
Une photo, vieille
photo
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La scatola che stava cercando era giusto in cima allo scaffale più alto; Teddy avrebbe volentieri lasciato perdere, ma James aveva insistito e lui… beh, lui poteva solo dire va bene, quando James era così entusiasta di qualcosa. Primo perché difficilmente il ragazzo avrebbe desistito e secondo perché in fondo anche lui era curioso di scoprire cosa fosse nascosto nella scatola.
Tutto era iniziato guardando alcune vecchie fotografie di quando Ted era piccolino ed Harry non era ancora sposato; a James s’era quasi aperto davanti agli occhi un mondo nuovo: vedere suo padre così diverso dall’immagine, beh, paterna che aveva di lui era qualcosa di impagabile. Sarebbe stato più facile rispondergli a tono, una volta visto e comprovato che anche Harry era stato un ragazzo. Ted aveva riso per quell’affermazione, perché come poteva credere che suo padre fosse sempre stato così?
Allora avevano iniziato a cercare foto sempre più vecchie, alla ricerca di almeno un’immagine di Harry alla sua età; avevano guardato ovunque nella stanza di Ted, ma non c’era niente di più vecchio di Harry a diciotto anni. Però Ted ricordava bene che in soffitta c’era quella scatola; Andromeda pensava d’averla nascosta bene e non gli aveva mai detto di non prenderla, anche perché con Teddy poteva stare sicura: a lui, da piccolo, non piaceva quella soffitta e crescendo aveva dimenticato l’esistenza di quella scatola.
Quel pomeriggio però sembrò ricordarsene improvvisamente, forse perché si andava a caccia di qualcosa, come quando James era piccolo e giocavano alla caccia al tesoro o come quando era lui il bambino che obbligava gli adulti a giocare. Quindi in quel momento erano lì, fermi davanti alla libreria, a fissare la scatola impolverata.
“Non sono tanto sicuro che lì ci sia quello che cerchiamo, James.” Commentò il più grande, grattandosi i capelli blu elettrico.
“Lo penso anch’io. Ma non ti incuriosisce vedere cosa c’è dentro?” Senza doversi voltare per vederlo, Ted sapeva che gli occhi di James brillavano di curiosità; sospirò, sapendo già di aver perso in partenza.
“Se mia nonna l’ha messa lì è perché non voleva che io la vedessi.”
“Motivo in più per vedere cosa contiene!”
A James le regole non erano mai piaciute; o meglio, gli piacevano, perché, esistendo, ne poteva infrangere quante ne voleva. Ted non aveva mai capito quel ragionamento, lui tendeva a rispettare le regole perché… beh, semplicemente perché era cresciuto così.
“Andiamo, non sei curioso?”
“Certo che sono curioso, ma…” I ‘ma’ non avevano mai fermato James.
“Allora tira fuori la bacchetta e prendi quella scatola!”
Ted lo guardò di sbieco, notando l’espressione da monello che in quel momento era dipinta sulla faccia del suo giovane amico; certo, doveva ammettere, quell’espressione era davvero adatta ad un sedicenne come James. Arresosi, prese la sua bacchetta e fece scivolare giù la scatola dei misteri, sperando che sua nonna non avesse messo qualche incantesimo di controllo per evitare che il nipote andasse a mettere le mani dove non avrebbe dovuto. James afferrò la scatola al volo e senza nemmeno curarsi di tutta la polvere che aveva tirato giù con sé, aprì lo scrigno dei segreti, mentre Ted sbirciava sopra la sua spalla.
Dapprima, il giovane Lupin pensò che sua nonna aveva preso una decisione alquanto bizzarra, nel decidere di nascondere quegli oggetti e quelle foto. “Cosa sono?” Chiese James, curioso; Ted gli tolse la scatola dalle mani e si sedette a terra, ancora più curioso dell’amico. C’erano delle lettere, tenute insieme da uno spago; le tirò fuori e notò che il destinatario era suo padre, mentre il mittente era sempre Sirius Black; il che non lo sorprese, dato che sapeva bene che i due erano stati amici. In un angolo della scatola, c’era un scatolina più piccola, di un rosso un po’ troppo polveroso; aprendola, Ted vi trovò due orecchini spaiati, di metallo e, a giudicare dalle macchie di ruggine, un metallo nemmeno troppo buono. Sotto la scatolina, un bigliettino accuratamente ripiegato in quattro recitava, in una grafia curata: Periodo punk (o tentativo di un periodo punk). Non poteva sbagliarsi, la grafia era quella di suo padre, ma che Ted sapesse suo padre non aveva mai avuto un periodo punk.
