Un picnic

Teddy guardò il grosso cane nero con rancore e Padfoot
guaì di rimando; si trattava di una questione di principio, anche se Ted
ancora non capiva che significato avesse quella frase: o lui saliva sulla
schiena del cane, lasciandosi trasportare come se Padfoot fosse stato un
cavallo, oppure… Oppure si sarebbe messo a piangere, ecco!
Il bambino tirò su col naso e Padfoot guaì di nuovo,
guardandolo con gli occhi languidi e la testa inclinata; poi Teddy partì
alla carica: si gettò addosso al cane, tirandogli il pelo e rotolando
sull’erba. Seguì un momento di confusione, in cui il bambino non sapeva più
se aveva i piedi per terra o se stava saltando per aria, ma alla fine si
ritrovò steso accanto a Padfoot che, a pancia all’aria, lo guardava ancora
con quell’espressione crucciata.
“Non è giusto!” Sbottò il bambino, mettendosi a sedere
di scatto, imbronciato; si guardò intorno per un attimo poi, avvistato suo
padre, si mise in piedi e strinse i pugnetti. “Papà!”
Remus alzò gli occhi al cielo: sperava davvero di non
trovarsi in mezzo a quei due, ma, ahilui, quando il pargolo chiama… “Sì,
Ted?”
“Papà, Padfoot è cattivo!” Brontolò Ted, mentre gli si
avvicinava stropicciandosi gli occhi; non stava davvero piangendo, ma aveva
capito che, facendo qualche moina, alla fine l’aveva vinta lui. Beh, almeno
funzionava così, prima che Remus e Sirius scoprissero che lo faceva apposta.
“Ne abbiamo già parlato, Ted,
ricordi?” Disse Remus, carezzandogli la testa. “Padfoot, per quanto grande,
non è un pony, ma un cane ed i cani
non
si cavalcano.”
Il bambino per tutta risposta incrociò le braccia e
lanciò un’occhiata a Padfoot; il cane, nel frattempo, gli si era avvicinato
e tentava di farsi perdonare scodinzolando e dandogli dei piccoli colpetti
sul braccio con il muso.
“Dai, fate la pace e venite a mangiare adesso.” Tentò
Remus conciliante.
Ted continuò a tenere il broncio, ben determinato a non
cedere né a Padfoot, che aveva iniziato a leccargli la faccia, né alla
prospettiva del loro pic-nic, nonostante fosse stato proprio lui ad
insistere per farlo (vincendo la perplessità di Remus grazie all’aiuto di
Sirius). Ben presto, comunque, gli fu chiaro che tenere il broncio non
serviva a niente, anche perché Padfoot aveva iniziato a fargli il solletico
e dal cestino del pranzo veniva un odore invitante di cibo; sconfitto, ma
per niente rammaricato di ciò, Teddy iniziò a ridere, abbracciando forte il
cane e correndo verso suo padre, che si era già sistemato sul lenzuolo.
***
Sirius sbadigliò, senza nemmeno
curarsi di coprirsi la bocca, ed aprì un occhio per controllare la
situazione: Teddy sonnecchiava appoggiato al suo stomaco e Remus leggeva
sotto l’ombra di un albero, poco lontano da loro; sopra di loro il cielo era
pressoché terso, a parte qualche sporadica nuvola, ed il sole era così
brillante che quella sembrava quasi una giornata estiva, se non fosse stato
per il fatto che il caldo era sopportabile. Tutto quello lo fece sorridere
soddisfatto: aveva davvero fatto bene ad assecondare l’idea del pic-nic,
nonostante Remus fosse più che restio.
Non sono tipo da
pic-nic era una scusa che non aveva
funzionato con lui e che Teddy, invece, non aveva proprio capito.
Il bambino aprì gli occhi e si mise a sedere,
sbadigliando.
“Hey.” Lo salutò Sirius, a bassa voce per non disturbare
la lettura di Remus.
Teddy gli sorrise di rimando, con gli occhi ancora
carichi di sonno; dal suo angolo d’ombra, il licantropo alzò la testa del
libro ed osservò suo figlio che riprendeva ad infastidire Sirius (che fosse
in forma umana o Padfoot non importava, il bambino si divertiva comunque).
