Caccia al ladro!
 

 

 

L’ombrello di Honey, quello rosa con i coniglietti, era sparito. Takashi l’aveva lasciato insieme a tutti gli altri ombrelli, all’ingresso, ma mezz’ora dopo non c’era più. Mori avrebbe anche potuto fare qualcosa, se solo se ne fosse accorto prima e Honey non fosse stato con lui al momento del rinvenimento, o meglio del non rinvenimento dell’oggetto.

L’erede degli Haninozuka non aveva nascosto il suo dispiacere per la perdita: non appena pronunciata la parola rubato gli occhi gli si erano riempiti di lacrime e lui aveva iniziato a piangere disperatamente. Takashi, sentendosi in colpa non solo per aver perso l’ombrello, ma soprattutto per aver causato un dispiacere a suo cugino, aveva iniziato a comportarsi in modo decisamente bizzarro: i membri dell’Host Club, in quel momento, lo osservavano mentre, nascosto in un angolo, con le spalle rivolte verso di loro, di lasciava andare, con tutta probabilità, ad un’intensa sessione di “facciamoci odiare da Honey. Il ragazzo biondo però continuava a saltellargli intorno, offrendogli Usa-chan come conforto.

“Ma perché non gliene compra uno nuovo?” Chiese Haruhi-spirito-pratico, perplessa.

“Perché quello l’ha comprato in un negozio plebeo, ai saldi, quella volta che ti abbiamo comprato al mercato plebeo…” Spiegò Tamaki con un sospiro.

“Ed era l’ultimo rimasto.” Aggiunsero Kaoru e Hikaru.

“E quei coniglietti piacevano tanto a Honey-senpai, perché gli ricordavano Usa-chan.” Rincarò Tamaki, sempre più melodrammatico.

“Ah.” Fu il commento di Haruhi, che comunque pensava ad un ombrello come un oggetto pratico che aveva la semplice funzione di riparare dalla pioggia: per lei, cuore di pietra, un ombrello valeva l’altro.

Intanto Honey aveva continuato il suo tentativo di consolare Takashi con Usa-chan, ma all’ennesimo no di Mori, il biondino scoppiò.

“Sei uno stupido, Takashi!” Gli gridò in lacrime, allontanandosi di corsa.

“Ah! Honey-senpai!” Esclamò Tamaki, correndo dietro all’altro ragazzo.

“Mhm… immagino che per oggi l’Host Club debba rimanere chiuso.” Commentò Kyoya, con fare pensoso. “Niente guadagni…” Aggiunse con aria tetra, facendo rabbrividire Haruhi, che decise di distogliere la sua attenzione da quell’individuo spaventoso e di rivolgerla a quel caso disperato di Mori.

Mori-senpai,” stava dicendo Kaoru, “Honey-senpai non era arrabbiato con te per il furto dell’ombrello.”

“Ma potevi evitare di crogiolarti nei sensi di colpa. Questo comportamento sì che fa arrabbiare Honey…” Aggiunse Hikaru, mentre il gemello annuiva solennemente.

Haruhi non poteva biasimarli, avevano perfettamente ragione; fece per avvicinarsi a Mori, ma quello si voltò e, senza nemmeno guardarli, si diresse verso la porta, uscì e se la chiuse alle spalle, lasciandoli tutti perplessi e con un palmo di naso.

 

***

 

Takashi era deciso, determinatissimo: l’ombrello rubato non poteva essere uscito da quella scuola e lui era perfettamente in grado di ritrovarlo. Quante persone potevano avere un ombrello simile?

E poi era già riuscito una volta a ritrovare Usa-chan quando era stato rapito e… Mori si bloccò in mezzo al corridoio: che anche quella volta ci fosse dietro lo zampino del Berzenev?

Con ancor più determinazione di prima, il ragazzo si voltò e si diresse verso l’aula dove Nekozawa aveva costruito il suo tetro rifugio.

 

***

 

Tamaki si guardò intorno e, dopo aver individuato la piccola figura di Honey, con un sospiro si avvicinò.

Honey-senpai…” Mormorò, attirando l’attenzione dell’altro. Honey tuttavia non si voltò a guardarlo; si strinse Usa-chan al petto e fece un sospiro.

“Non prendertela con Mori-senpai.” Il tono di Tamaki era il più conciliante possibile. “Non voleva farti arrabbiare… cioè… sapeva che ti saresti arrabbiato se avesse continuato a comportarsi in quel modo, ma io penso sia l’unico-”

“… l’unico modo che ha per reagire.” Lo interruppe Honey, concludendo la sua frase; si voltò verso Tamaki, con un piccolo sorriso sulle labbra. “Lo so. E’ sempre stato così…” La voce era pacata e un po’ impastata di tristezza; mentre giocherellava con le orecchie di Usa-chan, teneva gli occhi bassi. “Ogni volta che succede qualcosa del genere, lui se ne prende tutte le responsabilità e pensa sempre che io ci rimanga male, ma che non voglia mostrarglielo. E allora mi fa arrabbiare di proposito, credendo che così tutto si sistemi.” Honey sollevò il viso, fissando il cielo terso e sospirò di nuovo. “Però non è così, perché è un comportamento molto stupido e crudele.”

