Don't panic
 

 

Day two: Monday

 

Quella mattina Remus si svegliò come sempre prima degli altri. Sapeva che se voleva avere il bagno senza aspettare e, soprattutto, se voleva arrivare alle lezioni con puntualità, quella era l’unica soluzione; l’aveva imparato durante i primi mesi del suo primo anno ad Hogwarts. Da allora in poi, gli altri tre Malandrini, vedendolo come il più disposto a sacrificare una mezz’ora in più di sonno, considerandolo quello bravo, saggio e con la testa sulle spalle, avevano deciso che sarebbe toccato a lui svegliare tutti gli altri. Ormai, dopo sette anni, i suoi movimenti erano diventati meccanici, anche considerando che a quell’ora della mattina, il suo cervello era ancora spento, lontano, nel mondo dei sogni.

Con lentezza, si mise a sedere sul letto, stiracchiandosi e facendo un largo sbadiglio; dopo di che scese dal materasso e si diresse verso il letto di James, dandogli una leggera spinta, essendo quello l’unico modo per svegliare il ragazzo; poi, ricevendo come risposta il solito altri cinque minuti, si diresse verso Sirius, chinandosi in avanti e mormorando il suo nome più volte. Alla terza volta, Remus si rese conto che la sua voce aveva qualcosa di strano. Alla quinta volta, si rese conto che quella era una voce decisamente femminile. Alla sesta, venne spinto in avanti alle braccia di Sirius che lo afferrarono con fermezza per le spalle: il suo viso affondò nel cuscino ed i suoi budini sbatterono contro il petto dell’amico, che stava evidentemente sognando ed, avendo il sonno piuttosto pesante, non si era nemmeno accorto del divincolarsi della sua vittima.

Qualsiasi cosa stesse sognando Sirius, Remus decise che non gli piaceva. Innanzi tutto perché stava stringendo tra le braccia la ragazza sbagliata e poi perché non gli piaceva affatto quella cosa che sentiva contro le sue cosce. Oh, sapeva perfettamente di cosa si trattava e, davvero, non voleva trovarsi in una situazione così imbarazzante. Con il viso rosso di imbarazzo e per la lotta che stava conducendo per liberarsi da quella morsa ferrea, riuscì infine a saltare indietro e a riconquistare la libertà.

Sirius grugnì in protesta, poi si voltò di lato e tornò a dormire beatamente, ancora immerso nell’ignoranza del sonno. Remus, di contro, aveva il cuore che batteva a mille e, per quella volta, non si fece troppi scrupoli a premere una mano sul seno destro per accertarsene. La sua mente era nel caos più totale: da una parte gridava contro la stupidità dei Black, da un’altra si rimproverava per essersi allontanato da quell’abbraccio, da un’altra ancora esultava per essersi ritrovato spiaccicato addosso a Sirius, dall’altra ancora si dava dell’idiota per pensare come una ragazzina.

Beh, cosa sono in questo momento? Pensò sarcasticamente, decidendo di lasciare Sirius e di dirigersi di corsa in bagno, per affogare il suo imbarazzo nella tazza del water.

*

Quando uscì dal bagno, si accorse con sollievo che James si era finalmente seduto sul suo letto e si guardava intorno alla ricerca dei suoi occhiali. Si avvicinò a lui, alzando gli occhi al cielo e, prendendo le tanto cercate lenti dal comodino, gliele porse, ricevendo un grosso sorriso assonnato da parte dell’amico. “Oh Remus. Per un attimo non ti avevo riconosciuto.” Biascicò, trasformando le ultime sillabe in un enorme sbadiglio.

L’altro ignorò quel commento; aveva passato un brutto quarto d’ora in bagno, mentre si cambiava (era ancora in quel dannato corpo ed odiava toccarlo). “Il bagno è libero, se vuoi.” Disse piuttosto, tentando di fare un sorriso e fallendo quando la sua attenzione venne catturata da Sirius, che era appena sceso dal letto e guardava nella loro direzione con un buffo cipiglio in faccia e gli occhi ancora semichiusi.

Improvvisamente, Remus si ricordò del motivo per cui, un quarto d’ora prima, aveva deciso di chiudersi in bagno e non uscirne più: Sirius l’aveva abbracciato, convinto che fosse una ragazza con cui stava avendo un incontro non proprio galante.

I due rimasero a guardarsi, Remus rosso come un pomodoro maturo e Sirius come se stesse cercando di capire: a) dove fosse; b) chi era la ragazza che lo stava fissando; c) perché aveva la sensazione di conoscerla; d) perché Prongs dovesse fare tanto chiasso cadendo dal letto. “James!” Sibilò, decidendo che quell’ultima domanda era quella più urgente e chiudendo gli occhi, mentre si metteva le mani sulle orecchie perché l’amico, inciampato sulle lenzuola, era finito poco elegantemente a terra.

