Don't panic

Ooops!
Era risaputo in tutta Hogwarts che
Remus Lupin, uno degli studenti più diligenti e studiosi di tutta la scuola,
era una vera frana in Pozioni. Fin dal primo anno, dalla prima volta che il
professore dispose ai nuovi arrivati di comporre una pozione piuttosto
elementare, Remus si era dimostrato totalmente incapace di mischiare bene
gli ingredienti. Non che non si applicasse o che fosse disattento alle
spiegazioni; al contrario, cercava sempre di seguire le istruzioni con
meticolosità, ricontrollando più volte di aver preso gli ingredienti giusti;
si impegnava a dosarli alla precisione e a metterli nel calderone seguendo
l’esatto ordine. Ma non serviva a niente, perché non c’era mai stata una
volta nella sua carriera di studente che la pozione non fosse saltata in
aria, o che avesse provocato strani effetti a chi
la maneggiava. Forse era proprio a causa della
sua pignoleria, ma Remus non era capace di comporre nessuna pozione e,
quando il professore affermava oggi lavorerete
in coppia, intorno a lui si creava un vuoto
sconcertante, mentre tutti si affrettavano a scegliere un compagno.
Solitamente, in tali spiacevoli occasioni, uno dei suoi tre amici, James
Potter, Sirius Black o Peter Pettigrew si faceva avanti con coraggio,
venendo fuori con i capelli bruciati, se andava tutto bene.
La cattiva reputazione di Remus Lupin ormai non era altro che routine, ma
tormentava il ragazzo in maniera inverosimile. Era per questo che, molto
spesso, lo studente si chiudeva in camera e tentava di recuperare in qualche
modo la sua ingiustificata incapacità.
Quel pomeriggio, in effetti, sarebbe potuto trascorrere in maniera molto
meno catastrofica, se Remus non si fosse chiuso in camera, con calderone,
ingredienti e tre paia di occhi che lo puntavano aspettando che qualcosa
saltasse in aria.
“Moony, ma sei proprio sicuro?” Chiese James, in un ultimo, disperato
tentativo di dissuadere l’altro ragazzo dal combinare qualche guaio.
“Mai stato così determinato.” Rispose quello, con un cipiglio concentrato
sul viso, mentre mescolava la poltiglia dal colore indefinito che ribolliva
fiaccamente nel calderone.
“Questa è la volta buona che fa saltare in aria la torre di Grifondoro…”
Borbottò sommessamente Sirius, che, steso pigramente sul suo letto, guardava
con distrazione l’altro ragazzo.
Peter ridacchiò nervosamente a quella battuta e poi guardò gli altri due con
esitazione. “Non dici seriamente, vero Padfoot?”
Sirius alzò gli occhi al cielo e lanciò un’occhiata fugace fuori dalla
finestra. Il sole splendeva ed il cielo era terso: che ci facevano loro
quattro chiusi lì dentro? O meglio: che ci faceva lui, chiuso lì dentro a
fare da balia al loro incapace amico licantropo? Non che lo ritenesse
stupido, ma, andiamo: era un dato di fatto che fosse un incapace in Pozioni.
“Basta!” Esclamò, saltando in piedi e dirigendosi verso la porta sotto lo
sguardo curioso degli altri due, mentre Remus continuava a lavorare al suo
intruglio che ora aveva assunto uno scoraggiante color melma. “Io vado a
fare una passeggiata fuori e a cercare un po’ di compagnia.” Disse
ammiccando, non lasciando dubbi su che genere di compagna cercasse. “Buona
fortuna, spero di rivedervi ancora tutti interi.”
Peter e James lo salutarono con un
cenno della mano, mentre Remus non lo degnò nemmeno di un fiato, ancora
troppo occupato con la sua pozione,
come la chiamava lui. Non appena Sirius fu uscito dalla stanza, il
licantropo afferrò un’ampolla e ne versò metà del contenuto roseo nel
calderone, con un gesto stizzito e nervoso.
