Don't panic
 

 

Day ten: Tuesday (at last!)

 

Remus iniziò lentamente a riprendere conoscenza. Aprì di poco gli occhi, guardandosi intorno: era in infermeria. Ok, un posto tranquillo e che conosceva. Probabilmente poteva tornare a dormire; richiuse gli occhi con un sospiro soddisfatto e tornò a crogiolarsi negli ultimi barlumi di sonno. Ovviamente, il pensiero cosa ci faccio in infermeria? non prese subito forma nella sua, solitamente, perspicace mente. Piuttosto, aggrottando le sopracciglia, Remus alzò le mani e se le mise sul petto.

Gli ci volle qualche secondo per capire che qualcosa non andava. O meglio, gli ci vollero circa cinque secondi per capire che andava tutto a meraviglia, finalmente. I budini suo sul petto erano spariti, non c'erano più, poof, scomparsi.

Aprendo un occhio solo e controllando che non ci fossero estranei nella stanza, portò la mano sinistra in mezzo alle gambe e… oh! Che bello avere tutti i pezzi giusti. Remus non si era mai sentito così felice di essere nel letto dell'infermeria ed essere maschio. Oh, che bella parolina! Maschio! Remus decise che l'avrebbe ripetuta per tutto il giorno, quel giorno, perché aveva un suono così bello, così soave, così…

"Hai fatto sogni sconci, Moony?" Chiese una voce (sì, quella voce) alla sua destra.

Remus spalancò gli occhi, si voltò, sobbalzò, si mise a sedere e tolse la mano dal posto non propriamente consono in cui la teneva in poco meno di una frazione di secondo. Ed ebbe anche tempo di arrossire come un idiota, nel mezzo di tutto questo. Sirius era accovacciato su una sedia accanto a lui e lo guardava divertito.

"Certo che no." Borbottò l'altro ragazzo, entusiasmandosi nel sentire la sua voce bassa e lievemente roca. Oh, la sua voce. Non gli era mai piaciuta, ma ora la adorava. Guardò Sirius e stava per esultare di gioia per aver riconquistato il suo aspetto, quando Black gli afferrò la mano e la strinse. Oh, pensò Remus, mentre, improvvisamente, ricordava tutto quello che era successo il giorno prima. Oh cazzo, pensò quando ebbe finito di ricordare. Ritirò la mano e continuò a fumare d'imbarazzo, guardando accuratamente la finestra. Oh, che carina, era anche bel tempo. Non sapeva per cosa esattamente era in imbarazzo (Toh, un uccellino): forse perché aveva confessato i suoi sentimenti, forse perché era finito nel letto di Sirius ed era stato anche felice di finirci, ma comunque non era quello il punto. Il punto era che si sentiva imbarazzato, arrabbiato ed anche leggermente umiliato. Naturalmente per colpa di Sirius, della stupidità di Sirius, della superficialità di Sirius, dell'irresponsabilità di Sirius e, ovviamente, delle sue proprie stupidità, superficialità e irresponsabilità che, doveva essere sincero mentre guardava quel passerotto che cinguettava felicemente sul davanzale della finestra, avevano largamente contribuito a creare quel tutto.

"Remus." Lo chiamò Sirius, dopo un sospiro. Sirius non sospira, pensò Lupin, continuando a guardare il passerotto. Se Sirius aveva sospirato poteva voler dire un sacco di cose: che era stanco, che aveva sonno, che era rassegnato, che era triste… o che stava per fare un discorso estremamente serio, un evento che capitava una volta ogni due anni e che, generalmente, non portava mai a nulla di buono. Tranne quella volta che gli disse che erano finalmente diventati Animagi… forse. Doveva ancora decidere se quella cosa era una cosa buona o una cosa cattiva. E poi non è che Sirius avesse fatto quel discorso tanto seriamente. Sì, però il punto non era quello. Il punto era che Sirius aveva di nuovo preso la sua mano e stavolta non sembrava intenzionato a lasciarla sgusciar via. E, ovviamente, il problema era che Sirius stava davvero per iniziare un discorso serio.

"Come mai sono qui?" Chiese velocemente Remus, abile nell'arte di evitare i discorsi seri di Sirius.

Black sospirò di nuovo. Stavolta sembrava rassegnato. Uno a zero per Lupin, pensò qualche parte malata del cervello di Remus, prima che questi la mettesse a tacere con un ringhio sommesso.

