Una specie di rito
 

 

Snape entrò nel suo studio dopo aver bussato due volte alla porta ed aver aspettato la sua risposta. Lo squadrò da capo a piedi con espressione d’enorme fastidio, e Remus sorrise del fatto che non tentava mai, nemmeno una volta, di dissimulare ciò che provava. Era sempre stato così, in fondo.

Posò la tazza fumante di pozione Antilupo sulla sua scrivania e fece per andarsene, silenzioso così com’era entrato; poi sembrò ripensarci e, con due larghe falcate, raggiunse la sedia davanti il tavolo e vi si accomodò, incrociando le braccia, sempre innervosito. Sapeva che, anche se avesse tentato di uscire dalla stanza, l’altro uomo gli avrebbe chiesto di restare, giusto il tempo di mandar giù la pozione e rendergli il calice.

Remus sorrise di nuovo, facendo un piccolo cenno di ringraziamento e prendendo la tazza fra le mani; era quasi una specie di rito e sapeva bene che per Severus restare lì era davvero uno sforzo. Da parte sua si trattava di un piccolo capriccio, o forse più che altro era la voglia di non restar troppo tempo da solo; la prima volta che gli aveva chiesto di rimanere, Remus aveva anche tentato di intavolare un discorso con il suo collega. Gli erano bastate un paio di frasi per comprendere che Severus sopportava meglio la sua compagnia se non parlava; così il licantropo aveva imparato a star zitto, cosa che gli riusciva tutt’altro che difficile. In fondo, loro due erano simili: persone riservate, amanti della solitudine e del silenzio, forse più per necessità che per loro reale volontà.

Remus sapeva cosa pensava di lui Snape ed era certo anche che fosse vero il contrario. Di sicuro, mai si sarebbe immaginato, nella sua gioventù, di poter passare tutto quel tempo in compagnia di Severus senza ricevere insulti; ma era tutto sommato piacevole, poiché lui faceva parte, che lo volesse o meno, di quella vita passata ad Hogwarts da studenti.

Il licantropo poggiò la tazza vuota sul tavolo, sorridendo riconoscente all’altro, e Snape si alzò, afferrandola e dirigendosi verso la porta. Si voltò solo un attimo, squadrandolo di nuovo da capo a piedi; i suoi occhi scuri sembrarono scintillare un attimo. “Sei patetico, lo sai, vero, Lupin?”

Senza aspettare risposta, si chiuse la porta alle spalle, lasciando Remus a fissare il legno scuro, in silenzio; le sue labbra s’incresparono di nuovo in un sorriso, amaro e consapevole: sì, lo sapeva.

 


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Note: questa è la prima ff in cui compare Snape e la cosa mi fa molto piacere, perché è un personaggio che mi affascina molto, insieme al non-rapporto che ha con Remus (un non-rapporto che spero di aver brevemente reso in questa storia). Mi è piaciuto moltissimo scrivere di questi due personaggi che trovo molto simili, per alcuni aspetti... Ma meglio che non continui a parlare, altrimenti un certo cane pulcioso inizia a ringhiarmi contro. Padfoot è geloso! Padfoot è geloso!

 

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