Disarm
 

 

Incubo

 

Aveva visto la città crollare, persone ferite scavare fra le macerie in cerca di altri sopravvissuti, bambini senza madri che strillavano; aveva riconosciuto visi familiari, con espressioni che mai avrebbe voluto vedere; aveva visto Subaru, lo sguardo spento e gli occhi di due colori diversi, l’espressione di una persona vuota dentro; si era visto piangere, gridare e piangere ancora, lottando disperato contro il dolore fisico e le ferite dell’animo. E aveva visto Fuma: sempre lui, ma diverso, imponente, superbo e spaventoso. L’aveva visto uccidere con un sorriso, fare del male a quell’altro sé stesso con espressione divertita.

Ed aveva tremato, aveva avuto paura e la paura l’aveva fatto arrabbiare.

“Andiamo via.” Aveva detto, con la voce che tremava e la visione che si faceva sfocata, gli occhi rossi ed i pugni stretti.

Fuma aveva annuito e basta; si era voltato, l’aveva costretto a girare le spalle a sua volta. Kamui si era irrigidito ed aveva chiuso gli occhi: non riusciva più a guardarlo in viso… Perché, per un attimo, aveva avuto paura di lui; d’essere tradito, ancora una volta, in maniera più dolorosa. E perché non voleva avere paura di lui e ciò non dipendeva da quel suo ostinato orgoglio.

 

Sogno

 


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