
Don't panic
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Day six: Fryday
Sirius si sedette scompostamente sul proprio letto, fissando un punto imprecisato della parete di fronte a lui. Nessun particolare di quel muro di pietra, che effettivamente offriva ben poche peculiarità, riuscì ad attirare la sua attenzione e a farlo ritornare con i piedi per terra. Rifletteva, Sirius, sullo strano svolgimento di quella notte. Aveva appena lasciato l'infermeria, dove Remus era stato controllato e medicato con cura e dove era stato costretto a rimanere nonostante non fosse affatto stanco o particolarmente dolorante. Ormai avevano appurato, parlandone, che quella notte la trasformazione era stata più che tranquilla. Il fatto che non avesse sofferto era indubbiamente qualcosa di positivo e rassicurante e Sirius sperava che la situazione potesse rimanere tale anche una volta che Remus fosse tornato ragazzo, anche se aveva il forte sentore che questo non sarebbe accaduto. Remus, probabilmente per il resto della sua vita, avrebbe continuato a soffrire per quella terribile maledizione di cui era vittima; non c'erano vie di scampo, lo sapeva lui, come lo sapevano tutti gli altri Malandrini. Ma, a dir la verità, il nucleo dei suoi confusi pensieri non era tanto quella preoccupazione, alla quale, comunque, tutti si erano rassegnati, Remus in primis. Ciò che occupava i suoi pensieri erano gli eventi strettamente collegati al dopo - trasformazione. Moony era stato docile, giocherellone, questo Sirius lo ricordava tramite le percezioni un po' confuse che gli aveva lasciato la sua forma canina. Non era semplice elaborare le sensazioni animali in pensieri che avessero una loro coerenza e che permettessero ad un essere umano di comprenderle appieno; ciò nonostante, con impegno, Sirius era riuscito a ricostruire gran parte della nottata.
Ricordava un continuo
giocare e rincorrersi nella Foresta Proibita; quello era pressoché normale,
ma solitamente il ruolo di cacciatore era Moony ad interpretarlo;
Padfoot correva, consapevole che il licantropo gli era alle calcagna,
consapevole che avrebbe anche potuto correre con tutte le sue forze, ma
Moony l'avrebbe raggiunto e vinto. Ma quella notte era stata diversa:
nonostante cercasse di farsi seguire per simulare ancora una volta quel
gioco di caccia, il lupo prendeva a direzione opposta alla sua, obbligandolo
a seguirlo. Quando, infine, riusciva a raggiungerlo, quello assumeva il
tipico comportamento di sottomissione: orecchie e coda bassa. Un paio di
volte, Moony gli aveva addirittura mostrato la gola ed era rimasto in quella
posizione fino a quando Padfoot, con qualche incertezza, l'aveva morsa
delicatamente.
Quello, Sirius lo
ricordava come se fosse stato lucido in quei momenti. Ma c'era qualcosa che
continuava a sfuggirgli, forse perché era qualcosa di troppo confuso;
qualcosa che era puro istinto e che lui era riuscito a sconfiggere solo
reprimendolo, accantonandolo in un luogo lontano della mente di Padfoot,
tenuto sotto controllo dai muri della logica e della moralità.
Scavando nella sua mente, sforzandosi
di abbattere quelle stesse barriere che lui stesso aveva creato, si rese
conto che una parte di sé non voleva ricordare quel particolare
evento che lo aveva tanto sconvolto. Non era un'azione da lui compiuta, era
qualcosa che era scattato nella sua forma canina dopo un determinato
comportamento di Moony. Ma cosa? Cos'era che in quel momento lo turbava a
tal punto da non permettergli nemmeno di comprendere?
La porta si aprì con un
lieve scricchiolio. Sorpreso, Sirius catalizzò tutta la sua attenzione su
Peter e James, che erano appena tornati da una visita in infermeria. "Pare
stare bene, vero?" Chiese Peter, con un grosso sorriso stampato sulla
faccia. La sua espressione gioiosa si spense ben presto, non appena gli
occhi impenetrabili di Sirius lo guardarono. Il ragazzo si sentì
improvvisamente in colpa per aver detto quelle parole, pauroso di venir
rimproverato per la sua superficialità. Ma Sirius non lo rimproverò;
piuttosto, annuì semplicemente, continuando a fissarlo con quello sguardo
indecifrabile, che sembrava non vederlo affatto.
