Like a cannonball
 

 

 “You step a little closer each day, that I can’t see what’s going on.

You stepped a little closer to me, so I can’t say what’s going on.”

 

Gli aveva salvato la vita, per la seconda volta; per la seconda volta contro il suo volere, ma gliel’aveva detto, in fondo, che non gli avrebbe permesso di morire. Non c’è che dire, un vero eroe: lui sapeva combattere, difendere chi gli stava intorno… era una persona terribilmente buona, a pensarci bene, nascosta sotto l’aria da scorbutico solitario.

Forse era proprio quello che lo spaventava: una persona così positiva, così perfettamente in grado di incidere sulla realtà, riuscendo quasi a piegarla secondo i propri voleri, non poteva che essere una persona forte; non poteva che attrarre gli altri come una calamita.

Di quel piccolo gruppetto che erano stati (che forse erano ancora) anche Sakura e Shaoran avevano quella straordinaria capacità attrattiva; con un mezzo o con un altro, con un sorriso o con una parola, riuscivano a conquistare il cuore delle persone, a sorprenderle e spiazzarle. Quante volte era stato sorpreso, proprio lui, il loro compagno di viaggio, davanti a tanta determinazione, davanti a tanta purezza di spirito? E quante volte era stato spiazzato da Kurogane?

Era lui, il Mago di Celes, che in quel gruppo proprio non c’entrava, che non aveva quella determinazione, né quella purezza. Era consapevole che li avrebbe danneggiati, semplicemente con la sua presenza, perché in fondo era quello il suo ruolo. “I gemelli della sfortuna”, chiamavano così lui e Fay, ma forse Fay non aveva mai avuto nessuna colpa; Fay, come tutti quelli che lo circondavano, come tutti quelli che gli si avvicinavano troppo, era solo una vittima. Lui era quello che davvero danneggiava le persone.

Fay era morto, così come Ashura-ou e poi c’era Kurogane che aveva rischiato di perdere la vita… Si erano tutti avvicinati troppo, gli avevano mostrato un calore umano sconosciuto, piacevole, ma immeritato.

Era stato lui a far avvicinare troppo Kurogane?

Non era sicuro di essersene accorto, non era nemmeno sicuro d’averlo voluto.

Ma quando l’aveva capito, correre ai ripari era stato inutile, totalmente inutile; non avrebbe mai dovuto accorciare la distanza che c’era fra loro, quella che Kurogane sembrava avere tanto cara. Ma lui no, non voleva restar fuori a guardare; forse, come tanti altri, anche lui era semplicemente stato attratto da quella calamita, quella persona terribilmente buona che gli aveva salvato la vita e che in cambio sembrava non chiedergli altro che vivere.

Non per lui, per nessun altro; vivere solo per sé stesso e basta.

E Yuui era spaventato da questa consapevolezza, perché pensava che dopo aver visto così tanto di una persona, di quella persona, fosse sciocco vivere solo per sé stessi; ed era amareggiato da tanta bontà, da tanto inutile altruismo: gli sembrava una pretesa così vuota, gli sembrava che Kurogane, dopo averlo salvato di nuovo, dopo avergli ordinato (sì, ordinato) ancora una volta di vivere, l’avesse lasciato a sé stesso, a vivere quella vita che in realtà Yuui non voleva per sé stesso… Ma per lui. Perché era vicino, troppo vicino; tanto che aveva paura del momento in cui si sarebbero divisi, del momento in cui non ci sarebbe stata più calamita e lui sarebbe tornato un pezzo di ferro abbandonato a terra.

La paura fa fare cose sciocche, Yuui lo sapeva, ma in quel momento gli interessava solo trovare un modo per sdebitarsi, un modo che gli permettesse di lasciare andare Kurogane; cercava disperatamente un modo che gli desse la facoltà di superare quel dolore inspiegabile, quel senso d’abbandono che derivava dall’amore non corrisposto. Quel sentimento era solo di Yuui, non di Kurogane.

Kurogane ne era del tutto estraneo, lui era un eroe: una persona permeata di una luce brillante, che bruciava chiunque si avvicinasse troppo. Kurogane era semplicemente troppo buono per poter provare un sentimento egoista come l’amore.

Yuui richiamò la sua magia, quella che gli era rimasta e che gli avrebbe permesso di metterlo in comunicazione con altri mondi; nell’aria davanti a lui comparve la figura ormai conosciuta della Strega delle Dimensioni. Le sorrise, pregustando già quella specie di piccola vendetta, quello scambio che gli avrebbe permesso di cancellare il suo debito, la sua riconoscenza… e, sperava, anche il suo amore.

