Don't panic
 

 

 

Day nine: Monday (again!)

 

Remus uscì in fretta dall'aula e si diresse velocemente verso le scale; era appena finita l'ultima ora di lezioni e sapeva che Sirius ne avrebbe approfittato per cercare di avvicinarsi a lui, come del resto aveva fatto alla fine di ogni lezione. Fallendo, com'era ovvio. Remus trovava sempre una via di fuga, in qualche modo. Sì, quel giorno era stato decisamente fortunato. Ora non doveva far altro che continuare ad essere fortunato, almeno fino al giorno dopo quando, finalmente, l'effetto della pozione sarebbe svanito. Il corpo di ragazza venne scosso da un brivido: quella notte Remus aveva avuto un incubo. Aveva sognato che sarebbe rimasto donna a vita, che si dichiarava a Sirius e che Sirius gli diceva che non gli erano mai piaciute le donne. E quello, senza ombra di dubbio, era la prova che Remus stava sognando.

In effetti, però, il timore, seppur vago, di non tornare ragazzo si era acuito durante il corso della giornata. Questo lo rendeva molto inquieto, ma razionalmente Remus si diceva che era davvero impossibile una cosa del genere. I professori gliel'avrebbero detto. Ed i professori, invece, gli avevano detto solo di aspettare dieci giorni. E se dopo quei dieci giorni i professori gli avessero detto: Remus, ci dispiace, ma l'effetto della pozione è permanente. Abbiamo aspettato a dirtelo affinché tu ti abituassi al tuo nuovo corpo… Ecco, grosso modo questo era quello che gli avevano detto nel sogno quella massa di insegnanti che aveva la testa della McGonagall e la barba di Silente. Agghiacciante.

Remus non voleva pensarci. Remus non doveva pensarci. Ma ci stava pensando. E per questo, abbandonò la sua fortuna da qualche parte, dispersa lungo i corridoi della scuola.

Entrò nel dormitorio e poggiò i libri sul suo letto, continuando a pensare che non doveva pensare a ciò che stava pensando, ovvero al suo incubo. Mentre pensava tutto questo (ovvero al suo incubo ed al fatto che non dovesse pensarci), sentì la porta fare sbam. "Sbam?" Borbottò, perplesso. Le porte non fanno sbam. Al massimo fanno slam. E poi, anche se facessero sbam, certamente non lo farebbero da sole. Remus si voltò preoccupato verso la porta e… sì, esattamente: Sirius Black, la persona che Remus stava cercando di evitare da ore, era proprio lì, davanti a lui, con un sorriso soddisfatto sulle labbra e le mani chiuse attorno alla maniglia. Anzi, alla chiave della porta. Remus disse addio ai suoi libri, alla sua sfiga e a tutti gli oggetti cari che erano presenti in quella stanza prima di dirigersi verso la finestra. Tanto sarebbe rimasto donna per tutta la vita, a che serviva vivere ancora?

"Ah! Aspetta!" Gridò Sirius, afferrandolo per la vita e tirandolo indietro. "Che cavolo ti è preso? E' davvero così insopportabile stare con me?"

Remus avrebbe voluto rispondere , ma era troppo impegnato a lottare per liberarsi. "Lasciami, lasciami, lasciami! Non ne voglio parlare! Non voglio parlare con te di quello che è successo l'altra notte!"

Ops.

Sirius allentò la presa. La ragazza fra le sue braccia (Remus!) si era pietrificata. Black iniziò a sudare freddo. "Allora tu… ricordi?" Chiese, sconvolto.

Lupin annuì, abbassando lo sguardo. Il ragazzo alle sue spalle non disse nulla. Era imbarazzante. Così dannatamente imbarazzante! Remus avrebbe voluto seppellirsi sotto il letto o probabilmente sotto qualcosa di meno morbido e più doloroso, per autopunirsi della sua terribile stupidità. Sì, Remus Lupin era stupido. No, non lo sembrava, ma fondamentalmente lo era. Altrimenti non si sarebbe aggregato a Sirius Black e James Potter, giusto? Quindi, fatevene una ragione, Remus era stupido. "Non dovevo dirlo." Disse, sussurrando.

