
Don't panic
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Day seven: Saturday
Sirius quella mattina si svegliò con molta tranquillità, senza nessuno che lo richiamasse perentorio alla realtà. Aprì gli occhi, poi li richiuse momentaneamente per via della forte luce che filtrava dalla finestra. Riaprì gli occhi e, una volta abituatosi a tutta quella luminosità, guardò fuori dall’apertura: a giudicare dalla posizione del sole, dovevano essere come minimo le undici. Le undici. Per un momento, Sirius si preoccupò che la McGonagall potesse entrare da un momento all'altro nella stanza gridandogli contro che stavolta non aveva scusanti per aver saltato due ore di Trasfigurazione. Per fortuna, fu solo un momento. Sabato, pensò il ragazzo, con un serafico sorriso sulle labbra e tornando a crogiolarsi negli ultimi barlumi di sonno. Del resto, se fosse stato un qualunque altro giorno di scuola, Remus lo avrebbe svegliato. Di che si preoccupava?
Al pensiero di Remus,
Sirius aprì un occhio e sbirciò nel letto dell'altro ragazzo. Ovviamente
vuoto. Ovviamente già rifatto. Ovviamente Remus era in biblioteca.
Ovviamente Sirius l'avrebbe raggiunto, giusto per dargli fastidio. Ovvio!
Black, con un sorriso molto malandrino, saltò giù dal letto, notando appena che Peter era ancora profondamente addormentato e che James non era visibile da nessuna parte. Si diresse verso il bagno, cantando un motivetto inventato. Dare fastidio a qualcuno lo metteva sempre di buon umore. Poi, se si trattava di impedire a Remus di studiare il divertimento era anche maggiore: Remus era un osso duro e questo esaltava ancora di più Sirius. Del resto, quando il gioco si fa duro, pensò felicemente il ragazzo.
Mentre si lavava
allegramente i denti, cercando nello specchio il suo sorriso migliore, si
ricordò improvvisamente di un piccolo, 'insignificante' particolare. Non
aveva ancora affrontato Remus dopo La Cosa Che Non Era Successa (Per
Fortuna). E questo era un grosso problema, nonostante il giorno prima avesse
deciso di far finta di niente, cosa che era abbastanza difficile fare;
Sirius era una persona con anche troppo sicurezza, ma qui la sicurezza non
c'entrava per niente. Remus non era mai stato sicurezza e non perché
fosse una bestia assetata di sangue, cioè, sì, più o meno lo era, ma una
volta al mese e comunque quello non era il punto, perché non si stava
parlando di quel genere di sicurezza. Remus non era mai stato sicurezza
perché… perché… perché! Perché era Remus.
Sirius si guardò allo
specchio, vagamente scettico. Si puntò l'indice contro e scosse la testa.
Non ci siamo, ragazzo mio, si disse mentalmente. No, non c'era per
niente. Cosa voleva dire che Remus non era sicurezza? Cos'erano tutti quei
problemi sull'affrontarlo? Santo cielo, era Remus. E poi Remus non sapeva
nulla di Quello Che (Per Fortuna) Non Era Successo, giusto? Ecco, quello
avrebbe senza dubbio reso le cose più semplici: se Remus ignorava quella
cosa, per Sirius sarebbe stato ancora più facile ignorarla a sua volta. No?
*
Quello che purtroppo
Sirius non sapeva era che Remus era perfettamente a conoscenza della Cosa
Potenzialmente Catastrofica. Il ragazzo - in quel momento ragazza - si era
rifugiato nel luogo che riteneva più sicuro in assoluto dopo il suo letto, a
casa sua: la biblioteca. Tutti quei libri avevano sempre avuto il potere di
tranquillizzarlo; sembravano vegliare amorevolmente su di lui e proteggerlo
da qualsiasi pericolo esterno. Il che significava che Remus era decisamente
fuori di testa, oltre che ad essere un'anima prevalentemente solitaria.
Specialmente in quell'ultima settimana. Perché ne stavano succedendo di
tutti i colori, una dietro l'altra, come se il destino avesse deciso di
accanirsi contro di lui tutto in una volta. E lui che sperava di poter
condurre un'esistenza più o meno tranquilla, circondato da libri e polvere,
polvere e libri. Ma con James, Sirius e Peter quel progetto era piuttosto
utopico.
