Don't panic
 

 

 

Day eight: Sunday (again!)

 

Ok, non c'è niente di difficile, pensò Sirius, mentre si avvicinava lentamente ad un vecchio armadio polveroso, in una stanza altrettanto polverosa. No, nulla di difficile, a meno che tu non stia cercando di parlare con Remus Lupin proprio il giorno in cui Remus Lupin ha deciso che sei peggio delle peste e vuole evitarti assolutamente. E, sfortunatamente, Sirius stava proprio cercando di parlare con Remus, che stava cercando (e fino a quel momento ci stava anche riuscendo) di evitare il più possibile il suo amico. Sirius sapeva che se Remus non voleva farsi trovare ne era perfettamente capace, quindi: perché illudersi di trovarlo in quell'armadio polveroso, di una stanza sperduta nel castello, da qualche parte nei sotterranei?

Del resto, Sirius avrebbe dovuto saperlo. C'era stata quella volta in cui Remus aveva deciso che era arrabbiato con loro per qualche assurdo motivo (forse era qualcosa che aveva a che fare con uno scherzo? Forse era stata quella volta in cui involontariamente era stato l'oggetto dello scherzo? Forse, mh?). Peter, James e Sirius si erano divisi e l'aveva cercato ovunque. Nei sotterranei, sulle torri, in ogni stanza di cui conoscessero l'esistenza (e, siccome erano i Malandrini, conoscevano tutte le stanze del castello), l'avevano addirittura cercato nella Stamberga e James si era anche azzardato a proporre la Foresta Proibita. Ma niente, nulla, Remus poof sparito, non c'era, sembrava diventato invisibile. Alla sera, quando erano ritornati nel loro dormitorio, toh, guarda chi c'era? Remus, seduto sul suo letto che li guardava torvo (forse per quello scherzo? Forse, eh?). Dopo di ché, senza nemmeno dare spiegazioni, aveva chiuso le tende del baldacchino e quando si era risvegliato alla mattina, aveva rivolto loro la parola solo perché si erano profusi in mille scuse ed in mille suppliche di perdono. Per niente pretenzioso, quel Remus Lupin. Per cosa se l'era presa, poi? (Uno scherzo, uh?)

Ma stavolta? Non c'era stato nessuno scherzo ai danni della sua persona e, davvero, Sirius aveva bisogno di parlargli.

Il ragazzo si avvicinò lentamente all'armadio e, quando ci fu davanti, lo spalancò di scatto, ovviamente non trovando nient'altro che polvere al suo interno. Con una violenta spinta chiuse l'anta che uscì fuori dai cardini e rimase a penzolare a mezz'aria. Andiamo! Davvero si aspettava che Remus si fosse nascosto dentro un armadio? Erano cose che non faceva nemmeno quando aveva undici anni, perché avrebbe dovuto farlo allora? Ma Sirius era abbastanza disperato da non riuscire più a far funzionare il suo cervello. Era da tutto il giorno che tentava di parlare con Remus e, puntualmente, Remus spariva. Di conseguenza, era da tutto il giorno che lo cercava e, puntualmente, non lo trovava. Remus era dannatamente furbo. Aveva rubato la Mappa del Malandrino proprio per essere sicuro che nessuno lo trovasse. Ed ora chissà in quale angolo dimenticato di Hogwarts si era andato a nascondere!

Da quando si erano svegliati si erano visti poche volte e, guarda caso, ogni dannatissima volta, Remus spariva dopo nemmeno dieci minuti. La prima volta, quella mattina, quando si erano svegliati: Sirius si era messo a sedere sul letto, proprio quando Remus era uscito dal bagno, già vestito e con un libro piantato davanti al seno. Aveva borbottato un Buongiorno e poi qualcosa che aveva a che fare con i libri ed era scomparso, ancor prima che Sirius riuscisse a capire: a) chi era quella ragazza; b) con chi stava parlando; c) dove diavolo era finito Remus?!

La seconda volta, a colazione: Sirius (dopo essersi ricordato che la ragazza che stava parlando con lui non era altro che Remus e quindi aver risolto i suoi dubbi) si era seduto di fronte a Remus, che sembrava essere improvvisamente interessato alla pagina sportiva della Gazzetta del Profeta. Remus non aveva mai letto quella pagina e comunque non aveva mai letto al contrario. Quando Sirius gli aveva gentilmente fatto notare che il giornale era al rovescio, Remus aveva chiuso la pagina, si era alzato, aveva borbottato un davvero? e poi era scomparso, correndo fuori dalla Sala Grande. Lasciando la sua colazione nel piatto e Sirius con un palmo di naso.

