
Chi ha incastrato
Usa-chan?
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Era una mattina d’autunno come tante se n’erano già viste. Il vento scuoteva le fronde degli alberi, i cui rami erano rinsecchiti e spogli; la maggior parte dei comuni mortali si avvolgeva nelle sciarpe e nei cappotti per sfuggire alle sferzate di vento gelido. Al contrario, i fortunati allievi del prestigioso Istituto Scolastico Ouran scendevano comodamente dalle loro limousine proprio davanti i cancelli dell’edificio, risparmiandosi il freddo della mattina.
Come tutti i giorni, Mitsukuni Haninozuka e Takashi Morinozuka scesero dalla lunga e lussuosa macchina della famiglia Haninozuka, il primo tenendosi stretto il suo coniglio di peluche rosa ed il secondo portando sia la sua cartella di scuola che quella del compagno. Tutto sembrava come al solito: i due si incamminarono verso l’entrata, mentre il più basso dei due canticchiava una filastrocca per il suo Usa-chan. Una volta nella loro aula, anche lì tutto sembrava essere come avrebbe dovuto: c’erano gli amati dolci che aspettavano Honey sul suo banco, lasciati dalle sue ammiratrici, e c’erano i dolci che sarebbero stati passati ad Honey sul banco di Mori, lasciati dalle ammiratrici di quest’ultimo.
Tutto come al solito, no? Così sembrava…
E allora perché Takashi aveva la netta sensazione che un’ombra li spiasse, nascosta in ogni angolo della scuola?
Era una sensazione che aveva sin dal giorno precedente, ma ogni volta che si voltava per controllare se ci fosse davvero qualcuno, non trovava nessuno.
Anche una volta sistemati i dolci nella cartella di Honey (tutto intento a chiacchierare con il suo Usa-chan), Takashi ebbe l’impressione che qualcuno li stesse puntando: si voltò di scatto, giusto in tempo per vedere un’ombra nascondersi dietro la porta della loro aula. Incuriosito, si avvicinò all’uscio e si affacciò, ma il corridoio era vuoto se si escludeva quel pezzo di stoffa che assomigliava vagamente ad un gatto e agitava una zampa, invitandolo a seguirlo. Il ragazzo si voltò per un momento verso Mitsukuni, che sembrava del tutto ignaro dei movimenti dell’altro e che, in ogni caso, non era solo in aula; rassicuratosi, Mori guardò di nuovo il Berzenev (tale era il nome di quel simil-gatto di stoffa) e si incamminò verso di esso, sicuro che da lui (o magari dal suo proprietario) avrebbe trovato le risposte ai suoi dubbi.
Non appena mise piedi fuori dalla classe, il Berzenev si ritirò di scatto, sparendo oltre l’angolo da cui era affacciato un attimo prima. Con passo leggermente spedito, Takashi raggiunse l’angolo e si affacciò: il pupazzo si stava affacciando dalle scale e di nuovo lo invitava a seguirlo. Ma ancora una volta, non appena il ragazzo fece un passo nella sua direzione, quello sparì oltre il corrimano. Mori continuò a rincorrere il Berzenev per circa altri dieci minuti, fino a quando, correndo per i corridoi, non si ritrovò nuovamente davanti alle scale. Il Berzenev, sta volta più vicino, fece capolino poco più avanti a lui, agitando le zampe di pezza come a dirgli non mi prendi! Non mi prendi!
Ma a Takashi bastò allungare una mano per afferrare il pupazzo. Non appena ciò accadde, quello sembrò perdere vita e gli si afflosciò in mano. Prima che il ragazzo potessi chiedersi come facesse un pupazzo di stoffa ad andare in giro per la scuola da solo, qualcuno glielo tolse di mano.
Davanti a lui stava una figura avvolta in un mantello scuro. “Grazie per averlo recuperato.” Sibilò Nekozawa, il presidente del Club di Magia. “Era da qualche giorno che non faceva che sparire nel nulla…” Spiegò poi, allontanandosi lentamente e continuando a sibilare dei grazie all’indirizzo di Mori.
