
Dentro a un attimo
"È
stata una lunga attesa, lunga ed estenuante." (Matrix)
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La Stamberga Strillante era tutta come al solito: le porte si reggevano a stento sui cardini cigolanti, le assi del pavimento erano tutto smesse e scricchiolavano ad ogni passo; le pareti sembravano ondeggiare nella penombra e le ragnatele, lunghe e polverose, avevano l’aspetto terrificante di fantasmi. Ma sembrava un posto rassicurante, il che era strano, perché di solito, quel posto, di notte, significava solo dolore e sofferenza.
Sirius salì le scale lentamente, non c’era fretta, e sbirciò in un paio di stanza prima di trovare ciò che cercava; sorrise a Remus, quando lo vide guardare fuori dalla finestra, illuminato dalla luce lunare.
“Hey, Moony.” Chiamò e quello si voltò, ricambiando il sorriso. “Di tanti posti perché proprio la Stamberga?” Domandò Black, sedendosi scompostamente su una vecchia poltrona polverosa; eppure, pensò Remus, nonostante avesse le gambe penzolanti dal bracciolo e fosse tutto scomposto, Sirius era sempre dannatamente elegante. Un po’ gli invidiava quella sua capacità di sembrare sempre perfetto, ma scacciò il pensiero, perché era inutile e sciocco.
“Mi sembrava che qui avesse tutto più significato.” Mormorò in risposta, posando la mano sul legno della finestra, quasi carezzandolo.
“Mh, posso capirlo.” Annuì l’altro, guardandosi intorno. “Quante notti che ci abbiamo passato qui, eh?” Domandò poi e la domanda sarebbe stata del tutto innocente, se non fosse stato per quel ghigno furbo che piegava le labbra di Sirius.
Remus alzò gli occhi al cielo, non potendo però fare a meno di sorridere. “Non cambi mai. Sei sempre il solito maniaco.” Lo prese in giro. “Io volevo dire che qui…”
“Lo so, dai.” Lo interruppe Black, alzando le spalle. “Volevo solo metterti in imbarazzo, ma a quanto pare stavolta non ci sono riuscito, maledizione.” Ma non lo disse davvero seccato.
“Non ci sei mai riuscito…” Lo corresse Remus.
“Oh, questo non è vero!” Gli rispose indignato Sirius, incrociando le braccia. “C’è stata quella volta, quando James--”
“Mi sei mancato.”
Dalla sua poltrona Black guardò il licantropo con espressione inebetita per un attimo, poi scosse la testa, senza distogliere gli occhi da quello sguardo divertito, che però comunicava esattamente ciò che la bocca aveva detto con le parole. Sirius borbottò un questo si chiama barare, ma Remus non vi diede peso e tornò a guardare fuori dalla finestra; sbirciando la sua espressione, Black s’accorse che non era triste: malinconica, questo sì, ma non v’era traccia di dolore sul viso dell’altro e questo lo rincuorò.
“Avevo paura che…” Tentò di dire, ma si bloccò quando l’altro si voltò a guardarlo; si schiarì la gola, guardò altrove ed iniziò a far dondolare un piede, imbarazzato e nervoso. “… che non saresti venuto. Che avessi qualche rimpianto e che non… Sai…” Fece un gesto vago con la mano e poi si coprì il voltò, troppo imbarazzato per continuare.
Remus lo sentì borbottare un che idiota e rise silenziosamente. “Non penso di avere molta scelta, Sirius.” Lo disse con serenità, forse sbagliando, perché Black lo guardò sorpreso e ferito, ma lui proseguì. “Ma non ho rimpianti. Ho aspettato tanto a lungo questo momento, così tanto che a volte pensavo di impazzire nell’attesa.”
“Posso immaginare…” Annuì l’altro, guardandolo seriamente.
“Ci sono stati momenti in cui avrei voluto mettere fine a tutto con le mie mani, altri in cui ho sperato che Moony la facesse finita per me.”
Sirius si alzò, prendendolo per le spalle e guardandolo negli occhi, quasi terrorizzato. “Stai dicendo delle cose orribili, Remus…”
“Ma è la verità. E che senso ha tacertela?” Il licantropo gli sorrise, con espressione consapevole. “E poi sono sicuro che tu sappia già tutte queste cose.”
