Don't panic
 

 

Day Four: Wednesday

 

Remus guardò con scarso interesse il piatto che aveva davanti, per poi gettare velocemente un’occhiata ai suoi tre amici che mangiavano con gusto il loro pranzo. Come era successo spesso in quegli ultimi giorni, non aveva assolutamente fame; al contrario, il cibo davanti a lui lo disgustava e gli faceva venire la nausea. E questo, solitamente, faceva infuriare in maniera esagerata (decisamente esagerata) Sirius. Black sapeva perfettamente che lui mangiava poco di suo (soprattutto nei giorni vicini alla luna piena, anche se cercava di sforzarsi per non essere troppo debole durante e specialmente dopo la trasformazione), in più gli aveva spiegato che quella situazione lo faceva stare male e che si trovava in difficoltà con quel nuovo corpo.

In effetti, Remus aveva ancora problemi a fare una doccia che teoricamente avrebbe dovuto rilassarlo, a cambiarsi, addirittura a dormire, e generalmente evitava di guardarsi allo specchio, o di toccare troppo spesso il suo corpo (soprattutto il seno e, beh, più in basso). Solo che i suoi amici parevano non capire il suo disagio e, al contrario, continuavano a scherzarci su; anche se indirettamente, perché era Sirius il vero bersaglio delle prese in giro di Peter e James. Erano diventati ripetitivi, ma Remus doveva ammettere che avevano i loro buoni motivi per continuare con quella storia. La verità (la dura e crudele verità) era che il comportamento di Sirius durante quei giorni era drasticamente mutato, rispetto a prima. Era più affettuoso, terribilmente più affettuoso e molto, molto più fisico: ogni scusa era buona per abbracciarlo, ogni scusa era buona per mettergli una mano sulla vita, per mettergli il braccio intorno alle spalle, per toccargli i capelli e per fargli una carezza sulla guancia. Inoltre, erano diversi i suoi sguardi, o meglio, i suoi sguardi erano lunghe occhiate fisse sul suo viso o sul suo corpo o, peggio, sui suoi budini.

Lupin aveva ampiamente compreso il motivo per cui Sirius si comportava in quel modo: perché lui era diventato una ragazza e non si sarebbe mai stancato di ripeterlo fino a quando non gli fosse entrato in testa definitivamente che Sirius era innamorato delle ragazze. Il che faceva del suo amico un etero schifosamente etero. Con la conseguenza che la sua infatuazione, la sua cotta o qualsiasi cosa fosse ciò che aveva reso Black più attento e sdolcinato nei suoi confronti era qualcosa di momentaneo, che sarebbe sparito in un batter d’occhio non appena Remus avesse riacquistato di nuovo il suo vecchio, caro corpo da maschio.

Il licantropo doveva ammettere che durante la notte, quando era troppo stanco per mettere a freno i suoi pensieri e per impedir loro che andassero dove non dovevano, aveva pensato che in fondo non sarebbe stato male rimanere una ragazza se in quel modo aveva qualche possibilità con Sirius. Era arrivato addirittura a sperarlo, proprio la notte precedente, dato che non riusciva a dormire e, frustrato, aveva iniziato a guardare la figura scura stesa sul letto del suo amico.

Di giorno, comunque, Remus cercava di comportarsi il più normalmente possibile, cercando di ignorare le frecciatine velenose dei Serpeverde in cui si imbatteva per una sfortunata coincidenza e di non ascoltare le chiacchiere delle ragazze che gli si facevano intorno e che ancora non si arrendevano al fatto che Remus non avrebbe mai, davvero mai, accettato di mettere il reggiseno. Principalmente, perché lui non avrebbe proprio dovuto averlo, il seno.

Fatto stava che Remus ci provava, davvero, ci provava in tutti i modi a far trascorrere quei dieci giorni nel modo più indolore possibile, ma tutti gli altri, in primis Sirius, sembravano volere il contrario.

“Moony, mangia.” Gli disse Black, fissandolo dall’altra parte del tavolo.

Remus afferrò automaticamente la forchetta e prese un boccone di qualsiasi cosa l’amico gli avesse messo nel piatto. Masticò lentamente, sempre sotto lo sguardo attento e severo dell’altro, e mandò giù; infine, dato che Sirius continuava a guardarlo, gli fece un breve sorriso di circostanza e bevve un sorso d’acqua.

“Remus, davvero, devi mangiar.!” Insisté l’altro, incrociando le braccia al petto.