"No, beh… tanto te ne avrei parlato." Ammise Sirius, ritrovando la parola, da qualche parte nel suo stomaco. "Infatti, volevo dirti che non c'è problema. Cioè… lo sai, non è successo niente e comunque lo so che non sei in te quando c'è la luna piena, altrimenti non ci sarebbe bisogno di tenerti rinchiuso nella Stamberga. Avremmo potuto utilizzarti come fenomeno da baraccone, o qualcosa di simile: avresti potuto metterti in piedi sulle zampe posteriori e ballare il tango con James, mentre io raccoglievo soldi e Peter distribuiva pop-corn." Remus era stupido, ma Sirius Black lo era di più. "Scusa, era una cosa stupida."

"Sì, lo era." Concordò Remus, senza però rilassarsi minimamente.

"E non è nemmeno stata utile a farti calmare." Sospirò il ragazzo, mettendosi una mano dietro la nuca e guardando l'altro con preoccupazione. La cosa avrebbe dovuto essere molto più facile, per come se l'era immaginata lui, ma un sacco di altre cose avrebbero dovuto essere più facili nella vita di Sirius Black ed invece erano state l'esatto contrario di facili. "Avanti, Moony." Disse, facendo un breve sorriso nervoso. "Mi sento lusingato del fatto che volessi sedurmi, davvero."

Qualcosa nel lieve tremore di Remus, gli fece capire che aveva sbagliato. Di nuovo.

"Cioè… insomma… non mi è piaciuto, cioè sì, cioè no. Insomma… cosa vuoi sentirti dire, Remus?! Mi stai mettendo in difficoltà!" Sirius afferrò Remus per la spalle (così piccole, così da ragazza) e lo fece voltare. "E dì qualcosa, per favore, Moony! Mi stai facendo preoccupare!"

Remus tremava. Oh, se stava tremando. Per molti motivi. Primo per il fatto che Sirius lo toccasse così tanto; secondo per il fatto che Sirius era così maledettamente stupido; terzo perché Sirius era lì. E quatro perché lui era uno stupido. "Lasciami." Ordinò, sibilando.

Sirius lo guardò per un attimo con perplessità; lasciami è tutto quello che sapeva dire Remus? Bene, allora non l'avrebbe lasciato, fino a quando non avrebbe detto qualcosa di più concreto. "Scordatelo!" Ringhiò, abbracciandolo e tenendolo ben stretto contro di sé. Sentì il seno di Remus premere contro il suo petto e dovette ammettere che non era una così sgradevole sensazione, nonostante Remus si divincolasse e tutto assomigliasse all'incontro ravvicinato con il pesce che Sirius aveva sognato qualche mattina prima. "Smettila di agitarti. Non ti mollo fino a quando non mi spieghi perché mi eviti e perché non vuoi che ti tocchi."

Remus continuò imperterrito a dibattersi. Si rendeva conto, però che non sarebbe mai riuscito a liberarsi. Era troppo debole e Sirius era troppo forte. Diamine, voleva tornare ragazzo e voleva tornarlo adesso, così avrebbe potuto liberarsi, anzi, probabilmente non ne avrebbe nemmeno avuto bisogno, dato che Sirius l'avrebbe lasciato di sua spontanea volontà. "Lasciami, ti ho detto!" Ripeté, sentendo la sua voce, già stridula di suo, farsi ancora più acuta per via di quel maledetto nodo alla gola. E no, non si trattava della cravatta. "Se fossi stato nel mio vero corpo tu non mi staresti abbracciando in questo modo!" Gridò, in preda al panico e alla rabbia e ad una spropositata quantità di sentimenti.

