Surrender
"Your words cut rather deeply, they're just
some other lies." (Sittin' down here - Lene Marlin)

Regulus si guardò intorno prima di uscire dalla Sala
Comune di Serpeverde: una volta assicuratosi che nessuno dei suoi compagni
di casa fosse presente, si avventurò fuori, lungo i corridoi del sotterraneo
e poi sulle scale. I sotterranei gli avevano sempre messo un po’ d’angoscia
e più volte il giovane Black si era chiesto per quale motivo la sua casa
dovesse avere sede proprio in un posto generalmente considerato tetro. Per
carità, la loro Sala Comune non era male, anzi: era calda ed accogliente, ma
quell’intricato dedalo di corridoi aveva causato a molto studenti del primo
anno crisi di panico – e lui, nonostante negasse continuamente, era fra
quelli che si erano persi.
Salita la scalinata che portava direttamente davanti
alla Sala Grande, Regulus si guardò nuovamente intorno: non era ancora l’ora
del coprifuoco, ma per sicurezza era meglio non incappare in nessun
professore, né Prefetto, né tantomeno in Gazza. Velocemente, corse verso la
Torre di Astronomia e, assicuratosi ancora una volta che non ci fosse
nessuno in giro, salì velocemente le scale. Arrivato davanti la porta che
dava sulla terrazza, tentennò solo un attimo; poi aprì la porta.
Sussultò trovandosi davanti suo
fratello. “Che ci fai qui?” Chiese sorpreso; poi, rendendosi conto che
doveva avere un’espressione davvero ridicola, imbronciò il viso e si schiarì
la voce. “Voglio dire: che
diamine ci fai
tu
qui?”
Sirius ghignò, squadrandolo da capo a piedi con
disprezzo. “E tu? Cos’è? Speravi davvero di trovarmi qui?” Domandò, e
Regulus per un attimo si sentì davvero umiliato da quelle parole. Erano le
stesse che gli aveva detto durante il suo primo anno; non si erano proprio
messi d’accordo per incontrarsi sulla Torre di martedì sera, ma Regulus ci
andava ogni settimana. Suo fratello, al contrario, per il primo mese non ci
andò mai, e il secondogenito dei Black capì che probabilmente gli aveva
fatto quella proposta solo per toglierselo dai piedi. Poi, un martedì che
Regulus proprio non ci sperava più, era salito sulla Torre ed aveva trovato
Sirius; prima che potesse esserne felice, il fratello aveva ghignato e gli
aveva chiesto se davvero sperava di trovarlo lì ogni martedì sera.
“Non eri piuttosto
tu
quello che ci speravi?” Domandò per ripicca Regulus, senza davvero sperare
di sortire un qualche effetto sull’altro.
Sirius però lo guardò male e gli
diede le spalle; i due rimasero in silenzio per qualche minuto, poi il più
grande gli rivolse un’occhiata di sbieco. “Beh? Non sei venuto qui per darmi
del
traditore e per ricordarmi che sono stato
diseredato?” Gli chiese, cattivo. “Non che
me ne importi. Anzi, non me ne importa una sega, hai capito? Altrimenti non
me ne sarei andato di casa!”
“Non passo tutto il tempo a pensare al mio stupido
fratello che è scappato di casa per fare il melodrammatico!” Gli rispose a
tono Regulus; per un momento ebbe l’impressione che l’altro lo stesse per
colpire con un bel pugno in faccia, ma Sirius si limitò a rifilargli
un’occhiataccia e a digrignare i denti.
“E allora che cazzo vuoi, deficiente?”
“Da te non voglio proprio niente!” Esclamò il più
piccolo, rendendosi conto di quanto fosse patetico il suo tentativo di
rispondergli. Era del tutto inutile, con Sirius non riusciva mai ad averla
vinta, perché lui aveva quell’irritante capacità di farlo sentire stupido,
anche quando non ne aveva nessuna ragione. “Non… Non sei mica il centro del
mondo, Sirius!”
“No, non sono così presuntuoso da pensare d’esserlo,
pivello.” Gli disse serafico il maggiore, continuando a guardarlo di sbieco.