“Lo sto facendo. E comunque anche tu devi mangiare.” Brontolò Remus, abbassando lo sguardo ed accorgendosi che era l’unico dei quattro Malandrini che ancora aveva il piatto pieno, se escludeva il fatto che probabilmente Peter era già al tris.

“Noi abbiamo già finito.” Gli fece notare Sirius.

Il licantropo a qual punto si arrese e cominciò a mangiare, con lentezza, sotto lo sguardo degli altri tre. Lo mettevano a disagio, ma per fortuna ben presto Peter trovò più interessante la sua cena che quella di Remus, e James decise che Lily Evans era uno spettacolo decisamente migliore di lui. Solo Sirius rimase a guardarlo.

Remus alzò lo sguardo e per un momento i due si trovarono occhi negli occhi. Era successo tante volte che si guardassero in quel modo, gli occhi dell’uno fissi in quelli dell’altro, ma in quel momento, in quel contesto era tutto diverso. O almeno lo era per Lupin. Abbassò di nuovo lo sguardo e smise di mangiare, sperando che l’altro capisse che il suo sguardo lo metteva a disagio. Ma Sirius non era mai stato così sveglio da capire quando era il momento di fermarsi: allungò una mano ed afferrò la forchetta che Remus aveva abbandonato nel piatto. Prese il purea di patate e lo portò verso la bocca dell’altro.

In quel momento, James e Peter tornarono a guardare nella loro direzione, incuriositi da quel gesto.

E per Remus fu come se ogni cosa si fosse congelata, come se il tempo si fosse fermato e solo lui se ne rendesse conto. La mano di Sirius era ferma a mezz’aria e gli occhi di James e Peter erano fissi su di essa. Le loro espressioni erano incredule, ma quella di Black era seria e, in qualche modo, sincera.

“Sirius.” Mormorò, guardando gli altri due ragazzi con crescente disagio.

“Mangia.”

Il tempo non si era bloccato. Gli occhi di Peter ora scattavano velocemente da Sirius a Remus e James sbatteva le palpebre, come se non potesse credere a ciò che vedeva. Remus non lo biasimava; per quanto Black lo abbracciasse, lo toccasse, lo accarezzasse, questo era diverso. Questo era un gesto troppo inconsueto per Sirius, era un gesto troppo intimo.

Lupin afferrò la forchetta e mise in bocca, senza fiatare, abbassando lo sguardo ed arrossendo furiosamente. Avvertì lo spostamento di Sirius, che ritornò a sedere al suo posto e le occhiate perplesse degli altri due amici, che stavano letteralmente impazzendo per dare un senso a quello che era successo.

“Beh? Non mi prendente in giro anche per questo?” Chiese Sirius, cercando di scherzare, ma la sua voce era seria, innaturalmente seria.

Peter abbassò lo sguardo e tornò a mangiare, ignorando la domanda. James alzò un sopracciglio e spostò lo sguardo su Remus. “No, per questo no.” Rispose, incrociando le braccia, con un piccolo ed inspiegabile sorriso.

*

Remus era sdraiato sul suo letto, circondato da libri e pergamene. Fissava il soffitto senza vederlo e non pensava assolutamente a nulla; si sentiva stanco ed agitato per la notte successiva. Non poteva fare a meno di chiedersi cosa sarebbe successo, perché nonostante le rassicurazioni dei suoi amici, lui non si sentiva affatto rassicurato. Ma non voleva pensarci, non voleva pensare a nulla. Chiuse gli occhi e decise che forse era meglio dormire per prepararsi alla luna piena. Ma non appena chiuse gli occhi gli tornò in mente ciò che era successo quel giorno a pranzo. Perché Sirius non si rendeva conto di quanto fosse inappropriato e fastidioso il suo comportamento?

Gli altri studenti avevano iniziato a chiacchierare su quel fatto, Remus lo sapeva perché aveva sentito dei pettegolezzi da parte di alcune ragazze del quarto anno. Stavano dicendo qualcosa sul fatto che Sirius era decisamente affettuoso nei confronti di Remus. Il licantropo si era nascosto dietro l’angolo ed era rimasto ad ascoltare la conversazione; non era esattamente un comportamento che avrebbe assunto, ma era curioso e preoccupato.

“Sì, è anche troppo affettuoso.” Sottolineò una ragazza dai capelli biondi, mentre alzava gli occhi al soffitto, con fare pensieroso.

“Pensi che Black si sia preso una cotta per Lupin?” Le chiese un’altra.

La bionda assunse un’espressione corrucciata. “Potrebbe essere, sai? In fondo, in questi ultimi giorni, hai mai visto Sirius con un’altra ragazza?”

