
Something's changed (oh, my Boggart!)
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#02
Luglio, 1981
“Giuro, davvero, lo giuro!” Gridò James, mentre agitava le
braccia in aria, come se fosse pazzo.
Sirius e Peter lo guardarono alzando un sopracciglio;
Remus lo guardò con perplessità, mentre metteva a posto un libro.
“Giuro che se dobbiamo traslocare di nuovo, dopo che siamo
arrivati qui da una settimana, io… io… impazzisco!” James si lasciò cadere
pesantemente su una sedia e Sirius pensò che era già impazzito, che tutti
quei traslochi gli avevano dato davvero alla testa. Remus mise una mano
sulla spalla di Potter, stringendola e sorridendo, cercando di
incoraggiarlo. “E’ per il bene della tua famiglia, James, lo sai.”
“Certo, certo.” Il tono del giovane uomo era ancora
furioso.
“Capisco che non sia piacevole.”
“No, non lo capisci!”
Remus sospirò, allontanando la sua mano dalla spalla
dell’amico. “No, non capisco. E’ solo per il vostro bene, James.” Mormorò,
guardandolo da sopra la spalla; dopo aver detto quelle parole, uscì dalla
stanza, senza dire altro, senza un gesto di saluto. Nulla.
Sirius aggrottò le sopracciglia e guardò la porta dalla
quale era uscito l’amico, come se si aspettasse di vederlo rientrare,
dicendo era uno scherzo.
“Dite un po’…” La voce di Peter riempì improvvisamente la
stanza, dopo diversi attimi di silenzio. “Remus non vi sembra strano?”
Sirius rabbrividì e pensò:
sì, è strano.
Quel giorno Sirius non riusciva a rilassarsi come al
solito; eri inquieto e nemmeno il fagotto che teneva in braccio riusciva a
trasmettergli quella serenità che solitamente gli infondeva. Un rumore di
piatti dalla cucina lo distrasse, mentre in braccio a lui Harry cercava di
attirare la sua attenzione, tirandogli i capelli.
“Sta buono, tu.” Borbottò Sirius, mentre allontanava le
piccole mani del bambino dai suoi capelli.
“Forse è meglio metterlo a letto.” Mormorò una voce dalla
porta della camera.
Sirius guardò Remus negli occhi e vi lesse il suo
divertimento per la scena che aveva davanti; lupin gli sorrise, ma l’altro
non ricambiò il gesto: rimase a guardarlo come se lo vedesse per la prima
volta, come se avesse visto qualcosa di incredibile.
Lily comparve da dietro le spalle di Remus e scosse la
testa contrariata nel vedere come Sirius teneva in braccio sul figlio. “Ma
ti sembra il modo di tenere un bambino, quello?” Gli chiese seccata,
facendolo tornare con i piedi per terra.
Harry gli venne tolto dalle mani, Lily lo portò via, nella
sua nuova cameretta, mormorando un:
si era appena abituato all’altra casa.
“Non fare quella faccia.” disse Remus, sorridendogli di
nuovo, come se capisse la sua rabbia per non aver avuto nemmeno il tempo di
salutare il suo figlioccio. Sirius lo guardò, di nuovo senza sorridere.
Perché ogni volta che lo guardava gli sembrava così
strano?
~~~
“Lily ti ha lasciato?” Scherzò Sirius, ricevendo
un’occhiataccia per risposta.
“Cos’è successo?” Chiese invece Remus, distrattamente,
come se la cosa non gli interessasse nemmeno un po’.
E’ solo un’impressione, pensò
Sirius.
“Un Molliccio! In camera di Harry! Un Molliccio in camera
di mio figlio!” Gridò come un ossesso, guardando furioso i suoi tre amici,
come se fosse colpa loro.
“Mi sorprende che tu e Lily non abbiate controllato ogni
angolo.” Commentò Remus, guardando James con aria di biasimo. No, forse non
era biasimo, ma Sirius non ci fece caso.
“Ho controllato!” James gridò più forte che poté,
sbattendo una mano sulla porta dal quale era entrato. L’altro, però, non si
fece intimidire. “Forse non hai controllato abbastanza bene.” Disse con
calma, nella sua voce non c’era accusa, no, nemmeno rimprovero, forse solo
sorpresa. Sirius si accorse solo che stava facendo arrabbiare James ancora
di più.
“E’ mio figlio, Remus!” Potter si avvicinò all’amico, lo
afferrò per il collo della maglia e lo strattonò forte, con violenza; quando
si fermò, rimase a guardarlo, naso a naso. “Mi stai accusando di qualcosa?”
