My family

Generalmente a Ted Lupin non dispiaceva mai andare a
trovare la famiglia del suo padrino; in un certo senso si poteva affermare
che lui stesso fosse parte della famiglia Potter, visto che aveva solo sua
nonna.
Il giorno della festa della mamma, però, Teddy aveva
sempre qualche difficoltà a restare in loro compagnia, soprattutto da quando
aveva capito che, nonostante Andromeda lo circondasse d’affetto e quasi lo
viziasse, restava pur sempre solo sua nonna.
Quel giorno in particolare, il dodicenne Teddy Lupin non
aveva alcuna voglia di stare in casa dei Potter, mentre James ed Albus
mostravano a Ginny i loro regali e la piccola Lily, in braccio ad Harry,
tentava di rubare i doni dei fratelli per darli lei alla madre. Così Ted se
l’era svignata di nascosto, sgattaiolando via subito dopo aver dato il suo
regalo ad Andromeda; si era nascosto nel suo posto preferito di casa Potter,
dietro la rimessa, e se ne stava appollaiato sui gradini come quando era un
bambino, pensando a quanto gli sarebbe piaciuto avere i suoi genitori
vicino.
Non era la prima volta che immaginava come sarebbe stata
la sua vita se i suoi non fossero morti; immaginava che avrebbero vissuto in
una casa come quella della nonna, magari proprio accanto a lei, così, ogni
volta che avrebbe voluto, avrebbe potuto andare a trovarla, passare del
tempo con lei e mangiare le sue torte; pensava che il giorno della festa
dalla mamma avrebbe fatto un enorme regalo a Tonks, una cosa sorprendente,
da lasciarla a bocca aperta; magari si sarebbe fatto aiutare da suo padre,
che sicuramente avrebbe saputo cosa fare per sorprendere la mamma.
Ted sospirò amareggiato; peccato che tutto quello fosse
solo un’illusione e che non si sarebbe mai potuta avverare.
“Teddy?” Pigolò una vocina, poco distante da lui; il
ragazzino si voltò e vide il piccolo James che faceva capolino dall’angolo
della rimessa e lo guardava con occhi perplessi. “Perché sei qui?” Chiese,
mettendo le mani dietro la schiena, indeciso se avvicinarsi all’altro o no.
Ted gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui ed
il bambino gli si accoccolò vicino, restando in silenzio a fissare per
terra, evidentemente aspettando una risposta. “Volevo stare un po’ da solo…”
Gli rispose quindi il giovane Lupin, alzando le spalle e guardando anche lui
a terra.
“Devo andare via?” Domandò James, guardandolo da sotto
in su, già con gli occhi lucidi. Ted si era sempre chiesto per quale motivo
James avesse quella specie di adorazione per lui; con Al era diverso, anche
se nemmeno il secondogenito dei Potter rifiutava la sua compagnia nei
giochi, e con Lily, beh, era tutt’altra storia, visto che era ancora troppo
piccola e poi era una femminuccia e Ted non sapeva proprio come comportarsi
con lei. Ma James, fin da quando era stato in grado di camminare da solo
senza cadere, gli si era appiccicato e non si scollava mai dal suo fianco;
avesse potuto farlo, l’avrebbe seguito anche a casa di Andromeda.
“No, puoi restare.” Gli disse il
ragazzino, facendogli una piccola carezza sui capelli, alla quale il bambino
reagì con un sorrisone soddisfatto. C’era voluto del tempo prima che Teddy
riuscisse a superare la sua gelosia per James: prima che nascesse lui Harry
e Ginny (specialmente il primo) non avevano che occhi per lui, ma dopo la
nascita del loro primogenito
le cose era cambiate. Giustamente, ma Ted aveva
solo sette anni e ce n’erano voluti quattro per riuscire ad accettare quel
marmocchio che gli saltellava intorno ogni volta che andava a trovare il suo
padrino.
“Sei triste?” Gli chiese all’improvviso James, poggiando
la testa sulle ginocchia e sbirciando nella sua direzione da sotto la
frangia spettinata.
Ted alzò le spalle. “Un po’.”
“Perché?”
“Perché è la festa della mamma ed io non ho una mamma a
cui fare i regali.”
James corrugò la fronte e alzò il viso. “Ma hai fatto il
regalo a tua nonna.” Ragionò, pensieroso.
“Ma lei è mia nonna, James! Non è mica la stessa cosa!”
Esclamò Teddy, incrociando le braccia, infastidito. Non voleva davvero
pensarci, perché quell’argomento lo rattristava tanto e non voleva correre
il rischio di mettersi a piangere… Aveva dodici anni, insomma!
“Sei arrabbiato?” La vocina improvvisamente preoccupata
di James lo fece sospirare sconsolato; mise la mani sulla testa del bambino
e gli scompigliò i già disordinatissimi capelli. Evidentemente, però, quello
non bastò a tranquillizzare James, che sembrava sul punto di piangere,
quindi, sedendosi accanto a lui, lo abbracciò, come fosse stato un
bambolotto. Dopo qualche momento, il bimbo chinò la testa all’indietro,
guardandolo in faccia. “Lo so che tu non hai un papà e nemmeno una mamma,
però… Noi ti vogliamo bene, siamo noi la tua famiglia, no?”
Ted imbronciò il viso, non capendo bene perché James gli
stesse dicendo quelle cose. “Lo so che mi volete bene…”
“Allora non devi stare da solo!” Protestò il bambino,
girandosi nell’abbraccio dell’altro guardandolo dritto negli occhi. “Se vuoi
ti presto la mia mamma, così puoi fare tutti i regali che vuoi! Lei è
contenta se lo fai, io lo so!”
Guardando tutto lo sforzo che James stava facendo per
convincerlo e la sua espressione mortalmente seria, Teddy rise divertito.
“Va bene, ho capito…” Disse, con un sospiro.
“Ok?”
“Ok, Jamie. Grazie!”
James lanciò un grido di felicità (o forse di vittoria)
e lo abbracciò forte; Ted lo lasciò fare con pazienza, scompigliandogli i
capelli, improvvisamente dimentico di tutti i suoi crucci.
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Note:
Scritta, anche questa, per la II settimana del
Fluffathlon, con prompt fluff domestico & per il
Meme di Maggio,
lista tre: Maggio, promtp 04. Festa della mamma.
Insomma, tutto per dimostrare che sono anche capacissima di scrivere su
questi due senza coinvolgerli nello slash. Sono brava, no? *ghigna*
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Fanfictions

Tea House Moon
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