Dopo quella domanda, Remus si voltò nella direzione opposta nella quale stava andando prima e corse via, con il cuore che pompava furiosamente nel suo petto. Quella ragazza aveva ragione: Sirius era sempre stato vicino a lui in quei giorni. Ma non poteva essersi preso una cotta per lui. Non doveva!

Remus scosse la testa e rallentò l’andatura, sentendosi un miserabile. Tutta colpa di quella dannata pozione e della sua testardaggine. Se non fosse diventato una ragazza niente di tutto ciò sarebbe successo e di certo nessuno avrebbe messo in giro certe voci sul conto di Sirius.

“Black deve essere proprio innamorato di Lupin!” Esclamò una voce maschile, poco lontana da lui. Remus si voltò e notò alcuni Tassorosso sul suo stesso anno che gli davano le spalle e che si dirigevano verso la biblioteca.

“Non lo biasimo. E’ molto carino da ragazza…” Ridacchiò un altro, facendo ridere tutti gli altri. “Se non sapessi che in realtà è un ragazzo e se non avessi Black come rivale ci proverei anche io!”

Seguirono altre risate, ma Remus si voltò di spalle e corse di nuovo via, salendo le scale a due a due, verso la torre di Grifondoro. Ma che cavolo stavano dicendo quei maledetti?

‘E’ molto carino da ragazza’ ma come si permettevano? Certo, doveva ammettere che era davvero più grazioso con i capelli lungi, gli occhi grandi ed i tratti più dolci… Ma che cavolo pensava anche lui? Era forse impazzito?

Entrando in Sala Comune, si ritrovò addosso gli sguardi curiosi di tutti i presenti. Arrossì furiosamente e nascose i budini dietro i libri che aveva in mano, abbassando la testa e dirigendosi velocemente verso il dormitorio. Ma non gli sfuggirono le risatine di alcune ragazze del quinto anno.

“Secondo me, ora che Lupin è una ragazza, Black non ci penserà due volte a provarci!” Esclamò una.

“Cosa? Vuoi dire che secondo te Black è innamorato di Lupin?”

La ragazza annuì. “Sin da prima che diventasse ragazza.”

“Non ci credo!”

‘Nemmeno io’, pensò Remus, salendo le scale a due a due e rinchiudendosi nella sua stanza, sbattendo la porta con un tonfo.

Tutti quei pettegolezzi… Ma da dove venivano fuori?

Remus pensò che, dopo tutto, era colpa del comportamento di Sirius se la gente aveva iniziato a pensare quelle cose. Con i suoi gesti affettuosi, le sue premure ed i suoi sguardi Sirius sembrava aver fatto di tutto per far capire che era interessato a lui. O magari alla ragazza che era diventato.

Ma, per Merlino, lui era sempre Remus. Aveva l’aspetto di una ragazza, ma Sirius non doveva dimenticare che era sempre un ragazzo e che lo sarebbe ritornato fra pochi giorni. Ancora sei giorni, pensò tristemente Remus, mettendosi le mani sul viso e tastando le sue guance così schifosamente morbide e lisce. In uno scatto di rabbia, afferrò in cuscino e lo lanciò contro la parete. “Perché? Dannazione, perché tutti quei dannati pettegolezzi?” Gridò, in preda ad una crisi di nervi.

“Ehm…” Giunse la voce stranita di James, dalla porta.

Remus sussultò e si voltò verso di essa, notando che oltre a James c’era anche Sirius. Sbiancò ed in quel momento pensò che avrebbe voluto trovarsi tre metri sotto terra, piuttosto che lì, in quella stanza. “Io… io…” Balbettò, prima di alzarsi di scatto per andare a raccogliere il cuscino che aveva lanciato e sfuggire al più presto da quella situazione imbarazzante. Non capitava tutti i giorni di vederlo talmente furioso da lanciare gli oggetti. In effetti, non era mai capitata una cosa del genere, ma probabilmente era tutta colpa degli ormoni femminili.

“Hai sentito anche tu, eh?” Chiese James, con un sorriso indulgente, mentre prendeva il cuscino e glielo porgeva.

Remus annuì, imbarazzato ed incapace di guardare in viso Sirius, che se ne stava immobile alle spalle di James.

“Non preoccuparti. Sarà di sicuro opera di qualche stupido Serpeverde.” Cercò di rincuorarlo Potter con un sorriso, che Remus provò di ricambiare, fallendo miseramente, quando Sirius sbuffò.

“Possono dire quello che vogliono, non mi interessa cosa pensano loro.” Affermò, Black con voce decisa.