"Ieri sera sei collassato addosso a James, quando ti abbiamo portato qui ci hanno detto che l'effetto della pozione stava svanendo e che avevi bisogno solo di dormire ed aspettare che il processo si concludesse o qualcosa del genere. Silente si è dilungato parecchio sui perché e sui come di questa pozione, ma sinceramente non ho capito nulla." Sirius lanciò un'occhiata di sottecchi all'altro ragazzo e, notando che lo stava guardando, gli mostrò uno dei suoi ghigni migliori. "Ero preoccupato per te, quindi non l'ho ascoltato."

"Oh, sì, ok." Remus evitò di aggiungere: ok, ora puoi andartene? Ti prego! con voce lamentosa e gli occhi pieni di lacrime. Piuttosto, riprese a guardare il passerotto, pensando che forse (forse…) era ora di affrontare la situazione e risolvere la questione una volta per tutte. Stavolta fu lui a sospirare. "Senti, Sirius…"

"Guarda che non devi dire niente!" Lo bloccò l'altro ragazzo con convinzione, facendolo voltare repentinamente. "Io lo so cosa provi."

Possibile che Sirius fosse improvvisamente diventato intelligente e sensibile?

"E capisco che per te sia stato difficile non innamorarti di me, perché sono così bello, simpatico, intelligente."

No, impossibile, si rispose Remus, guardando l'amico con un sopracciglio alzato. "Volevo fare un discorso serio."

Sirius si rabbuiò momentaneamente. "Sì, anch'io… ce l'avevo nella lista delle cose da fare, ma poi… sai… è imbarazzante." Disse, passandosi una mano sulla nuca e pensando che la parola imbarazzante non doveva più ripeterla, altrimenti qualcuno gli avrebbe lanciato un anatema contro, un giorno di quelli.

Remus fece di nuovo un sospiro sconsolato. E' così: non doveva assolutamente credere a quello che Black aveva detto a James la sera prima. Ed era anche naturale, insomma, era una settimana che Remus non faceva che ripetersi: a Sirius piacciono le donne, le donne, le donne! Come aveva pensato, Sirius si era solo infatuato di lui finché era stato ragazza, poi aveva capito che aveva fatto un 'piccolo' errore e che in realtà Remus era un maschio ed ora le cose sarebbero andate a rotoli: la loro amicizia, i Malandrini, la vita di Remus, Remus… Tutto a pezzi, soprattutto Remus. Già poteva vedersi per terra, ridotto a brandelli. Non era una bella immagine, aveva qualcosa di leggermente macabro, ma rendeva l'idea.

"Sì, anche per me." Ammise, abbassando lo sguardo, dimentico del passerotto sul davanzale. "Lo so che dopo quello che è successo sarà tutto più complicato, ma cerchiamo di comportarci normalmente, ok? Dimenticare è un po' difficile, ma possiamo sforzarci di riorganizzare il nostro rapporto, suppongo."

Sirius lo guardò con la bocca aperta per un attimo, poi annuì con vigore. "Sì, è esattamente quello che volevo dirti io." Disse, sorridendo al suo solito modo. Che mente semplice che aveva Sirius: bastava dirgli che andava tutto bene e lui ci credeva davvero; e naturalmente il povero idiota che ci rimaneva male poi era Remus, che era stupido, ma la mente semplice non ce l'aveva mai avuta; era così contorta, la sua testa, che le paranoie venivano fuori da tutti i posti. Ed anche le malsane idee di seguire gli istinti di Sirius venivano fuori da tutti posti; quelle poi erano specializzate nel comparire nei momenti meno opportuni.

Improvvisamente, venne riportato con i piedi per terra da Black, che, sedutosi accanto a lui sul letto, gli aveva messo un braccio intorno alle spalle ed aveva iniziato ad accarezzargli i capelli. "Sirius?"

"Mh?" Mugugnò l'altro, mentre posava il mento sulla sua spalla e strofinava il naso contro la sua guancia.

"Cosa, esattamente, del discorso di poco fa ti è sfuggito? Perché sono disponibilissimo a rispiegartelo, se ne hai bisogno." Remus stava disperatamente tentando di non ringhiare, né di spingere Sirius fuori dal letto, né di afferrare quelle forbici che, incautamente, erano state lasciate poco lontano da loro e conficcarle nel petto dell'amico. Quello sarebbe stato omicidio e lui non aveva nessuna intenzione di andare ad Azkaban, grazie mille.

