
You never get what
you give
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Non voluto
Aveva sbattuto forte la porta, gridando dopo essersi poggiata contro il legno duro e si era chiesta mille volte perché.
Perché l’aveva sposata? Perché ora fuggiva? Perché lei si era mai innamorata di una persona così… portata alla solitudine? Perché non riusciva a farlo innamorare? Perché non riusciva a farsi amare come voleva, ma solo a farsi guardare con tenerezza, come se in realtà lui provasse solo pena nei suoi confronti?
E si ritrovò a pensare che era solo per la sua testardaggine, per la sua insistenza e per la sua petulanza che Remus l’aveva sposata; e per quegli stessi motivi ora fuggiva.
Scappava da lei e da quel bambino che lei aveva accettato con gioia, che cresceva dentro di lei e grazie al quale lei sperava di poter costruire una famiglia felice. Ma lui aveva sgranato gli occhi alla notizia della gravidanza; era diventato bianco come un cencio ed aveva iniziato a dire frasi senza senso, sul fatto che lei non si rendesse conto, che lui non voleva condannare suo figlio, che come al solito era stata infantile e superficiale. E c’erano altre parole che non aveva detto, ma che lei aveva chiaramente avvertito nell’aria; frasi che le parlavano di un matrimonio al quale lui era quasi stato costretto dalle sue speranze e dalle aspettative di tutti gli altri; di un amore che in realtà lui non aveva mai provato, non per lei almeno. E lei era scoppiata di rabbia ed amarezza, come se tutte quelle cose in realtà lei le avesse già sapute, ma le aveva sempre ignorate, perché era testarda e perché pensava che fingendo di non vederle sarebbero scomparse. Invece erano ancora lì, esattamente dove le aveva sempre lasciate.
Aveva gridato che poteva andarsene, che quel bambino l’avrebbe cresciuto da sola, che non aveva bisogno di lui, non aveva mai avuto bisogno di lui.
E Remus era fuggito.
Lasciandola di sasso, per un momento, incapace di muoversi e di rendersi conto che l’uomo di cui era innamorata stava davvero scappando da lei, da quel matrimonio e da quel bambino. Si era lanciata verso la porta, verso di lui, gridandogli d’essere un vigliacco, un bugiardo, strattonandolo e spingendolo, senza sapere nemmeno lei se volesse trattenerlo o buttarlo fuori casa; lui l’aveva lasciata fare e la sua riconquistata calma le aveva dato sui nervi, facendole salire più rabbia di quanta ne avesse provata fino a quel momento. Era uscito di casa e lei aveva sbattuto la porta, gridandogli d’andarsene e di non tornare più da lei, dal loro bambino, in quella casa, in quel matrimonio che non aveva mai voluto.
Poi si era accasciata a terra, piangendo e stringendo le braccia intorno alla pancia ancora piatta. “Mi occuperò io di te, saremo solo io e te… Ma tu non preoccuparti, andrà tutto bene… Andrà tutto bene.”
E sperò, per un attimo, di non essersi mai innamorata di lui.
Note:
il prompt usato per questo capitolo, invece, è 'litigio'. Lo
ammetto, anche piuttosto candidamente: non vedevo l'ora di scrivere questa
parte della fic. Forse, un po' perché sono sadica, ma fondamentalmente per
vendicare la mia AW e Sirius. A chi se lo sta chiedendo: non odio e non ho
mai odiato Tonks. Anzi, nel V libro la trovavo adorabile; poi nel VI mi è
caduta tantissimo, perché non mi sarei mai immaginata quella reazione così
negativa da un personaggio positivo come c'era stato presentato nel libro
precedente. Insomma, più che contro Tonks, questa ff è contro
Remus, che, anche lui, nel VII libro ha rasentato il livello critico nella
classifica dei miei preferiti: è diventato un vigliacco irresponsabile ed io
ci sono rimasta di cacca. Lo dico serenamente, adesso, perché ne abbiamo
parlato, io e lui, e siamo arrivati a capirci. Più o meno. Forse. Beh, lo
amo comunque XD
Voglio precisare che il titolo del capitolo non è riferito a Teddy;
o meglio, non è solo riferito a lui, ma al rapporto fra Tonks e Remus in
generale: è lampante (per me, ovvio XD) che Remus non abbia mai voluto il
matrimonio con Tonks, per tutta una serie di motivi che si sintetizzano
nella parola 'Wolfstar'. Ma il POV di lei, qui, rende tutto più incisivo,
secondo me, e anche più... reale: la sua incredulità davanti alla
reazione di Remus, le parole che gli urla ('vigliacco') esprimono quello che
ho provato io nella lettura del VII libro, quando Remus si presenta a
Grimmauld Place come un folle.
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