“Sto bene, sto bene. Non mi sono fatto niente.” Borbottò quello, rimettendosi in piedi e trascinandosi verso il bagno, dove, una volta che la porta fu chiusa, si sentì lo spiacevole rumore di diversi piccoli oggetti che cadevano a terra.

“James!” Ruggì Black, saltando in piedi finalmente sveglio. “Giuro che se mi ha fatto cadere di nuovo il dopobarba a terra ti ammazzo!”

“Sarebbe ora di comprarne uno nuovo, comunque.” Rispose Potter, dall’altra parte, mentre gli altri due lo sentirono affaccendarsi con le cianfrusaglie che aveva fatto cadere.

Remus alzò gli occhi al cielo: ordinaria amministrazione. Si chiedeva ancora come facesse Peter a dormire con tutto quel frastuono che facevano gli altri due; anche se, per la verità, quella mattina se lo chiese molto vagamente, più per abitudine che per reale curiosità; in quel momento, stava sospirando di sollievo perché Sirius sembrava non ricordare affatto quello che aveva combinato quando era andato a svegliarlo. Il sospiro però gli si mozzò in gola, non appena si ritrovò ad essere fissato dagli occhi chiari dell’amico, stavolta molto più svegli ed attenti di qualche minuto prima.

Forzò un sorriso e cercò di ignorarlo, ma Sirius non voleva essere ignorato. “Sai, ho fatto un sogno strano stamattina…” Borbottò, tamburellandosi le dita sul mento, con espressione concentrata, mentre tentava di ricordarsi bene ciò che aveva sognato.

“Ah, sì?” Chiese Lupin, dopo un attimo di esitazione. Perché la sua voce doveva essere così dannatamente tesa? E soprattutto: perché doveva essere così schifosamente dolce?

“Sì.” Gli giunse la risposta dell’amico, mentre fingeva di controllare che avesse tutto il necessario per la prima lezione della mattina, che in realtà, in quel momento, non sapeva nemmeno quale fosse, visto che era nel panico. “Stavo sognando che ero con una ragazza e quella mi chiamava per nome, mentre…” Fece un’espressione che considerò piuttosto esaustiva di ciò che lui e la ragazza nel suo sogno stavano facendo. “E poi, improvvisamente, poof, si trasformava in un pesce che si dibatteva.”

Se fosse stata una situazione diversa, Remus avrebbe riso, ma la situazione era quella ed il pesce di cui parlava Sirius era lui. Arrossì senza ritegno e fece una specie di risatina nervosa, che scemò in una leggera tosse, per nascondere il tentativo fallito. “Non deve essere stato bello sognare di stare a letto con un pesce.” Biascicò, voltandosi verso Sirius e sperando di non essere diventato viola.

Black lo fissò per qualche attimo, stringendo gli occhi. “Come?” Chiese, allungando la testa in avanti e guardandolo con una strana espressione concentrata che non prometteva nulla di buono.

Remus si pietrificò. Poi si schiarì la voce con finta indifferenza. “Ho detto: non deve essere stato bello sognare-” La voce scemò, non appena Sirius alzò le sopracciglia e lo indicò con entusiasmo.

“Ma lo sai che la ragazza aveva la tua voce?”

Lupin alzò gli occhi al cielo. Forse perché ero io? Ma questo Sirius non lo sapeva e non doveva nemmeno saperlo.

“O forse era il pesce che aveva la tua voce?” Borbottò confuso Sirius, aggrottando le sopracciglia e mettendo una mano sul mento.

In quell’istante Peter scattò sul letto, ancora mezzo addormentato. “Sì, sono pronto! Sono sveglio! Andiamo a fare colazione?” Disse con voce concitata, per poi ricadere sul cuscino e tornare a dormire.

Sirius lo guardò per qualche attimo. “Continuo a dire che quel ragazzo mi preoccupa.” Mormorò, per poi andare a sbattere i pugni contro la porta del bagno. “James! Guarda che quel bagno non è tuo! Se vuoi fare i tuoi porci comodi pensando alla Evans vai nel bagno di Mirtilla Malcontenta!”

Dall’altra parte della porta, arrivò la voce infuriata di James. “Sirius! Come puoi pretendi che faccia quello che sto facendo con te che gridi? Lasciami in pace, cane bastardo!”

Remus decise, prima di sentire la risposta di Sirius, che non voleva assistere a quella conversazione.

“James! Appenderò le tue corna sulla parete del mio letto, se mi chiami di nuovo in quel modo!”

Sì, decisamente era ora di svignarsela prima che in qualche strano e bizzarro modo facessero rientrare anche lui nella loro personale discussione; oramai era una cosa normale.