"Ancora con questa storia?" Gridò in risposta Sirius, sentendo che la pazienza se ne stava davvero andando. "Sei tu che non ti fai mai toccare quando sei un ragazzo. Ed io non lo faccio per evitare di metterti a disagio. Ma sai una cosa? Quando tornerai ragazzo, ti abbraccerò tutti i giorni, così… così… perché ho deciso così!" Che diamine stai blaterando? avrebbe voluto chiedersi Sirius. Ma la verità era che non vedeva l'ora di poter fare ciò che aveva appena detto. Il che avrebbe dovuto preoccuparlo molto di più di quello che aveva detto.

"Sirius." Chiamò Remus, cercando di far suonare la sua voce autoritaria e soprattutto calma. "Non so perché tu stia dicendo queste cose, ma ti prego di smetterla."

"No." Si lagnò l'altro, stringendolo più forte. "Ho sempre voluto abbracciarti così, ma tu non me l'hai mai permesso." Che cavolo dici? si sarebbe gridato. Ma sembrava proprio che il suo cervello ed il suo corpo avessero opinioni altamente contrastanti in quel momento; sembrava proprio che la sua bocca parlasse per conto suo, mentre il suo cervello protestava: io non ho mai pensato di dire una cosa del genere! Ehi! Disciplina! Ricordiamoci di chi comanda qui dentro, per favore.

"Sirius, ti prego, ora basta." La voce di Remus stavolta era diversa. Tremante e bagnata. Sirius aggrottò la fronte: come faceva una voce ad essere bagnata? Al massimo una faccia è bagnata. Abbassò la testa e si accorse che Remus stava piangendo sulla sua spalla. Ecco: faccia bagnata. Di lacrime. Si immobilizzò.

"Perché mi dici queste cose? Sembra che tu lo faccia apposta… e se tu non fossi così stupido penserei che hai capito tutto e che stai dicendo tutto questo perché mi odi o perché vuoi prendermi in giro." Singhiozzò Lupin, detestandosi più di quanto si detestasse prima. Andiamo, piangere in quel modo, era davvero patetico! E lui sapeva che era tutta colpa di quel corpo di donna, perché se avesse avuto il suo solito corpo, con i suoi soliti ormoni non si sarebbe mai messo a piangere. E soprattutto, non avrebbe mai detto quelle cose.

"Capire cosa?" Chiese Sirius, cercando di riprendersi dallo shock. Mise una mano sui capelli di Remus, carezzandoli con calma e lentamente, tentando di tranquillizzare la ragazza (Re-mu-s!).

"Che sono innamorato di te, per Merlino!" Esclamò l'amico, chiudendo gli occhi e affondando la testa nel petto dell'altro. Ormai l'aveva detto, ora era autorizzato a suicidarsi come meglio riteneva, anche per soffocamento.

Sirius rimase a fissarlo.

E continuò a fissarlo.

E lo fissò ancora.

E poi non lo fissò più, perché chiuse gli occhi e lo baciò.

Oh! fu tutto ciò che riuscì a pensare Remus prima che la piena lo trasportasse dove non aveva mai sperato di finire: nel letto di Sirius.

***

Sirius sedeva a terra, ai piedi del letto, guardando un punto imprecisato davanti a sé. Sul letto, Remus dormiva profondamente; le spalle nude erano coperte dai capelli, che gli nascondevano anche il viso rilassato in un'espressione placida.

Black aveva così tanti pensieri che gli frullavano nella testa, eppure non era confuso. Nel caos che affollava la sua mente, c'era un certo ordine. Un ordine tutto suo in effetti, ma c'era ed era incoraggiante. Più o meno. Almeno, quello che aveva appena fatto aveva un senso.

Si passò lentamente una mano fra i capelli e prima che potesse lasciar andare un sospiro e crogiolarsi nei suoi pensieri ordinatamente caotici, oppure caoticamente ordinati, James irruppe nella stanza, chiamandolo a gran voce. Subito Black gli fece cenno di fare silenzio, indicando la figura stesa sul suo letto. "Remus sta dormendo." Bisbigliò, alzandosi in piedi e perdendo tempo a pulirsi i pantaloni da una polvere inesistente.