"Tu piuttosto? Sembra
che ti sia rimbambito improvvisamente." Commentò con più spavalderia James,
allungandosi sul suo letto in posizione prona, poggiando il mento sulle mani
e fissando Sirius con un sorriso divertito. Sirius per tutta risposta lo
guardò distrattamente, annuendo di nuovo. Potter alzò un sopracciglio: a
quel punto era evidente che c'era davvero qualcosa che non andava
nell'altro. Strisciando verso la fine del letto, si mise a sedere. "Sirius?"
"Mh?" Fece quello,
ancora perso nei suoi pensieri.
"Sei ancora su questa
terra?" domandò cautamente James, incrociando le braccia ed osservando
attentamente l'amico che, per tutta risposta, fece di nuovo un impastato
mh, evidente segno della sua distrazione. "Sirius?" Tentò di nuovo, ma
ancora non ricevendo attenzione da parte dell'altro. Dopo un'occhiata
esasperata in direzione di Peter, che alzò le spalle con fare impotente,
James si alzò in piedi e si avvicinò a Sirius: una volta che gli fu davanti,
si abbassò e gli si mise faccia a faccia.
Finalmente Black sembrò
tornare con i piedi per terra e focalizzò lo sguardo su James. L'inaspettata
vicinanza dell'altro lo fece saltare indietro, buttandosi con poca grazia
sul letto. "Cosa? Cosa c'è?" Gridò, tentando di ricomporsi, mentre Peter
rideva a crepapelle e James si rimetteva dritto, scuotendo la testa con
sorriso divertito sulle labbra. "Si può sapere a che cosa stavi pensando
così intensamente?" Chiese Potter, rivolgendo un'occhiata compassionevole a
Sirius, che si era appena rimesso in piedi. Il ragazzo notò che, alla sua
domanda, il viso si era improvvisamente fatto rosso; questo era un fatto
piuttosto raro, se non addirittura unico: James non aveva mai visto Sirius
arrossire in quel modo. Pareva quasi imbarazzato e la cosa, James non
faceva alcuna fatica ad ammetterlo, lo elettrizzava e faceva salire a galla
la sua parte più malandrina. "Non ci posso credere, Sirius! Vuoi dire che
stamattina hai molestato Remus?" Disse, spalancando gli occhi e fingendosi
scandalizzato.
"Chi? Chi? Cos'ha fatto
a Remus?" Peter saltò improvvisamente in piedi, guardando prima James poi
Sirius con gli occhi sbarrati.
Sirius divenne ancora
più rosso, sia di rabbia che di imbarazzo. "Che diavolo vi viene in mente?
Io non ho fatto proprio niente!" Gridò, stringendo i pugni ed avanzando
minaccioso verso James, che aveva iniziato a ridere convulsamente. Questi,
non appena vide l'amico camminare furiosamente verso di lui, indietreggiò di
qualche passo e, ancora in preda agli spasmi delle risate, mise le mani in
avanti per proteggersi. "Eddai! Non la prendere così seriamente, stavo solo
scherzando!" Disse, continuando ad indietreggiare fino a quando Sirius non
si fermò nel mezzo della stanza, guardandolo indispettito, ma non più
intenzionato a colpirlo. Quando si fu calmato ulteriormente, James si
rilassò visibilmente e si arrischiò ad avvicinarsi. "Allora? Ci dici che
cos'è che ti impensieriva così tanto da farti sembrare un rimbambito?"
Sirius lo guardò con
diffidenza, squadrandolo da capo a piedi, come se stesse valutando la sua
affidabilità. Dopo qualche attimo, annuì con un gesto secco e si andò a
sedere di nuovo sul suo letto, aspettando che James e Peter facessero lo
stesso. Quando tutti si furono sistemati: Sirius tornò con la testa fra le
nuvole; James prese a fissarlo con aria scettica; Peter cominciò a contare
le mattonelle che dividevano il suo letto da quello dei suoi compagni (con
nessuna intenzione maliziosa, semplicemente per passare il tempo).
Stanco di stare a fissare Black,
Potter finse un colpo di tosse.
Nessuna reazione da
parte del moro.
"Sirius, ora non
ricominciare…" Lo avvisò James, con tono leggermente minaccioso.
