
Your smell
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Mori si svegliò lentamente, senza aprire gli occhi,
consapevole dell’oscurità della sua camera.
Era ancora notte fonda, lo poteva intuire dalla totale
assenza di suoni. Contro di sé percepiva il calore di un’altra persona.
A svegliarlo non era stata l’intrusione di questa
persona; né gli eventuali rumori che il suo entrare nella stanza e poi nel
letto avrebbero potuto causare.
Era l’odore.
L’odore inconfondibile di Mitsukuni.
Un profumo particolare, dato da mille altri odori.
La prima cosa che il suo olfatto percepiva era quello dei
capelli: il profumo dello shampoo era fruttato, ma non troppo dolce; era
piacevole da sentire.
Se abbassava un po’ di più il capo, piegando il collo in
avanti, Takashi avrebbe potuto facilmente avvicinare il suo naso alla fronte
della figurina raggomitolata contro di lui: era un odore delicato, che
ricordava vagamente quello di un bambino; ricordava, quel profumo, quello
dolciastro dello zucchero a velo che sicuramente era finito sul volto di
Honey mentre banchettava con qualche torta. Sotto quel profumo zuccherino si
avvertiva l’odore della pelle: qualcosa che non aveva aggettivi per essere
descritto, non era salino né dolce, né tanto meno era acre. Era
semplicemente l’odore di Mitsukuni.
Piegandosi ancora un po’ di più, Takashi poteva sentire
il respiro dell’altro carezzargli la pelle: l’odore della menta del
dentifricio era piacevolmente fresco e gli ricordava la sera, qualche ora
prima, quando aveva trascinato il cugino in bagno per fargli lavare i denti.
Poi, sotto le coperte, c’era l’odore un po’ polveroso di
Usa-chan; il peluche rosa, nascosto tra le braccia di Honey, emanava un
profumo strano, che avrebbe fatto starnutire un naso sensibile, ma che sia
per Takashi che per suo cugino era piacevole; ricordava ad entrambi
l’infanzia, aveva quel particolare profumo delle cose vecchie, di mani
anziane e rugose che lavoravano con affetto e cura minuziosa la stoffa[1].
Quand’è che aveva imparato a riconoscere così alla
perfezione l’odore di Mitsukuni?
Probabilmente era successo quand’erano ancora piccoli e
dividevano sempre, ogni volta che potevano, lo stesso letto.
Non ricordava come fosse successo la prima volta; forse
era per via di un temporale, forse era successo quando lui era stato male e
suo cugino, preoccupato, si era intrufolato di nascosto nella sua stanza,
solo per chiedergli come stava, finendo per passare tutta la notte vicino a
lui.
Erano ancora bambini, allora, ma Mitsukuni aveva già quel
particolare odore, quel misto di profumi che Takashi aveva imparato a
selezionare e riconoscere. Ricordava che, nonostante la debolezza dovuta
alla febbre e l’intorpidimento di un po’ tutti i suoi sensi, in
quell’occasione aveva percepito, forse per la prima volta distintamente,
tutti quegli aromi.
Inizialmente lo avevano stordito ancora di più,
soprattutto quando suo cugino, accoccolandosi contro di lui, aveva reso la
percezione di quegli odori ancora più chiara. Ma poi, col passare del tempo,
si era abituato a quel profumo; dopo qualche settimana, lo riconosceva
tranquillamente, in mezzo a tanti altri odori; infine, dopo mesi, aveva
imparato ad analizzarlo ed a distinguere tutte le componenti di quella…
essenza di Mitsukuni.
Un leggero movimento del fagottino accoccolato contro di
lui, lo fece tornare con la testa al presente; inebetito dal sonno, Takashi
avvolse con un braccio il cugino, attirandolo ancora di più contro di sé.
Sapeva che, se Honey era lì, c’era qualcosa che lo preoccupava e che tutto
ciò che chiedeva per far andar via l’inquietudine era quell’abbraccio
confortevole. Nel dormiveglia, Mori inspirò profondamente, sprofondando nel
profumo del cugino e finalmente crollando di nuovo in un piacevole sonno.
Mitsukuni, che non stava ancora dormendo, poggiò la testa
contro il petto dell’altro e fece un grosso respiro… Oltre l’odore di
Usa-chan, quello del tessuto del pigiama e il profumo delle lenzuola,
avvertì un altro aroma.
Amava l’odore di Takashi perché sapeva di dolce, sapeva
di buono, sapeva della loro infanzia; bastava quello a fargli dimenticare
tutte le preoccupazioni.
Fine
[1]Per chi non lo sapesse: mi riferisco al fatto che Usa-chan sia un regalo della nonna di Honey al nipote. Non so se l’ha effettivamente fatto lei o se l’abbia comprato; ho preferito la prima opzione perché mi sembra una cosa molto più…bella ^^
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