Misunderstood

"O sei ancora quella che è cresciuta insieme a me?" (Qualcosa di grande - Lunapop)
 

 

Quella domenica era stato deciso che ci sarebbe stata un’enorme riunione familiare: tutti a casa di nonna Weasley per passare insieme del tempo, fra nipotini urlanti e adulti pronti a ricordare ogni minimo particolare della propria vita passata. A volte Ted si chiedeva che c’entrava lui in tutto quello: né lui né sua nonna avevano legami di sangue con i Weasley (se non, forse, per qualche via traversa, tramite matrimoni fra famiglie nobili, per mantenere sangue puro).

Se Harry gli avesse sentito dire una cosa del genere l’avrebbe sgridato, probabilmente senza nemmeno rendersi conto che Teddy era un po’ cresciuto per la ramanzine e che ormai poteva perfettamente rispondergli a tono senza nemmeno passare per un adolescente arrabbiato. Del resto, però, era da un anno e mezzo che non si presentava alla Tana e la signora Weasley, che non aveva mai perso la sua attitudine a fare da mamma chioccia a pressoché chiunque, sembrava così entusiasta del fatto che ci fosse anche lui, che proprio non aveva potuto dire di no.

In fondo, poi, nonostante il giovane Lupin fosse un tipo a cui piaceva la solitudine e non esattamente quel tipo di persona da famiglia, per così dire, anche lui era felice di rivedere tutti quanti; le uniche persone con cui si era sentito regolarmente, durante quell’anno in cui era stato all’estero e poi aveva trovato un lavoro al Ministero, erano sua nonna ed Harry – sporadicamente si era messo in contatto anche con Charlie Weasley per chiedergli dritte sui posti in cui poter alloggiare durante il suo vagabondaggio in Europa. Inutile dire che Charlie gli aveva indicato solo posti in cui c’erano draghi nei dintorni e quindi non esattamente luoghi raccomandabili e tranquilli; ma Teddy non era uno che si scoraggiava facilmente.

Quei mesi all’estero, comunque, erano stati quasi più utili di tutti gli anni ad Hogwarts, perché il ragazzo aveva imparato a cavarsela davvero sempre da solo ed aveva scoperto che la cosa non gli dispiaceva affatto. Da quando era diventato abbastanza grande da capire che, nonostante Harry dicesse sempre che poteva fare affidamento su di lui, non poteva davvero continuare a stargli attaccato come un bambino; e lo stesso discorso – o più o meno lo stesso – valeva anche per sua nonna: lei era l’unica sua vera parente, ma aveva fatto già troppo per lui e Ted sentiva che era arrivato il momento di… lasciare il nido. Andromeda era stata sempre corretta, lo aveva viziato come avrebbe fatto una nonna normale e sgridato come invece avrebbe fatto una madre; anche per tutti quegli sforzi, Teddy voleva che fosse orgogliosa di lui e trovare un lavoro ed avere la sua autonomia gli sembrava un ottimo inizio.

E poi venivano tutti i Weasley, che sin da quando era bambino lo aveva circondato, coccolato e occasionalmente sgridato. Nonostante fino a qualche anno prima li considerasse parte integrante della sua famiglia, non gli ci era voluto troppo, dopo quel viaggio, per capire che sì, voleva loro molto bene, ma la sua famiglia era sua nonna.

Era comunque piacevole rivederli, pensò vagamente mentre veniva assalito dalla mandria di ragazzini capitanata da James; era un tuffo nella sua infanzia vedere come ancora la signora Weasley gli chiedesse se mangiava abbastanza e, senza nemmeno aspettare risposta, commentava con un sei troppo magro. Ed era sempre quasi imbarazzante sentire il signor Weasley dirgli che assomigliava a suo padre, nonostante Teddy non avesse esattamente le fattezze di Remus Lupin. E poi era divertente vedere come Ron si lambiccasse il cervello per distoglierlo dal commento di suo padre, e come fossero sempre i suoi fratelli o Hermione a toglierlo dall’imbarazzo. E infine, proprio quando Teddy aveva iniziato a riprendere confidenza con quell’ambiente, era arrivata Victoire.