"Mm." Annuì Sirius,
ancora perso nei suoi pensieri, gli occhi ancora fissi in un punto
imprecisato della stanza e l'espressione estatica di chi sta per avere una
visione.
A quel punto, James si
alzò di nuovo in piedi e, portatosi davanti all'amico, gli tirò un pugno in
testa, riuscendo finalmente ad attirare la sua attenzione.
"Oh, ma che cavolo fai?
Dammi tregua!" Gridò Black, guardando l'altro di sbieco.
"Ma ce lo vuoi dire o no che cavolo ti passa per la testa?" Chiese James, ignorando gli inutili schiamazzi di Sirius, che continuava a lamentarsi per il trattamento appena ricevuto.
Sirius lo guardò di nuovo di sbieco; per un momento, James, in preda al
panico, pensò che si stesse per ripetere la scenetta di poco prima e che la
mattinata sarebbe trascorsa in quell'assurdo modo all'infinito. Ma per sua
fortuna, l'espressione di Sirius si fece mortalmente seria. Sospirò in un
modo che pareva struggente, poi si prese la testa fra le mani, lasciando che
ciocche di capelli neri scivolassero sinuosamente davanti ai suoi occhi,
adombrandogli il viso. "E' successo qualcosa questa notte." Esordì, parlando
con un filo incerto di voce.
James e Peter si
guardarono negli occhi, allarmati, prima di avvicinarsi all'altro, tendendo
bene le orecchie ed aspettando che Sirius proseguisse.
Black continuò a tenere
il capo chino, mentre sentiva il viso diventare sempre più caldo, man mano
che i suoi pensieri acquistavano forma concreta, diventando ricordi veri e
propri. "Voi… sapete, Moony era particolarmente docile perché era una
femmina." Borbottò, azzardandosi a guardare gli altri con cautela. I due
annuirono lievemente; Potter strinse gli occhi e Sirius ebbe l'impressione
che avesse già capito cosa stava per dire. "Beh, poi… insomma, lo sapete
anche voi, non c'è bisogno che ve lo dica io che il cane e il lupo… voglio
dire, sono simili, no?" Man mano che parlava, i gesti e le parole di Sirius
diventavano sempre più concitati ed ansiosi. "E poi… Moony, penso che lui…
lei… insomma, Moony deve avermi riconosciuto come capo-branco. Non è
ridicolo? Mi sembra ridicolo parlare di questo in questo modo."
"E in che altro modo
dovresti dirlo?" Domandò James, alzando un sopracciglio ed accennando un
sorrisetto per niente convinto. "Vuoi farci un disegnino? Magari lo trovi
più semplice."
"Non essere scemo,
James! E' una cosa che non si può disegnare!"
"E' una cosa così
sconcia?" Chiese imperterrito Potter, fingendosi di nuovo sconcertato, ma
senza eccessivo sforzo, visto che aveva iniziato a farsi un'idea di quello
che poteva essere successo quella notte in sua assenza, con tutti quei
preamboli che Black aveva fatto, poi, veniva subito alla mente un'unica
cosa; ma era meglio non pensarci, perché, davvero, non voleva immaginare una
cosa simile. Era indecente, oltre che raccapricciante.
"Non è una cosa
sconcia!" Gridò Sirius, saltando in piedi, rosso in viso dalla rabbia e
dall'imbarazzo. Come poteva James dire una cosa del genere? Come poteva
pensare che fosse materialmente successo qualcosa del genere? "Ehi!
Non è successo quello che pensi che sia successo!" Disse improvvisamente,
allarmato. "Io… Padfoot… non ho… non abbiamo… Per Merlino, riesco ancora a
controllare i miei istinti!"
Peter, a quell'urlo,
lasciò andare un gridolino incoerente, probabilmente scioccato dalle
implicazioni di quell'affermazione; James lasciò andare un sospiro sollevato
e poi sorrise sarcastico. "Beh, scusa tanto se non mi fido di te, ma, sai,
da quando hai capito a cosa ti serve quello che hai fra le gambe non fai
altro che utilizzarlo come meglio ti riesce." Disse, senza un minimo di
ritegno.
