
La canzone dei
vecchi amanti
"Ma c'è voluto del talento per riuscire ad
invecchiare senza diventare adulti." (La canzone dei vecchi amanti - Franco
Battiato)
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Remus entrò in casa facendo il meno rumore possibile: il dipinto della vecchia Walburga si era fatto particolarmente sensibile a qualsiasi suono nel corridoio, probabilmente a causa dei continui piccoli disastri che combinava Tonks ogni volta che entra o usciva dal quartier generale. Solo arrivato di fronte alla cucina azzardò un saluto, per far sapere agli eventuali inquilini che era lì; nessuno gli rispose e non ne rimase sorpreso: con Arthur in ospedale, Molly e tutti i Weasley passavano la maggior parte della giornata al San Mungo, nonostante i medimaghi avessero prescritto riposo assoluto al loro paziente.
Il licantropo iniziò quindi a salire le scale che portavano alle stanze da letto; anche se i Weasley non c’erano, da qualche parte in casa si trovava sicuramente Sirius, agli arresti domiciliari, come era solito dire con l’espressione torva. Lo chiamò un paio di volte e, quando non rispose nemmeno al terzo tentativo, Remus iniziò ad insospettirsi. Che quello sciagurato fosse uscito di casa quando non c’era nessuno a controllarlo?
“Sirius?” Tentò ancora una volta, già pronto a lanciare l’allarme e andare a cercarlo – giusto per fargli una belle ramanzina – in caso l’unica risposta fosse stata di nuovo il silenzio.
“Sono qui.” La voce del padrone di casa arrivò un po’ attutita da dietro la porta della sua stanza, ma Remus poté finalmente tornare a respirare – nonostante non si fosse minimamente accorto di aver trattenuto il fiato. Con passo veloce, raggiunse la stanza di Sirius e, bussando un paio di volte, entrò: l’uomo era seduto per terra, a gambe incrociate, e sfogliava un libro. Strano, fu la prima cosa che pensò Remus, alzando un sopracciglio con scetticismo: aveva tentato mille volte di persuadere Sirius a leggere qualcosa, visto che non poteva fare niente per tutto il giorno, ma la risposta era sempre stata la stessa, ovvero un’occhiata perplessa, come se Black non conoscesse il significato della parola leggere. Avvicinandosi, in effetti, il licantropo scoprì che in verità quella che Sirius stava sfogliando non era un libro, bensì un album di fotografie. “Ancora foto, Padfoot?” Domandò, facendo un piccolo sorriso, mentre incrociava le braccia e l’osservava dall’alto.
“Sì.” Rispose semplicemente l’altro, continuando a sfogliare il raccoglitore. Si fermò alla pagina successiva, fissando le fotografie che conteneva; poi, quasi come una carezza, passava la mano sul foglio e girava.
“Non dovresti guardarle così spesso.” Commentò il licantropo, guardando una foto in cui James salutava verso l’obbiettivo lanciando in aria un boccino d’oro, per riafferrarlo al volo.
“No, ma se devo soffrire, voglio farlo come dico io, Moony. Non stando in questa casa a marcire insieme al legno e al ritratto di mia madre.” Probabilmente nelle intenzioni di Sirius quella doveva essere una battuta ironica, ma gli uscì piuttosto come un lamento.
“Sirius…” Remus aveva il tipico tono da non fare i capricci, anche se lo mascherava bene dietro uno sguardo condiscendente.
“Lo so. Per il mio bene, e bla bla bla.” Lo fermò prima che potesse iniziare a ricordargli che era ancora un evaso e che pertanto non poteva andarsene in giro liberamente. “Ma è straziante lo stesso.”
“Lo so.”
Sirius lo guardò di sbieco, chiaramente pensando no, non lo sai, ma evitò di dar voce alle sue riflessioni; non era carino, in fondo, trattar male Remus che era andato lì apposta per… “Come mai sei qui?” Domandò, quasi sospettoso.
“Pensavo ti facesse piacere un po’ di compagnia.” Rispose il licantropo, poi indicò la porta. “Ma posso anche andarmene, se preferisci stare con le fotografie.”
“Ah ah! Non fare il permaloso, Remus. Non ti sto ignorando, mi pare.”
“Ti stai lamentando, piuttosto.”
Sirius sbatté una mano sul pavimento. “Beh, penso d’averne tutto il diritto!” Urlò e per un attimo la sua voce sembrò tuonare in tutta la casa, come un’eco. Lupin incassò chiudendo gli occhi e contando fino a dieci, con molta lentezza: anche partendo con le migliori intenzioni, qualsiasi tipo di conversazione fra loro finiva con uno dei due che urlava – generalmente Sirius – e l’altro che se ne andava in silenzio – di solito lui.