Quest’ultimo, una volta rimasto solo, si guardò intorno con perplessità (non
che la sua espressione indicasse qualcosa a tal proposito) fino a che non si
trovò di fronte suo cugino. Mitsukuni, dal basso del suo un metro ed una
mela, rivolse
un’occhiata sorpresa all’amico; stringendo il suo Usa-chan, inclinò la
testolina castana. “Takashiii, dov’eri andato?” Chiese con la sua vocina,
non aspettandosi nessuna risposta.
Mori infatti si
guardò di nuovo intorno e poi scosse semplicemente la testa.
“Andiamo allora,
oggi ci sono un sacco di dolci da mangiare!” Esultò il ragazzo più basso,
lanciando in aria il suo peluche rosa.
Ma dopo qualche
attimo, Usa-chan ancora non era sceso.
Honey guardò in
alto ed altrettanto fece Takashi, ma del coniglietto rosa non v’era traccia.
Sembrava essere sparito nel nulla
“Takashiii…”
Biascicò con voce singhiozzante il più piccolo.
“Mh.” Rispose il
ragazzo più alto, guardando ancora in su, alla ricerca di Usa-chan.
“Dov’è Usa-chan?”
Chiese Honey, fissando il soffitto.
Mori indicò il
vuoto sopra di loro e poi si ritrovò a guardare due occhioni piangenti .
“Usa-chan se n’è
andato!” Gridò Mitsukuni in preda alle lacrime, attirando l’attenzione di
tutta la scuola.
In breve la
notizia della scomparsa di Usa-chan si era diffusa in tutto l’edificio
scolastico e quando i due cugini si recarono nell’aula di musica,
presumibilmente per seguire le attività del loro club, vennero accolti dalle
espressioni preoccupate degli altri cinque membri.
Bastò
l’espressione triste e sconsolata di Honey a far impensierire ancora di più
gli altri ragazzi.
“Honey – sempai,
siamo tutti molto dispiaciuti per la scomparsa di Usa-chan, ma vedrai che si
ritroverà.” Disse Haruhi, che ormai sapeva quanto il loro amico fosse
affezionato a quel peluche.
“Esatto, appena
l’ho saputo ho fatto in modo che si organizzasse una squadra di ricerca. Ho
anche chiamato la polizia ed un investigatore privato per facilitare le
ricerche.” Affermò prontamente Tamaki, dietro al quale comparve Kyoya, con
l’immancabile agenda dei conti. Aggiustandosi meglio gli occhiali sul naso,
sorrise ad Honey. “Inoltre per oggi il club resterà chiuso…” Avvisò,
chiudendo le pagine dell’agenda.
I gemelli
Hitachiin ed Haruhi lo guardarono con un sopracciglio sollevato, increduli
davanti a quella notizia; ci doveva essere qualcosa sotto, un tirchio di
prim’ordine come lui non avrebbe certo rinunciato così semplicemente alla
propria fonte di guadagno. Ma per il momento, c’era da preoccuparsi
soprattutto sull’umore nero di Honey – sempai.
In quel momento, Mitsukuni sedeva
su una delle comode poltroncine rosso dell’ampia stanza, fissando il vassoio
di dolci che gli avevano messo davanti i due gemelli. Quella vista preoccupò
ulteriormente gli altri ragazzi: perché
fissava i dolci
invece di mangiarli?
Istintivamente
Tamaki ed i due Hitachiin si nascosero dietro Mori. Il ragazzo, guardando
velocemente le loro espressioni terrorizzate, si avvicinò al cugino e,
quando gli fu davanti, si inginocchiò accanto a lui per poter guardarlo
meglio in volto.
“Mitsukuni…”
Disse, guardandolo fisso. Honey spostò lo sguardo verso di lui, scrutandolo
con i grandi occhi castani tristi tristi. Davanti a quello sguardo
disperato, però, Takashi perse le poche parole che avrebbe potuto dire e si
limitò a spingergli sotto il naso un largo pezzo di torta.
Honey guardò la
torta, fece un flebile sorriso ed iniziò a mangiarla con poco entusiasmo,
tornando poi a fissare gli altri dolci che aveva davanti.
Mori si alzò in
piedi e, ovviamente senza dire una parola, si diresse verso la porta
d’uscita.
“Dove vai?” Chiese Tamaki,
terrorizzato all’idea di rimanere con Honey
senza
Mori.