Sirius gli lanciò un'occhiataccia, ma non rispose a quella verità. Del resto non pensava davvero che James fosse tanto ingenuo da pensare che quando diceva che usciva con una tipa, andassero a mangiare cioccolata. Chissà poi perché proprio la cioccolata? "Beh, comunque anche Padfoot sa controllarsi. E comunque è colpa di Moony… Era lui che… provocava." Biascicò, non avendo il coraggio di guardare in faccia i suoi amici, anche se 'la vittima' era lui. Che poi, non era nemmeno questione di chi fosse la vittima, perché doveva ammettere che l'istinto è comunque una forza molto più potente della ragione e per poco non… Beh, Sirius voleva davvero non pensarci a cosa sarebbe potuto succedere se non fosse stato in grado di controllare Padfoot. Era una cosa talmente fuori da ogni logica, che gli faceva venire i brividi.
"Ma, fammi capire."
Disse James, con fare fintamente pensieroso, nel tentativo di mascherare il
disagio o le risate, visto che quel rossore del suo viso poteva essere
inteso in entrambi i modi. Stranamente Sirius era più propenso a
credere che fosse la seconda opzione. "Moony… voleva…"
"Non è che volesse!" Lo
corresse Black, guardandolo in malo modo.
"Sì, sì, non lo voleva…"
James alzò gli occhi al cielo. Non era totalmente sicuro che Remus non
volesse una cosa del genere con Sirius. Ma questo di sicuro non poteva
dirlo al diretto interessato e, ad ogni modo, c'era una grossa differenza
dal volerlo in versione umana e dal volerlo in versione animale. La seconda,
ad ogni modo, non voleva nemmeno provare ad immaginarla. "Fatto sta che
avrebbe… insomma…"
Sirius annuì seccamente,
risparmiando all'amico di trovare le parole più adatte e delicate possibili.
Anche perché, comunque l'avesse messa, sarebbe stato imbarazzante.
"Ma è terribile."
Commentò sconcertato Peter, guardando prima Sirius poi James, come in cerca
di conferma. "Voglio dire: so che Remus non farebbe mai una cosa del genere
consapevolmente." Si sbrigò ad aggiungere quando nessuno degli altri due gli
rispose.
Black annuì di nuovo,
diventando mortalmente serio, cosa che accadeva un po' troppo spesso,
secondo James, in quella mattinata. "E' per questo che non dobbiamo
assolutamente dirglielo." Affermò, guardandoli severamente negli occhi. "Se
Remus sapesse quello che è successo, o meglio, quello che poteva succede
stanotte, si sentirebbe in imbarazzo e Merlino solo sa cos'altro! Quello
scemo sarebbe capace addirittura di sentirsi in colpa."
Potter sospirò. Era
vero: Remus sarebbe stato capace di qualcosa del genere. Oltre ai sensi di
colpa, si sarebbe aggiunta l'ansia e la paura che Sirius avesse capito;
l'angoscia che, nella sua forma bestiale, non fosse capace di contenere
quell'attrazione, desiderio o qualsiasi cosa fosse ciò che provava nei
confronti dell'amico. James lo sapeva bene: non aveva avuto bisogno che
Lupin glielo dicesse, sebbene la rivelazione che gli aveva fatto aveva
giovato enormemente alla sua testa, piena di dubbi e confusione. Remus aveva
semplicemente detto: “Sirius mi
piace, ma non come mi piaci tu o come mi piace Peter. Mi piace come a te
piace Lily e so che tutto questo suona come una confessione di un dodicenne,
ma non so come altro metterla”.
Probabilmente, aveva
pensato successivamente Potter, l'amico non voleva metterlo a disagio con
parole più grosse ed impegnative, ma di sicuro il sentimento che provava per
Sirius non era riducibile ad un semplice e sbrigativo 'mi piace'.
James lo sapeva: ciò che provava Remus era molto più complesso ed
impegnativo, come del resto era Remus stesso. Per questo non era sicuro che
Sirius fosse la persona adatta… Per carità, lui lo conosceva e gli voleva
bene per quello che era; sapeva anche che Sirius era capace di una grande
responsabilità (non l'aveva mai vista, ma c'era, da qualche parte… forse…) e
che indubbiamente aveva un gran cuore (non si riferiva a tutte le sue
conquiste, ma alla dedizione con cui, talvolta, non sempre, trattava loro,
meglio, con cui trattava Remus). Sì, James doveva ammetterlo: probabilmente
Sirius non era forse la persona più appropriata di cui innamorarsi, ma al
cuore non si comanda e di certo lui non poteva far cambiare idea a Lupin. E
poi, forse, il fatto che avesse tanta cura di Remus (quando non era troppo
impegnato a prenderlo in giro) significava qualcosa, no? Forse.