La terza volta, a pranzo: Remus era di nuovo intento a leggere. Stavolta si trattava di un libro, ma anche questo era al contrario e, da mezz'ora, era sempre sulla stessa pagina. James gli fece cortesemente notare che il libro era al rovescio e Remus aveva ridacchiato. Sirius, incoraggiato dal risultato ricavato dal suo migliore amico, gli aveva allora fatto notare che era fermo sempre sulla stessa pagina da mezzora. Remus non aveva ridacchiato. Si era alzato ed era corso fuori dalla Sala Grande, lasciando il pranzo nel piatto e i suoi amici a guardarlo stralunati.

La quarta volta, quella meno rilevante: Sirius era in Sala Comune, a meditare su un modo efficace per bloccare Remus e parlargli, quando la graziosa ragazza era scesa giù dal dormitorio come una furia e si era catapultata fuori dal stanza, mentre Sirius ancora si stava chiedendo cosa era successo.

Ma perché lo stava evitando, dannazione? Forse ricordava qualcosa di quella notte, come avevano ipotizzato i Malandrini poco prima. Black si appoggiò pesantemente al muro, gridando per la frustrazione e poi mettendosi le mani in faccia. Che cosa aveva fatto di male per meritarsi quel trattamento da Remus? Insomma, non si era mai comportato male, anzi! L'aveva sempre trattato come se fosse stato un principino. O, vista l'attuale situazione, come una principessa.

"Non pensi che magari è proprio questo che gli da fastidio?" Gli aveva chiesto James quella stessa mattina, mentre Sirius si lamentava di essere stato ignorato ed evitato per la terza volta da quando si erano svegliati.

Sirius l'aveva guardato stralunato. "Certo che ci ho pensato!" Aveva gridato dopo un attimo. "Mi ha fatto una ramanzina a riguardo, proprio l'altro giorno, mica l’ho dimenticato. E comunque non è questo il problema: io devo parlargli!"

"Sinceramente non ti capisco: l'altro giorno hai obbligato me e Peter a tenere la bocca chiusa riguardo l'altra notte ed oggi ,anzi, da ieri provi questo irrefrenabile istinto di dirgli tutto. Ho sempre saputo che sei una persona poco stabile, ma sono comunque sorpreso." James aveva parlato seriamente. E questo sarebbe stato già comico di per sé. Solo che, al momento, Sirius non provava per niente l'impulso di ridere. Al contrario, aveva solo una grande voglia di sospirare e rotolarsi per terra dalla frustrazione. Sospirare e rotolarsi per terra. Sospirare e rotolarsi per terra. Sospirò. Ma non si rotolò per terra. Invece, si mise le mani fra i capelli, ricominciando a gridare.

"Non lo so, non lo so perché ora voglio dirglielo!" Si lamentò, guardando James con espressione disperata. "Sospetto che lui ricordi qualcosa. Potrebbe evitarmi anche per questo, no?"

James ci pensò un attimo su, poi alzò le spalle. "Probabile." Ammise, rimettendosi gli occhiali bene a posto sul naso. "Però costringerlo ad ascoltarti e parlargli di un argomento che, evidentemente, vuole evitare non è molto corretto da parte tua, Sirius. E' come quando i giorni scorsi lo trattavi come se fosse la tua fidanzata."

"Non dire scemenze. Io ho sempre…" Sirius si bloccò, guardando l'altro con occhi furiosi. "Non mi farai cambiare discorso, James! Assolutamente non ci riuscirai! Capito?"

"Non volevo farti cambiare discorso." Tentò di giustificarsi Potter, invano, visto che l'amico aveva ricominciato a strapparsi i capelli e a gridare quanto fosse frustrante quella situazione.

"Lo so, lo so benissimo che sarà una conversazione imbarazzante e che Remus si imbarazzerà e che probabilmente anche io mi imbarazzerò. Ma così è anche più imbarazzante! Voglio dire: le uniche due volte in cui oggi abbiamo interagito lui era così imbarazzato ed io lo trovavo imbarazzante e… James, è davvero imbarazzante!"

Il ragazzo con gli occhiali guardò Sirius con un sopracciglio sollevato. "Sei ridicolo, te ne rendi conto, vero?"

"No!" Gridò in protesta Sirius, sbattendo un piede per terra. "Sono solo dannatamente im-"

"Sirius, smettila di ripetere la parola imbarazzato o imbarazzante!" Urlò James, alzandosi in piedi e dirigendosi come una locomotiva verso la porta, per tentare di scappare da quel delirio. "Mi stai facendo diventare matto! E comunque, per quel che mi riguarda fai quello che cavolo ti pare. Vuoi dirglielo? Bene, diglielo! Non voglio sapere niente a riguardo!"