“Hey Ted! L’abbiamo trovato!” Esultò James, riportandolo con la testa al presente. Il ragazzo si era impossessato del pacco di fotografie e, guardandole, ne aveva trovata una che raffigurava suo padre, all’incirca della sua età, fra due adulti; Ted riconobbe suo padre nell’uomo che sorrideva pacatamente e con il volto rigato da cicatrici. L’altro invece, che teneva una mano sulla spalla di un giovane e sorridente Harry, era sicuramente Sirius. James voltò la foto e lanciò un altro urlo entusiasta. “Dice Natale 1995 il che vuol dire che mio padre aveva un anno meno di me in questa foto!”
“Beh, a quanto pare ce l’abbiamo fatta, Jamie!” Esclamò Ted, felice il doppio, perché non solo aveva trovato altre foto di suo padre, ma anche perché l’espressione di James era… beh, impagabile. E lui era talmente eccitato dalla nuova scoperta che non s’accorse nemmeno d’essere stato chiamato con il diminutivo che tanto odiava.
“Chissà perché Andromeda le ha nascoste, però…”
“Non riesco proprio ad immaginarlo.” Commentò Lupin, prendendo un’altra foto dal mucchio. In questa suo padre sedeva su una poltrona, intento a leggere; poi nell’immagine compariva Sirius, che si avvicinava a lui e gli sfilava il libro dalle mani… Prima che Ted potesse sorridere per il gesto infantile dell’amico di suo padre, il sangue gli si gelò nelle vene: dopo aver tolto a Remus il suo libro, Sirius si chinava in avanti e lo baciava.
Sulle labbra.
“Cazzo!” Gli sfuggì.
“Cazzo sì!” Fu il commento di James; Ted sollevò lo sguardo solo per scoprire con orrore che anche il suo amico doveva aver trovavo qualcosa… del genere, perché la sua espressione scioccata parlava abbastanza chiaramente. “Ted… tuo padre era…”
“Dammi quella foto!”
“Era gay!”
“NO!” Gridò prima di poterselo impedire. In effetti, quelle foto non lasciavano dubbi: anche in quella con Harry, all’improvviso, suo padre e Sirius si guardavano con un’occhiata tutt’altro che amichevole. E, frugando fra le altre foto, Ted s’accorse che lo sguardo che aveva suo padre guardando Sirius gli trasmetteva la stessa sensazione che aveva lui quando guardava James. Si mise la mani fra i capelli, sorreggendosi la testa e guardando le foto; ora gli sembrava abbastanza ovvio il motivo per cui sua nonna le aveva nascoste… Ma perché non bruciarle? Perché tenerle? Perché suo padre aveva sposato sua madre?
“Ted…” Chiamò James, mettendogli una mano sulla spalla. “Senti, non fa niente… Non è niente di grave…”
“Cazzo, James, ho appena scoperto che mio padre aveva una storia con il padrino del mio padrino! Come cavolo sono nato io?!”
James sembrò pensarci un attimo. “Beh, Sirius è morto prima della tua nascita…”
“Mio padre era…”
“Sì, ma era tuo padre. Non vuole mica dire che lo sei anche tu! Sei stato con Victoire…” Il modo in cui disse quell’ultima frase sembrò piuttosto strano a Ted, ma in quel momento era troppo confuso e scioccato per poter interpretare bene il tono di James.
“Non ne sono tanto sicuro.” Riuscì appena a borbottare.
James gli rifilò un’occhiata perplessa; poi, sollevando un sopracciglio, gli chiese: “D’essere stato con Vic…”
Prima che potesse completare la frase, Ted lo abbracciò con forza, poggiando la fronte sulla sua spalla. “Razza di imbecille, come faccio a non essere sicuro d’essere stato con lei? La mia preoccupazione è un’altra…”
“Oh…” Fu l’unica cosa che riuscì a dire James, prima di venir baciato. Certo, non era il suo primo bacio (del resto avere un padre famoso aveva pure i suoi vantaggi), ma di sicuro era il suo primo bacio con un ragazzo. E non uno qualsiasi, ma proprio Ted Lupin; quello per cui aveva sempre straveduto da bambino, quello per cui aveva avuto un mezza cotta nella sua pre-adolescenza e, infine, quello per cui, allora, aveva una vera e proprio cotta.
