Enjoy the silence
 

 

Honey è seduto nel giardino, intento a studiare. Tutt’intorno il silenzio è interrotto solo da qualche lieve rumore: l’acqua che scorre, un uccellino che canta, il fruscio delle foglie quando un leggero venticello le smuove ed il rumore delle pagine che sfoglia.

In quel silenzio, però, sa che alle sue spalle Takashi sta leggendo, tenendolo sempre d’occhio. Non emette un singolo rumore: respira regolarmente, ma, se qualcuno lo guardasse, sembrerebbe che non stia respirando affatto; è seduto compostamente a terra, sui talloni, e, se anche dovesse cambiare posizione, nessuno se ne accorgerebbe, perché lui starebbe attento a non far frusciare i vestiti; le pagine del libro che sta leggendo, invece, le gira con cura, con lentezza e, se anche dovessero emettere un qualche suono, sarebbe così lieve che passerebbe inascoltato anche in quel silenzio.

Però Mitsukuni sa precisamente dire ogni volta che la pagina viene voltata; riesce ad indovinare ogni volta che Takashi cambia posizione e conta i respiri che fa.

Non tira ad indovinare, lui lo sa.

Sa che il silenzio piace a Takashi e che fa tutto quello solo per conservarlo intatto; sa che per suo cugino il silenzio è sacro, perché è come entrare in un mondo dove ci sono solo loro due e dove non esiste nessun altro. Il silenzio Takashi se lo porta dietro anche quando c’è confusione e rumore, perché è come se portasse sempre con sé un pezzo del loro mondo, di quell’angolino di universo che appartiene solo a loro due.

Honey sa tutte queste cose senza che Takashi gliel’abbia dette.

Le sa perché conosce suo cugino da quando erano bambini e, già da allora, stavano sempre insieme. Takashi era quello che stava in silenzio e lo seguiva ovunque; lui era quello che prendeva l’iniziativa, organizzava i giochi e faceva rumore per entrambi.

Quand’era ancora un ragazzino, Mitsukuni si era preoccupato di quel fatto; Takashi era troppo silenzioso, così aveva iniziato a stargli intorno ad occhi chiusi, concentrandosi e percependo tutti i suoni che suo cugino emetteva.

I suoi respiri, per quanto lievi, erano proprio lì e Mitsukuni li aveva sentiti. Aveva sentito anche il lieve frusciare di vestiti quando Takashi si muoveva; non importava quanto delicatamente lo facesse, lui lo sentiva. E sentiva qualunque suono emettesse.

Honey ora ha imparato a distinguere tutti i suoni che il cugino fa; ha imparato a capirli ed interpretarli e sa che avrà sempre ragione su di lui.

Per un momento, solleva la testa e guarda dritto davanti a sé. Il suono alle sue spalle è cambiato e lui sorride, guardando Usa-chan. “Takashi si è addormentato.” Bisbiglia al coniglio di peluche. “Meglio non fare rumore.”

Si alza e si dirige con passo felpato verso casa; vuole prendere una coperta per Takashi, altrimenti potrebbe prendere freddo. Gli passa davanti e, proprio quando pensa di aver scampato il pericolo, si sente chiamare.

“Mitsukuni?”

Il ragazzo si volta e vede suo cugino che lo guarda; evidentemente non è stato abbastanza silenzioso. Un po’ deluso, gli sorride. “Io e Usa-chan andiamo a mangiare la torta!” Esclama, rompendo la quiete.

“Mh.”

“Vieni con noi, Takashiii?”

“Mhm.”

Ad Honey non importa se non riesce ad essere silenzioso come suo cugino; gli basta saper capire il silenzio di Takashi.

 

 

Fine

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Dedicata a Michi, perché forse le è piaciuta un po' più di "Your smell", nonostante l'uso del presente, molto poco 'narrativo'.

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