
Brand-new jacket
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“Hai un buco dietro
la giacca.”
Un’occhiata sorpresa.
“Davvero?”
“Davvero.”
Un sospiro.
“L’ennesimo…”
“Se vuoi… posso
rattopparlo io…”
Un’occhiata di
sbieco.
“Voglio dire: so che
sei impegnato e non avrai tempo.”
Un sorriso. “Ti
ringrazio molto…”
Volevo rattoppargli una
giacca già rattoppata.
Me l’ha consegnata ed
io, come un’adolescente alla prima cotta, l’ho guardato in faccia,
sorridendo, arrossendo quando le mie mani hanno sfiorato le sue; il mio
cuore ha perso un battito quando mi ha guardato negli occhi, sorridendo.
Quella sera ho provato a
mettere la toppa sulla giacca; mi sono impegnata, l’ho fatto sul serio.
Molly ha detto che poteva aiutarmi; l’ho ringraziata, ma ho rifiutato:
volevo farlo io; per lui, volevo essere io a farlo. Volevo riuscire, per una
sera, ad essere perfetta… No, non perfetta, volevo essere una brava donnina
di casa.
Ho preso ago e filo e mi
sono seduta di santa pazienza su una sedia, davanti al camino; ho preso la
sua giaccia, come una sciocca ho inspirato il suo odore: profumava di
muschio, profumava di terra e foglie bagnate; profumava di foresta, di notti
al chiaro di luna, profumava di selvaggio.
Lui è tutto questo e molto altro.
Lui è… Ho
elencato tutti i suoi pregi; ho elencato anche i suoi difetti.
Alla fine ho tirato la
somma e ho scoperto che…
*Strap*
Gli aveva rotto la
giacca.
“Mi dispiace…”
Silenzio.
“Non volevo, mi sono
distratta e…”
Un sorriso stanco.
“Non fa niente.”
“Non è vero che non
fa niente!”
Un’occhiata
perplessa. “Davvero, non importa.”
“Sì che importa. Era
la tua giacca migliore ed io l’ho rovinata…”
Un altro sorriso,
dolce stavolta. “Era vecchia e piena di buchi. Era ora che la buttassi…”
“Ma…”
Un sorriso più
gentile, un sorriso più stanco. “Ne comprerò una nuova.” La sua schiena che
si allontana.
Con quali soldi? Con
quali soldi avrebbe comprato la giacca nuova?
Quella mattina ho
preferito chiudermi in camera; il mio aspetto è cambiato con il mio umore.
Avevo rotto la sua giacca migliore; avevo rotto
l’unica
giacca che potesse indossare senza sentirsi un pezzente. L’ho pensato sul
serio.
L’ho pensato e poi mi
sono vergognata di me stessa; se lo avessi detto davanti a lui, mi avrebbe
sorriso e mi avrebbe perdonato la gaffe. Ma non ero davanti a lui e mi sono
potuta guardare con biasimo, attraverso lo specchio: ho guardato il mio
riflesso e le ho detto che era una stupida, che era un’imbranata, che non
sapeva fare altro che gaffe, brutte figure, nella migliore delle ipotesi,
senza rompere nulla. Il mio riflesso mi ha guardata con occhi gonfi di
vergogna e mi ha ricordato che gli ho rotto la giacca.
La sua giacca che sapeva
di muschio, di terra bagnata, di notti all’aperto… La sua giacca che sapeva
di lui, così tanto che mentre la stringevo avevo l’impressione di averlo fra
le mie braccia. Ho guardato me stessa dallo specchio e ho pensato che ero
davvero stupida, perché fantasticavo come una ragazzina.
Poi ho visto la busta
gialla, nascosta nell’armadio, che sbucava dall’anta; l’ho guardata, ho
stretto gli occhi, poi li ho allargati, mentre sorridevo.
A tutto c’è un
rimedio,
ho pensato, correndo ad afferrare la busta gialla che era nascosta
nell’armadio e che sbucando da lì mi aveva fatto tornare il sorriso.
“Ho una cosa per te!”
Uno sguardo sorpreso.
“Per me?”
“Per te!”
Un’occhiata
perplessa, un sorriso poco convinto. “Ti ringrazio.”
“Aprila.”
Il rumore della carta
stracciata, due occhi che si allargano in sorpresa. “Ma…”
“E’ una giacca nuova
tutta per te!”
Gli occhi che si
fissano su di me. “Non dovevi.”
“Certo che dovevo!”
Un sorriso tenero.
“Grazie davvero.”
“Non l’ho fatto per
carità!”
Una risata. “Non
preoccuparti, lo so che non l’hai fatto per questo…” La giacca nuova che
viene indossata. “Allora? Come mi sta?”
“Benissimo…”
Un sorriso sereno.
“Grazie, Tonks.”
“Prego, Remus…”
La giacca nuova ancora
non sapeva di lui quando l’ho comprata, ma era la più bella ed era la
migliore; era anche la più costosa, ma non era un problema. Remus merita il
meglio, anche se costa tanto.
Quella sera siamo usciti
nel giardino e abbiamo parlato. Ho pensato che la sua giacca nuova gli stava
bene davvero e che mi sembrava come se indossasse una cosa mia, come se
indossasse una parte di me. Mi sono sentita felice, mi sono sentita
intimamente legata a lui.
Poi il discorso è
cambiato, il discorso è caduto su Sirius; non volevo piangere, mi dicevo:
“Avanti, fatti forza, non piangere di nuovo davanti a lui.” Non volevo
piangere, ma ho pianto: le lacrime sono scivolate dagli occhi prima che me
ne accorgessi.
Lui le ha viste ed io ho
visto i suoi occhi velati di tristezza; erano lucidi e forse avrebbe pianto
anche lui se quelle lacrime non mi fossero sfuggite. Mi ha abbracciata ed io
ho abbracciato lui, piangendo sul suo petto (sulla sua giaccia nuova),
riprendendo fiato ed inspirando il suo odore: la sua giacca nuova sapeva già
di muschio, di alberi e di notte. E nonostante fossi triste, nonostante
stessi ancora piangendo, mi sono sentita finalmente libera dai sensi di
colpa, dalla tristezza.
Tutto questo grazie ad
una giacca nuova o forse no: tutto questo grazie a lui.
Note: scritta qualche settimana dopo l'uscita di "Harry Potter e il Principe Mezzosangue"; lasciando perdere il fatto che per me tale coppia non esiste, lì per lì ho voluto cercare un motivo per questa pazzia. Tutto sommato questa storia non mi dispiace, perché ho potuto immedesimarmi in Tonks e... Beh, si capisce perché possa essersi innamorata di un uomo per Remus (o almeno, io lo capisco, eccome XD). Ammetto, però, che la seconda parte mi piace decisamente di più... C'è bisogno di dire perché? Ah, vedrete, vedrete...
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