“No, mai.”
Perché Remus doveva sempre ostentare quella freddezza?
Sirius lo odiò, pensando che stesse mentendo e che lui
stesse effettivamente accusando James di non essere sufficientemente attento
nei riguardi di suoi figlio e del suo sicurezza.
“E allora che cavolo vuoi?” Gridò Potter, stringendo gli
occhi, continuando a tenere l’altro per la maglia.
“Che ti calmi, James: ultimamente sei troppo stressato.”
Un pugno lo colpì prima ancora che si potesse capire cosa
stava succedendo; Remus venne spinto indietro, mentre James lo guardava con
astio. Solo quando vide lo sguardo scioccato dell’altro, si accorse di aver
esagerato.
“Scusa, Remus.” Mormorò, offrendo una mano all’amico.
Remus lo scansò, si mise una mano sulla guancia, dove il
pugno l’aveva colpito e scosse la testa. “Le scuse ora non servono.” Sorrise
ed era triste ed ironico allo stesso tempo. “Almeno ti sei scaricato un
po’.”
Sirius rimase immobile a guardarlo mentre se ne andava.
“E’ sempre più strano.”
E Sirius ebbe la sensazione che Peter avesse detto la
sacrosanta verità.
Sentì l’improvviso bisogno di guardare il viso Remus,
perché era convinto che quello che stava stringendo fosse un corpo
senz’anima.
“Che c’è?” Mormorò l’altro, quando lui lo obbligò a
voltarsi.
Il volto era sempre lo stesso, la voce sempre quella e gli
occhi… loro erano sempre di quel colore ambrato che Sirius amava. Non c’era
dubbio: quello che aveva fra le braccia era Remus.
E l’anima?
“Ti amo.” Mormorò Black, chiudendo gli occhi e poggiando
la fronte sulla spalla del compagno. Remus gli mise una mano fra i capelli e
li accarezzò con lentezza, ma non rispose nulla; perché Remus non aveva mai
risposto a quelle parole.
~~~
James se ne stava mogio mogio seduto sul divano, fissando
il pavimento con sguardo abbattuto e rassegnato.
“Un altro trasloco?” Chiese Sirius, porgendogli una birra
(birra, quella babbana).
Potter annuì mestamente. “Il terzo in un mese.” Borbottò,
prima di prendere un sorso della bevanda.
“Ma com’è possibile che scoprano subito il vostro
nascondiglio?” Sirius guardò l’amico come se si aspettasse davvero che fosse
capace di rispondergli; ma James, ovviamente, non disse nulla.
“Una spia.” Remus li guardava dall’uscio della porta,
appoggiato allo stipite.
“Cosa?” Chiese Sirius, guardandolo come se fosse pazzo.
“Una spia.” Ripeté Remus.
E Sirius sapeva che Remus lo stava guardando con l’ombra
del dubbio negli occhi. No, non sospetto, dubbio; ma il dubbio era il primo
passo verso il sospetto.
~~~
“Accidenti a tutti i Troll! C’è qualcosa nell’armadio!”
Gridò Lily, prendendo in braccio il piccolo Harry ed uscendo dalla stanza.
“Occupatene tu, Sirius, per favore!”
Sirius sospirò: i traslochi dei Potter erano sempre così
stressanti e caotici. Afferrò la sua bacchetta ed aprì l’anta dell’armadio
con un gesto annoiato. Una figura incappucciata uscì dall’armadio; Sirius
alzò un sopracciglio perplesso: quello non era il suo Molliccio.
Il suo Molliccio si trasformava nella versione bestiale di
Remus; a meno che…
La figura incappucciata avanzò verso di lui con lentezza.
Il suo cuore iniziò a battergli violentemente nel petto; sapeva chi c’era
sotto il cappuccio, ma non ci credeva, non poteva crederci, non voleva!
La figura alzò una mano e la portò sul cappuccio,
afferrandolo. Sirius sperò che non lo facesse, che non lo abbassasse;
d’altra parte sperava che lo facesse per dimostrargli che sbagliava, che
sotto il cappuccio non si nascondeva la persona che lui pensava, che lui
temeva.
Il suo cuore batteva sempre più impetuosamente.
La figura abbassò il tessuto che gli copriva il viso e
Remus gli sorrise biecamente, quando lui scosse la testa sconvolto.
“No.”
Il ghigno di Remus si allargò quando alzò il braccio,
mostrandogli il marchio.
“No!”
Remus
rise, crudelmente.
“NO!”
