Rōnin

Jin
Guardava la ragazzina tremante che si era rannicchiata
in un angolo del corridoio: con la testa coperta dalle braccia, teneva gli
occhi chiusi, singhiozzando. Mentre i suoi compagni continuavano a farle
ogni sorta di dispetto, lui aveva il braccio che impugnava la bacchetta
disteso, immobile. Si chiedeva che bisogno ci fosse di fare tutto quello, se
per essere Serpeverde si dovesse necessariamente essere così crudeli con gli
altri, con i più deboli.
“Andiamocene.” Sibilò; gli altri si voltarono, sorpresi:
sapeva che non si aspettavano, da lui, nessuna compassione. “Così non mi
diverto. Cerchiamo qualcos’altro di più… spassoso.”
Le prime bugie.
Rei
“Non devi dire a nessuno che ti ho lasciato fuggire.”
Intimò un’ultima volta, mentre l’uomo guardava oltre l’angolo, per
accertarsi che non ci fossero altri Mangiamorte. Si voltò verso di lui, il
viso pallido di paura, gli occhi che, per un attimo, si posarono sulla
bacchetta tenuta stretta nella mano, ma in posizione di riposo.
“Perché lo fai?” Chiese, passando la lingua sulle labbra
secche. Il ragazzo non rispose, guardandosi intorno timoroso che qualcuno
dei suoi compagni potesse scoprirli. “Posso sapere almeno chi sei?”
Regulus si voltò, guardandolo con fierezza attraverso la
maschera dei Mangiamorte. “Vai, prima che ci scoprano.”
Shin
Si chiuse nella sua stanza, poi si sedette sul letto,
prendendosi la testa fra le mani. La manica del mantello scivolò giù,
rivelando il marchio sull’avambraccio; Regulus lo guardò di sbieco, poi
chiuse gli occhi stretti, scuotendo la testa con veemenza.
Che senso aveva tutto quello? Che senso aveva aver
seguito sua cugina in quella follia?
Nessuno, si rispose, per la prima volta sincero con sé
stesso. Non aveva nessun senso: tutto quello, il comportamento dei
Mangiamorte, la visione di Voldemort gli davano ribrezzo; erano lontani
mille miglia da lui, da quello che era il suo pensiero. Non voleva più.
Gi
Non era più questione di famiglia,
di ideali traditi, di un’educazione che
non lo rispecchiava; i suoi genitori non li
riconosceva più, finalmente depurato da tutti quei pensieri che gli avevano
inculcato in testa fin da bambino e che solo Sirius gli aveva fatto
comprendere essere sbagliati. Non era più nemmeno il suo infantile desiderio
di emulare il fratello maggiore, che si era ribellato – che importava se non
era stato diseredato? – era passato oltre quello da molto tempo, nonostante
di Sirius avesse sempre un’immagine idealizzata.
Si trattava, ormai, d’essere giusto e corretto: non era
per quella parte che voleva combattere.
Meiyo
Ormai sapeva dov’era il giusto e
dov’era l’errato; non c’era bisogno che altri vedessero il suo cambiamento,
non
dovevano vederlo, altrimenti tutto sarebbe
andato perso. Non c’era bisogno di redimersi con Sirius – forse, un giorno,
avrebbe capito; Regulus non aveva bisogno di dirglielo, non aveva bisogno
nemmeno del suo aiuto, perché sapeva già cosa fare e sapeva che sarebbe
bastato lui solo per farlo.
Aveva deciso e niente gli avrebbe fatto cambiare idea.
Doveva solo agire, perché ciò che aveva compreso era un pensiero fisso;
doveva agire e doveva farlo presto, altrimenti non si sarebbe mai perdonato
d’aver atteso troppo.
Chugi
Era deciso, non si tornava più
indietro da quel punto in poi. Anche se avesse avuto paura, lì, proprio alla
fine, non doveva tornare indietro; anche se sapeva di dover morire, non
poteva
tornare indietro. Aveva visto troppa
crudeltà, troppe ingiustizie perché la sua coscienza gli permettesse di
esitare e di ripensarci. Era responsabile di quella decisione – e non
compiendo ciò che si era prefissato, sarebbe stato responsabile di molte
morti, di molto dolore, di altre ingiustizie.
Non avrebbe tradito sé stesso, rimanendo fedele alla sua
scelta, e, in un certo senso, a ciò che la sua morale gli ordinava.
Yu
Infine era lì, nella grotta. Kreacher gli stava vicino,
senza capire, senza fare domande – era un elfo domestico, del resto. Le mani
erano fredde e doveva tenerle ben salde intorno al calice, per non farle
tremare.
“Ricordi cosa devi fare?” Chiese all’elfo, il quale
s’inchinò solennemente, rispondendo che sì, Kreacher ricordava cosa doveva
fare.
Regulus respirò profondamente, pensando che quello che
stava facendo era giusto, che il suo era solo un piccolo sacrificio.
Poi bevve il veleno.
L’ultimo pensiero coerente fu rivolto a Sirius,
ricordandolo coraggioso, ignaro che sarebbe stato lui, Regulus, quello ad
essere ricordato per il suo coraggio.
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Note:
che dire? Sempre ispirata al
Meme di Aprile
del Tessoro, con prompt
01. "Samurai" della lista due - Shinsengumi.
Sì, lo so cosa state pensando: che c'azzecca Regulus
con i samurai? Beh, mi pare di averlo ampiamente spiegato nella ff, cosa
c'entrano l'uno con l'altro. Le parole in giapponese che ho riportato
all'inizio di ogni drabble fanno riferimento alle sette virtù del
bushido (seguendo il link troverete anche la traduzione e la
spiegazione, tutte e due gentilmente fornite dal Tessoro ♥). Ho deciso
di intitolarla così, perché penso che la figura del
rōnin si avvicini, almeno
un po', al personaggio di Regulus (ovviamente nel suo significato positivo):
ha sempre combattuto tra le file dei Mangiamorte, quindi per Voldemort; il
comprendere che ciò che loro facevano non era giusto, secondo la sua morale,
l'ha portato a combattere da solo, ma per quello che lui riteva
corretto. Lo so, è una spiegazione molto sommaria, ma meglio di così non
riesco ad esprimermi; ovviamente ci sono delle differenze fra Regulus ed un
samurai, anche perché sono due figure appartenenti a due culture totalmente
diverse. Perdonatemi, quindi, la licenza 'poetica'.
Insomma... io sono piuttosto soddisfatta del risultato, perché si tratta
della prima ff che scrivo su Regulus (no, quella dell'anti-canon meme non
vale XD) e, beh... Sono contenta ♥
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Tea House Moon
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