
Amore a prima vista
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“Credimi Remus: non potevo non prenderla!” Tentò Sirius, emozionato come un bambino, mentre gli mostrava il suo ultimo acquisto, che assomigliava in modo tragico al suo primo acquisto motociclistico.
“Ti credo, Sirius. So come funziona il tuo rapporto con i motori e, fidati, ho smesso di pormi domande e tentare di farti entrare un po’ di sale in zucca da quando hai portato a casa la prima moto.” Rispose Remus, con un cipiglio scettico sul viso.
“Allora capirai anche che si è trattato di amore a prima vista, no?”
“Sirius, hai quarantatre anni. Non sei un po’ troppo vecchio per l’amore a prima vista?”
“No, assolutamente.” Disse Black con convinzione; poi però fece una smorfia insicura e si grattò la nuca. “Tu pensi che sia vecchio?”
Davanti a quella domanda, posta con il candore di un ragazzino, Remus si limitò a ridere e voltare le spalle.
“Remus?!”
“Tienila lontana da Ted.” Disse, prima di sparire in casa.
Il piccolo Lupin sbirciava con gli occhi lucidi d’emozione il mostro di metallo nascosto nella rimessa di casa; aveva solo quattro anni e mezzo e non era esattamente capace di comprendere perché quella cosa gli piacesse, ma gli piaceva. Era lucida e sembrava divertente; aveva la ruote come il suo triciclo (Remus si era categoricamente rifiutato che Harry gli regalasse una miniscopa per bambini e così, giusto perché Sirius insisteva che un bambino deve conoscere l’ebbrezza della velocità, gli aveva comprato un triciclo babbano) e poi Sirius andava lì ogni pomeriggio a lucidarla e a farle qualche incantesimo. Teddy era affascinato dal modo in cui Black si prendeva cura di quella cosa, c’era qualcosa nell’atmosfera che rendeva tutto molto… divertente, era la parola che gli veniva in mente, anche se Sirius era sempre molto serio quando trattava con quella cosa. Così, sbirciando dietro la porta semi aperta della rimessa, il bambino si sporse in avanti e scivolò a faccia in giù.
Il tonfo fece voltare incuriosito Sirius che, non appena vide il piccolo per terra, mollò tutta l’attrezzatura a terra e si fiondò a rimetterlo in piedi. “Teddy, stai bene?” Chiese, con un filo d’apprensione di troppo nella voce.
Il bambino si massaggiò il naso facendo una piccola smorfia, ed ignorò la domanda di Sirius, fissando con gli occhi ancora più lucidi di prima la motocicletta che adesso stava a pochi passi da lui. All’adulto ci volle poco per capire che stava guardando il veicolo con la stessa adorazione con cui lo guardava di solito lui e quasi si commosse; prese Ted in braccio e si voltò a guardare la moto. “Bella, eh?”
Il piccolo Lupin annuì rapito. Sirius sbirciò un attimo fuori dalla porta della rimessa e poi si avvicinò. “Non dirlo a tuo padre, altrimenti ammazzerà me e metterà te in punizione per il resto della tua vita.” E detto ciò, sistemò Ted sul sellino.
Il bambino, non appena posizionato sulla motocicletta, afferrò istintivamente il manubrio e per un momento rimase imbambolato a guardarsi in quella posizione; l’attimo dopo, però, i suoi capelli divennero di un giallo acceso, segno che non solo era felice, ma terribilmente emozionato. Sirius gli lasciò le spalle e, poggiandosi con la schiena sullo stipite della porta, lo guardò con un pizzico d’orgoglio paterno: il piccolo amava quella moto, lo vedeva chiaramente, e soprattutto era nato per starci su.
“Sirius, guarda!!” Esclamò felice il bambino, dondolando le ginocchia e fingendo di andare a tutta velocità.
