Don't panic

Day three: Tuesday
Remus sedeva
compostamente al suo posto, accanto a James, cercando di prendere appunti e
allo stesso tempo di non premere quelle cose sul petto contro il banco.
Qualcosa, quest’ultima, davvero difficile da fare, quando si è piegati sugli
appunti di Storia delle Magia. Ma lui ce le stava mettendo tutta comunque.
Soprattutto per evitare di voltarsi verso Sirius e accorgersi che continuava
a fissarlo (o meglio, a fissare i suoi
budini). Se non altro, i suoi amici avevano smesso di prenderlo in giro,
quando, il giorno prima, dopo aver ricevuto la punizione della McGonagall
(che avrebbero scontato quando l’effetto della pozione sarebbe sparito),
Remus aveva iniziato a rispondere male e a lanciar loro occhiate omicide
ogni volta che facevano un fiato sulla sua infelice condizione.
Quindi, Remus era
concentrato sulla lezione e sui suoi
budini che premevano fastidiosamente sul banco quando gli arrivò un
bigliettino da James, pieno di varie scritture. I suoi amici ne stavano
pensando una delle loro e, come sempre, avevano bisogno del suo aiuto.
Questo in qualche modo fece tornare un po’ di buon umore al licantropo:
almeno questo dava una parvenza di normalità a quella situazione che di
normale aveva ben poco.
Ma il buon umore durò
poco, giusto il tempo di leggere quel foglietto.
Facciamo uno
scherzo a Snivellus.
La scrittura
inconfondibile di Sirius era la prima che compariva su quel pezzo di
pergamena. E comunque, anche se Remus non fosse stato in grado di
riconoscere la grafia di Black, avrebbe sicuramente capito che si trattava
di lui leggendo il nome della vittima dello scherzo: la vittima preferita di
Sirius.
Cosa hai in mente?
Quello
era
James. Remus se
lo immaginava che ghignava felicemente mentre scriveva.
Lo faremo
diventare donna.
A quel punto, Remus
provò il forte impulso di alzarsi in piedi e lanciare qualcosa contro
Sirius. Ma non lo fece, perché, per fortuna, era dotato di un forte
auto-controllo, che gli aveva impedito molto volte di lanciare qualcosa
contro i suoi tre amici. L’auto-controllo era utile. Fastidioso, ma utile.
Ma poi Moony si
arrabbierà. E comunque, non penso che convenga fare una cosa del genere,
Padfoot… Se Snivellus diventa donna poi tu correrai dietro anche a lui.
L’immancabile, crudele
intervento di Peter. Perché doveva ricordargli costantemente che Sirius era
schifosamente innamorato delle donne? Qualsiasi individuo di sesso
femminile, con un minimo di bellezza, rientrava largamente nell’interesse di
Padfoot.
Donne! Donne! Si ripeté
nella testa Remus, avendo la netta impressione che il pensiero
donne avesse la forma di un
martello molto grande e pesante che batteva costantemente sulla sua testa. E
faceva parecchio male.
Donne, era questo che
interessava a Sirius. Donne, non ragazzi, né tanto meno ragazzi licantropi,
men che meno ragazzi licantropi che non facevano altro che studiare e
rispondevano al nome di Remus Lupin. Il che, suppose Remus, faceva ben
comprendere che Sirius non sarebbe mai stato interessato a lui da ragazzo.
Sì, in quei giorni si
rendeva conto che non aveva fatto altro che ripetersi costantemente questo,
ma era inevitabile. Ed era l’unico problema di Remus (beh, c’erano anche
altri problemi, ma in quel momento quello gli sembrava il peggiore): a
Sirius piacevano le ragazze.
Quello era il punto. Un
grosso, insormontabile, impenetrabile ed indistruttibile punto.
Con un sospiro, Remus
riportò la sua attenzione sul foglietto e, evitando accuratamente di buttare
l’occhio sulla parte in cui Peter gli ricordava crudelmente
dell’eterosessualità di Black, continuò a leggere.
Peter ha ragione…
A te non conviene proprio, Padfoot!
James.
La verità è che
avete paura di chiedere l’aiuto di Moony… Fifoni, voi non siete Grifondoro!
Ovviamente, Sirius.
Non è vero!
La flebile risposta di
Peter.
Adesso ti faccio
vedere io chi è fifone…
Per Moony: non è
che ti ricordi gli ingredienti che hai buttato nella pozione di domenica?