“Va bene, va bene!” Esclamò Black, cercando di togliersi
Teddy di dosso. “Senti, facciamo così: ti permetto di salirmi sulle spalle
se convinci tuo padre ad andare a fare una passeggiata.”
Ted sembrò pensarci su un attimo; assunse un aria
furbetta e poi incrociò le braccia. “Se mi fai salire sulla schiena di
Padfoot.”
“Prego?” Fece Sirius, sollevando le sopracciglia
indignato. “Nessuno s’è mai permesso di fare una cosa del genere ed io non
l’ho mai permesso a nessuno, nemmeno al tuo padrino, quand’era un bebè!”
Teddy alzò le spalle con fare indifferente.
L’uomo brontolò ancora per qualche momento, prima di
cedere con un sospiro sconsolato. “Va bene… Ma solo all’andata!”
“Evviva!!” Esclamò Ted, correndo poi verso suo padre e
costringendolo ad alzarsi.
***
“Allora, Padfoot?” Chiese Remus, non potendo fare a meno
di sorridere divertito nel vedere il grosso cane nero con in groppa un
piccolo gongolante Ted.
Per tutta risposta Padfoot fece
una specie di brontolio, continuando a camminare a testa bassa. Certo era
strano che fosse riuscito a resistere testardamente fino a quel punto,
nonostante il piccolo Lupin avesse tentato di salirgli sulla schiena fin da
quando era stato capace di mettersi su quattro zampe; del resto si chiedeva
come avesse potuto negare al bambino quella sciocchezza. Poi si ricordò di
tutti i suoi discorsi sulla sua
dignità canina
e tutto gli sembrò terribilmente stupido… forse dipendeva dal fatto che,
come cane, difficilmente riusciva a capire la mentalità della sua
controparte umana. Proprio mentre rifletteva su questo fatto, sentì Teddy
scivolargli via dal dorso; si fermò per permettergli di scendere più
facilmente e lo guardò inclinando la testa mentre il bambino correva verso
un cespuglio di fiori.
“Attento alle spine!”
Padfoot alzò il muso verso Remus che, nonostante il
sorriso, non riusciva a nascondere un po’ di apprensione; se fosse stato
umano, Sirius avrebbe sghignazzato davanti a quella scena: non si poteva
certo dire che Remus non fosse un buon padre, ma con la sua apprensione
aveva più l’aria di una mamma, che di un papà. Improvvisamente, Padfoot si
sentì tirare leggermene un orecchio e, quando si voltò, si ritrovò davanti a
quella che aveva tutta l’aria di essere una rosa selvatica. Fece una specie
di starnuto e poi guardò Ted con sguardo interrogativo.
“E’ per Padfoot, per ringraziarlo
di avermi portato sulla schiena.” Borbottò il bambino, sorridendo. Il cane
rimase a guardarlo interdetto per qualche minuto, poi prese il fiore in
bocca e scodinzolò: tutto sommato era valsa la pena rinunciare alla sua
dignità
canina, se non per la rosa, almeno per il
sorriso felice del piccolo Teddy.
|
Note:
Scirtta per il
Fluffathlon (II settimana) con prompt fluff domestico & per il
Meme di Maggio,
Lista uno: Rose, prompt 05. Rosa selvatica (significato: innocenza).
Avevo già minacciato di scrivere ancora AU a riguardo, no? Bene, ve le
beccate tutte XD Amo questa famigliola felice! Ora per penso sia
giusto il momento di spiegare da dove venga l'idea di Sirius che risbuca
fuori dalla stupida tenda: tempo fa esisteva una challenge inglese chiamata
"Veil of Possibilities", che ha preso vita proprio subito dopo l'uscita del
V libro della saga. In questo archivio si trovavano una serie di fanfiction
scritte partendo dal presupposto che il famoso Velo non fosse altro che un
portale spazio-temporale che permetteva a Sirius di viaggiare in diversi
universi alternativi; il filo conduttore era il desiderio di Sirius di
tornare nel suo mondo. L'archivio era già inattivo nel 2006 e
cercando recentemente il link ho scoperto che ormai non esiste più. I
credits per l'idea, comunque, vanno a "Veil of Possibilities", la cui fanfic
finale (quella in cui Sirius finalmente tornava nel suo mondo) non è mai
stata scritta, con mio sommo dispiacere.
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Fanfictions

Tea House Moon
© Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni,
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