Prima ancora di capire com’era successo, i due si ritrovarono stesi in mezzo a quella baraonda di foto compromettenti; James s’era avvinghiato all’altro, apparentemente senza nessuna intenzione di mollarlo, tanto che la maglietta di Ted gli si era tutta ammonticchiata sul collo, lasciando la schiena nuda.
“Aspetta, aspetta…” Ansimò il più grande, cercando di tirarsi indietro. “James, forse noi non…”
“A maggior ragione!” Lo interruppe James, riprendendo a baciarlo, e approfittando della distrazione di Ted per sbottonargli i pantaloni.
Come poteva aver dimenticato che James amava infrangere i ‘non’?
Il metamorfomagus spinse il ragazzo contro il pavimento, tenendolo per le spalle; gli sbottonò i pantaloni e notò che l’altro, nonostante l’intraprendenza di poco prima, era completamente rosso in viso. E da lì fu chiaro chi era a condurre i giochi: Ted, con la mano insinuata fra di loro, si muoveva veloce e deciso, con il gomito dell’altro braccio poggiato accanto alla testa di James ed il viso nascosto nell’incavo della spalla. James era sopraffatto da tutto quello: ansimava, cercando di trattenere i gemiti più rumorosi, e teneva gli occhi aperti, cercando almeno di intravedere l’espressione di Ted. Sentiva sul suo collo il respiro caldo dell’altro, mentre la sua mano continuava ad accarezzarlo, sempre più velocemente, sempre più decisa, fino a che James non strinse gli occhi, aggrappandosi all’altro e contraendosi in preda all’orgasmo. Ted lo seguì poco dopo, lasciandosi andare sopra di lui e poggiando la testa sulla sua spalla.
Per qualche momento nella stanza si udirono solo i loro respiri, che, man mano, tornavano regolari.
“James…” mormorò Ted, fra mille incertezze; che avrebbe dovuto dire, a quel punto?
“Sai, sono contento d’aver scoperto che l’omosessualità si trasmette di padre in figlio.”
Il giovane Lupin alzò la testa, perplesso; l’espressione di James era quella solita da monello, ma in più c’era un lieve rossore sulle guance. “Ah…”
“Sì, perché… altrimenti questo non sarebbe successo. Ed io sarei ancora convinto di non avere speranze di… Beh, quello che voglio dire è che tu… Tu mi…”
Nonostante avesse tentato di non ridere, alla fine Ted scoppiò in una risata, abbracciando il ragazzo più giovane. “Sì, James anche tu mi.” Disse, scoccandogli un bacio sulle labbra.
“Ah, beh, meno male.” I due risero scioccamente, nonostante tutto ancora piuttosto imbarazzati. Poi, quando le risate scemarono, James prese la foto che ritraeva suo padre con Remus e Sirius.
“Hey, Ted.” Disse, e stavolta il metamorfomagus fu perfettamente in grado di capire che il ragazzo era turbato; sollevò il viso, guardandolo con preoccupazione e si ritrovò a guardare due occhi confusi.
“Non è che pure mio padre…?”
Note:
stranissimo, per me, scrivere una ff 'quasi' p0rn. Ma del resto,
partecipava al
P0rn
Fest di
fanfic_italia; e si tratta della prima ff che scrivo su questa coppia.
Non nascondo che se mi piace questo pair è tutta colpa di una fic inglese (questa
qui, per essere precisi), né nascondo che amo Ted Lupin in maniera quasi
insana, probabilmente solo perché è il figlio di Remus e perché di Remus,
secondo me, ha molto poco (ma per fortuna non ha niente nemmeno della mamma
XD). Teddy è un personaggio che posso immaginare e costruire come voglio,
anche se in effetti, qui, spicca maggiormente la personalità di James Jr.
che, a dirla tutta, è un misto fra James Senior e Sirius (ma mi
piace proprio per questo e non sapevo come altro immaginarlo). Ad ogni modo,
il prompt era "foto dei padri" ed è stato un richiamo irresistibile a
tirarmi verso questo 'genere' su cui mi ero arrischiata anni fa, ma che poi
avevo abbandonato, considerandolo poco idoneo al mio stile. Beh, che altro
dire? A me è piaciuto scriverla, spero che leggerla sia altrettanto
piacevole.
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