“Sì, ma un conto è saperle, un altro è sentirtele dire.” Disse Sirius con un sospiro sconsolato. Gli lasciò le spalle, andando a sedersi di nuovo sulla poltrona; l’osservava con attenzione e serietà, le labbra strette e le mani giunte sotto il mento, come se stesse cercando di leggergli nel pensiero, per capire cosa volesse dire con tutti quei discorsi.
“Hai ragione… Mi dispiace.” Gli disse Remus, abbassando lo sguardo, ma il sorriso non svanì nemmeno per un attimo. “Pensi che sia egoista da parte mia?”
Black inclinò la testa, senza capire. “Tu? Egoista?” Chiese, perplesso e sinceramente sorpreso. “Dacché ti conosco, Moony, tu non sei mai stato una persona egoista. Hai sempre diviso tutto con noi… Beh, sì, la tua cioccolata preferita difficilmente la dividevi con qualcuno, ma lo capisco. Giuro, lo capisco e ti perdono per questo.” Disse solennemente, annuendo. “Non ti considero un egoista per non avermi concesso di assaggiare nemmeno un quadratino così… così piccolo!” Gli fece vedere indice e pollice vicinissimi, mentre scuoteva la testa. “… della tua buonissima cioccolata preferita. No, nel modo più assoluto. Credimi.”
Remus rise divertito, poi sospirò, tornando serio. “È che sono felice di vederti…”
“Anch’io lo sono. Cioè, che tu mi veda. E di vederti.”
“Padfoot…”
“Ok, ok. È il tuo monologo!” Esclamò Black, alzando le mani in segno di scusa. “Vai avanti, prometto che non ti interromperò più. Forse.”
Il licantropo lo guardò per un momento senza troppa convinzione, poi scosse la testa, sorridendo. “Sono felice di vederti, davvero. Ma… Ho paura che tutto questo non sia giusto nei loro confronti.” Si interruppe un momento, non sapendo esattamente come continuare.
Sirius alzò una mano, guardandolo come se gli stesse chiedendo il permesso di parlare e Remus gli fece un gesto d’assenso. “Beh, come hai detto tu prima: non penso tu abbia molta scelta.”
“Posso scegliere se esserne felice o no.”
“Ehm… Penso che non si possa scegliere di essere felici, Moony. Se lo si potesse fare, scommetto che i gruppi di auto-aiuto e gli psicoanalisti non esisterebbero a questo mondo e buona parte dei suicidi si eviterebbe facilmente. A meno che tu non abbia la capacità di scegliere. Perché in quel caso vorrei proprio sapere perché sceglievi di deprimerti ogni settimana di plenilunio.”
“Sei stato molto chiaro, Sirius, grazie.” Annuì Remus, quasi esasperato.
“Bene. Ne sono felice. Perché, sai, a volte penso che il nostro problema sia che non riusciamo a capirci, quindi ho sempre pensato che fosse colpa mia, perché tu… Cioè, tu le parole le sai usare bene, mentre io… Ecco, lo sai… Non—”
“Questo era il mio monologo, Sirius?” Domandò il licantropo con sarcasmo. Black alzò di nuovo le mani e poi gli fece cenno di proseguire. “Grazie, Padfoot.” Disse, sospirando e tornando a guardare fuori, per cercare di riprendere il filo del discorso. “Temo che tutto quello che stavo aspettando sia arrivato semplicemente nel momento sbagliato.”
Sirius avrebbe voluto dire qualcosa, ma si trattenne.
“So cosa vuoi dirmi… Che non c’è un momento giusto o un momento sbagliato: succede e basta. Ma Harry…”
“Oh, Harry se la caverà! Ha ripreso la forza da Lily, la sventatezza da James, la testardaggine da me e…” Sirius si bloccò quando si accorse dell’occhiataccia dell’altro. “… La tua logica. Finito.”
“Ho piena fiducia in Harry, ma… Forse non era il caso.”