Tamaki abbassò la testa, stringendo i pugni… Honey  aveva ragione, però non voleva che fosse così arrabbiato con Mori-senpai.

Tama-chan…” mormorò il ragazzo più basso. “Non sono arrabbiato con Takashi, però mi dispiace che faccia così.” Honey abbassò la testolina bionda e strinse Usa-chan forte forte, in cerca di conforto. “Quello che sta più male è lui…”

 

***

 

Mori sospirò, fissando il vuoto corridoio della scuola. Nekozawa non aveva la minima idea di dove si fosse cacciato il suo Berzenev e sembrava davvero disperato per la sua scomparsa. Takashi comunque non aveva minimamente intenzione di mollare la sua ricerca; ora che era sicuro chi fosse il colpevole del furto, doveva solo trovarlo e farsi restituire l’ombrello.

Ma dove poteva essersi cacciato quel peluche stregato?

Qualcosa sbucò lentamente fuori dall’angolo in fondo al corridoio e Takashi si voltò incuriosito; lui e il Berzenev si guardarono fissi negli occhi: il peluche, tenendosi stretto l’ombrello con i coniglietti, sudava freddo sotto lo sguardo impassibile di Mori. Fece un passo indietro, Takashi ne fece uno in avanti; un altro passo indietro e il ragazzo avanzò ancora; un attimo di esitazione e poi i due si diedero ad un corsa sfrenata lungo i corridoi della scuola. Il Berzenev era ben consapevole del fatto che non sarebbe mai riuscito a scamparla, se non trovava subito una soluzione. Poi, l’idea sembrò arrivargli all’improvviso nel vedere una finestra aperta, proprio davanti a lui; saltò sul davanzale e si guardò indietro: il ragazzo l’aveva quasi raggiunto, doveva sbrigarsi!

Aprì l’ombrello è…

 

***

 

Usa-chan iniziò ad agitarsi fra le braccia di Honey: il ragazzo guardò prima lui, poi quello che gli occhietti neri e vuoti del peluche sembravano fissare, e impallidì.

Takashi si era lanciato da una finestra del secondo piano, riuscendo ad afferrare il Berzenev, aggrappato all’ombrello con i coniglietti, come se fosse stato un paracadute; solo che l’ombrello non poteva reggere il peso di Mori, si sarebbe sicuramente rotto in quel modo! Così il ragazzo, ben consapevole di ciò, era riuscito a strapparlo alle grinfie del Berzenev e l’aveva chiuso, tenendoselo stretto al petto nella caduta.

Honey si spostò appena n tempo: Takashi gli cadde proprio davanti riuscendo (senza logica apparente e contro ogni legge fisica e matematica) a restare in piedi.

Takashi…” Mormorò Honey, mentre Tamaki cercava invano di riprendersi dallo shock appena subito.

Mori lo guardò negli occhi e gli porse l’ombrello rosa con i coniglietti: i suoi occhi neri si addolcirono un po’ quando Honey lo prese con le lacrime agli occhi.

“Takashiii…” Il ragazzino biondo gli si buttò contro, piangendo. “Sei uno stupido! Mi hai fatto spaventare!”

Takashi, come sempre, non disse nulla, ma mise una mano sulla testolina del cugino: lui il suo dovere l’aveva fatto… che importava se, nel mentre, si faceva male?

 

Breve epilogo

 

Il Berzenev si rinchiuse nel suo armadio con espressione (?) avvilita. C’era ancora così vicino, così vicino a completare la sua collezione… Ma quel ragazzo dall’espressione robotica rovinava sempre i suoi piani, sempre!

Con la testolina bassa, il povero Berzenev guardò la sua collezione di ombrelli rosa con coniglietti (quella che aveva iniziato a rubare quando erano cominciati i saldi in quel negozio plebeo) e promise a sé stesso e a Usa-chan che un giorno l’avrebbe fatta pagare a quel ragazzo… prima o poi ci sarebbe riuscito!

 

 

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Note: Storie di vita vissuta… Un giorno ho perso l'ombrello di Mitsukuni, quello che le piaceva tanto, tutto nero e con la stampa di fiori di ciliegio. Non ne rimane che la federa, ormai una reliquia. Chiedo perdono, Mitsukuni!

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