Questi si voltò a
guardarlo e poi ricominciò a camminare verso la porta. “A cercarlo.”
Borbottò con voce grave, un attimo prima di uscire dalla stanza. Un momento
prima di chiudere la porta, però, avvertì di nuovo quella strana sensazione
che ci fosse un’ombra dietro di lui, ma, come al solito, una volta giratosi
non vide nessuno dietro di sé e proseguì lungo il corridoio.
Honey continuava a
sedere mogio mogio sulla sua poltroncina rossa; aveva mangiato tutti i dolci
che i gemelli gli avevano messo davanti, ma non era servito a nulla: il suo
umore continuava a peggiorare man mano che passavano i minuti. Ora si era
incurvato sul tavolo ed aveva poggiato la testa sulle braccia incrociate,
sospirando di tanto in tanto e facendo rabbrividire i tre pavidi membri
dell’Host Club.
Ma dov’era mai
andato il suo Usa-chan? Forse non stava più bene con lui? Eppure l’aveva
sempre trattato bene e gli voleva tanto bene. Forse, allora, era Usa-chan a
non voler più bene a lui.
Pensando questo, i
suoi occhi si riempirono di lacrime ed il ragazzo ricominciò a piangere,
sorprendendo Haruhi che gli si era avvicinata per tentare di confortarlo.
Invano la ragazza gli disse che Mori avrebbe ritrovato il suo coniglio:
Honey non la ascoltava nemmeno, tant’era triste e disperato.
Quando i
singhiozzi si fecero più rumorosi, gli altri membri del club si riunirono in
un angolino per cercare di far smettere di piangere il loro sempai. Tra le
improbabili soluzioni di Tamaki (che ancora sperava di poter vedere la sua
Haruhi vestita da coniglietto) ed i drastici consigli di Haruhi (primo fra
tutti, comprare un nuovo coniglietto di peluche ad una svendita in un grande
magazzino), furono Hikaru e Kaoru a proporre a Tamaki di intrattenere Honey
con il suo orsetto di peluche. Forse, almeno quello l’avrebbe distratto
dalla sua disperazione.
Un po’ riluttante,
il ‘Lord’ andò a prendere il suo orso e, piano piano, cercando di continuo
di ispirare pena ai suoi aguzzini, si avvicinò a Mitsukuni.
“A-ehm…”
Tossicchiò il ragazzo dai capelli biondi quando fu vicino al suo sempai. Non
riuscendo ad attirare la sua attenzione, si voltò verso i gemelli ed Haruhi,
che osservavano lo svolgersi della scena da lontano. I tre gli rivolsero
occhiatacce di rimprovero per non voler tentare di meglio.
Così, sconsolato,
Tamaki tirò fuori il suo orsacchiotto e lo mise proprio davanti al viso di
Honey. “Ehm…anche lui è preoccupato per Usa-chan, ma non vuole vedere Honey
– sempai piangere.” Borbottò poco convinto il ragazzo, mentre,
improvvisamente, Honey ritrovava la sua verve, ma per un motivo ben diverso
da quello che gli altri immaginavano.
La ricerca di
Takashi era stata davvero infruttuosa. Il ragazzo aveva cercato ovunque,
arrampicandosi anche sul tetto, ma di Usa-chan non c’era traccia. Che fosse
davvero scomparso nel nulla?
Ma certo che no,
per far sparire le cose ci voleva la magia e di certo la magia non era una
cosa tanto semplice da fare.
Mori si fermò
improvvisamente in mezzo al corridoio. Ma certo! Magia!
Cambiando
direzione, si diresse a passo di marcia verso la sede del Club di Magia
Nera, sicuro ormai che il mistero sarebbe stato presto svelato.
Arrivato davanti
la scura porta della sua meta, la spalancò, lasciando entrare un largo
fascio di luce all’interno della stanza buia, illuminata solo dalla flebile
luce di candele. Un urlo disperato dall’altra parte della camera gli fece
subito individuare l’oggetto principale della sua (seconda) ricerca:
Nekozawa, il presidente del club, si era nascosto dietro la sua sedia per
sfuggire alla luce del giorno.