In quell’anno e mezzo non aveva mai visto nemmeno lei e continuava a ricordarla come la perfida sedicenne che ad Hogwarts si divertiva a far strage di cuori; vederla che sorrideva con grazia, senza il fare civettuolo che ricordava, fu quasi uno shock. Assomigliava, ovviamente, a sua madre e da lei aveva ripreso la sua bellezza incantevole; ma era la prima volta che Ted la vedeva bella e ciò dipendeva indubbiamente dal fatto che per lui Victoire era sempre stata la bambina che gli faceva i dispetti quand’erano piccoli.

Ricordava ancora molto distintamente la volta in cui, lui aveva otto anni e lei sei appena compiuti, gli aveva fatto lo sgambetto, facendolo inciampare: lei si era presa una bella sgridata, mentre Teddy due punti di sutura sul sopracciglio. E poi c’erano state le innumerevoli volte in cui, quand’erano ancora più piccoli, la bambina gli aveva spalmato in faccia quello che c’era nel suo piatto; o tutte le volte che gli aveva tirato i capelli, perché gli piaceva il colore che avevano; o tutte le volte che aveva dovuto giocare con le sue bambole, perché tu sei più grande di lei, devi avere pazienza.

Nemmeno quando Victoire lo aveva raggiunto ad Hogwarts le cose erano cambiate, anzi: per i primi due anni, la ragazzina non aveva fatto altro che tampinarlo e Teddy era stato quasi costretto a farle da baby-sitter, quando invece avrebbe di gran lunga preferito la compagnia dei suoi amici. Poi, una volta cresciuta un po’, aveva iniziato a prenderlo in giro, per qualsiasi cosa facesse; certo, ovviamente scherzava e non c’era cattiveria nelle sue battute, ma Ted la trovava insopportabile, soprattutto quando lo chiama Teddy  in presenza dei suoi compagni. Era qualcosa di tremendamente imbarazzante, soprattutto perché pensava di essersi finalmente liberato di quel nomignolo infantile e assolutamente poco dignitoso.

E invece se la ritrovava lì, quel giorno, un interno anno dopo l’ultima volta che si erano incontrati e Victoire era… diversa. Lo poteva dire dal suo atteggiamento, del tutto nuovo, non più infantile o lezioso, ma grazioso e composto; lo poteva dire dal modo in cui parlava, dal modo garbato in cui rideva e dal modo gentile e condiscendente con cui giocava con i bambini.

“Ciao Ted.” Lo salutò, avvicinandosi e sorridendo. “Sono felice di rivederti… È passato così tanto tempo dall’ultima volta. Quasi temevo che volessi evitarci!”

Al ragazzo ci volle un po’ prima di riuscire a parlare senza dover temere di balbettare. “Non dire sciocchezze! Perché mai avrei voluto evitarvi?”

Victoire alzò le spalle ed i lunghi capelli le scivolarono in avanti, incorniciandole il viso. “Come stai?”

“Bene. Tutto bene. Tu?” Non avrebbe mai voluto ammetterlo, ma Teddy era seriamente in imbarazzo, perché non riusciva a collegare quella bellissima ragazza alla pestifera Victoire che conosceva. Fortunatamente per lui, lei non sembrava essersene accorta minimamente e gli parlava con naturalezza, come se si fossero lasciati giusto il giorno prima e non fossero in realtà trascorso tutto quel tempo dall’ultima volta che si erano parlati, se non addirittura visti.

Victoire gli raccontò tutto quello che era successo ad Hogwarts dopo il suo diploma e fu piacevole passare il pomeriggio insieme, chiacchierando senza prese in giro né dispetti d’alcun genere, mentre i ragazzini ronzavano loro intorno, cercando di coinvolgerli nei loro giochi.

A sera inoltrata, arrivata l’ora di tornare ognuno a casa propria, Ted fece piuttosto fatica a lasciare i Weasley – cosa che non avrebbe mai immaginato, date le premesse di quella mattina – e soprattutto Victoire: era stato sorprendentemente bene e lei gli aveva strappato la promessa di vederla partire per il suo ultimo anno ad Hogwarts.