Ecco, quello era vero
coraggio Grifondoro. O forse era solo l’incoscienza di James. O
probabilmente un tentativo di suicidio. Remus non sapeva bene di quale delle
tre opzioni si trattasse, ma era propenso per l’ultima: James aveva deciso
di suicidarsi, facendosi uccidere da lui. Bell’idea, ma aveva sbagliato
periodo del mese: ora Remus era davvero troppo pieno di auto-controllo per
poter agire d’istinto e uccidere qualcuno.
Velocemente, prima che uno dei suoi tre amici potesse insospettirsi del
ritardo della sua risposta, il licantropo scarabocchiò velocemente:
No, non ricordo, altrimenti sarei già tornato normale. E comunque, non
vi avrei aiutato. Questa è una cosa così tremenda che nemmeno il peggiore
dei nemici merita di passare.
Udì distrattamente le
proteste degli altri tre, ma la sua attenzione ora era nuovamente
catalizzata sulla lezione e sui suoi budini che premevano contro il banco.
*
Il ragazzo fissò il
calendario davanti a lui. Poi, abbassò lo sguardo, guardando sé stesso.
Infine, fece ritornare nuovamente lo sguardo sul calendario. Il rituale si
ripeté per circa una decina di volte, prima che Peter, seduto a gambe
incrociate sul suo letto, lo richiamasse alla realtà.
“C’è qualcosa che non
va, Moony?” Chiese il ragazzo, con espressione perplessa, mentre guardava
l’altro senza capire cosa gli fosse preso improvvisamente.
Remus si voltò verso di
lui lentamente, con gli occhi spiritati e l’espressione sconvolta di chi
aveva appena ricevuto una cattiva, o peggio, una pessima notizia. “Qualcosa
che non va?” Biascicò, con la sua stridula voce femminile, che Peter trovò
ancora più acuta del solito. “Peter, la luna piena è fra due giorni!”
Peter aggrottò le
sopracciglia. “E allora?”
Prima che Remus potesse
prendersi per i capelli e strapparseli, la voce di Sirius fece capolino dal
suo letto. “Peter…” Chiamò il giovane Black, alzandosi in piedi ed
avvicinandosi ai due. “Ti dice qualcosa la parola ‘trasformazione’?” Chiese,
guardando l’altro ragazzo con le braccia incrociate.
“Ma lo so!” Esclamò
indignato Peter, saltando giù dal letto e mettendosi di fronte all’amico,
rendendosi immediatamente conto di essere troppo basso per spaventare
qualcuno in quel modo, men che meno Sirius Black. “Solo che non capisco
perché Moony sia così, insomma, sorpreso…” Biascicò, tornando a sedersi sul
letto e guardando dal basso prima Sirius poi Remus.
A quelle parole, anche
Sirius si voltò verso il ragazzo e James li raggiunse, guardando il
licantropo con espressione interrogativa. “Che succede?” Chiese direttamente
all’interessato, guardandolo negli occhi, l’unica parte di Remus che era
rimasta pressoché invariata.
Il ragazzo (o meglio, la
in-quel-momento-ragazza) sospirò e si indicò. “Non…” Iniziò, ma poi si
bloccò. Si sentiva a disagio, con tutti quegli occhi puntati addosso;
nonostante si trattasse dei suoi amici, quegli sguardi lo stavano mettendo
in difficoltà. Soprattutto perché non capiva bene nemmeno lui la sua
improvvisa paura della luna piena. Ok, fondamentalmente era agitato ogni
volta che si avvicinava quel periodo del mese, ma stavolta era diverso: non
voleva affrontare la trasformazione in quel corpo; era più debole e quindi
sarebbe stato più doloroso. E poi, se sapeva come si comportava un esemplare
(odiava usare quel termine) maschio, non aveva la minima idea di come si
sarebbe comportata una femmina. Aveva, dentro di sé, una vana e debole
speranza che almeno nella sua trasformazione in lupo potesse tornare ad
essere maschio, ma aveva i suoi seri dubbi in proposito. E probabilmente,
era proprio l’incertezza di non sapere a cosa stava andando incontro che lo
rendeva così agitato ed ansioso. Era come la prima volta che si era
trasformato: in quel momento sentiva la stessa paura, la stessa
inquietudine. Era come camminare bendati lungo un sentiero sconosciuto. O
forse era lui che vedeva le cose troppo negativamente. Guardò i suoi tre
amici e sospirò. “Niente.” Mormorò flebilmente, passando oltre James, per
andare a sistemare i libri che aveva lasciato sul letto.