"Ma come faccio a parlargli se lui mi evita?" Si lagnò un'ultima volta Sirius, non ricevendo però nessuna risposta, dato che James aveva già sbattuto la porta dietro di sé.

Bell'aiuto, davvero un bell'aiuto, pensò Sirius, borbottando sommessamente, mentre ricordava l'affatto fruttuosa conversazione con Potter. Si presumeva che James fosse il suo migliore amico e che dovesse come minimo aiutarlo a cercare Remus. Quell'altro idiota. Che cavolo aveva da nascondersi? Come se non avessero mai affrontato una situazione imbarazzante prima d'ora. Fifone e vigliacco. Da quando era diventato una ragazza, poi, era diventato anche peggio. Non solo c'era quell'odiosissima vocina stridula da gallina, ma anche gli sbalzi d'umore. Era più lunatico del solito. Ed era… era così indicibilmente ed insopportabilmente carino!

Sirius aveva sentito un po' ovunque, durante quei giorni, mormorii e borbottii degli altri ragazzi della scuola che commentavano il nuovo aspetto di Remus. Alcuni avevano addirittura ipotizzato di rendere la cosa permanente. Ci sarebbe mancato solo quello! Per la salute mentale e fisica sia di Remus che di Sirius sarebbe stata la fine. Sarebbero invecchiati improvvisamente e sarebbero morti entrambi nel giro di qualche settimana se Remus fosse rimasto una ragazza. Certo, per quanto d'aspetto fosse carina, e Sirius se l'era ripetuto molte e molte volte, aveva decisamente un carattere difficile. E non lo sopportava. Perché con quel caratteraccio, Remus gli impediva di toccarlo. Cioè non che volesse toccarlo chissà dove (Black, sei un dannatissimo bugiardo! protestò la voce della sua coscienza, nascosta da qualche parte, forse sotto la suola delle scarpe), ma almeno abbracciarlo. Era una cosa che non poteva fare quand'era ragazzo, ma che avrebbe voluto fare da sempre. Perché Remus sembrava così… morbido.

Il termine fece rabbrividire Sirius. Morbido, ma scherziamo? Come poteva essere Remus morbido? Forse con il corpo di ragazza, ma da ragazzo, certo che no! Non era mica un peluche! I peluches sono morbidi. I ragazzi non sono morbidi. Specialmente Remus, che è tutto ossa e spigoli e angoli. E Sirius non avrebbe dovuto pensare che Remus è morbido. I ragazzi non pensano che gli altri ragazzi siano morbidi. Al massimo pensano che le ragazze sono morbide. E le ragazze posso essere morbide. Anche Remus… ragazza. Solo che Sirius non aveva pensato: Remus ragazza sembra morbido. Lui aveva pensato a Remus ragazzo.

Black scosse la testa, si mise le mani in faccia e si diede qualche colpetto. Il suo cervello si stava ingarbugliando in pensieri che non voleva, non doveva e soprattutto non poteva fare in un momento critico come quello. Del resto stava ancora cercando Remus. E doveva ancora prepararsi un discorso da fargli, che fosse il meno imbarazzante possibile.

Ok, si disse, in marcia, di nuovo. Detto, fatto. Sirius uscì dalla stanza polverosa, ben consapevole che, forse, avrebbe trovato Remus solo quella sera. Forse.

***

James si lasciò cadere pesantemente sul letto, sospirando in sollievo. Nel letto accanto al suo, Peter era già profondamente addormentato e sembrava prepararsi per esibirsi in una delle sue sinfonie migliori. Ma James non se ne preoccupò: era talmente stanco che nemmeno se fosse saltata in aria la torre di Grifondoro si sarebbe svegliato. Tutto per colpa delle paranoie di Sirius e del fatto che, quando Sirius era paranoico, James era la sua valvola di sfogo. Certo, capitava raramente che Sirius fosse paranoico, ma quando capitava, Potter sperava che qualcosa di grosso, pesante e possibilmente contundente gli cadesse addosso per mettere fine alla sua sfortunata esistenza.

Per questo, quando sentì la porta aprirsi, decise di fingersi morto, pur sapendo che Sirius non si sarebbe fatto muovere a compassione della vista del suo migliore amico morto stecchito sul suo letto e l'avrebbe assaltato comunque di seghe mentali. Quando, però, questo non avvenne, James si sentì abbastanza sicuro di rischiare ad aprire un occhio. Nessun Sirius in giro. Solo Remus, che stava riponendo la Mappa del Malandrino.

