Ordinary world
 

 

Tre anni e mezzo di vita erano stati messi dentro varie scatole di cartone; l’appartamento era stato lasciato a qualcun altro, qualche ragazzo più giovane di lui che avesse ancora la capacità di sognare.

Era andato a stare dai suoi genitori e le scatole erano state sistemate in soffitta, in un angolo scuro, che lui probabilmente avrebbe tentato di ignorare come meglio gli riusciva. Non era facile, non s’era mai illuso che lo potesse essere; i primi tempi, quando camminava per strada, quando si trovava solo in una stanza, a volte gli sembrava quasi di sentire ancora quella voce chiamarlo.

Camminava velocemente oppure accendeva tutte le luci, allora, per allontanare quella sensazione, quel ricordo che gli bruciava.

Aveva pensato che vivere dopo tutto ciò che era successo non aveva senso; eppure lui era vivo. L’unico rimasto in vita, oltre al piccolo Harry. Nemmeno Sirius era sopravvissuto; o almeno, non il Sirius che conosceva, non la persona che aveva amato follemente, come solo un ragazzo è capace di fare.

Era solo ed era difficile. Il 1982 fu l’anno più duro, perché ogni giorno che trascorreva, ogni mese che passava, Remus si ritrovava a pensare l’anno scorso, di questo periodo.

Durante quell’anno aveva avuto più volte l’istinto di bruciare quelle scatole di cartone, bruciare tutto il passato, quei tre anni in un appartamento minuscolo, il loro regno. Più volte aveva preso a caso una di quella scatole e le aveva portate nel cortile; aveva ammonticchiato oggetti, libri e foto da una parte ed aveva tentato di dar loro fuoco. Non ci era mai riuscito e sapeva che il ripetersi che quegli oggetti appartenevano ad un altro Sirius, a qualcuno che non era il traditore, era solo il tentativo disperato di non pensare a tutto quello che avevano vissuto insieme come ad una bugia.

Aveva imparato, alla fine, ad ignorare quelle scatole, in cui le sue cose e quelle di Sirius erano mischiate, perché nessuno dei due si era mai preoccupato di chiarire a chi appartenesse cosa, durante la loro convivenza. Nemmeno quando la guerra li aveva separati avevano fatto una divisione: Sirius aveva semplicemente preso i suoi vestiti, la sua tazza preferita e poche altre cose, ed era uscito di casa, lasciandogli l’appartamento.

L’anno seguente fu meno difficile, ma non meno angosciante.

Remus aveva imparato a non fare confronti; aveva imparato che sperare di morire durante una delle trasformazioni non avrebbe portato che dolore alla sua famiglia. Non poteva morire, anche se per tutto quel tempo la morte gli era sembrata l’unica soluzione, la sola via d’uscita per sfuggire a tutte quelle perdite.

Con il tempo, Remus aveva imparato che il dolore per la morte dei suoi amici non doveva intaccare tutti i ricordi felici che con loro aveva vissuto; sapeva che avrebbe imparato a ricordare Lily, James e Peter con un sorriso, invece che con un nodo che gli strozzava il fiato in gola.

Ma c’era quella domanda che non lo lasciava in pace; nonostante avesse imparato a convivere con tutto quello, nonostante ci fossero voluti degli anni, Remus non riusciva a non chiedersi perché.

Tre anni dopo la morte dei suoi amici aveva iniziato a reagire nel modo più utile; aveva chiesto a Silente cosa poteva fare per Harry, se almeno poteva scrivergli di tanto in tanto. Il sentirsi rispondere con un no, per quanto gli occhi del vecchio preside di Hogwarts fossero pieni di rammarico, lo ferì molto profondamente, più di quanto Remus s’aspettasse. Ma era per la sicurezza di Harry ed avrebbe dovuto arrendersi.

Aveva iniziato a fare dei lavori saltuari, piccoli impieghi che gli permettevano di mettere da parte dei soldi, per comprarsi una casa sua e lasciare ai suoi genitori più spazio. Non era facile, non s’era mai illuso a riguardo; ma sapeva che era l’unico modo che aveva per andare avanti, nonostante guardandosi indietro vedesse una vita diversa, amici che ormai non c’erano più. La vita ordinaria, la quotidianità erano la sua via di fuga dai ricordi tristi, da un passato che sembrava non voler smettere di tormentarlo – quel passato che avrebbe dovuto essere pieno di bei momenti da ricordare con un dolce malinconia.

E così Remus si era salvato; dodici anni di mondo ordinario, dodici anni in cui aveva imparato a vivere senza lasciarsi stordire dai ricordi. Dodici anni in cui la domanda perché ci ha traditi? era stata messa da parte, accantonata in un angolo scuro della sua mente, come le scatole nella soffitta.

Un mondo ordinario, dopo una vita straordinaria: la sua unica salvezza.

 


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Note: Sempre ispirata al Meme di Aprile del Tessoro, con prompt 07. "Salvezza" della lista uno - Pasqua.
Non mi convince, probabilmente perché non era così che la volevo. Come sempre mentre scrivevo le riflessioni sono andate da tutt'altra parte rispetto a dove avevo programmato di finire; ho provato a rimetterci le manine, ma non sono riuscita a concludere nulla. Spero che non sia del tutto da buttare, insomma XD
Noticina più importante: "Ordinary world" è il titolo di una canzone dei Duran Duran, che, inutile dirlo, è la colonna sonora di questa ff.

 

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