 

“And it’s not hard to fall, when you float like a cannonball,

and it’s not hard to grow, when you know that you just don’t know.”

 

Aveva incassato il colpo e, dopo un’occhiata sorpresa, aveva risposto a tono. Era esattamente così che voleva che andasse ed era esattamente così che le cose dovevano andare; non l’aveva saputo fino a quando non era successo, nello stesso momento in cui aveva ricevuto il pugno. Quando l’aveva salvato non aveva pensato alle conseguenze del suo gesto, ma sapeva ci sarebbero state. Poi, mentre parlava con Tomoyo-hime, il pensiero l’aveva sfiorato per un momento; in quell’attimo aveva temuto che tutto potesse tornare come la prima volta, aveva temuto che si creasse di nuovo quel gelo di cortesia, quella distanza incolmabile, che non gli permetteva di far altro che guardare il mago, senza poter intervenite, non avendone più il diritto. Era esattamente così che si era sentito quella volta: si era sentito come Fay voleva che si sentisse, ovvero in torto per aver fatto qualcosa che lui riteneva giusto, per avergli permesso di vivere ancora.

Eppure gliel’aveva detto; Fay lo sapeva che non gli avrebbe mai permesso di morire. Perché era una cosa ingiusta, com’era ingiusto ciò che era successo a Sakura e a Shaoran. Kurogane voleva solo giustizia, per tutti loro; perché nonostante la distanza iniziale, quella che aveva cercato di mantenere a tutti i costi, aveva finito con il considerare quel loro piccolo gruppo eterogeneo come qualcosa di prezioso, qualcosa che andava protetto e difeso strenuamente dalle ingiustizie e dal male.

Aveva perfettamente capito, alla fine, qual’era la vera forza: era quella che l’aveva spinto ad accettare di addestrare Shaoran, che, ogni volta, in ogni mondo, gli aveva fatto tenere d’occhio Sakura; era quella che per ben due volte gli aveva permesso di sacrificare qualcosa di sé per salvare Fay. La sua forza erano proprio loro, era quel gruppo sparuto, amalgamato insieme a forza, ma equilibrato nonostante le enormi differenze.

Ma…

“Perché mi guardi in quel modo?” Chiese il mago, voltando il capo.

Kurogane lo sapeva che c’era qualcos’altro che tormentava Fay; sapeva perfettamente che quella era una cosa che Fay… no, Yuui non poteva dire e che lui doveva fingere di non conoscere: se quella cosa fosse stata detta il loro equilibrio si sarebbe spezzato e così l’equilibrio di tutto il gruppo. Quel bilanciamento, quasi misurato, che avevano raggiunto grazie al tempo e a molte esperienze condivise era prezioso, perfetto.

Lui rispettava, in fondo, quello strano mago, così diverso da lui, così stranamente fragile. Lo rispettava, nonostante non capisse la sua continua arrendevolezza alla morte; lo rispettava perché, nonostante tutto, era ancora capace di amare e l’aveva dimostrato sostenendo Sakura, soccorrendo Shaoran e perdendo un occhio e parte della sua magia per lui, l’aveva dimostrato con quell’improvvisa chiusura, quando era diventato un vampiro. Lo dimostrava quello sguardo malinconico, quell’espressione fintamente allegra con cui lo guardava.

Yuui era debole, per alcuni versi; ma per quello… per quello no.

Era forse più tenace di lui, che pure considerava tutti loro preziosi, ma che forse non era capace di amarli appieno come faceva Yuui; forse per paura di perdere ancora, forse per paura di impazzire di nuovo, in maniera definitiva stavolta.

Kurogane scostò lo sguardo: non si pentiva del suo gesto e sapeva che il mago non avrebbe frainteso, che avrebbe capito che lui era fatto così.

“Niente.” Rispose.

Yuui sorrise.

E l’equilibrio era ristabilito.

 

Fine

 


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Note: prima e unica ff decente con lo stupido mago. Vorrei sottolineare due cose: 1) odio il KuroFay, è una cosa che non concepisco perché amo troppo Kurogane e odio troppo e troppo intensamente lo stupido mago; 2) ciononostante penso che sia possibilissimo che lo stupido mago provi dei sentimenti per Kuropon. Che non verranno mai ricambiati perché Kurogane, come ho scritto nella ff, è: semplicemente troppo buono per provare un sentimento egoista come l’amore. E questo non vale solo per lo stupido mago, ma anche per Tomoyo o per qualsiasi altro personaggio. Però la canzone di Damien Rice mi faceva pensare a questa ff… e l’ho scritta.

 

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