"Sei tornato, finalmente." Disse James, mettendosi a sedere sul letto e ridacchiando del balzo che fece l'amico.

"Pensavo che stessi dormendo." Borbottò Remus, guardandolo e poi mettendosi un libro davanti al seno. Era un gesto che faceva inconsciamente, perché si vergognava che i suoi amici lo vedessero ridotto in quello stato.

"No, ero sveglio. Cercavo di evitare di essere assalito da Sirius." Scherzò James, anche se, in effetti, non era proprio uno scherzo. Remus fece un piccolo sorriso, non dopo aver sussultato nel sentire il nome di Black. "Dove sei stato?" Chiese Potter, sospirando.

"In giro…" rispose vago l'altro, mentre si sedeva sul suo letto ed afferrava il suo pigiama, senza lasciare la presa sul libro.

Ok, pensò James, non serve a niente così. "Perché lo stai evitando?" Chiese di punto in bianco, ben consapevole che, se si vuole affrontare un discorso che invece Remus vuole assolutamente evitare, è meglio non girarci troppo attorno.

"Non-"

"Ah, per favore. Certo che lo stai evitando!" Lo fermò Potter, incrociando le braccia al petto e poi ripensandoci. Remus sembrava già abbastanza titubante ed intimidito, non aveva certo bisogno di assumere un'aria minacciosa e severa.

Lupin sospirò, stringendo più forse il libro a sé; i suoi fastidiosissimi budini si compressero e lui ebbe la sgradevole sensazione che stessero per scoppiare. "James, lo sai perché… Non sopporto il suo comportamento nei miei confronti." Ammise, in un sussurro. "Non quando so benissimo che non mi tratterebbe mai così se fosse… se fossi ragazzo."

James si irrigidì improvvisamente. Quella era la prima volta, dopo la confessione che gli aveva fatto tempo prima, che affrontavano quel discorso. Un po' lo metteva a disagio: non sapeva cosa dire e come affrontare quell'aspetto di Remus. Era un po' come parlare della sua licantropia, all'inizio. Ora gli veniva molto più semplice, visto che era passato del tempo ed il disagio iniziale era scomparso. Riuscivano anche a scherzarci su, senza troppi problemi. Ma quella era una cosa diversa. Si leccò le labbra e poi prese fiato. "Forse dovresti dirglielo." Propose. Gliel'aveva detto anche allora ed aveva ricevuto un'occhiata terrorizzata. Ora, in qualche modo, sapeva che la reazione sarebbe stata più o meno la stessa: una ferma opposizione a quell'idea.

Remus, infatti, scosse la testa. I capelli gli finirono davanti al viso e lui li rimandò indietro, in modo impaziente ed impacciato. "No. Lo sai benissimo che Sirius ama le donne." La parola a forma di martello sbatté violentemente contro il suo cervello e poi contro il suo cuore e continuò a battere e a battere e battere. Gli stava venendo il mal di testa.

"Sì, lo so." Sospirò James, mentre Remus si alzava dal suo letto, portando con sé libro e pigiama. "Però lui ci tiene a te. Se tu glielo dicessi, non ti abbandonerebbe e tu ti toglieresti un peso." Tentò.

Lupin si fermò in mezzo alla stanza. Continuò a stringere il libro. "Ma il nostro rapporto non sarebbe più lo stesso."

"Ma tra noi non è cambiato niente, giusto?" Chiese, improvvisamente esaltato James, che pensava di aver trovato un modo per persuadere l'altro.

La ragazza si voltò verso di lui, con un'espressione perplessa. "Ma io non sono innamorato di te."

"Lo so! Ma ti piace Sirius, che è un ragazzo." E su quello non ci pioveva. "Avrei potuto iniziare a trattarti in modo diverso per questo, no?" Gli fece notare, con gli occhi che brillavano d'esaltazione. Ma cosa stava tentando di fare? Il Cupido? Beh, qualsiasi cosa fosse, lo entusiasmava.

Remus alzò gli occhi al cielo. "Senti, James, ti ringrazio di tutto, ma no, non voglio dirglielo e non glielo dirò." Fece qualche passo in avanti, verso la porta del bagno, poi si fermò di nuovo. "Scusa se ti sei dovuto sorbire anche le mie paranoie." Detto questo, aprì la porta e la richiuse.

James si stese di nuovo sul letto e sospirò. L'entusiasmo era finito sotto le scarpe. "Beh, almeno tu mi ringrazi, al contrario di Sirius." Brontolò, mentre si toglieva gli occhiale e si infilava sotto le coperte, pensando come non vedesse l'ora che quei dieci giorni finissero. Per il bene di Remus e per la sua integrità mentale.


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