“Bugiardo!” Esclamò
Sirius, andandogli dietro e mettendogli una mano sulla spalla nel tentativo
di bloccarlo.
“Non è niente, ti ho
detto.” Remus non si voltò nemmeno, sperando solo che quella mano si
allontanasse il prima possibile. “Sono solo un po’ agitato, come sempre, del
resto.”
James si affiancò a
Sirius e guardò il licantropo con un sopracciglio alzato. “Non mi sembra
proprio ‘come sempre’.” Gli fece notare, incrociando le braccia.
Remus sospirò. I suoi
amici era degli idioti a volte, ma quando si trattava di queste cose
sapevano essere terribilmente soffocanti e testardi. Non che non gli facesse
piacere sapere che si preoccupavano per lui, solo che quando a lui non
andava di parlare di una determinata cosa, non ne avrebbe parlato mai, ma
questo nessuno degli altri tre ragazzi sembrava averlo capito. O, se l’aveva
capito, allora lo ignoravano. Non vedendo altra via di uscita, decise di
condividere con loro parte dei suoi dubbi, ma, al contempo, anche di cercare
di rassicurarli. “E’ vero, non è proprio ‘come sempre’. Sono solo un po’ più
agitato perché dovrò affrontare la trasformazione con questo nuovo corpo. Ho
semplicemente paura di farmi più male del solito, tutto qui.” Mentì, ma con
un sorriso tranquillizzante sulle labbra.
Sirius, dopo averlo
ascoltato, gli sorrise e lo attirò in un caloroso (forse troppo, pensò Remus) abbraccio. “Ma non devi preoccuparti di
questo, Moony. Ci pensiamo noi a te!” Gli disse, forse un po’ troppo vicino
all’orecchio, facendolo rabbrividire.
“E’ vero, Moony. Noi
saremo lì con te, non devi preoccuparti. Non ti accadrà nulla.” La voce di
James, in quel momento, sembrò molto più rassicurante dell’abbraccio di
Sirius e Remus si ritrovò a guardare l’amico con occhi supplichevoli, in
cerca del suo aiuto per liberarsi dalla morsa di Black. James però sembrò
non capire, perché non fece altro che sorridergli e dargli una leggera pacca
sul braccio. “Forza e coraggio, Moony!” Disse, prima di voltarsi verso Peter
che fece un sorriso ed alzò il pollice in alto, in segno di supporto.
Remus tentò di sorridere
in risposta, ma l’unica cosa che riuscì a fare, fu un semplice ghigno
informe. Sirius, per qualche insana e sadica ragione, continuava ad
abbracciarlo. Il suo braccio sinistro gli circondava le spalle, mentre la
mano destra era poggiata sulla sua vita (quel punto doveva proprio piacere
un sacco a Sirius, visto che non faceva altro che afferrarlo da lì), ma la
cosa più spiacevole era il suo sedere che premeva contro la gamba sinistra
dell’amico. Spiacevole, oh beh, non lo era poi tanto; in effetti non era
affatto spiacevole quella situazione, ma in quel momento il pensiero a forma
di martello (Donne!) batteva così
forte sulla testa di Remus da rimbambirlo.
“Sirius…” sibilò,
mettendo le mani sul braccio che lo bloccava e spingendolo via. “Basta fare
il cretino.”
Sirius parve non
apprezzare molto quella frase, perché lo prese per le spalle, facendolo
voltare verso di sé. Si abbassò di quel tanto che bastava per guardare
l’amico negli occhi, causando il repentino arrossamento del viso di Remus;
stava arrossendo un po’ troppo spesso da quando era ragazza… Forse era una
delle tante, troppe controindicazioni.
Black, sempre fissandolo
negli occhi con sguardo serio, fece per parlare, ma una voce alle sue spalle
(James) lo bloccò. “Sirius, basta provarci con lui! Lo vuoi capire che non
hai speranze?”
Remus avrebbe voluto
sotterrarsi, mentre Sirius ringhiò qualcosa fra i denti, che assomigliava
pericolosamente ad un
James, sto per
ucciderti. Infine, il moro decise che uccidere il suo migliore amico
sarebbe stata una pessima idea, primo perché sarebbe finito ad Azkaban e poi
perché non avrebbe più avuto nessuno con cui combinare guai. Quindi, ignorò
lo sghignazzare degli altri due ragazzi e riportò di nuovo la sua attenzione
su Lupin, che, improvvisamente, aveva assunto uno spiacevole colorito
violaceo. Sirius strabuzzò gli occhi e poi aggrottò la fronte. “Ehi, ti
senti bene?”