James annuì e poi aggrottò le sopracciglia. "Che ci fa nel tuo letto?" Chiese perplesso, guardando l'amico dritto negli occhi.

Sirius fece un sospiro e gli fece cenno di uscire dalla stanza. Una volta chiusa la porta, Potter lo guardò interrogativamente, con un cipiglio severo; non era stupido e se una ragazza era nel letto di Sirius non ci voleva molto a capire che non avevano giocato a mah-jong. Ma sperava di sbagliarsi, per Remus, per la bella faccia di Sirius e per i suoi pugni, che fremevano per essere scagliati contro la bella faccia di Sirius.

Prima che potesse pentirsene, Black si sbrigò a rispondere a quella domanda. "L'abbiamo fatto."

"Cosa, Sirius?" Chiese James, i suoi pugni che si preparavano al contatto.

L'altro ragazzo alzò gli occhi al cielo e poi guardò l'amico. "Sesso, James! Io e Remus abbiamo fatto sesso." Esclamò, forse un po' troppo rumorosamente. Si guardò intorno, ma non c'era nessuno vicino a loro. Quindi sospirò in sollievo e riportò la sua attenzione sul ragazzo che aveva di fronte e che lo stava guardando come se fosse intenzionato a colpirlo da un momento all'altro. Cosa che per fortuna non fece. Per il momento. "Senti lo so che pensi che sia pazzo o qualcosa di simile, ma non me ne pento." Disse con voce risoluta.

James lo guardò di nuovo come se volesse ucciderlo. "Ah, no?" Chiese, con un inquietante sorrisetto sulle labbra. "Molto male, Sirius. Perché non penso che sopravvivrai a questo…" James Potter adorava Sirius Black; davvero, lo adorava. Ma non quando era superficiale e non usava il cervello; e questa era una di quelle occasioni. Per cui James si sentiva pienamente autorizzato a spaccargli la testa e magari a tirargli un calcio fra le gambe, così la prossima volta che gli veniva in mente di non usare il cervello, ma i suoi gioiellini di famiglia, ci avrebbe pensato due volte.

"Santo Godric, James! Non è che l'ho violentato, sai?" Si giustificò Sirius, chiedendosi subito dopo perché si stesse giustificando. E di cosa avesse paura. Era perfettamente in grado di battere James. Sempre che James non giocasse sporco e lo colpisse sotto la cintola.

"Beh, se tu l'avessi fatto saresti già morto." Gli ringhiò contro James. "Si può sapere come ti è saltato in testa?"

Sirius ci pensò su per un momento. "Ecco: stavamo parlando, ma lui sembrava non avere la minima intenzione di parlare. Così l'ho abbracciato e gli ho detto che non l'avrei lasciato fino a quando non si fosse spiegato. Poi lui mi ha detto che è innamorato di me. Ed io l'ho baciato. E poi… è successo il resto." Sirius stavolta si aspettava di essere colpito. Da come l'aveva messa suonava una cosa molto stupida. Lui stesso si era sentito stupido mentre la raccontava. Ma James non sembrava volerlo colpire; lo stava guardando preoccupato ed ancora un po' irritato, ma non aveva più quell'aria da assassino di qualche momento prima.

"Insomma… hai preso la palla al balzo?" Chiese Potter, incrociando le braccia.

Black aggrottò la fronte. "Eh?"

"Hai approfittato di Remus, no?" Eccolo lì, James Potter l'assassino. Dava i brividi.

"No!" Gridò l'altro oltraggiato. "Non farei mai una cosa del genere!" Un'occhiataccia da parte dell'omicida davanti a lui gli fece venire in mente che forse era meglio rettificare. "Almeno non a Remus."