“Lascia perdere le mie corna! E lascia in pace anche me! Perché non ci provi con Remus?”

Ecco, troppo tardi.

*

Remus fissò un punto indistinto fra la testa di James e quella di Peter. Non aveva molto appetito, in effetti sentiva il suo stomaco contorcersi in disgusto davanti a tutto quel cibo che aveva sotto il naso. Inoltre, i borbottii e le risatine intorno a lui sembravano tutte incredibilmente rivolte a lui. Non che fosse davvero così, in realtà; continuava ad attirare gli sguardi curiosi degli altri studenti, ma ormai a nessuno andava più di parlare di qualcosa su cui avevano spettegolato tutto il giorno prima. L’argomento Remus Lupin è diventato una donna aveva già iniziato ad annoiare. Per fortuna.

Solo che in quel momento, Remus aveva la terribile sensazione di essere fissato e se c’era una cosa che odiava era essere fissato. Per questo cercava di ignorare quell’impressione fissando quel punto imprecisato fra le teste di James e Peter. Con scarsi risultati, sinceramente.

“Remus, dovresti mangiare qualcosa.” Borbottò Sirius, guardandolo di sbieco. Solitamente, durante i pasti, James e Sirius sedevano vicini, di fronte a Remus e Peter; tranne a colazione, visto che ogni mattina facevano quella loro piccola e spiacevole discussione che coinvolgeva anche Remus il più delle volte. Così, eccolo lì, Sirius Black che lo fissava con fare critico, posando lo sguardo su… i suoi budini!

“Sirius, non guardarmi il seno!” Ringhiò Remus, incrociando le braccia per nascondere il petto all’amico.

Sirius alzò gli occhi al cielo, con fare indifferente. “Non so di cosa parli.” Borbottò, afferrando la brocca con il succo di zucca e versandolo nel bicchiere dell’amico.

“Padfoot, mi sa che Remus è un osso duro.” Ridacchiò James, guardando divertito i suoi due amici.

“Già, non lo conquisterai di certo con un’occhiata alle sue cose e con del succo di zucca.” Intervenne Peter, con espressione solenne, ma un evidente divertimento nella voce.

“Smettetela!” Li avvertì il moro, lanciando occhiate di fuoco nella loro direzione. “E comunque: cosa sono le cose, Peter? Chiamale con il loro nome: seni, tette… fai un po’ tu! Ma non cose, è un insulto a tutto il genere femminile e ai loro attributi, vero Remus?”

L’interessato gli rivolse un’occhiataccia e non si degnò nemmeno di rispondergli. Sirius Black era un idiota, lo sapevano tutti, lui per primo. Quindi non c’era nemmeno bisogno di rispondere a quelle idiozie.

“Te l’ho detto, Padfoot, non è così che conquisterai il cuore di Moony.” Disse James scuotendo la testa e ghignando.

“Insomma, basta!” Insistette Sirius, incrociando le braccia. “Dì qualcosa anche tu, Remus! E’ anche di te che sparlano.”

Ma Remus si limitò a sospirare e a tornare a guardare il punto indistinto fra le teste di James e Peter, pensando tristemente: come ho fatto a innamorarmi di uno come lui?

Oh sì, perché nel caso non fosse chiaro a tutti (beh, Remus sperava davvero che nessuno se ne fosse accorto) Remus Lupin, diventato donna il giorno precedente per colpa di una stupidissima pozione, o forse era meglio dire, per colpa della sua incapacità di comporre una banalissima pozione, era innamorato di Sirius Black, uno dei suoi migliori amici, dalla tenera età di sedici anni. In effetti non era così tanto tempo e le cose non erano nemmeno molto ben definite.

Sicuramente la certezza non gli era venuta da un giorno all’altro; non l’aveva realizzato all’improvviso, come se gli fosse caduto un fulmine in testa. Era stata una cosa graduale ed in effetti abbastanza naturale. Remus non aveva mai avuto un particolare interesse per l’amore, o per quello che facevano i suoi coetanei, ovvero andare dietro alle ragazze. Questo non voleva dire che non gli piacessero, al contrario; solo che non aveva alcun interesse nell’uscire con una ragazza solo per pomiciare un po’ e poi dimenticarsi il suo nome (un po’ come faceva Sirius, solo che Sirius non si limitava al pomiciare, almeno a suo dire); e nessuna aveva suscitato in lui la stessa reazione che Lily Evans scatenava in James. Inoltre Remus passava un sacco di tempo a studiare ed era fermamente convinto che in poche avrebbero accettato la sua licantropia. Quindi, a quattordici anni, Remus decise che avrebbe aspettato, non aveva nessuna fretta, la persona che avrebbe amato e che avrebbe accettato tutto di lui sarebbe arrivata prima o poi. Ed ora, Remus era sicuro di averla trovata.