“Oh, andiamo! Non è che ti sei lanciato verso la maledizione che ti ha scagliato quel gran bastardo di Doholov!”
“Sirius, perché continui ad interrompermi?”
“E tu perché mi hai fatto venire qui, se volevi un monologo senza interruzioni?” Domandò Black, ghignando vittorioso.
Remus sospirò, sconfitto. “Va bene. Non l’ho fatto; non mi sono accorto di lui, ecco la verità. Temevo che Ninfadora venisse colpita e… non ho potuto fare niente per impedirlo. Il piccolo Ted ora rimarrà senza genitori, come Harry…”
“Ma ci sarà Andromeda con lui… E sono sicuro che Harry gli vorrà bene e gli racconterà tante cose su di te.” Sirius si alzò di nuovo, mettendogli una mano sulla spalla e guardandolo dritto negli occhi.
Remus sorrise, leggermente imbarazzato. “Spero non gli racconti che volevo abbandonare lui e sua madre…”
“Hai avuto paura. Lo capisco… Cioè, penso sia comprensibile: non era esattamente il momento adatto per far nascere un bambino, Moony, ma è successo. Così come è successo che… tu sia morto.” Sirius gli sorrise, prendendogli il volto fra le mani e distendendogli l’espressione, con i pollici. “Ma ho visto com’eri felice quando è nato. E c’era anche Harry a vederlo.”
Remus sembrò pensarci un attimo, poi annuì, sorridendo nel ricordare il momento in cui Ted era nato. “Non è così che avevo immaginato la mia vita.” Disse, guardando il cielo; Sirius l’aveva squadrato, assicurandosi che il malumore fosse andato via, poi aveva sorriso divertito.
“E allora come?”
“Non lo so. A vent’anni pensavo a qualcosa di… diverso.” Aveva risposto il licantropo, facendo un mezzo sorriso, per poi tornare a guardare la luna piena che brillava nel cielo notturno. “Pensavo che saremmo stati insieme per sempre, io e te, e che avremmo continuato a fare i baby-sitter ad Harry, ogni volta che Lily e James avessero avuto voglia di uscire. Che magari avremmo avuto delle incomprensioni, magari qualche brutto litigio, ma alla fine saremmo tornati nel nostro monolocale a Londra e avremmo fatto pace come due ragazzini.”
“È a questo che stai pensando?” Sirius lo abbracciò, baciandogli il collo, incantato da quella vita che poteva esistere solo in un racconto.
“Sì. A questo e a quanto sia bella la luna piena, nonostante tutto.” Sentì le labbra dell’altro piegarsi all’insù e sorrise di riflesso. “Mi dispiace solo non poter restare per Ted.”
“Sarà forte.”
“Certo che lo sarà: è mio figlio.”
Sirius gli prese la mano. “Allora, andiamo? James e Lily vogliono rivederti…”
Lo sguardo di Remus gli fece capire che non c’era bisogno di chiederlo e che anche lui voleva rivederli; gli strinse la mano e in un attimo tutto finì.
Note:
scritta per
Temporal-mente di Criticoni con
prompt "È
stata una lunga attesa, lunga ed estenuante." (Matrix) ♥
il titolo, invece, riprende un verso della canzone "Un attimo" di Gianna
Nannini.
Avevo iniziato a scrivere questa ff qualche settimana fa, risolvendo con il
realizzare una double drabble (precisamente la parte finale di questa
one-shot); poi, visto che il prompt si prestava a Remus (e Remus si presta
sempre a dire frasi imbarazzanti con molto garbo), l'ho allungata.
Arrivata a fine fanfic, però, mi sono accorta che qualcosa non quadrava. E
all'improvviso mi sono ricordata di "Al di là" di Miki_TR, mia collega
Wolfstar e amica; le ff sono simili, per alcuni versi, ed ho quindi
contattato Miki per sapere se la mia ff poteva andar bene o se le davano
fastidio le somiglianze. Non avendo ricevuto risposta (purtroppo Miki è
offline da Gennaio ç__ç), la pubblico comunque, aspettando sue notizie.
La mia beta, comunque, mi ha rassicurata: non
sono una plagiatrice XD
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).