La prima neve

Quello era un inverno particolarmente freddo; i
notiziari alla TV lo riportavano come uno dei più rigidi degli ultimi dieci
anni e tutti gli adulti dicevano che probabilmente avrebbe nevicato, presto
o tardi, parlandone come se fosse solo una grossa seccatura.
Takashi non aveva mai visto la neve nei suoi otto anni
di vita e non poteva nascondere una certa curiosità nei confronti di questa
cosa nuova che, fino ad allora, aveva visto solo in televisione o di cui
aveva solamente sentito parlare. Inoltre, suo cugino non faceva altro che
ripetere che non vedeva l’ora che nevicasse e passava gran parte del loro
tempo insieme davanti alla finestra, non potendo aspettare la neve fuori,
nel giardino.
Quel giorno, però, sfuggendo al controllo degli adulti,
i due bambini erano riusciti a sgattaiolare nel cortile e, nascosti in un
angolo deserto della casa, si erano messi ad aspettare la neve.
Honey iniziò subito a dare segni di irrequietezza, dopo
i primi cinque minuti. Nascosto nella sciarpa, nel cappello di lana e nel
cappotto, assomigliava più ad un pupazzo che ad un bambino; in quella
confusione fatta di lana calda, le uniche cose che si vedevano del bimbo
erano qualche ciuffo biondo e gli occhi che lacrimavano a causa del freddo.
“Takashiii…” Chiamò con voce lamentosa, stringendosi al
cugino. “Ho freddo.”
Il bambino accanto a lui, munito di sciarpa, cappello e
cappotto pesante come l’altro, lo attirò verso di sé, facendolo accoccolare
contro la sua spalla.
Seguì un altro momento di silenzio, poi Honey si
raggomitolò meglio vicino a suo cugino. “Takashi, secondo te ci vorrà ancora
tanto?” Chiese, sfregandosi gli occhi con i guanti, cercando di asciugarli.
Il piccolo Morinozuka alzò le spalle e guardò in alto:
il cielo era coperto da nuvole chiare, che sembravano formare un’unica
grande coperta bianca. Però sembrava che niente scendesse da lassù, anzi,
sembrava tutto così fermo e statico che per un attimo ebbe la vaga
impressione che il tempo si fosse fermato; abbassò la testa e si guardò
intorno, per assicurarsi che la sua impressione fosse sbagliata. Guardò
Mitsukuni, che, sentendosi osservato, si voltò a guardarlo.
“Allora?” Chiese il biondino, sfregandosi il naso con le
manine.
Takashi, rassicuratosi che il tempo non si fosse
fermato, scrollò nuovamente le spalle e sollevò di nuovo la testa, guardando
il cielo, in silenzio.
Mitsukuni allora lo imitò, sollevando lo sguardo ed
aspettando. Trovò presto quella posizione molto scomoda, quindi si alzò e,
sotto lo sguardo perplesso del cugino, gli si sedette davanti. Ancora prima
che parlasse, Takashi lo afferrò da sotto le braccia e se lo mise sulle
gambe, come se fosse stata una bambolina e non un bambino in carne ed ossa.
Sospirando felice e crogiolandosi in quel maggior calore che l’abbraccio di
Takashi gli offriva, poggiò la testa sulla spalla del cugino ed insieme
tornarono a guardare il cielo, aspettando di vedere la neve.
Nessuno dei due seppe quanto tempo era passato;
Mitsukuni aveva smesso di agitarsi e sembrava quasi che si stesse per
addormentare; per conto suo, invece, Takashi continuava a tenere il naso per
aria, fissando quella distesa bianca che li copriva. Doveva ammettere che la
posizione era davvero scomoda, ma tutto quel bianco era incantevole, in
tutti i sensi. Sentì il cugino che si sistemava meglio contro di lui,
mugugnando qualcosa di incomprensibile e capì che Mitsukuni si era davvero
addormentato.
Abbassando
la testa per guardarlo, si chiese se fosse il caso di riportarlo in casa e
metterlo a dormire nel letto; prima che però potesse prendere una decisione
a riguardo qualcosa di piccolo, freddo e bagnato gli cadde sul naso. Takashi
incrociò gli occhi, ma non riuscì a vedere nulla, allora alzò il viso e…
qualcosa di piccolo, freddo, bagnato e
bianco si posò sul suo naso. Di
nuovo.
Allora il
piccolo Morinozuka li vide: tanti piccoli pallini bianchi che scendevano
lentamente da quella coperta di nuvole che copriva il cielo.
Fiocchi di neve.
Entusiasta, rimase imbambolato a guardarli per qualche
attimo, prima di ricordarsi che anche Mitsukuni stava aspettando la neve con
tanta impazienza. Si voltò a guardare suo cugino: rannicchiato contro di
lui, con un’espressione di placido abbandono, sembrava davvero un peccato
svegliarlo.
Takashi se lo strinse di più al petto e tornò a guardare
la neve che scendeva silenziosa tutt’intorno a loro, posandosi sugli oggetti
e subito attaccandosi a loro, ricoprendoli di un soffice manto candido.
Quando Mitsukuni si fosse svegliato, pensò Takashi
incantato, avrebbe trovato una bella sorpresa ad aspettarlo.
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Tea House Moon
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