Tokyo - Waiting
 

 

Risveglio

 

Venne prima la consapevolezza di sé stesso; poi i rumori, che fino a quel momento erano vorticati nella sua mente in modo caotico, accompagnati ad immagini confuse, presero la forma di voci concitate. Non poteva sbagliarsi: erano davvero rivolte a lui.

La distesa d’acqua davanti ai suoi occhi era tranquilla, placida e lui aveva l’impressione che tutto ciò cozzasse in maniera violenta con quanto gli stava accadendo attorno, con quanto era appena accaduto. Si voltò lentamente, gli occhi che indugiavano ancora sulla superficie di tenebre dell’acqua: davanti a lui ora c’erano degli uomini, che a stento si distinguevano dall’ammasso di corpi morti… Era stato lui, una parte della sua coscienza ne era consapevole, ma quasi rimase stupito nel vedere quei cadaveri che lui stesso aveva procurato a quel luogo.

C’erano persone intorno a lui che gli facevano domande, gli urlavano contro. Ma Kamui quasi non se ne rendeva conto: aveva solo la consapevolezza d’essere solo, in un mondo sconosciuto, in un mondo in cui Subaru era prigioniero di una sciocca pozza d’acqua.

“Chi sei?”

Nessuno.

“Da dove vieni?”

Da troppo lontano.

“Che cosa vuoi qui?”

“Voglio proteggere questo.”

Le parole uscirono dalla sua bocca con fluidità, la voce era un miscuglio di amarezza e determinazione; la sua affermazione non lasciava spazio a repliche.

Il silenziò e la perplessità, il sospetto e la paura regnarono sovrani per un momento; poi qualcuno si fece avanti. Kamui lo osservò da capo a piedi, con sguardo disinteressato; una figura snella ed alta, capelli lunghi… lo sguardo era fisso su di lui, ma non sembrava ostile; i suoi occhi sembravano riconoscerlo, come se lo avessero già visto da qualche parte.

“Ho sognato il tuo arrivo.” Gli disse quel giovane; Kamui non parlò. Lui non aveva la minima intenzione di allontanarsi da Subaru… avrebbe continuato ad uccidere se fosse stato necessario.

“Voglio proteggere ciò che c’è qui.” Affermò nuovamente, gli occhi stavolta ben piantati sugli uomini che gli stavano davanti.

“Perché?” Chiese un altro, affiancandosi al primo.

Kamui non rispose, ma il suo sguardo lasciò capire che non avrebbe ceduto; lui sarebbe rimasto, che loro lo volessero o meno.

“Hai ucciso delle persone, pensi che ci fideremo di te solo perché dici di voler proteggere l’acqua?”

“Loro mi hanno attaccato per primi.” Disse, ma non c’era nessuna traccia di rimpianto; non cercava nemmeno di giustificarsi.

Voltò loro le spalle, continuando a guardare l’acqua: avevo lo sguardo di un bambino che si è perso.

 

Nascosto | Strada

 


|

 

Nota: la frase finale è ripresa direttamente dal capitolo 115, quando Kazuki, riferendosi a Kamui dice, like a lost child.

 

 

Torna alla sezione Fanfictions

 

Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).