James alzò un sopracciglio e scuotendo la testa, intuendo il motivo di quei
gesti.
“Moony… forse… ehm…” Borbottò Peter, indicando il fumo che, sempre più
denso, usciva dal pentolone. “Forse qualcosa sta andando storto.” Deglutì a
fatica e si allontanò il più possibile da dove il licantropo stava
trafficando.
“Sciocchezze!” Ringhiò questo, girando ancora una volta la pozione, con un
po’ troppo entusiasmo.
Potter decise che forse era meglio calmare il suo amico, prima che facesse
davvero saltare in aria la torre. “Ehm… Moony, controlla-” Ma la frase di
James non venne mai conclusa.
Dopo che Remus ebbe aggiunto
qualcos’altro alla pozione, quella saltò in aria con un fragoroso “BOOM”,
che fece saltare giù dal letto Potter, mentre Pettigrew si era già lanciato
sotto la scrivania. Il fumo riempiva la stanza ed uno strano odore, non
cattivo, ma decisamente troppo stucchevole, impregnava l’aria. Tossendo
ferocemente, James corse ad aprire la finestra, prendendo una lunga boccata
d’aria fresca; dopo di che si voltò di nuovo verso l’interno della stanza,
stringendo gli occhi per cercare di intravedere qualcosa in tutta quella
nebbia. “Peter? Remus? State bene?” Domandò, con la voce arrochita dal fumo
che gli era entrato in gola.
“Sì, sto bene, sto bene!” Squittì Peter, da un punto indefinito accanto al
suo letto. “Ma dov’è Moony?”
James avanzò verso il punto in cui poco prima c’erano il calderone ed il suo
amico. Lentamente, iniziò ad intravedere una figura immobile al centro della
stanza: con un balzo in avanti si portò vicino a Remus e lo afferrò per le
spalle scuotendolo. “Remus, stai bene? Rispondi!” Gridò, in preda ad un
improvviso attacco isterico; ma non appena guardò in viso l’amico, lanciò un
grido e cadde all’indietro, sbattendo il sedere per terra.
*
No, decisamente no,
pensò Sirius, guardandosi intorno annoiato: niente merce invitante, solo
vecchie, come dire, conoscenze,
che l’avrebbero volentieri abbordato o che gli avrebbero volentieri rotto il
naso a seconda del tipo di ragazza… Ma niente di nuovo, niente che lo
allettasse.
Per questo, dopo circa venti
minuti, il diciassettenne Sirius Black se tornò verso il castello di
Hogwarts sconfitto e a mani vuote. Sbuffò pesantemente, passandosi con
eleganza una mano fra i capelli (qualche ragazzina di passaggio svenne a
quel gesto e diverse ragazze degli ultimi anni rimasero a guardare il suo
posteriore, una volta passato oltre): quella non era una buona giornata per
dedicarsi a quel genere di attività. Non sapeva come, ma tutta la storia di
Remus, per l’ennesima volta, alle prese con una pozione che sarebbe
sicuramente saltata in aria gli aveva rovinato l’umore. Perché quel ragazzo
doveva essere così testardo? Non poteva semplicemente accettare di essere un
totale incapace in quella materia? Ma no, scherziamo? Quello era Remus Lupin
e non poteva assolutamente permettersi di andare male in una materia
scolastica. Cavolo, riusciva bene anche in Divinazione, prima di abbandonare
la classe dicendo che quella era roba
per cretini. Di certo non lo biasimava, aveva perfettamente ragione, ma…
Diamine! Divinazione! Il mondo stava andando a rotoli per colpa di Remus
Lupin e nessuno se ne accorgeva se non lui.
Camminando distrattamente, con
cotali profondi pensieri che gli affollavano la mente, l’attenzione di
Sirius fu improvvisamente riportata al presente quando qualcuno gli passò
davanti camminando piuttosto velocemente. Era una ragazza, Sirius su questo
non poteva sbagliare, aveva un fiuto particolare per quelle dolci (a volte
forse anche un po’ stucchevoli)
creature, ma che ci faceva con una divisa maschile addosso?