Sirius si allontanò un attimo. "Non hai bisogno di rispiegarmi nulla. Mi sto comportando come sempre."

Remus ci ripensò: ok, forse Azkaban non era poi così male come la descrivevano. E comunque, lui stava per iniziare ad avere una crisi isterica. "Come sempre?" Sibilò, rifilando un'occhiata tagliente al ragazzo che gli stava accanto. "Sirius, non stiamo forse cercando di lasciarci alle spalle quell'increscioso incidente e di ricostruire la nostra amicizia?"

"No!" Gridò sgomento Sirius, aggrottando la fronte. "Remus, forse non hai capito tu. Io sono serio."

"Cosa non avrei capito?" Rispose a tono Lupin, incrociando le braccia al petto (Oh, niente più budini). "E che diamine stai blaterando? Sei serio su cosa?"

Sirius iniziò improvvisamente ad agitarsi, non era pratico di quelle cose. Sul lato fisico era un maestro, ma poi cadeva come una pera sul lato sentimentale. "E' per questo che è imbarazzante. Io non voglio che rimaniamo amici. E non sono venuto a letto con te perché… perché in quel momento mi girava così. Cioè sì, lì per lì è stato per questo… però… però…" Remus lo stava fissando con sguardo pericolosamente tagliente. "Però poi ho capito che… che tu mi piaci. Al di là del fatto che sei una ragazza o un ragazzo… Tu mi piaci ed io, possibilmente, voglio stare con te, non come amico. Insomma voglio-"

"Sirius." Lo interruppe Remus, prima che potesse peggiorare la sua situazione. Prese un respiro profondo e contò fino a dieci. "Pensi che sia così facile crederti dopo che tu stesso mi hai detto che lì per lì l'hai fatto perché ti andava?" Afferrò le mani di Sirius e se le mise sul petto. "Non sono più una ragazza. E non ho più intenzione di essere così accondiscendente con te, farlo in precedenza mi ha già causato abbastanza problemi. Fai chiarezza nella tua testa, Sirius. Sono sicuro che ti accorgerai che io non ti piaccio, almeno non in quel senso."

Sirius scosse la testa con decisione e prese l'altro ragazzo per le spalle. "Non ho bisogno di fare chiarezza. E' tutto chiarissimo. Ho già fatto chiarezza. La mia mente non è mai stata così chiara." Una vocina nella sua testa, che assomigliava tanto a quella di James, urlò: per Merlino, Sirius! Smettila di ripetere le parole 'chiaro' e 'chiarezza' prima che ti lanci contro un oggetto pesante e contundente. Black la ascoltò distrattamente, intento com'era a fissare Remus e a cercare un modo per fargli capire che tutto era dannatamente chiaro e che lui era maledettamente serio. Oh! Ecco l'ideona: con le parole non funzionava, magari con i gesti andava meglio. Tenendo l'altro ben fermo per le spalle, si avvicinò lentamente a lui, fissando le sue labbra e…

Qualcosa di indubbiamente pesante si schiantò contro la sua testa, facendolo volare a terra. Stordito, sentì Remus pronunciare il nome di James e poi li sentì parlare fra di loro, ma non riuscì a capire una parola di quello che stavano dicendo. Dopo minuti di confusione, riuscì a riguadagnare la lucidità mentale per arrampicarsi sul letto di Remus e guardarsi intorno. Remus era sparito, ma in compenso James era proprio davanti a lui che lo fissava minaccioso.

"Perché l'hai fatto, idiota? E dove cavolo è andato Remus?" Gridò, sentendo poi un gran dolore alla testa. Si accasciò sul letto ed attese che il dolore passasse. Ma che cavolo gli aveva tirato in testa quell'idiota di Potter? Voltandosi scoprì di essere stato colpito da niente meno che il libro di Trasfigurazione. Un volume spesso e rilegato in cuoio. Pesante. E doloroso.

"L'ho mandato via, prima che tu lo violentassi!" Rispose freddamente James. Aveva una grossa vena pulsante sulla tempia e lo sguardo da folle maniaco che aveva anche la sera prima. Solo che stavolta faceva meno paura o forse era semplicemente più comico o forse la vista di Sirius faceva brutti scherzi. Non stava impugnando le forbici, vero?