Ad ogni modo, il punto
non era quello. Il punto era che, in quel momento, il suo problema era il
suo corpo. O meglio, il corpo non suo. E tutto quello che Il Corpo Non Suo
aveva causato. Ovvero altri problemi. Lui lo sapeva, l'aveva capito fin dal
primo istante in cui si era reso conto di essere diventato una ragazza che
quello non avrebbe portato altro che guai. Ma figurarsi se i suoi amici lo
avevano capito! Per loro era sempre e comunque tutto un gioco, anche le
disgrazie degli altri, anzi, soprattutto le disgrazie degli altri.
Remus sospirò, poggiando
la testa sulle braccia e avvertendo ancora una volta i suoi budini premere
contro il tavolo. Si era quasi abituato a quella sensazione, ma era comunque
strana. E comunque perché doveva prendersela con i suoi amici per quella
situazione? Di certo non era colpa loro se in quel momento si ritrovava
nella biblioteca, con un paio di budini invece che di un paio di… altri
attributi, cercando disperatamente di non pensare alla Cosa Potenzialmente
Catastrofica. Era solo colpa sua, colpa sua e della sua dannata
testardaggine e della sua incapacità totale di comporre anche le pozioni più
elementari. E naturalmente della sua nascosta voglia di primeggiare su
tutto. Ma quello era un altro discorso e comunque quella situazione gli
sarebbe servita di lezione: mai spingersi oltre. Se non poteva ottenere il
massimo dei voti in Pozioni non era un dramma. Ma era un dramma se tentava
di saltare addosso a Sirius quando era sotto l'influsso della luna piena.
Ecco! Proprio a quello
non doveva pensare ed invece la sua mente contorta non faceva altro che
ricondurlo sempre e comunque lì. Cosa doveva fare? Staccarsi la testa non
era la soluzione migliore, anche se in quel momento gli sembrava l'unica che
avrebbe davvero risolto qualcosa. Un po' troppo drastica, forse, ma era una
soluzione e lui aveva disperatamente bisogno di una soluzione, perché
cercava sempre soluzioni. In qualsiasi situazione, lui era l'addetto
alle soluzioni. Ma era talmente difficile trovarne una, in quel momento. Sì,
certo, avrebbe potuto far finta di non sapere nulla della Cosa
Potenzialmente Catastrofica; ma lui non era bravo a fingere, si conosceva e
sapeva che non aveva i nervi abbastanza saldi: avrebbe iniziato a balbettare
non appena Sirius gli fosse comparso davanti; sarebbe diventato di uno
strano colore fra il verde-sto-per-vomitare ed il
rosso-oddio-in-che-cavolo-di-situazione-mi-trovo. E poi avrebbe iniziato a
farneticare delle scuse senza senso sul fatto che non poteva controllarsi,
che Sirius lo sapeva, in fondo, no, che lui non aveva alcun potere sul lupo
e che comunque poteva picchiarlo fino a farlo svenire.
E comunque, nemmeno
essere picchiato da Sirius lo avrebbe fatto sentire meglio. La verità era
che si vergognava talmente tanto che niente in assoluto avrebbe potuto
risolvere quell'imbarazzante situazione. Se non la sua scomparsa. Fisica. E
possibilmente definitiva.
Forse.
Ma non stava comunque
concludendo un accidenti di niente e sapeva, oh, se lo sapeva, che sarebbe
andato avanti così per il resto dei suoi giorni. O almeno fino a quando non
sarebbe successo qualcosa di decisamente più imbarazzante. E quella era la
prima volta in vita sua che sperava che qualcosa di estremamente
imbarazzante capitasse.
"…-us?"
Remus aprì gli occhi,
non si era nemmeno accorto di averli chiusi, e sperò di non averlo mai
fatto: davanti a lui c'era proprio chi non doveva esserci.
"Remus." Sorrise Sirius,
rimettendosi dritto, dopo aver controllato che l'altro fosse sveglio. "Che
stai facendo? Tu che dormi su un libro? Non sei per niente credibile."
Sbagliava o la voce di
Black era tesa come una corda di violino? E perché Sirius stava facendo di
tutto per non guardarlo in faccia? Oh, che razza di domande cretine! Ovvio
che era in quello stato dopo la Cosa Potenzialmente Catastrofica!
"Scusa!" Esclamò Remus,
mettendosi in piedi e guardando il pavimento. Di che si stava scusando poi?
Di quella Cosa? Ma non doveva fingere di non sapere? Dannata lingua,
pensò tra sé, come se fosse colpa della sua lingua e non della sua
stupidità.