Incuriosito, il ragazzo rimase a
fissarla mentre la giovane donzella veniva duramente rimproverata dalla
vecchia McGonagall. La dolce creatura (non la professoressa) aveva dei
lunghi capelli castani che ricadevano sullespalle con morbidezza; il viso
aveva tratti molto delicati, ma dalla sua posizione, Sirius non riusciva a
vederlo bene; il corpo era esile, forse un po’ troppo mingherlino, ma la
ragazza era decisamente munita di un bel sedere; il seno era un po’ piatto,
ma a Sirius non dispiaceva: come diceva sempre
il seno migliore è quello che rientra
nel palmo della propria mano, e benché Black avesse delle mani piuttosto
grandi, non aveva mai badato troppo al capello… Oh, insomma, al seno.
Vedendo la giovane in difficoltà
con quella vecchia megera, indubbiamente invidiosa della sua bellezza (beh,
in effetti la ragazza non era così bella, ma, insomma, aveva il suo
fascino), Sirius, prode cavaliere, difensore di tutte le donzelle in
pericolo (beh, di quasi tutte le
donzelle) si fece avanti, intromettendosi nella discussione, proprio nel
momento in cui la professoressa stava decidendo di togliere cinquanta punti
a Grifondoro, per qualcosa che Black non afferrò, ma che aveva a che fare
con Pozioni.
“Oh, suvvia, professoressa!” Esclamò prontamente il ragazzo, affiancandosi
alla giovincella e fronteggiando così la McGonagall. “Non sia così cattiva
con una povera studentessa.” Nel mentre, fece scivolare un braccio intorno
alla vita della ragazza, che sussultò.
“Black…” Mormorò la professoressa a labbra serrate. “Se fossi in lei non mi
metterei a scherzare! Si tratta di una cosa piuttosto grave e lei…”
Ma Sirius la bloccò, alzando una mano per zittire l’insegnante e scuotendo
la testa. “Via, via… Ora, non sia severa: sono sicuro che qualsiasi cosa ha
combinato questa ragazza non l’ha fatta di proposito.” Disse, cercando di
suonare più diplomatico di quanto si sentisse in quel momento, attirando
verso di sé la ragazza, che stavolta, singhiozzò, irrigidendosi.
“Lo spero bene!” Esclamò la McGonagall, guardandoli in modo strano, con un
sopracciglio sollevato.
“Ecco, vede? Siamo giunti ad un punto di incontro. Siccome qualsiasi cosa
sia successa non era voluta, penso che cinquanta punti siano troppi e senza
dubbio la ragazza non merita parole tanto dure da parte sua.” Disse Sirius,
sapendo che ormai aveva in pugno sia la professoressa che la ragazza.
La donna di fronte a loro li guardò ancora per qualche secondo, prima di
sospirare pesantemente. “Non so come ci riesce, Black… Va bene! Venticinque
punti in meno a Grifondoro e ricordatevi di passare nel mio studio per la
vostra punizione.” Esclamò, agitando in aria le braccia e allontanandosi.
“Questa è l’ultima volta, davvero… Li espellerò tutti e quattro se ne
combinano un’altra delle loro.” Borbottò, come una teiera, mentre se ne
andava.
Sirius la guardò con un
sopracciglio alzato, non capendo bene a chi e a cosa si riferisse, ma poi la
sua attenzione venne nuovamente attirata dalla giovane accanto a lui, che
tentava di liberarsi della sua presa. “Oh, dai, non essere così scostante.
Merito di essere ringraziato per averti salvato, non pensi?” Disse,
esibendosi in uno dei suoi sorrisi migliori e guardando la ragazza in viso
per la prima volta. Aveva gli occhi di una bizzarra tonalità nocciola, o
forse era più ambra; il naso era piccolo e tondo, molto grazioso e le labbra
rosee e sottili, ma non troppo: davano l’idea di essere molto morbide.