“Chiudi la porta,
sta entrando la luce…la luceee!” Lamentò quello, continuando a
raggomitolarsi contro la sedia, cercando di non esporre nessuna parte del
suo corpo alla luce che era così prepotentemente entrata nel suo regno.
“Dov’è?” Chiese
perentorio Takashi, fissandolo e non accennando minimamente a chiudere la
porta.
“Non ne so
niente!” Si lagnò Nekozawa, che ancora cercava scampo dalla luce. “Non l’ho
preso io quel peluche. E’ troppo poco oscuro per i miei gusti!”
Mori osservò la
figura tremante dell’altro ragazzo e poi guardò la stanza, alla ricerca del
peluche rosa. Ma di Usa-chan non v’era traccia nemmeno lì; non c’era nemmeno
un armadio in cui cercare, quindi, abbassando il capo in segno di scuse,
Takashi indietreggiò e chiuse la porta.
Niente da fare, nemmeno lì c’era
il peluche di Mitsukuni. Con un piccolo sospiro, il ragazzo riprese a
camminare quand’ecco che da dietro l’angolo del corridoio spuntarono il
Berzenev accompagnato da qualcosa di morbido e
rosa.
Usa-chan e Mori si
guardarono immobili per qualche attimo. Il Berzenev, accanto al coniglio di
peluche, iniziò a sudare freddo guardando il ragazzo davanti a loro. Poi,
afferrata la zampa rosa del coniglietto, si voltò e si diede alla fuga,
tirandosi dietro Usa-chan.
Non chiedendosi nemmeno
come,
Takashi prese ad inseguirli, percorrendo tutta la scuola, salendo scale e
scendendone altrettante, attraversando corridoi, aule e travolgendo alunni
ed insegnanti, indifferentemente. Finalmente, arrivati davanti l’aula di
musica, i due pupazzi furono costretti a fermarsi.
Mori si buttò su
di loro, afferrandoli uno in una mano l’altro nell’altra e facendo così il
suo ingresso trionfale (più o meno) nella sede dell’Host Club.
“Takashiii!”
“Sempai fa’
qualcosa!”
Gridarono
contemporaneamente Honey e Tamaki, non appena Takashi fu atterrato sul
pavimento della stanza. Confuso, il ragazzo si rimise in piedi, osservando
la scena che gli si proponeva davanti: il presidente dell’Host Club si era
arrampicato sulla credenza, tenendosi ben stretto il suo orsacchiotto di
peluche, mentre invece Mitsukuni era lì sotto che tendeva le braccia verso
il peluche, con le lacrime agli occhi.
“Takashiii,
Tama-chan mi ha rubato Usa-chan!” Gridò piangente Honey, guardando verso il
cugino.
Per sicurezza,
Mori guardò i due pupazzi che aveva in mano: Usa-chan era proprio nella sua
mano destra e quello che Tamaki stringeva era indubbiamente il suo
orsacchiotto. In cerca di spiegazioni, si voltò verso gli altri membri del
club. Hikaru e Kaoru scossero semplicemente la testa, sollevando le spalle;
Kyoya scriveva qualcosa sulla sua agenda, del tutto ignaro di ciò che stava
accadendo, o meglio, volontariamente ignorando ciò che stava accadendo.
“Non sappiamo cosa
sia successo. Improvvisamente Honey-sempai ha iniziato a dire che l’orso di
Tamaki-sempai era Usa-chan.” Spiegò Haruhi, unica anima volenterosa.
Perplesso (ma, di
nuovo, non che la sua espressione indicasse qualcosa), Takashi gettò via il
Berzenev e si avvicinò ad Honey, che tentava di raggiungere Tamaki,
arrampicandosi sulla credenza.
“Mitsukuni.”
Chiamò Mori, offrendo poi Usa-chan al legittimo proprietario.
Il ragazzo più
basso si voltò e guardò il coniglio rosa. Poi si voltò verso Tamaki,
sorridendo. “Vista, Tama-chan? Ora che Takashi ha riportato il suo peluche,
puoi ridarmi il mio Usa-chan.” Disse candidamente, facendo impallidire
Tamaki e sconvolgendo tutti gli altri.