"Allora siamo
d'accordo?" Chiese conferma Sirius guardando i suoi due amici con sguardo
severo. "Non una parola con Remus. E' imbarazzante già di per sé,
figuriamoci se lo sapesse il diretto interessato."
*
Remus scese velocemente le scale, precipitandosi lungo la sala, sotto gli sguardi attoniti degli altri studenti e poi si diresse, sempre correndo, in biblioteca. Madama Pince non fece nemmeno in tempo a rifilargli un'occhiataccia, per ammonirlo e ricordargli che non si correre e non ci fa chiasso, tant'era veloce nella sua corsa. Raggiunse il posto più desolato che riuscì a trovare (cosa già facile durante il pomeriggio, visto che la biblioteca era sempre quasi vuota, in più, a quell'ora della mattina era davvero deserta perché si supponeva che gli studenti fossero a lezione) e si buttò sul banco. Sbatté il petto contro di esso, avvertendo un forte dolore che gli fece capire perché le ragazze era sono sempre così posate e contenute nel sedersi a quei pericolosissimi banchi. Ma, a dirla tutta, in quel momento non poteva importargliene meno dei problemi delle ragazze; aveva già i suoi di problemi ed erano ben peggiori.
Ma perché? Perché?
si chiese, doveva dargli sempre tutto
così storto? Avrebbe accettato una piccola deviazione, ma no, quella era
proprio una grossa, interminabile curva verso il completo fallimento della
sua ignobile esistenza! Sì, ammise fra le lacrime, forse stava un tantino
esagerando; in fondo, lo sapevano tutti, lui per primo, che non era capace
di controllarsi quando era trasformato. E allora? gli chiese una
stridula vocina che assomigliava alla sua in versione da ragazza, il lupo
sei sempre tu, è il tuo alter-ego. Dannate vocine! Chi le aveva
inventate, voleva sapere. Chi era quel dannato genio che aveva inventato le
vocine, quelle infami bastarde che vengono fuori quando meno te lo
aspetti o per farti una rivelazione o per rovinarti le vita… o entrambe le
cose!
Che poi, in fin dei
conti, sarebbe andato tutto bene se non avesse sentito quella conversazione:
lui non avrebbe mai scoperto quello che sarebbe potuto succedere e gli altri
avrebbero fatto finta di nulla. Oppure no? Meglio l'ignoranza, oppure, la
vergogna? Insomma in fin dei conti, in qualche modo Sirius avrebbe reagito a
quello che era successo: forse avrebbe iniziato ad evitarlo, oppure non gli
avrebbe più fatto compagnia durante le notti di luna piena, oppure l'avrebbe
deriso, oppure… Ma a che serviva pensarci allora, visto che ormai aveva
sentito quella conversazione e quindi sapeva?
Ma come poteva guardare in faccia Sirius dopo tutto quello? Aveva tentato di… Accidenti, non voleva nemmeno pensarci a quello che aveva provato a fare! Era raccapricciante, oltre che imbarazzante. E poi se da quel comportamento Sirius avesse capito? Remus preferiva davvero non pensarci, perché quella sarebbe stata la sua vera rovina. Ah, ma se non fosse stato per quel suo maledetto nuovo corpo niente di tutto quello sarebbe successo. Quella trasformazione aveva portato solo cose negative e Remus non vedeva l'ora di sbarazzarsi di quel paio di budini e tornare ad essere il solito Remus maschio.
Nota:
come
per il capitolo precedente, ricordo che questo capitolo è stato dedicato a
Baddy, perché mi ha ripetuto costantemente che sono lenta. E per questo
andava punita con questo capitolo.
Voglio specificare che quanto ho implicato in
questo capitolo mi fa semplicemente ribrezzo, ma che, a parer mio non poteva
essere evitato; sarebbe complicato spiegare il ragionamento che mi ha
portato a questa infelice conclusione, ma spero comprendiate comunque. In
caso contrario, vi capisco.
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