Eppure, qualcosa nei lineamenti di quella ragazza gli sembrava familiare,
troppo familiare.
“Sì, beh, grazie.” Mormorò quella, con voce dolce, nonostante si sentisse il
suo disagio ed il suo nervosismo, cercando ancora una volta di liberarsi.
Sirius alzò le sopracciglia: come
poteva una ragazza rifiutare il suo abbraccio? Doveva essere una
estremamente timida ed in effetti stava arrossendo furiosamente. Black
sorrise, dimenticandosi per un momento di quanto quel viso gli sembrasse
familiare. “E secondo te mi accontento di un
grazie?” Sussurrò, attirandola
nuovamente a sé e fissandola negli occhi (ma dove li aveva già visti quegli
occhi?) con fare seducente.
La ragazza arrossì ancora di più, cercando, invano, di divincolarsi.
“Sirius… penso che tu stia per fare un grosso errore.” Biascicò, mentre lui
avvicinava il suo viso, con gli occhi socchiusi.
“Dici?” Sussurrò il ragazzo di rimando, fissandole le labbra e facendosi
sempre più vicino.
“Oh, per Merlino! Sirius! Sono Remus!” Gridò la ragazza, tirandosi indietro
e mostrandogli il braccio, con una lunga cicatrice trasversale che correva
dal gomito fino al polso.
Sirius rimase a guardare la cicatrice, sgomento. No, non poteva sbagliare:
quella cicatrice Remus se l’era procurata durante una notte di luna piena,
nel loro terzo anno; dopo quell’episodio, che sarebbe potuto costare molto
più caro di una cicatrice sul braccio, gli altri tre Malandrini si erano
impegnati il doppio per riuscire a diventare Animagi. Poi fissò il viso
accigliato della ragazza e… Sì, ora ricordava dove aveva già visto quegli
occhi.
“Oh, merda… Remus!”
*
“Non ci posso credere!” Gridò
James, tra una risata e l’altra, rotolandosi sul letto di Remus, con le
lacrime agli occhi. I quattro Malandrini si erano finalmente riuniti, dopo
l’incidente, da circa una decina di minuti e subito, non appena sentita la
notizia che Sirius ci aveva provato con Remus, scambiandolo per una ragazza
vera, James e Peter avevano
iniziato a prendere in giro e a ridere del loro amico Black, con grande
disappunto di quest’ultimo e un crescente imbarazzo da parte di Remus.
“Zitto, stupido! Almeno ho risparmiato che ci venissero tolti altri
venticinque punti!” Sbraitò, guardando i suoi due amici con uno sguardo
assassino.
“Ci hai provato con Moony! Con Moony, Sirius!” Gridò, in preda alle risate,
Peter.
“Ma che ne sapevo che era lui? Guardatelo!” Esclamò, indicando la ragazza
seduta sul letto di James, che si torturava le mani e teneva gli occhi
bassi. “Quella… quello… Insomma, come facevo a riconoscerlo?”
Remus alzò lo sguardo e tentò di sorridere. “In effetti, non ha tutti i
torti, ragaz-” Si bloccò, non ancora abituato a sentire quella voce così
delicata provenire dalle sue labbra.
“Oh, Moony, sei delizioso!” Disse
James, continuando a ridere. “O forse dovrei dire
deliziosa.” Questo fece ridere
sia lui che Peter più rumorosamente di prima, mentre Remus si tappava la
bocca e Sirius brontolava qualcosa, che somigliava vagamente ad un
e questi tu li chiami amici?
“Su, dai! Moony, non fare quella faccia. Hai sentito il professore: la
pozione durerà solo una decina di giorni.” Mormorò Peter, cercando di
riprendersi dalle risate e di rincuorare il loro amico.
“Saranno i dieci giorni peggiori
della mia vita.” Sussurrò Remus, scuotendo la testa melodrammaticamente e
causando in James e Peter un’altra serie di risate isteriche. “Smettetela!”