“Ma…ma
quello che ha in mano Mori è Usa-chan…” Puntualizzò Kaoru, ricevendo un
cenno d’assenso da parte degli altri. “E allora perché…?” Chiese sconvolto,
ricevendo occhiate altrettanto perplesse da parte degli altri.
Improvvisamente,
Takashi ricordò qualcosa che aveva visto nella stanza di Nekozawa. Sulla
scrivania c’era una bambolina woodoo vagamente somigliante a suo cugino, che
stringeva un’altra bambolina woodoo che assomigliava vagamente
all’orsacchiotto di Tamaki.
“Nekozawa.”
Borbottò, prima di gettare in mano ad Haruhi Usa-chan e correre di nuovo
verso il Club di Magia Nera, non dimenticando di afferrare il Berzenev per
riconsegnarlo al legittimo proprietario.
In realtà non
dovette fare molta strada. Appena aprì la porta, la figura ammantata di
Nekozawa comparve proprio lì dietro.
“Berzenev!” Gridò
il ragazzo, afferrando il suo pupazzo e stringendolo a sé. “Perché hai
rapito quel coniglio?” Chiese subito dopo, guardandolo con aria di
rimprovero.
Tutti si voltarono
nella loro direzione, con un sopracciglio sollevato.
“Quel pezzo di
stoffa ha rapito Usa-chan?” Chiese Hikaru, perplesso.
“Sembra proprio di
sì…anche se non capisco perché. Forse si sentiva solo…” Sibilò Nekozawa,
mentre il Berzenev abbassava il viso disegnato e metteva le zampe di stoffa
dietro al schiena, con aria colpevole.
“Ma…è un pezzo di
stoffa…” Asserì Haruhi sconvolta, anche se, effettivamente, aveva poco di
che stupirsi da quando era entrata a far parte di quella scuola.
“Pensavo di
risolvere la questione prima che qualcuno lo scoprisse, per questo ho fatto
un incantesimo ad Haninozuka.” Spiegò ulteriormente il presidente del Club
di Magia Nera, con fare melodrammatico.
“E’ per questo che
non riconosce Usa-chan?” Chiese Haruhi, guardando Tamaki che ancora
combatteva con Honey per salvare il suo orsacchiotto.
Nekozawa si voltò
a guardare la scena ed indietreggiò di qualche passo. “Beh, forse ho
sbagliato qualcosa, ma niente che non si possa risolvere…” Sibilò, prima di
defilarsi e lasciare Tamaki ancora in balia di Honey.
“Takashiii, dì
qualcosa a Tama-chan!” Lamentò Mitsukuni, tendendo le braccia verso
l’orsacchiotto.
Mori si avvicinò
ai due e, con un gesto subitaneo, tolse di mano l’orso di peluche a Tamaki,
consegnandolo ad Honey. Usa-chan, invece, venne dato a Tamaki per
consolazione.
“Usa-chan!”
Esclamò felice Honey, stringendo forte a sé l’orsacchiotto, sotto lo sguardo
piangente del presidente dell’Host Club.
Di ritorno a casa,
Mitsukuni guardava fuori dal finestrino dell’auto, canticchiando una
filastrocca per il suo Usa-chan. Improvvisamente si fermò, proprio nel bel
mezzo del ritornello. Sorrise, abbassando lo sguardo per guardare il
coniglio rosa sulle sue ginocchia.
“Takashi…
Grazie per avermelo riportato.” Sussurrò, giocando con le orecchie del
peluche. “Mi dispiace aver dato fastidio a Tama-chan. Però…però grazie anche
per avermi dato il suo orsacchiotto quando pensavo che fosse Usa-chan.”
Per tutta
risposta, Mori carezzò la testa del ragazzo più piccolo e, sorprendentemente
gli sorrise quando si voltò a guardarlo. Honey lo guardò leggermente
sorpreso, prima di sorridergli di rimando.
Un attimo dopo,
Takashi dormiva profondamente, con la testa che gli penzolava sul petto.
Ridacchiando divertito, Mitsukuni gli mise accanto Usa-chan e gli accarezzò
i capelli.
“Buona notte,
Takashiii!”
Fine
Dedicata a Baddy, che mi ha fornito la trama ed ha perso la scommessa...
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).