò che l’amico stesse facendo, Sirius baciò lievemente le sue labbra. Si ritirò immediatamente, come se fosse stato bruciato da quel leggero tocco. “Scusa.” Borbottò, alzandosi frettolosamente ed uscendo dalla stanza.

Remus rimase a fissare il vuoto davanti a lui; si portò lentamente le dita sulle labbra e poi vi passò sopra la lingua: sapevano di Sirius…

~~~

“La più grande paura di Sirius è che tu ti faccia male.” Affermò con convinzione James, mentre, seduto sul suo letto in dormitorio, scrutava l’espressione pensierosa di Remus.

“Ma ormai, da quando siete diventati Animagi, le mie trasformazioni sono sempre abbastanza tranquille.” Ragionò Remus.

“Non importa.” Disse James con un sorriso comprensivo sulle labbra e l’espressione serena. “E’ logico temere che le persone che amiamo soffrano.”

Remus ebbe la netta sensazione che James fosse la Verità personificata.

~~~

Era notte fonda quando Remus si alzò dal suo letto, dirigendosi in punta di piedi verso il letto di Sirius; una volta arrivato davanti alle tende chiuse, rimase immobile, tutta la sua determinazione scomparsa.

Allungò una mano tremante e scostò il pesante velluto: Sirius dormiva, il suo viso era rivolto verso di lui ed aveva un’espressione tranquilla.

Remus lo guardò per qualche momento, contemplando la bellezza dell’amico come se la vedesse allora per la prima volta. Poi decise di lasciarlo dormire; lasciò scivolare dalla sua mano la tenda e si voltò per tornare indietro.

Una mano calda afferrò la sua e lo spinse indietro: fu tra le braccia di Sirius prima di rendersene conto.

“Perché sei venuto?” Chiese Black, direttamente nel suo orecchio, prima di liberarlo dalla sua presa e dargli la possibilità di voltarsi.

Remus gli sorrise; allungò una mano verso il volto dell’altro e gli accarezzò la guancia. “Sono contento che tu ti preoccupi per me.” Bisbigliò.

“Sono contento che tu sia qui.” Fu la risposta di Sirius, con titubanza, come se si aspettasse che Remus dovesse aggiungere qualcosa di poco piacevole a quella premessa. Ma Remus non disse nulla: si avvicinò a lui e poggiò la testa sulla sua spalla, mentre le sue braccia cingevano la vita dell’altro.

Esitante, Sirius lo abbracciò a sua volta, rilassandosi quando Remus gli baciò leggermente la guancia.

“’Notte, Sirius.”

“’Notte, Remus.”

Passarono pochi secondi, in cui si sentì solo un lieve fruscio di lenzuola; poi un bisbiglio ruppe il silenzio.

“Sirius?”

“Mh?”

“Tu…” Remus aspettò un momento, esitante. “…tu mi ami?”

Il ragazzo che lo stringeva rimase in silenzio; aveva paura di rispondere.

“No?”

Il mormorio insicuro di Remus lo fece voltare verso l’altro.

Sirius lo guardò negli occhi. “Sì… non ti da fastidio?” Chiese, incerto.

“Non mi da fastidio,” Remus gli sorrise e si accoccolò meglio nel suo abbraccio.

Sirius lo strinse a sé, con una certa rigidità. Voleva chiederglielo, ma aveva paura della risposta. “E tu?” La sua voce risultò quasi impossibile da sentire, anche nel silenzio di quella notte. Per una manciata di secondi, non si sentì assolutamente nessun suono; Sirius si accorse solo che il corpo che stringeva si era irrigidito fra le sue braccia.

“Non lo so.”

Lo sapeva, Sirius lo sapeva che non avrebbe dovuto fare quella domanda, non avrebbe dovuto perché la risposta l’aveva deluso, l’aveva ferito.

“Ma mi piace stare così, con te.”

Sirius fece un debole sorriso e strinse con più forza Remus; la delusione magicamente scomparsa nel nulla.

“’Notte, Remus.”

“’Notte, Sirius.”

 

Capitolo II

 


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