~~~
Sirius guardò la mezza luna fuori dalla finestra; ciò che
aveva visto quella mattina lo terrorizzava; l’aveva sorpreso a tal punto che
era convinto che quello non fosse un Molliccio, ma il vero Remus. Ma Remus
non li avrebbe mai traditi, vero?
Sirius non poteva mettere in dubbio la sincerità del suo
compagno, del ragazzo che amava da sempre; o poteva? O
doveva vista la situazione, visto
che c’era una guerra in atto, visto che c’era una spia tra di loro?
Remus entrò in stanza, lo vide sul letto e si fermò a
guardarlo dall’uscio. Sirius ricambiò lo sguardo; era confuso, spaesato e
impaurito.
L’altro gli sorrise. “Non è tutto come l’altra volta?
Quando il tuo Molliccio invece di trasformarsi in tua madre si è trasformato
in me?” Chiese, rimanendo dov’era.
Sirius fece un sorriso tirato e poi scosse la testa. “No,
perché l’altra volta non eri tu, era il lupo.”
“Ma tu avevi paura che io mi potessi far male, no?” Remus
aveva ragione ed entrambi lo sapevano. Si avvicinò all’altro e si
inginocchiò davanti a lui, prendendogli le mani fra le sue e guardandolo in
viso. “Avevi paura che io soffrissi.” Mormorò, mentre una mano accarezzava i
capelli scuri di Sirius. “Stavolta hai paura di essere tu a soffrire… E’
normale.”
Sirius si lasciò accarezzare da quelle mani che temeva
potessero accoltellarlo alla schiena da un momento all’altro; si lasciò
cullare da quella voce gentile che temeva potesse trasformarsi nella risata
crudele che aveva sentito quella mattina; si lasciò cullare da quelle
parole, cercando di dimenticare ciò che temeva. Fu impossibile, perché ciò
che temeva l’aveva davanti agli occhi ed aveva il volto e lo sguardo della
persona che amava.
No, niente era come l’altra volta.
~~~
“Già.” Remus non sorrise, mantenne lo sguardo puntato in
alto.
“E’ normale avere paura che le persone che amiamo ci
tradiscano.” Aggiunse James.
Ma quella volta Remus non pensò che James fosse la Verità
personificata; pensò che James stesse solo cercando di consolarlo. Continuò
a tenere gli occhi puntati sul soffitto, in modo che gli altri non si
accorgessero che erano carichi di lacrime.
Remus sapeva che lui non si fidava più; stava perdendo la
fiducia dell’unica persona che l’avesse mai amato, e si chiese se non stesse
perdendo anche il suo amore?
E lui? Doveva ancora fidarsi di Sirius?
Poteva ancora fidarsi di lui?
Si voltò e si sorprese di vedere gli occhi ancora aperti
dell’altro, intenti a fissarlo. Rimasero a guardarsi, osservandosi, come
cercando di capire se la persona che avevano davanti era la stessa di
qualche anno prima.
“Sirius.”
“Mh?”
“Tu.” Remus esitò; era una domanda stupida, una domanda
che aveva già fatto un tempo ed allora aveva ricevuto la risposta che voleva
sentire. Ma ora tutto era cambiato: temeva che la risposta potesse essere
diversa. “Tu mi ami ancora?” Chiese, con gli occhi ancora fissi sull’altro.
Sirius non distolse lo sguardo: rimase con gli occhi
puntati in quelli di Remus. Sapeva cosa doveva rispondere; la verità andava
più che bene, non aveva niente da nascondere: anche se Remus fosse stato la
spia a che cosa gli serviva sapere quello? E poi, sempre se Remus fosse
stato la spia, forse sentire quelle parole sincere… forse… forse gli avrebbe
fatto cambiare idea. Forse… Remus non era cattivo, era sempre stato una
persona sensibile; lui era… Era semplicemente Remus.
“Non ho mai smesso di amarti, Remus.” Rispose,
accompagnando le parole all’abbraccio di cui l’altro aveva bisogno. Remus
sorrise, felice di sentire quelle parole e quelle braccia intorno al suo
corpo. Accarezzò i capelli di Sirius, gli baciò le labbra, fece scivolare le
mani sul suo viso, con gesti delicati come una ninna-nanna.
Erano quasi sul punto di addormentarsi, quando Remus
sospirò e, poggiando la testa sulla spalla di Sirius, disse quelle parole:
quelle parole che Sirius aveva sempre agognato di sentire, ma che allora, in
quel momento, gli fecero capire tutto (gli fecero fraintendere ogni cosa).
Gli fecero credere che Remus era la spia.
“Ti ho sempre amato anche io, Sirius.”
Sirius non sapeva quanto si sbagliava.
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).