Quella volta, però, Remus ammise che era colpa sua e del suo nervosismo, quindi si limitò a sospirare e a sedersi accanto a Sirius, prendendogli la mano che aveva precedentemente sbattuto a terra. “Ti sei fatto male?”
Black, che in quel momento aveva il broncio di un bambino, scrollò le spalle, ma almeno non tentò di allontanarlo. “Un po’…” Ammise dopo un attimo e lo guardò male quando si azzardò a ridacchiare. “Non mi hai ancora risposto. Per quanto mi faccia piacere sapere che sei venuto qui anche per me, vorrei sapere quale altro motivo ti porta al quartier generale dell’Ordine.” Brontolò, liberando la mano dalle sue e massaggiandola.
“Niente, davvero. Solo che non mi andava di tornare a casa dopo l’ennesimo buco nell’acqua. Tentare di parlare con i licantropi in questo modo non è facile.”
“Remus, non voglio che tu vada in mezzo a quelle bestie.”
“Grazie del complimento.”
“Moony, quelli non sono come te!” Affermò Sirius con veemenza, afferrandogli entrambe le mani.
“Beh, è proprio perché io sono come loro che riesco a tornare a casa tutto d’un pezzo, Sirius.” Gli ricordò Remus, liberandosi della sua presa. “E comunque non ho detto che sarei andato a vivere con loro. È solo che così è davvero difficile: sono schivi anche con me, non si fidano, perché pensano che mi mandi il Ministero.” Prima che Sirius potesse dire quello che stava pensando, il licantropo lo fermò. “Sì, gliel’ho ripetuto mille volte che non sono del Ministero e che non sono collegato ad esso in nessun modo, ma non è facile.”
L’altro uomo mise di nuovo il broncio, scuotendo la testa. “Non possono mica essere tutti intelligenti come te.” Commentò e quella frase sciocca sembrò finalmente dissolvere l’atmosfera tesa che era calata nella stanza. I due uomini restarono per un po’ in silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri; poi Sirius ricominciò a sfogliare l’album: si fermò davanti ad una fotografia che li ritraeva entrambi, chini su un grosso libro che aveva tutta l’aria di provenire dal Reparto Proibito della biblioteca. Sbirciando, Remus poté vedere che in quella foto avevano sì e no quindici anni e che nel loro parlare fitto fitto non si erano nemmeno resi conto d’essere stati fotografati. “Sai, a quei tempi pensavo che fossimo… beh, immortali.” Commentò all’improvviso Sirius.
“A quell’età lo pensano tutti, Padfoot.” Remus sorrise malinconico, ma teneramente, mentre la mano di Sirius riprendeva a sfogliare l’album.
“Forse hai ragione te.” Brontolò l’altro. “Ma pensavo che avremmo vissuto sempre tutti insieme. Voglio dire magari James con Lily ed Harry e noi due… Insieme, in quell’appartamento a Londra.”
“In quel buco a Londra, vorrai dire. Se ci ripenso mi vengono i brividi…” E rabbrividì davvero ripensando a quel monolocale minuscolo, con cucina, sala da pranzo e camera da letto nello stesso ambiente di pochi metri per altrettanti pochi, ovviamente sempre in disordine, perché tentare di mettere a posto quando si aveva Sirius intorno era un’impresa più che difficile, probabilmente inumana.
“Eppure allora ti piaceva, soprattutto perché ti bastava allungare una mano fuori dal letto per aprire la credenza e prendere il tuo cioccolato.” Sghignazzò Black, mentre i suoi occhi guardavano un punto imprecisato della stanza, probabilmente ricordando una scena particolare.
“Come ho fatto ad abitarci per ben due anni?” Rise Remus, mettendosi una mano sulla fronte, continuando a pensare al caos che regnava in quell’appartamento.
“Merito della vasca da bagno, probabilmente.” Gli rispose l’altro, distrattamente; prima che il licantropo potesse commentare in qualche modo, gli afferrò la mano e la strinse forte, in modo quasi disperato. Remus notò immediatamente che Sirius non era più sereno e divertito, ma quasi leggeva nei suoi occhi quello sguardo tormentato che aveva due anni prima, quando lo aveva rivisto nella Stamberga Strillante. “Che fine abbiamo fatto, Remus?”