"Non lo stavo violentando." Borbottò Sirius, incapace di fare di più che gorgogliare di dolore e arrancare sul letto. "Volevo convincerlo che sono serio, ma tu ed il tuo dannato libro avete rovinato tutto. Vi brucerò appena ricordo come si sta in piedi. Mi hai fatto male, James. Potresti aver arrecato seri danni al mio cervello, sai?" Mugugnò, iniziando ad avere le vertigini. Stava per morire? Oh, santo Godric, non ora che aveva scoperto di amare Remus… o qualcosa del genere, comunque tutto quello era dannatamente patetico. Nemmeno in un romanzo rosa si potevano leggere certe cose. Non ora che aveva scoperto di amare Remus, oh, andiamo. Ne era follemente innamorato, ma da lì ad avere pensieri così penosi… Non era da Sirius Black, giusto?

"Il tuo cervello è nato già irrimediabilmente danneggiato, spero di avertelo rimesso a posto, piuttosto!" Replicò James, che, forse sentendosi un po' in colpa, aiutò l'amico a stendersi decentemente sul letto. "Tu sei ancora convinto di quello che mi hai detto ieri sera, eh?" Brontolò, dopo averlo sistemato e dopo essersi seduto sulla sedia precedentemente occupata da Sirius (quando era ancora sano e capace di stare seduto).

"James, senti: so quello che dico e soprattutto so quello che provo. Per quanto io sia irresponsabile e tutto il resto, diamine, su Remus non ho mai scherzato… con Remus non ho mai scherzato… su… con… Insomma, quello che sto cercando di dirti è che quello è un testone ed io sono dannatamente innamorato di lui, ma lui non lo vuole accettare perché ha paura." Si lagnò Black, iniziando a riacquistare un po' di lucidità, forse.

"Certo che ha paura, Sirius. Tu continui a molestarlo!"

"Non mi riferivo a quello…" Borbottò l'altro, scuotendo la testa e pentendosi di averlo fatto quando iniziò a vedere dei puttini alati che giravano intorno a James. "Mi riferisco al fatto che ha paura che io possa ferirlo nei sentimenti. Suppongo che abbia anche ragione a non fidarsi di me, ma… Dannazione, James, di a quell'affarino con le ali di smetterla di ridere di me!" Gridò, indicando un putto particolarmente dispettoso che lo guardava ridacchiando.

James alzò un sopracciglio e si guardò intorno. Notando che non c'era nessuno nei paraggi, iniziò seriamente a valutare l'ipotesi di aver danneggiato quel poco di cervello funzionante che Sirius aveva. "Ehm… sì, glielo dirò, Sirius." Disse, capendo che doveva assecondarlo, poverino.

Sirius si mise un braccio davanti agli occhi e sospirò. "Che devo fare, Prongs? Io voglio davvero stare con lui e so che anche lui vorrebbe. Ma non vuole credermi. Pensa che io sia innamorato di lui ragazza. Ma io la trovavo insopportabile: aveva quella vocina dannatamente stridula ed era tutta spigoli e quei capelli erano ingombranti e… l'ho già detto che odiavo quella vocina?"

"Ti ricordo che ci sei stato a letto con quella ragazza che ora dici di non sopportare." Gli fece notare Potter.

"L'ho fatto perché in quel momento mi è sembrata dannatamente Remus." Improvvisamente, Black sembrava davvero serio. E davvero rassegnato. "Non te lo so spiegare, James, ma… non pensavo alla ragazza, io pensavo a Remus come è sempre. A lui, non a lei. E pensavo: come vorrei che ci fosse il vero Remus ora, con me."

James rimase in silenzio. Forse Sirius non era affatto confuso; forse aveva ragione e sapeva esattamente quali fossero i suoi sentimenti. Alla fine, c'era un solo modo per capirlo e solo Remus poteva trovarlo. Il ragazzo con gli occhiali sospirò, rimase in silenzio per qualche altro momento, poi, mise una mano sulla spalla dell'amico. "Come va la tua testa?" Chiese, ricevendo un insulto come risposta. Sorrise, evidentemente non stava poi tanto male. "Vai a cercare Remus e digli quello che hai detto a me."

L'altro ragazzo sollevò il braccio e lo guardò sorpreso. "Vuoi dire che ho la tua benedizione, Prongs?" Chiese incredulo.