Teddy ci sarebbe stato, cascasse il mondo.

 

***

 

Victoire si guardava intorno ansiosa, cercando con gli occhi fra la folla di ragazzi e familiari che come ogni anno s’era raccolta intorno all’Hogwarts Express. Pensava davvero di averlo persuaso a venire, ma a cinque minuti dalla partenza lui ancora non si era fatto vivo, il che poteva solo significare che non aveva la minima intenzione di andarla a salutare. La ragazza imbronciò il viso, sospirando; quanti le stavano vicino rimasero a fissarla imbambolati per qualche attimo, prima di distogliere lo sguardo imbarazzati.

Che sciocca che era stata a pensare che un pomeriggio passato insieme potesse voler dire qualcosa.

“Vic!” Chiamò una voce trafelata, poco distante. “Victoire!”

La ragazza si guardò intorno, trattenendo il fiato, e lo vide: un ragazzo con i capelli blu e spettinati zigzagava nella folla per raggiungerla, salutandola con un mazzo di fiori. Quando le fu davanti, Victoire rise del suo affanno, ma le risate le morirono in gola quando Ted le porse il mazzo di rose bianche. “Per me?” Domandò, più per la sorpresa che per qualche reale dubbio.

Teddy annuì, il viso rosso, forse per la corsa, forse per l’imbarazzo. “Ho pensato che le rose bianche, sai… ti donassero.” Borbottò, stavolta visibilmente imbarazzato.

La ragazza sorrise e lo abbracciò di getto; poi, un attimo dopo, le bastò guardarlo negli occhi color cioccolato per non aver il minimo tentennamento nel baciarlo. Ted, già sorpreso per l’abbraccio, venne preso in contropiede dal bacio inaspettato, ma non perse eccessivamente tempo e la strinse a sé, ricambiando il bacio con trasporto. Quando si allontanarono, leggermente imbarazzati, Victoire prese il mazzo di rose e lo guardò incantata. “Temevo che non sarebbe mai arrivato questo momento.”

Ted la guardò senza capire ed il treno fischiò la sua imminente partenza. La ragazza gli baciò di nuovo le labbra e salì, affacciandosi al finestrino.

“Che intendevi dire?” Le chiese il ragazzo, avvicinandosi.

“Pensavo ti fossi accorto che ho sempre avuto una cotta per te!” Victoire rise per dissimulare il suo imbarazzo.

“Sempre?!” Fece Ted sorpreso, mentre il treno fischiava una seconda volta.

La ragazza annuì, mentre il mezzo iniziava a muoversi; poi gli sorrise e, sporgendosi un po’ di più, gli urlò: “Scrivimi!”

Il giovane Lupin annuì inebetito, mentre la salutava con la mano; quando ormai il treno fu scomparso e lui si ritrovò solo sul binario 9 e ¾, si mise una mano sulla fronte, ridendo. Lei era sempre rimasta la stessa, era lui a non aver capito niente!

Ma del resto, come pretendeva Victoire che capisse visto che gli faceva solo dispetti?

Oh, pazienza, si disse Teddy, scrollando le spalle e guardando, ancora un po’ stordito, il puntino minuscolo che era diventato l’Hogwarts Express.

 

 


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Note: scritta per Temporal-mente di Criticoni con prompt "O sei ancora quella che è cresciuta insieme a me?" (Qualcosa di grande - Lunapop) & per il Meme di Maggio del Tessoro con prompt 01. Rosa bianca della Lista uno: Rose ♥
Questa fanfic mi rende orgogliosissima di me stessa per svariati motivi: 1) è una het XD roba che penso di aver dimenticato da quando ho avuto il mio primo traumatico incontro con il genere yaoi, ormai otto anni or sono (cacchio!); 2) è CANON (e chi si azzarda a dire l'epilogo non esiste dopo che c'è stato 'st'altro miracolo è una fangirl morta!); 3) c'è il mio piccolo tenerissimo orsacchiotto Lupin! Victoire è graziosa e sono riuscita a scrivere di lei in termini civili; 4) ho menzionato James una sola volta XD

Pare poco e invece è tanto, per me XD

 

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