Il licantropo non capì cosa intendesse con quella domanda; rimase in silenzio e gli strinse la mano.
“Guarda com’eravamo… E guardaci adesso.” Si voltò verso di lui, e gli sembrò improvvisamente più vecchio, più sciupato, meno sé stesso, in qualche modo. “Pensavo che… Allora credevo fermamente che qualsiasi cosa fosse successa, non saremmo mai cambiati.”
“L’eterna giovinezza è un mito, Sirius.” Gli disse prudentemente Remus.
“Ma mi hanno tolto anche il diritto d’averla, la mia giovinezza. E l’hanno tolto anche a te, e a James e Lily. Non so più… che fine abbiamo fatto. Non mi riconosco più in queste foto.”
“È per questo che continui a guardarle?” Gli chiese dolcemente l’altro, mentre gli passava una mano fra i capelli, timoroso che il gesto potesse non essere ben accolto. Sirius però non fece minimamente cenno di essersi accorto di quelle carezze e si limitò ad annuire, abbassando lo sguardo su quelle fotografie. Non poteva nemmeno lontanamente immaginare cosa avesse significato per Sirius ritrovarsi catapultato improvvisamente dall’essere un giovane ventenne al vivere nel corpo di un uomo di trentacinque anni; era invecchiato senza nemmeno accorgersene. E quello doveva essere un o dei tanti traumi che Azkaban gli aveva lasciato e che forse non sarebbe mai riuscito a superare. Istintivamente, Remus lo abbracciò, poggiando il mento sulla sua testa; per un momento Sirius si irrigidì, ma poco dopo poggiò le mani sui suoi fianchi, stringendo i lembi della camicia. “Sirius, sei sempre tu. Sei cambiato ed è vero che Azkaban ti ha tolto una parte importante della tua vita, ma sei sempre Sirius.” Prendendogli la testa fra le mani, Remus lo guardò dritto negli occhi, seriamente. “Io ti conoscevo allora e ti conosco adesso: sei sempre Sirius.”
Sirius lo guardò dritto negli occhi, un lampo d’insicurezza gli balenò nello sguardo, ma poi annuì. “Lo so.” Mormorò, posando una mano sulla sua e lasciando che il silenzio la facesse da padrone per qualche altro attimo. “Ti toccherà sopportarmi ancora per molto, lo sai, vero?” Scherzò, cercando di cancellare le ultime tracce di incertezza dalla sua voce e di preoccupazione dal viso di Remus.
Il licantropo sorrise appena, accarezzandogli la guancia. “Lo so e ne sono felice.”
“Il nostro è un matrimonio, Remus. Litighiamo come due vecchi coniugi, come ha detto Snivellus… Sembra incredibile che anche lui ogni tanto dica qualcosa di sensato, vero?”
Remus si limitò a sorridere ancora, ben consapevole che, nonostante Sirius cercasse di dimostrare il contrario, ci sarebbe voluto ancora altro tempo prima che superasse i suoi turbamenti.
Quando venne la notte e finalmente Sirius ebbe preso sonno, Lupin lo guardò dormire accanto a sé, le mani che lo stringevano e l’espressione vuota di chi fa un sonno senza sogni né incubi; un matrimonio, eh?, pensò, un attimo prima di addormentarsi e sprofondare anche lui in quel sonno senza sogni.
Note:
scritta per
Temporal-mente di Criticoni con
prompt "Ma c'è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza
diventare adulti." (La canzone dei vecchi amanti - Franco Battiato)* & per il
Meme di Maggio
del Tessoro con prompt 01. Matrimonio della Lista due: Matrimonio (appunto)
& per il Prompting
Post di Juuhachi Go con prompt "Remus/Sirius, ma c'è voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti" ♥
Urlo liberatorio: FINALMENTE L'HO SCRITTA! Cioè, è praticamente da quando ho
sentito per la prima volta questa canzone di Battiato ("La canzone dei
vecchi amanti", appunto), cioè nel lontano 2005 (mi faccio sempre più
vecchia!) che la frase ma c'è voluto del talento per riuscire ad
invecchiare senza diventare adulti mi perseguita. Questa frase è
Sirius. Basta. Forse è proprio perché ritenevo che non ci fosse altro da
aggiungere che ho sempre avuto un blocco nello scrivere la storia; ma alla
fine eccola qui. E ne sono orgogliosa.
*sostituisce "The sun may blind our eyes, I'll pray the skies above for snow to fall on the Sahara." (Snow on the Sahara - Angunn)
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).