L’unico problema era che quella persona era Sirius.

L’aveva capito a tutti gli effetti solo dopo l’incidente con Snape: Sirius l’aveva deluso, molto; si sentiva come se fosse stato tradito (ed in effetti era stato tradito, ma non con la volontà di fargli del male) e per un giorno intero si era rifiutato categoricamente di vederlo. Forse perché sapeva che se l’avesse visto, che se avesse sentito le sue scuse e tutto il resto non avrebbe saputo tenergli rancore. Cosa che in effetti era successa; durante la cena, Remus aveva capito che non poteva fare a meno di avere Sirius tra i piedi. Per quanto fosse stupido, immaturo e irresponsabile, non poteva rimanere senza di lui per più di qualche ora. In fondo, parte del fascino di Sirius veniva proprio dalla sua irresponsabilità, dalla sua continua voglia di scherzare e dalle sue battute stupide. L’aveva perdonato e tutto era tornato normale, perché in fondo era da tempo immemorabile che Remus guardava Sirius, che lo sognava, che lo pensava. E non esattamente come un amico, ma in modo leggermente diverso. In quell’occasione, dopo l’incidente, questa diversità aveva preso il nome di cotta. Una cotta che c’era sempre stata, ma di cui Remus non era mai stato completamente a conoscenza. Una cotta che cotta non era, perché se lo fosse stata gli sarebbe passata; cosa che non era successa e che non sarebbe successa nel futuro più prossimo.

Ma il problema rimaneva: come aveva fatto ad innamorarsi di uno come Sirius, che era l’esatto contrario di lui?

La domanda non doveva aveva una risposta, soprattutto perché Remus non sapeva nemmeno dove andarla a cercare. Era successo e basta. Era come il giorno e la notte. E’ una cosa naturale, che succede. Perché spiegarlo?

Per capirlo? Remus non aveva bisogno di capire quel sentimento, anche perché era abbastanza chiaro.

Qualcuno lo scosse per una spalla. Remus si voltò verso l’oggetto dei suoi pensieri e rimase a guardarlo interrogativamente.

 

“Ti eri incantato.” Spiegò il ragazzo, alzandosi in piedi.

Lupin annuì, ancora immerso nei suoi pensieri e lo imitò, mettendosi in piedi e seguendolo lungo la Sala Grande.

“Dobbiamo andare dalla McGonagall.” Ricordò James, raggiungendoli con Peter.

“Non capisco perché debba punire anche me per una cosa che ha fatto Remus.” Brontolò Sirius, imbronciato. Poi,  all’improvviso sembrò che il suo viso si illuminasse ed il ragazzo si voltò di scatto verso i suoi amici. “Ma ci credete?” Gridò, forse con un po’ troppo entusiasmo.

Gli altri tre alzarono un sopracciglio, senza capire. Sirius afferrò Remus per le spalle e lo attirò in un abbraccio, mettendogli le mani sulla vita. A questo, l’altro ragazzo divenne viola per l’imbarazzo ed una parte del suo cervello cantilenò: “Visto che essere una ragazza ha i suoi vantaggi?”

Ah, chiudi il becco!

“Ma insomma! E’ Remus che ha fatto qualcosa e non noi! E’ un evento mai successo prima nella storia dei Malandrini!” Esclamò sempre più entusiasta Sirius, guardando James e Peter con gli occhi che gli brillavano.

Remus, troppo intento a guardarsi i pantaloni troppo larghi, non si rese conto dei sorrisoni che occupavano metà della faccia dei suoi tre amici. Ma sentì benissimo le congratulazioni di James e Peter.

Lui alzò lo sguardo e scosse la testa. “Come se fosse divertente ricevere una punizione per questo!” Disse, indicando con un gesto stizzito sé stesso. Poi si liberò bruscamente della presa di Sirius e marciò dritto dritto verso l’ufficio della professoressa, senza aspettare i suoi amici, che rimasero a guardarlo con perplessità.

Quella vocina malefica nel suo cervello l’aveva messo di cattivo umore. Soprattutto perché aveva detto qualcosa di crudelmente vero: Sirius non si sarebbe mai comportato in quel modo se lui fosse stato nel suo corpo maschile.

Era così innamorato delle donne, Sirius, che non faceva alcuna differenza se lui non era una donna vera, ma bensì uno dei suoi tre migliori amici, incidentalmente diventato donna. Black sembrava reagire automaticamente davanti ad un corpo femminile e lui, naturalmente, non faceva eccezione.

Ma era davvero frustrante sapere che quello era l’unico modo per destare in Sirius quel genere di attenzione. Davvero, molto, molto frustrante.

 

 

 

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