Con quel poco di
lucidità che Remus possedeva ancora scosse leggermente la testa. “Mi manca
l’aria.” bisbigliò flebilmente, prima di ritrovarsi praticamente seduto
sulla finestra aperta, con Sirius che lo teneva per le spalle. Dopo aver
seriamente pensato di stare per morire ed essere sbiancato, il licantropo
ritrovò un po’ del suo spirito e si voltò verso l’altro ragazzo con
espressione sconvolta. “Volevi uccidermi facendo credere che mi fossi
buttato dalla finestra?” Chiese, con una leggera nota sarcastica nella voce.
Sirius ghignò. “Mi hai
scoperto.” Scherzò, notando che Remus sembrava aver riacquistato un po’ di
colore e di buon umore. Almeno quel tanto che gli bastava per scherzare.
“Comunque, Moony…” Disse, tornando a guardarlo negli occhi con serietà. “Non
devi preoccuparti, davvero. Noi saremo lì con te, qualsiasi cosa accada,
ok?”
Remus lo guardò per
qualche momento negli occhi. La solennità di ciò che Sirius aveva detto era
tutta lì, insieme alla preoccupazione e alla reale volontà di proteggerlo e
rassicurarlo. Non era la prima volta che vedeva nei gesti e sul volto di
Sirius quelle caratteristiche e queste non facevano altro che ricordargli
una volta in più dei tanti e tanti motivi per cui innamorarsi di lui era
stato così semplice. Sorrise, per la sincerità dell’amico e perché gli era
grato di preoccuparsi così tanto per lui. “Ok.”
Black gli sorrise di
rimando e gli diede un buffetto sulla guancia. Un gesto affettuoso che non
faceva da diversi anni, da quando, probabilmente, si considerava troppo
grande per dimostrare il suo affetto ad un altro ragazzo, anche se con un
gesto così piccolo e semplice. Ora che Remus era nel corpo di una ragazza
però, sembrava più facile ritornare a quella vecchia abitudine e alle
dimostrazioni d’affetto. Non gli sembrava strano abbracciare una ragazza,
anche se si trattava di Remus. E poi, Sirius aveva smesso di farlo
soprattutto perché aveva paura di mettere a disagio il suo amico, sempre
così riservato, così chiuso.
Sirius si allontanò da
lui e rimase a guardarlo per un momento, prima di voltarsi e tornare a
qualsiasi cosa stesse facendo. In quel momento non lo ricordava, aveva nella
mente solo gli occhi di Remus, che erano sempre gli stessi, anche in quella
buffa forma di ragazza.
Dall’altra parte, Remus
lo guardò tornare verso il suo letto e poi, con un sospiro, tornò a guardare
fuori dalla finestra. I suoi dubbi non erano scomparsi, ma i suoi amici
avevano ragione: loro tre ci sarebbero stati e qualsiasi cosa fosse
successa, loro sarebbero stati con lui a controllarlo e ad evitare che si
ferisse. Era quello che facevano ad ogni luna piena ed era qualcosa che
riusciva loro piuttosto bene. Era da quando erano diventati Animagi che
Remus non doveva più andare in infermeria alla mattina, ma poteva tornare in
dormitorio per riposare. Non doveva temere quella prossima trasformazione,
anche se non aveva la minima idea di cosa sarebbe successo: i suoi amici
erano con lui.
Eppure, nonostante
ragionasse in quel modo, l’inquietudine rimaneva. Dentro di sé, Remus sapeva
che qualcosa sarebbe andata diversamente. Forse non sarebbe andata male,
quella luna piena, ma senza dubbio qualcosa sarebbe stato diverso dal
solito: qualcosa che dipendeva dal suo essere ragazza; qualcosa da cui non
poteva venirne fuori nulla di buono.
Rabbrividì, quando un
improvviso colpo di vento entrò nella stanza e lo investì in pieno. Si alzò,
ripulendosi i pantaloni da una polvere inesistente ed avvertendo, sotto il
tessuto, la strana forma delle sue gambe. Mettendo da parte quella
sensazione spiacevole (quella di non riconoscere il proprio corpo), chiuse
la finestra e decise che qualsiasi cosa sarebbe successa durante la prossima
luna piena, lui non poteva evitarla. E soprattutto, decise che si stava
facendo decisamente troppo paranoie.
In fondo, mancavano
ancora un paio di giorni prima della luna piena.
Capitolo II | Capitolo IV
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Fanfictions

Tea House Moon
© Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni,
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