Disarm
 

Bellezza

 

Non l’aveva mai guardato da quel punto di vista; certo, avrebbe preferito poter affermare che non lo guardava affatto, ma, nonostante tutto il suo orgoglio, Kamui doveva ammettere, almeno con sé stesso, che sì, guardava Fuma. E non come un vampiro guarda una preda, né come chi avverte il pericolo guarda il suo potenziale avversario; non lo guardava di certo con simpatia, né con curiosità; ma nemmeno con disprezzo o indifferenza.

Lo guardava con gli occhi attenti e pronti a registrare ogni particolare che fino a qual momento poteva essergli sfuggito; lo guardava con malcelato interesse ed ammirava dal suo angolo d’ombra la sua bellezza luminosa. Non sapeva in che altro modo definire quel fascino esuberante, se non con bellezza; non era sfacciata, come altri avrebbero giudicato la sua; la bellezza di Fuma era più nei suoi gesti e nei suoi sorrisi, sornioni a volte, ma sempre radiosi e limpidi, come i suoi occhi.

Kamui non poteva certo mentire, date tutte le sue paure d’essere lasciato indietro, e quel suo continuo osservare: Fuma gli piaceva e, per quanto potesse cercare di nascondere il suo interesse, non poteva ignorare il fatto che ogni gesto dell’umano lo facesse scattare, ogni suo sorriso facesse battere il cuore un po’ più forte e ogni suo sguardo gli mozzasse, per un momento, il respiro.

Si chiedeva, ogni tanto, quando era troppo distratto per ricordare di dover mettere freno ai suoi pensieri, come lo vedesse Fuma; si domandava, con stupida apprensione, se anche Fuma lo considerasse bello. Non appena si accorgeva dei suoi pensieri, arrossiva ed imbronciava il viso, borbottando tra sé che lui era sicuramente più bello di quell’umano e che comunque quelle cose non lo interessavano minimamente.

“Cos’hai da borbottare?” Gli chiese Fuma, spuntando da dietro le sue spalle, con un sorriso.

Kamui sussultò, arrossendo ancora di più e scostando lo sguardo. “Niente che ti riguardi!”

Fuma sorrise di nuovo e gli mise una mano fra i capelli, arruffandoli e ridendo mentre il vampiro si spostava indignato e lo guardava di nascosto, sottecchi. Guardandolo così vicino, allegro e sorridente, mentre gli faceva quei piccoli dispetti che sembravano divertirlo tanto, Kamui arrossì di nuovo, pensando, imbarazzato, che quella era vera bellezza.

 

 

   Campanello | Alla luce di una candela

 


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