The infinite sadness
 

 

Ricordi

 

Si alzò in piedi di scatto, una rabbia improvvisa s’impossessò di lui; all’inizio, pensò Kamui, forse aveva reagito d’istinto, come se fossero stati ancora a Tokyo a combattere per proteggere le riserve d’acqua. Ma a Tokyo il sole non splendeva mai e, certamente, Kamui non poteva ignorare tutto ciò che era accaduto; non poteva certo ignorare il fatto che Subaru non era più con lui, che Seishiro gliel’aveva portato via e che Fuma era il fratello di quell’uomo.

“Cosa vuoi?” Chiese, quasi soffiando come un gatto.

Se lo fosse stato davvero, pensò per un attimo Fuma, avrebbe avuto il pelo dritto sulla schiena e la coda gonfia. “Ben svegliato, Kamui.” Gli disse, con un sorriso.

Kamui continuò a fissarlo con ostilità; se Fuma non fosse stato il fratello di Seishiro, forse avrebbe anche potuto provare a fidarsi di lui, del suo sorriso e delle sue parole gentili.

“Ti ho trovato che dormivi in un angolo della strada ed ho pensato che saresti stato più comodo su un letto… ho fatto male?”

Fuma era così: poteva anche non rispondergli, lui avrebbe continuato a parlare, con quel suo atteggiamento arrogante, come se avesse ragione e basta, come se tutto ciò che faceva era giusto.

“Nessuno ti ha chiesto di raccogliermi.” Sibilò Kamui, senza abbassare la guardia.

Fuma sorrise. “E’ che quando vedo un gatto randagio, solo ed infreddolito, non posso non portarlo con me e curarlo.”

“Non sono un gatto!” Esclamò Kamui, alzando la voce e lasciandosi andare, per un momento, ai ricordi di Tokyo, quando quei battibecchi con Fuma erano l’unico momento di distrazione per lui… Anche ora, non era forse un po’ meno triste affrontare la mancanza di Subaru? Non era forse un po’ meno solo?

“Immagino che mio fratello sia riuscito ad ottenere quello che voleva…” Commentò casualmente il ragazzo, poggiando la tazza di caffè sul tavolo, dandogli le spalle. Perché faceva sempre così? Non lo sapeva che in quel momento Kamui avrebbe anche potuto attaccarlo?

“Lo sai?” Chiese sconvolto Kamui, abbassando la guardia, solo per un attimo.

“Se sei solo, è facile immaginare quello che è successo. Sei qui da un giorno intero e tuo fratello non è ancora venuto a reclamarti… Quindi immagino che non sia qui.” Disse semplicemente Fuma, voltandosi verso di lui con un’espressione indecifrabile ed un sorriso a piegargli le labbra.

Kamui si morse le labbra, preso di nuovo dall’angoscia d’essere solo. Se Fuma non gli avesse mentito a Tokyo, forse si sarebbe fidato di lui. Forse…

Alzò lo sguardo, orgoglioso, ferito; non sarebbe rimasto lì, non voleva essere preso in giro ancora da lui, non voleva ricordare troppo dei loro incontri precedenti. Velocemente si avvicinò alla porta, tenendo gli occhi puntati su Fuma. “Andrò a recuperare Subaru.” Disse, in tono di sfida.

Fuma fece un vago cenno con la testa, come se stesse annuendo. “E come conti di fare?” Domandò, incrociando le braccia. “Se non sbaglio, hai bisogno di tuo fratello per poter viaggiare fra un universo e l’altro.”

“Non ti riguarda come farò!”

“Forse posso almeno farti mettere in contatto con Yuuko-san.” Offrì il ragazzo, con un sorriso.

Kamui lo guardò confuso; perché era così gentile? Se ci pensava bene, lo era sempre stato, fin da Tokyo. Era sempre lui quello che attaccava briga, che lo trovava arrogante e superbo, che non lo sopportava; ma Fuma gli aveva sempre e solo sorriso, aveva sempre usato parole gentili con lui; era proprio per quello, in fondo, che alla fine Kamui si era sentito tradito. Perché Fuma non gli aveva mai detto chi fosse davvero; gli aveva sempre taciuto la verità. Non poteva davvero fidarsi di lui, no?

“Perché dovresti farlo? E perché dovrei fidarmi di te?” Strinse i pugni, ma il suo sguardo vacillò; abbassò gli occhi, solo per un momento. “Tu mi prendi sempre in giro. Ti piace farmi credere che… che ti importi, per prenderti gioco di me. Io non mi fido; troverò un modo per raggiungere mio fratello.”

Sorprendentemente, sentì Fuma sospirare; alzò lo sguardo, sorpreso, ed osservò la sua espressione. Non era mai stato capace di capire cosa pensasse Fuma, nemmeno in quel momento ci riuscì. “Almeno permettimi di farti parlare con Yuuko-san.” Disse, con un piccolo sorriso.

Esitò un momento, pensò che in fondo non c’entra nulla di male; poteva sempre andarsene, lui era più forte di Fuma. Annuì; Kamui poteva anche ricordare quel momento in cui si era sentito tradito, ma non poteva dimenticare tutti i momenti precedenti; inconsciamente, Kamui si fidava di quel sorriso, di quelle parole, di Fuma.

 

In una stanza

 


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