"Più o meno. Non so ancora se sei davvero innamorato di lui, ma so che sei sincero." Potter alzò le spalle, come per dimettere la questione. "Per quel che mi riguarda, spero che i tuoi sentimenti siano reali."

Sirius si alzò e abbracciò di slancio l'amico. "Ah, James, se non stessi cercando di conquistare Remus ti bacerei!" Esclamò, per poi correre a tutta velocità fuori dall'infermeria. James ringraziò il cielo del fatto che Sirius non l'avesse baciato sul serio. Avrebbe vomitato. E non avrebbe più avuto il coraggio di guardare in faccia la sua Lily.

***

Trovare Remus stavolta non fu difficile. Non aveva sequestrato la mappa del Malandrino e comunque Sirius lo trovò anche senza l'aiuto di quella. Remus stava passeggiando in tranquillità vicino al lago. Ovvero: stava camminando furiosamente avanti ed indietro, meditando su: a) se era il caso di uccidere Sirius e poi darsi alla macchia; b) se era il caso di dimenticare Sirius ed innamorarsi di James, visto che era sempre gentile, disponibile e protettivo; c) se era il caso di suicidarsi. Le sue profonde meditazioni, come da copione, vennero però bruscamente interrotte da Sirius, che lo afferrò per le spalle e lo trascinò in un posto appartato, con non ben specificate intenzioni.

"Che ti salta in mente, Sirius?" Gridò il ragazzo, spingendo via l'altro e ringraziando il cielo di avere di nuovo la sua forza.

"Remus, dì quello che vuoi, ma io sono sicuro di quello che provo." Disse con fermezza Black, guardandolo con serietà.

"Per Merlino, smettila di insistere, idiota! Non ti credo, non ti crederò mai e dovresti smetterla di prendermi in giro in questo modo." Gridò ancora Remus, iniziando a gesticolare freneticamente. "Perché continui? Non ti è bastato quello che è successo ieri?"

"No, non mi è bastato." Mormorò piuttosto semplicemente l'altro, solo che il suo tono era dannatamente solenne. "E comunque non è quello che voglio da te. Io non sono innamorato di quella ragazza con cui ieri… ehm… La trovavo fastidiosa, troppo dolce, troppo spigolosa. Ieri avrei voluto che tu fossi stato nel tuo corpo, perché era a questo corpo che pensavo. Pensavo a te, al Remus che conosco da sempre, al ragazzo che ho di fronte ora. A te."

Remus lo guardò sconvolto. Era confuso, perché Sirius sembrava così sincero, perché lo stava fissando negli occhi e, dannazione, era sincero. Ma, ovviamente, distogliendo lo sguardo, disse: "Menti. Perché dovresti volere me, che sono un maschio, invece che tutte quelle ragazze con cui sei stato, tutte le ragazze che hai sempre guardato? Perché dovrei crederti quando quasi posso vedere quel maledetto pensiero che mi martella la testa e mi ricorda costantemente che tu sei innamorato delle donne?"

"Ma quelle appartengono al passato. E comunque non sono mai stato serio con nessuna." Ammise l'altro, afferrando di nuovo Remus per le spalle e scrollandolo leggermente. "Adesso le cose sono diverse. Adesso voglio stare con te e voglio che sia una cosa seria. Per favore, Remus: tu vuoi me, io voglio te, saremmo proprio dei fessi a non stare insieme."

Remus lo guardò, ma non disse nulla. Potresti ferirmi ed io non voglio farmi male, questo era quello che stava pensando in quel momento. E quella era la verità: aveva una dannata paura di soffrire ed era quasi certo che sarebbe successo. Ma d'altra parte Sirius continuava ad essere così stramaledettamente serio, che avrebbe voluto credergli, che, effettivamente, gli credeva. "E se dovessi accorgerti che non sei veramente innamorato di me? E se dovessi stancarti di me?" Chiese, con la voce che tremava.

"E se invece fossi tu ad accorgerti di non essere innamorato realmente di me? E se fossi tu a stancarti di me?" Chiese Sirius, mettendogli le mani sul volto, guardandolo negli occhi.

"Questo non potrebbe mai accadere." Rispose con sicurezza Remus, afferrando le braccia di Sirius e stringendole con forza. Come poteva mettere in dubbio i suoi sentimenti? Come poteva dubitare della sua sincerità?