Sirius arrossì (ma, per
fortuna, Remus non lo vide), guardò la ragazza davanti a lui per un attimo e
poi spostò di nuovo lo sguardo altrove. "Di che ti scusi?"
"Ehm…" Il ragazzo
continuò a fissare il pavimento, ritornando a pensare che la sua scomparsa
(fisica e definitiva) non sarebbe stata un'idea tanto malvagia, se solo
avesse deciso di attuarla qualche minuto prima dell'arrivo dell'amico.
"Niente." Rispose infine, non azzardandosi a guardare l'altro. "Pe-perché mi
cercavi?" Ecco, dannazione, ora stava anche balbettando, perfetto!
Meraviglioso! Remus sei un essere inutile ed insulso, si disse, tanto
per buttarsi un altro po' più giù, come se la sua autostima non fosse già a
livelli critici.
Stavolta fu Sirius ad
entrare in crisi. Cavolo, aveva mentito mille volte, aveva sempre una
risposta per quella domanda ed ora la sua mente era completamente vuota. Lo
cercava perché… solo perché voleva sapere dov'era, cosa stava facendo. Solo
perché voleva vederlo. Vederla. Oh, insomma, vedere Remus! Averlo
fisicamente davanti. La faccia di Sirius si colorò di viola: fisicamente
era una brutta parola che non doveva più mettere insieme a Remus.
Remus e fisicamente non vanno nella stessa frase. L'avrebbe
dovuto dire anche a James e Peter, onde evitare spiacevoli situazioni.
"Ehm…" Fece, temporeggiando, mentre Remus sollevava finalmente viso e
sguardo e lo fissava perplesso. "Beh, ecco, pensavo: ma dove mai sarà Remus
di prima mattina e…"
"E' mezzogiorno,
Sirius." Gli fece gentilmente notare Remus, che, anche in una situazione del
genere, non abbandonava mai la sua pignoleria. Remus sapeva che la
pignoleria sarebbe stata la causa della sua morte. O almeno, una delle
cause.
"Sì, davvero? Beh, non
importa… Volevo vederti. Cioè volevo vedere se… avevi bisogno di qualcosa.
Hai bisogno di qualcosa, Remus? No? Beh, allora non importa… ci vediamo a
pranzo e… sì! Ecco, ci vediamo."
Remus annuì
semplicemente, ma Sirius non si mosse da dov'era. Cosa stava succedendo?
"Comunque volevo solo
sapere come stavi. Come stai, Remus? Tutto bene? Bene, allora ci vediamo a
pranzo… e ci vediamo a pranzo."
"Sirius, tutto questo è
ridicolo!" Esclamò improvvisamente Lupin, senza riuscire a controllarsi.
"Hai ripetuto Ci vediamo a pranzo già quattro volto, ma sei ancora
qui! Che diamine sta succedendo?"
"Nulla!" Si affrettò a
dire Sirius, arrossendo intensamente e guardando la ragazza davanti a lui
con occhi supplici. Ti prego, non farmi domande, non lo so! stavano
dicendo quegli occhi. Come se un paio di occhi potessero parlare. "Uff, la
verità Remus è che… riguardo l'altra notte, io…"
"Oh, devo andare, ci
vediamo a pranzo, Sirius!" Tagliò corto Remus, afferrando le sue cose e
correndo (letteralmente) via da Sirius. Black rimase a fissare quel puntino
minuscolo che era diventato Remus e poi si morse la lingua. Che cavolo gli
era venuto in mente? Non aveva praticamente ordinato a James e Peter di
tenere la bocca chiusa a riguardo? E quella stessa mattina non si era
ripetuto che era meglio non dire niente? Perché adesso aveva cambiato idea?
Era stupido o cosa?
James. Aveva
disperatamente bisogno di James. James sapeva sicuramente se era stupido o
no. Cioè… cosa fare. James sapeva cosa fare. Ne era certo. Cercare James.
Questo era quello che lui ora doveva fare.
Perché improvvisamente voleva indietro il vecchio, caro, maschio Remus?
Nota: questo capitolo, decisamente illogico, è quello che preferisco: è totalmente fuori dalla grazia della Dea Scrittura Sensata, ma io lo trovo divertente proprio per questo. Forse risente (un po’ troppo) dell’influenza dello Shoebox, ma pazienza. E scusate se sono così poco modesta, ma: James sapeva sicuramente se era stupido o no è la battuta migliore di tutto il capitolo XD
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).