“Cos’è?” Chiese poi, ridendo. “Senti la mia mancanza?”
“Vaffanculo!”
“Dopo di te e quell’isterica di tua madre.”
“È anche
tua madre, sai?”
“No, mi risulta d’essere stato
pressoché disconosciuto. A proposito, perché
tu mi parli
ancora?”
“Perché
tu mi disturbi.”
Rispose semplicemente Regulus, tamburellando nervosamente le dita sulla
pietra del parapetto. “Ero venuto qui per starmene un po’ in pace, ma avevo
dimenticato che è un martedì sera e
che tu ancora vieni qui con la speranza di—”
“Non dire cazzate! Sei tu quello che è corso qui, perché
sperava di trovarmi!” Gridò Sirius, interrompendolo e dandogli una lieve
spinta, che lo fece vacillare per un attimo.
“E guarda caso ti ho trovato!” Gli gridò dietro il
fratello minore, ricambiando lo spintone. Quella fu solo la scintilla
iniziale, perché in breve tempo i due fratelli si ritrovarono a darsi pugni
e calci: Sirius colpiva forte e duro, senza il minimo ritegno e senza
preoccuparsi minimamente del fatto che fosse più forte del fratello minore;
Regulus, al contrario, subiva i colpi o li parava come poteva, ricambiando
l’attacco del maggiore tirandogli i capelli e spingendolo. I suoi pugni
chiusi colpivano solo l’aria e lui agitava le mani, graffiando appena il
volto dell’altro, perché Regulus non aveva mai picchiato nessuno, troppo
altezzoso anche solo per pensare di restare invischiato in una rissa. Poi
tirò un calcio e colpì Sirius sullo stinco; suo fratello sibilò di dolore e
gli tirò un pugno dritto in faccia. Il secondogenito finì a terra, e prima
ancora che si rendesse conto di ciò che era successo, sentì il sangue uscire
dal naso e gli occhi farsi lucidi di lacrime di dolore. Sirius lo guardava
dall’alto, ansimando per la fatica, ma non sembrava essere intenzionato a
colpirlo ancora: aveva tutti i capelli arruffati e qualche graffio in
faccia, ma non sembrava minimamente dolorante. Regulus lo guardava con odio,
ancora seduto scompostamente a terra; poi si alzò in piedi e si passò una
manica del mantello sotto il naso, strizzando gli occhi per il dolore.
“Sei una checca, Regulus. Il massimo che riesci a fare
con quelle tue manine d’oro e riempirmi di graffietti inutili.” Lo insultò
Sirius, ma con gli occhi attenti continuava a fissare le tracce di sangue
che sporcavano il viso del fratello, come se fosse preoccupato che il colpo
che gli aveva inferto potesse avergli rotto qualcosa.
“E tu…” Borbottò Regulus, cercando la parola giusta. Ma
aveva la mente ancora annebbiata dal dolore e gli occhi continuavano a
riempirsi di lacrime. “Sei zotico, manesco e idiota!”
Sirius scoppiò a ridere, sinceramente divertito da quel
patetico tentativo d’insultarlo. “Reg, sei davvero una causa persa. Non
riesci nemmeno ad insultarmi quando sei incazzato nero e quando t’ho pestato
fino a farti uscire il sangue.” Gli disse, continuando a ridere impietoso.
Regulus non ci vide più; lui aveva sperato – che
sciocco! – di poter parlare ancora con suo fratello. Certo, non avevano più
un rapporto che potesse definirsi fraterno da quando Sirius era entrato ad
Hogwarts, ma fino a quel momento erano riusciti a parlarsi senza prendersi a
pugni. E poi Sirius – lo stronzo – era scappato di casa, proprio
quell’estate, ed era andato a starsene dal suo fottutissimo migliore amico
del cazzo ed era diventato impossibile parlargli. Da quando erano tornati ad
Hogwarts, Regulus ci aveva provato a rivolgergli la parola, di nascosto,
come facevano sempre, ma era stato inutile, perché Sirius sembrava ben
deciso ad ignorare anche lui. Il minore sospettava che fosse tutta colpa di
quel Potter, che gli avesse consigliato lui di comportarsi in quel modo;
però era andato lì, quella sera, perché ancora sperava ci fosse qualcosa da
salvare del loro rapporto: parlarsi, anche insultandosi, andava bene, del
resto l’avevano sempre fatto, ma a quanto sembrava non c’era più spazio
nemmeno per quello. Improvvisamente le lacrime di Regulus non erano più
dovute al dolore al naso, che continuava a sanguinargli nonostante tutto;
erano dovute alla delusione.