"Voglio crederti, Remus, ma in verità penso che ci sia un unico modo per avere le risposte a queste domande." Black lasciò il viso di Remus e gli prese le mani, stringendole. "Proviamoci. Può darsi che soffrirò, può darsi che soffrirai, ma ora come ora sono certo di voler stare con te e di voler correre il rischio. E tu?"

Remus ci pensò. Guardando Sirius, pensò a quello che in quel momento voleva, che poi era quello che avrebbe voluto sin da quando si era accorto di avere una madornale cotta per il suo amico. Il gioco valeva la candela, in fondo. Le persone piangono e soffrono, ma ci sono anche i momenti in cui ridono e sono felici. Come aveva detto Sirius, può darsi che avrebbero sofferto in futuro, ma non ora. Ora volevano entrambi stare insieme e provare a costruire un rapporto. Il tempo avrebbe dato loro torto o ragione, ma in quel momento non importava. In quel momento andava bene così.

Remus annuì e sorrise all'altro, incapace di parlare. Sirius gli strinse le mani e lui ricambiò la stretta. Poi sollevò il voltò e lo baciò.

Forse quei dieci giorni non erano stati proprio tutti da buttare. Forse avevano portato qualcosa di buono. Forse, chissà.

 

Epilogo

 

Dopo quel giorno, Remus ribadì che non avrebbe mai più maneggiato una pozione senza la supervisione di un professore. Ovviamente, dopo una settimana, gli esperimenti nella sua stanza ricominciarono, ma per fortuna Sirius lo aiutava a non combinare danni.

Sirius da parte sua scoprì che stare con Remus non era molto diverso dallo stare con lui come amico, a parte il fatto che ora dormivano molto spesso nello stesso letto e che poteva mettergli le mani addosso senza sentirsi in colpa.

James capì che era arrivato il momento di essere seri e scoprì che la "versione seria di James Potter" piaceva a Lily. Dopo il primo appuntamento le cose degenerarono e, non si sa ancora bene in che modo, i due si sposarono e si ritrovarono con un figlio, in una casetta di campagna. I casi della vita.

Peter scoprì la tresca di Remus e Sirius e capì di non averci mai capito nulla. Sentendosi inutile, si dedicò a fare pupazzi con le patate e, doveva ammettere, era anche molto bravo.

La McGonagall rinunciò a mettere a freno i Malandrini e decise di andare a farsi una lunga, lunga vacanza, quell'estate. Sfortunatamente per lei, ritrovò nello stesso luogo Sirius e Remus e capì che non si sarebbe mai realmente liberata di loro.

Remus&Sirius stavano insieme, sarebbero stati insieme e, nonostante qualcuno sostenga che c'è una Tonks di mezzo, loro sarebbero rimasti fedeli l'uno all'altro. Tutto per colpa di una stupidissima pozione.

Ah, per la cronaca: la pozione che Remus stava cercando di ottenere era un filtro d'amore, da utilizzare su Sirius per farlo innamorare di lui. Anche se non era riuscita, l'effetto era stato comunque lo stesso, no?

Fine


Capitolo IX

 


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Nota: ho finito la ff dopo diversi mesi da quando l’avevo cominciata, ma, quando ho potuto finalmente mettere questa parolina di quattro lettere alla fine del capitolo sono stata terribilmente contenta. Ed anche un po’ dispiaciuta. Penso che questa sia una delle ff più riuscite che abbia mai scritto, anche se magari Remus ha una caratterizzazione piuttosto da cliché e Sirius sembra cambiare idea a metà storia. Per Remus ho la giustificazione che non sapevo in che altro modo immaginarlo, da donna; per Sirius… non si può davvero dire che cambi idea, dato che per la prima metà della ff il pov è tutto di Remus ^^

Riguardo al finale: io ed i finali non andiamo d’accordo. Non siamo mai andati d’accordo e non penso che il nostro rapporto cambierà nel prossimo futuro. So che è un finale che lascia con la bocca asciutta e con un distinto senso di fretta, ma almeno mi sono ripresa con l’epilogo.

Per il resto: ringrazio chi mi ha seguita fin qui, chi mi ha invogliata a continuare e chi mi ha spronata/costretta a continuare. Soprattutto chi mi ha spronata/costretta.

Grazie.

 

 

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