Gridò, cercando di suonare autoritario, ma fallendo miseramente: aveva una
voce decisamente troppo delicata. Davanti a quella situazione,
improvvisamente, si sentì come schiacciato da un macigno e guardò i suoi
amici che ridevano, avvertendo forti dentro di sé il disagio, l’imbarazzo e
la vergogna. Poi sentì qualcosa che gli pizzicava gli occhi.
No, pensò disperato,
non sto per piangere. Ma prima
che potesse impedirselo, le lacrime iniziarono a scendere dai suoi occhi e
lui si sentì umiliato, sia per le risate dei suoi amici che per quelle
lacrime, incastrato in un incubo ed in un corpo che sembrava agire di sua
spontanea volontà, perché sicuramente se quello fosse stato il suo vero
corpo non avrebbe iniziato a frignare.
“Per Merlino, che hai Remus?” Chiese Sirius, strabuzzando gli occhi.
“Non lo so.” Rispose lui sinceramente, cercando di asciugarsi le lacrime
frettolosamente.
James lo guardò con gli occhi spalancati, mentre a Peter sfuggì un’altra
risatina, prima di ricevere un ceffone dietro la nuca da parte di Potter. Il
ragazzo con gli occhiali si alzò dal letto su cui era steso e si sedette
accanto al loro amico, mettendogli, con esitazione una mano sulla spalla.
“Dai, Moony. Stavamo scherzando…” Mormorò, sentendosi tremendamente in colpa
per averlo fatto piangere.
“Lo so, ma non posso farci
niente.”
Disse Remus, tra un singhiozzo e l’altro. “Io vorrei
non piangere, ma non riesco a fermarmi.”
I tre ragazzi si guardarono l’un l’altro non sapendo proprio cosa fare per
fermare quelle lacrime. Remus di solito non piangeva; erano state rare le
volte in cui lo avevano visto in quelle condizioni e spesso le lacrime erano
dovute alla sua licantropia. I tre Malandrini ci avevano fatto il callo,
dopo i primi due anni, e, nonostante si trovassero ancora a disagio in
situazioni simili, ormai sapevano come comportarsi. Ma ora le cose erano
leggermente diverse: tutti e quattro sapevano infatti che quelle lacrime non
erano dovute altro che al fatto che ora Remus fosse una ragazza. O meglio,
non era per quel motivo che Remus stava piangendo, almeno non
volontariamente. Pensiero difficile da spiegare: in effetti i Malandrini
erano un po’ confusi a riguardo, ma il concetto rimaneva quello: Remus
piangeva a causa degli ormoni femminili.
“Senti, Remus…” Iniziò Sirius, riuscendo a recuperare un po’ di faccia
tosta. “Sono solo dieci giorni e noi ti aiuteremo a trascorrerli, ok? In
fondo sei sempre Moony.” Disse, dandogli pugno sulla spalla e ricevendo
un’occhiataccia, mentre il licantropo si portava una mano sul punto colpito.
“Sì, però sono più debole di lui.” Borbottò, asciugandosi le lacrime con le
mani. “Quindi evitate di darmi delle botte troppo forti, ok?”
James, notando che, oltre alle lacrime, era passato anche il malumore,
ghignò. “Oh, non penso sarà difficile: non hai mai retto le nostre botte!”
Sirius e Peter lo guardarono sconvolti, pronti a rivedere le lacrime
sgorgare dagli occhi di Remus. Questo si voltò verso l’amico occhialuto, con
un cipiglio severo stampato in viso e lo guardò con disappunto per qualche
attimo, prima che le sue labbra si sciogliessero in un sorriso.
“Ma davvero, signor Potter?” Mormorò, per poi ridere insieme ai suoi tre
amici. Dieci giorni, doveva aspettare solo dieci giorni… facile, no?
Capitolo I
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Fanfictions

Tea House Moon
© Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni,
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