“Sei veramente…” Sibilò e Sirius
lo guardò con espressione ironica, aspettando di sentirsi insultare in
qualche altra ridicola maniera. “Sei veramente un
traditore.”
Evidentemente il maggiore non si aspettava di sentirsi
ripetere le stesse parole che gli aveva rivolto sua madre prima che lui ne
avesse abbastanza e decidesse di andarsene per sempre da casa Black; rimase
impietrito a guardare il fratello minore, con gli occhi sgranati e la bocca
semiaperta.
“Mamma aveva ragione: sei la vergogna di tutti noi!”
Proseguì Regulus, ricacciando le lacrime indietro.
“Hey!”
“Mi fai schifo! Perché tu, che facevi tanto quello
giusto, quello infallibile, non sei altro che un ipocrita!”
“Regulus, ti spacco anche tutti i denti se non la
finisci di fare lo stronzo…” Minacciò Sirius, ma non servì, perché Regulus
continuò ad insultarlo, a ripetergli tutto quello che aveva sentito dire da
sua madre, come un automa, incapace di fermarsi. Gli disse che era un
ragazzino immaturo, che si lasciava semplicemente trasportare dalle sue
amicizie, perché non era capace di pensare con la sua testa; che era
arrogante e altezzoso più di tutti i Black messi insieme ed avrebbe
continuato se Sirius non l’avesse di nuovo spinto a terra e poi afferrato
per il colletto del mantello, scrollandolo violentemente.
“Adesso mi hai proprio rotto,
Regulus! Credevo che tu fossi diverso.” Gli disse, con voce piena di rabbia.
“Ma invece mi sbagliavo, perché sei esattamente come tua madre… Anzi, tu sei
solo la sua brutta copia, un marmocchio che tenta di fare il forte e il
grande solo per sentirsi adulare da quella cagna.” Poi ghignò amaramente,
lasciandolo andare d’improvviso. Regulus quasi sbatté la testa a terra e
guardò suo fratello che si incamminava verso la porta. “Ma lascia che ti
dica una cosa,
fratellino: tu sarai
sempre
il secondo.” Detto ciò, Sirius rientrò, scomparendo alla vista del fratello.
Regulus rimase a guardare la porta
chiusa ancora per un po’, prima di passarsi il mantello sul viso, pulendo
via lacrime, sangue e sudore.
Il secondo, si ripeté
amaramente.
Ma non gli interessava quello che diceva Sirius, non gli
importava nemmeno un po’; continuò a ripetersi quelle parole, trascinandosi
di nuovo nella Sala Comune di Serpeverde.
Secondo. Come
poteva essere un
figlio unico secondo?
|
Note:
il sottotitolo ulteriore di questa ff potrebbe essere Perché
Sirius se le cerca. Povero Regulus. O anche povero Sirius, ma
soprattutto povero Regulus. Spero di aver dato un'idea di quello che,
secondo me, può essere successo fra i due fratelli Black e che ha causata la
rottura del loro rapporto. Questa è una ff un po' tanto amara (ed avrei
voluto darle come titolo "Mio fratello è figlio unico", come quel film
uscito un paio d'anni fa... Tra l'altro, nonostante Scamarcio vi consiglio
di vederlo, penso che i due fratelli lì ritratti abbiano qualcosa di Regulus
e Sirius), ma non poteva essere altrimenti e tutto sommato mi piace così
com'è. E poi la mia beta mi ha fatto un bellissimo complimento a riguardo,
ovvero:
questa era prupprissima
come
cavolo fa il Tessoro a scrivere di uomini che sono maschi? Lo voglio saper
fare anch'io! ç___ç
PS: Chi vede dell'incest qui
è morto!
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Fanfictions

Tea House Moon
© Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni,
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