“Ottimo, Ted! Bravissimo! Quando sarai più grande ti ci farò fare un giro, e quando diventerai maggiorenne te ne regalerò una tutta tua!” Esclamò di rimando Black, avvicinandosi al bambino e mettendosi dietro di lui sul sellino, fingendo anch’egli di andare a tutta velocità sulla moto, accompagnando il tutto da versi come vrooom, broombroom, e simili, causando l’ilarità di Teddy.
“Ahem.”
“Vroom, v-Remus!!” Esclamò Sirius, afferrando il bambino e mettendolo a terra.
“Papà!” Gli fece eco il piccolo Lupin, assumendo subito un’espressione colpevole, di rimando al cipiglio del padre.
“Sirius, mi pareva di essere stato chiaro.” Esordì Remus, guardando i due severamente.
“Sì, ma…”
“Avevo detto,” continuò impietoso il licantropo, “di tenere quell’affare lontano da Ted.”
“Lo so, ma…”
“Forse non mi sono spiegato abbastanza bene?”
“Nono, è che Ted…”
“Adesso vuoi dare la colpa ad un bambino di quattro anni?”
“No, assolutamente no!” Tentò Sirius, agitando le braccia forsennatamente. “Però, vedi… Lui è venuto qui, ed io… cioè, gli piaceva la moto e quindi…”
Remus strinse gli occhi e lui ammutolì; seguì un lungo momento di silenzio, durante il quale Ted approfittò per far diventare i suoi capelli castani ed avvicinarsi guardingo a suo padre. Una volta davanti a lui, gli afferrò una manica, tirandola. “Non litigate…” Borbottò con gli occhi lucidi.
Remus non era totalmente sicuro che quelle lacrime fossero reali – una volta aveva sorpreso Sirius ad insegnare al bambino come fare per fingere di piangere – ma fece comunque un sonoro sospiro, prima di mettere una mano sulla testa di Teddy. “Non litighiamo, Ted. Ma quella moto è pericolosa.”
“Non è vero!” Sirius rimase sorpreso dal fatto che fosse stato il bambino a dirlo, un attimo prima che fosse lui a pronunciare le stesse parole. “È bella! E anche divertente!”
Remus alzò lo sguardo, fissando Sirius, ma questi alzò le mani: lui non c’entrava niente, Teddy aveva fatto tutto da solo. “Non dirmi che si tratta di amore a prima vista…”
Sirius alzò le spalle, facendo un piccolo sorriso velatamente compiaciuto.
“Oh no!”
“Dai, Moony! Penserò io a Teddy, ti prometto che non gli accadrà niente!”
“Nemmeno a metri e metri da terra?! Come puoi prometterlo?” Brontolò Remus, mentre si passava una mano sul viso, quasi disperatamente.
“Moony, solo perché tu hai paura di volare, non vuol dire che sia pericoloso…” Azzardò Sirius; in cambio ricevette fortunatamente solo un’occhiataccia e si sentì quindi autorizzato ad arrischiare un sorriso.
“Va bene…” Borbottò il licantropo, sconfitto. “Ma!” Proseguì prima che Sirius potesse rimettere Ted sul sellino della moto. “Vi concedo dieci minuti di volo al massimo e non dovrai mai allontanarti dal mio campo visivo.”
“Mezz’ora.”
“Dieci minuti.”
“Venti?”
“Dieci.”
“Papà…”
“Un quarto d’ora…
“Yuhu! Andiamo, Teddy!”
“Vroooom!”
Note:
ringraziamo tutti insieme il Tessoro per questa ff: graaaaazie,
Tessoro/Michi (by Chu, Remus, Sirius e Teddy)
Vi spiego: eravamo in giro per Pisa - ovvero a prenderci una piadina *sniffff*
- e mentre io non vedevo niente e nessuno per via della mia piadina, il
Tessoro mi chiama tutta sbrillosa e mi indica un pargolo su una motocicletta
con vicino il (presumibilmente) padre, che lo reggeva, tutti e due
felicissimi. E ovviamente io: oh, che carini! E il Tessoro: ma
sono Sirius e Teddy!
*sbrillo + ghigno*
Ed ecco come nascono le mie ficcy XDDD
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).