"Ah no?" Chiese James, riducendo gli occhi a due piccole fessurine strette strette. In quel momento assomigliava tanto ad una talpa, ma Sirius decise che era meglio non farglielo notare. "E cosa avresti fatto, Sirius? A meno che tu non ne sia innamorato, cosa che dubit-"

"Certo!" Esclamò Sirius, finalmente felice che James avesse capito.

"Certo cosa? Cosa?"

"Sono innamorato di Remus." Disse Sirius semplicemente.

James lo guardò.

Sirius ricambiò l'occhiata.

James continuò a guardarlo.

"Potrei mettermi a ridere se la situazione non fosse così grave." Commentò Potter, guardando l'altro con aria severa.

"Sono serio." Protestò l'altro. "Davvero, James, io non me n'ero accorto, prima, ma… davvero, lui mi piace. Ed anche molto." Confessò, guardando negli occhi l'amico, cercando con quell'occhiata di fargli capire che non stava mentendo e che ciò che stava dicendo era esattamente ciò che provava.

James sospirò, massaggiandosi la fronte con una mano. "Dici così solo perché ora Remus è una ragazza. Ma domani non lo sarà più." Guardò Black, con aria preoccupata. L'amico ricambiò l'occhiata, scuotendo la testa. "Ora come ora, Sirius, mi dispiace, ma mi riesce difficile crederti. E penso che anche Remus avrà qualche timore a riguardo."

"E allora cosa dovrei fare io?" Chiese Sirius. Sembrava davvero disperato. O forse aveva solo la faccia da cane bastonato perché gli aveva detto di non credergli.

"Non lo so." Sospirò Potter, alzando le spalle. "Cerca di capire: se tu avessi sempre dimostrato di provare qualcosa di più di semplice amicizia nei confronti di Remus, forse non avrei tutte queste perplessità. Ma, come ha detto Remus ieri, tu sei sempre stato innamorato delle donne. Ed il fatto che ora Remus sia una ragazza potrebbe averti confuse le idee."

"Cazzo, no!" Gridò Sirius, improvvisamente alterato. Aveva appena scoperto di essere innamorato di Remus e sapeva di essere corrisposto. Quello sarebbe dovuto essere un momento magico, speciale, con le rose e i putti alati ed invece James non gli credeva e, presumibilmente, nemmeno Remus gli avrebbe creduto. Che situazione del cavolo! "Non ho per niente le idee confuse e domani lo dimostrerò sia a te che a Remus!" Disse, puntando l'indice contro James, che per tutta risposta alzò un sopracciglio. Dopo quella dichiarazione, Sirius si allontanò, scendendo velocemente le scale ed uscendo dalla Sala Comune.

Potter sospirò, ancora. "Che situazione di mer-" Le parole gli morirono in gola, quando vide Remus che era rimasto imbambolato sulla porta semiaperta del dormitorio. "Ehm… Remus, scusa. Non… non volevamo svegliarti." Disse James, cercando di ignorare il contenuto del discorso con Sirius e sperando che anche Remus lo ignorasse. Ma qualcosa nell'aria sconvolta di Remus gli fece capire che non era affatto così. Il ragazzo iniziò ad agitarsi, non sapeva che fare. E se Remus si fosse messo a piangere? E se si fosse messo a gridare? E se avesse tentato il suicidio? James afferrò Remus per le spalle e lo guardò dritto in volto. "Remus! Dì qualcosa, sto diventando paranoico!"

La ragazza alzò lo sguardo e gli occhi vacui si fissarono in quelli dell'altro. Dopo aver sbattuto le palpebre un paio di volte, Remus chiese una cosa che James mai si sarebbe aspettato, ma soprattutto, lo disse con il tono più calmo e serafico che James avesse mai sentito. "Che dici? Gli credo?"




Capitolo VIII | Capitolo X

 


|

 

Nota: Qui, ad un certo punto ho nominato il mah-jong… non è casuale, ma solo una persona sa di cosa sto parlando. E la saluto tanto, tanto, tanto!

 

 

Torna alla sezione Fanfictions

 

Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).