Il diadema
 

 

Walburga non era una donna a cui piaceva ostentare la propria ricchezza; la nobiltà, quella sì che era importante, ma era convinta che al giorno d’oggi chiunque potesse diventare ricco, pertanto anche l’uomo più agiato della terra ai suoi occhi non  valeva niente se non poteva dimostrare d’essere di sangue blu. Di gioielli ne aveva comunque, anche se erano tutti stati ereditati da sua madre; tra di essi, spiccava un diadema di diamanti, un monile che si tramandava di madre in figlia. Nel caso di Walburga, dato che aveva solo due figli maschi, la coroncina sarebbe stata affidata alla moglie del primogenito, Sirius.

Sin da quando il piccolo Black era stato in grado di mettersi in piedi, la donna gli aveva spiegato l’importanza di quella tradizione e, in generale, l’importanza di quel gioiello. Sirius, a soli cinque anni, difficilmente riusciva ad afferrare il concetto di matrimonio, pertanto riteneva che potesse regalare quell’oggetto a chiunque desiderasse.

Un giorno d’estate, mentre la signora ed il signor Black erano in salotto a cercare refrigerio, i piccoli Sirius e Regulus si avventurarono temerari nella stanza da letto di mamma e papà. Il primogenito aveva in mente di vantarsi con il più piccolo, mostrandogli quale immenso tesoro gli fosse stato affidato – anche se in verità il diadema non gli era affatto stato affidato, ma per Sirius era come se fosse già suo.

“Sirius…” Piagnucolò Regulus, tirandogli la mano per tirarlo via dalla specchiera della madre. “Non dobbiamo entrare qui… Mamma si arrabbierà.” Mormorò, guardandosi intorno insicuro e spaventato.

“Fifone! E poi non sto facendo niente di male… Il diadema è mio.” Gli rispose Sirius, continuando a frugare fra gli oggetti preziosi di sua madre.

“Non è vero che è tuo.” Disse coraggiosamente il più piccolo. Il fratello si voltò verso di lui con espressione infastidita e lui per un momento temette di venir colpito.

“Sì che è mio!”

Bugiardo… Se fosse tuo lo terresti tu…” Brontolò Regulus, coprendosi istintivamente la testa con le mani quando vide Sirius voltarsi verso di lui. Era già pronto a scoppiare in lacrime, quando si accorse che il fratello non l’aveva picchiato e che, probabilmente, non ne aveva la minima intenzione. Si azzardò, quindi, a sbirciare e vide che Sirius gli mostrava con orgoglio una piccola coroncina, tutta luccicante; dimentico della sua paura, si avvicinò al fratello e guardò con occhi che brillavano di meraviglia il tesoro.

“Visto? Te l’avevo detto che era bello!” Esclamò con fierezza Sirius.

Regulus riuscì solo a muovere il capino in cenno d’assenso, troppo sbalordito per riuscire a parlare; prese la coroncina fra le mani e la guardò più da vicino.

“Che cosa state combinando voi due qui?” La voce di Walburga risuonò minacciosa alle loro spalle ed i due bambini si voltarono terrorizzati, solo per vederla avanzare, torva in viso e con nessuna buona intenzione.

Sirius si sbrigò a togliere il diadema della mani del fratello e a rimetterlo a posto, nonostante sapesse bene che era tutto inutile: il guaio ormai era fatto. Sentì la mano di Regulus infilarsi velocemente nella sua e lo vide che si nascondeva dietro di lui, accucciandosi contro la sua schiena.

“Questa volta l’avete combinata grossa! Quante volte vi ho detto di entrare qui dentro?” Chiese la signora Black, che li sovrastava, alta e minacciosa, con espressione irritata.

Sirius la guardò spaventato, poi lanciò un’occhiata a Regulus e fece un passettino in avanti. “È colpa mia.” Mormorò. “Regulus non c’entra niente…”

Walburga lo guardò sospettosa, e per un attimo Sirius temette che il suo piano non avesse fatto altro che peggiorare la situazione; poi la donna lo prese per un orecchio e Regulus per un braccio trascinandoli fuori. Quando chiuse il fratellino nella sua stanza, Sirius gli sorrise rassicurante, pronto a ricevere qualsiasi punizione.

 

 


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Note: si ringrazia il Tessoro per avermi ispirata dicendomi semplicemente "baby Sirius e baby Regulus" ♥

 

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