James lo guardò con un sopracciglio alzato. “Sì, però…”

Però cosa?” Ringhiò Sirius, rivolgendo un’occhiata di fuoco a James, che lo guardò con perplessità, stupito da quella strana reazione. “Faccio quello che voglio e se ho voglia di abbracciare Remus non vedo perché non dovrei farlo!”

“Non dico che non devi, ma… insomma, hai sentito anche tu quello che si vocifera, no?” Gli fece notare Potter, mentre lo guardava con aria pensierosa.

“E allora? Remus è mio amico.” Ribatté Sirius, incrociando le braccia al petto.

James alzò gli occhi al cielo. “Lo so che è tuo amico, ma è diventato una ragazza.”

“Ma è sempre Remus!”

“Ma è Remus – ragazza e non puoi abbracciarlo e comportarti come se fosse la tua fidanzata.” Rispose Potter, alzando la voce.

“Non mi comporto come se fosse la mia fidanzata! Ho sempre-”

“Smettetela!” Ordinò Remus, guardando entrambi con aria omicida. Sirius ammutolì e James rimase a guardarlo, con aria enigmatica. “Non è vero, Sirius!” Affermò la ragazza, rivolge un’occhiata severa a Black. “Non hai sempre! Non hai mai… Non ti sei mai comportato con me in quel modo. Non quand’ero un ragazzo. Non mi hai mai abbracciato, non hai mai… Accidenti a te, Sirius, oggi mi hai addirittura imboccato!” La voce di Remus tremava, ma nemmeno lui sapeva se era per la rabbia, per il dolore che provava o per l’imbarazzo che gli causava quella conversazione.

“La cosa ti da fastidio?” Chiese Sirius, con voce severa. Quando il licantropo lo guardò in viso, vide la sua espressione fredda e ostile; quella non era un’espressione tipica di Sirius. Assumeva quella maschera solo per nascondere il suo reale stato d’animo, Remus lo sapeva bene. Ma cosa stava nascondendo ora?

“Rispondi, ti da fastidio?” Chiese di nuovo Black, stavolta con voce meno perentoria. Tremava  leggermente.

Remus abbassò la testa e borbottò un striminzito. Sì, gli dava fastidio che si stesse comportando in quel modo solo perché era una ragazza; gli dava così fastidio che avrebbe voluto piangere e lanciare tutti i cuscini presenti in quella camera; gli dava fastidio essere consapevole del fatto che tutte quelle premure ed attenzioni, una volta conclusi quei dieci giorni, sarebbero stati rivolti a qualcun’altra e che lui sarebbe tornato ad essere solo Remus, l’amico. Ma non poteva dirlo a Sirius, non poteva dirlo a nessuno, perché se l’avesse detto a qualcuno allora il suo segreto sarebbe stato svelato.

“Bene.” Mormorò Sirius, annuendo. Remus non se ne accorse, perché aveva ancora la testa bassa, ma per un momento, negli occhi di Black guizzò un lampo di delusione, d’amarezza, che però non sfuggì a James. “Se ti da così fastidio, vorrà dire che smetterò di comportarmi così.” Disse, voltandosi poi di spalle ed uscendo dalla stanza, sbattendo la porta con troppa forza.

Remus sussultò quando sentì il rumore della porta che veniva chiusa ed alzò lo sguardo, fissandola. Sirius era arrabbiato. Ma cosa voleva? Insomma, era anche normale che un ragazzo fosse infastidito da tutte quelle attenzioni da parte di un altro ragazzo, no? Il comportamento di Remus era perfettamente normale o almeno dal punto di vista di Sirius, avrebbe dovuto esserlo. Dal suo punto di vista era semplicemente molto stupido; avrebbe dovuto approfittarne, no? Avrebbe dovuto godersi tutte quelle attenzioni e chiederne di più, non cercare di farle cessare. Ma forse Remus era solo uno sciocco, troppo coscienzioso per voler rovinare la reputazione di Sirius, anche quando a Sirius sembrava non importare un bel niente di tutti quei pettegolezzi.

“Dai, non preoccuparti per quelle chiacchiere.” Disse James, mettendogli una mano sulla spalla e riportandolo alla realtà. “Vedrai che ora la smetteranno.” Gli sorrise e si diresse verso il suo baule, alla ricerca di qualcosa.

Remus lo guardò distrattamente e provò una gran voglia di piangere. Cosa gliene importava di quelle voci? Sirius era arrabbiato con lui. Solo questo contava.

 

 

Capitolo III | Capitolo V

 


|

 

Torna alla sezione Fanfictions

 

Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).