My mistake
 

 

Specchio

 

Osservava da giorni il comportamento di suo fratello: era irrequieto e nervoso e questo lo capiva; ma arrossiva quando Fuma gli parlava, quando Fuma gli si avvicinava, quando gli faceva dei piccoli dispetti, quando lo toccava, anche solo per sbaglio.

Subaru forse non era un tipo particolarmente sveglio quando si trattava di sé stesso (ci aveva messo del tempo per capire che cosa provava per Seishiro), ma per quanto riguardava Kamui… beh, sapeva tutto, perché, per quanto Kamui si nascondesse dietro a certi comportamenti, Subaru sapeva leggere cosa c’era dietro, qual’era il vero specchio della sua anima. Sapeva tutto, anche quando Kamui non gli diceva niente o quando, a domanda fatta, rispondeva con musino imbronciato e rosso.

“Non so di cosa stai parlando.” Gli disse, incrociando le braccia e scostando lo sguardo.

Subaru sorrise pazientemente e si sedette accanto a lui. “Guarda che l’ho capito, Kamui-chan.” Gli disse, cercando di incoraggiarlo ad ammetterlo. “Sono tuo fratello e certe cose le sento.”

Kamui continuò a restare in silenzio, sempre più rosso in viso.

“Penso che tu gli piaccia, poi.” Affermò, guardandolo sottecchi.

Suo fratello sussultò, arrossì fino alla punta delle orecchie e poi si rannicchiò meglio su sé stesso. “Non m’interessa.” Borbottò. “Io l’ho seguito solo perché lui poteva portarmi da te. E adesso sono qui perché devo convincerti a venire con me.”

Subaru sospirò, improvvisamente amareggiato. “Kamui-chan… Io non voglio andarmene.” Disse e, nonostante sembrasse la richiesta di un bambino, a Kamui bastò un’occhiata per capire che suo fratello faceva sul serio.

“Perché no?”

“Lo sai, te l’ho già detto. E… prima non lo sapevo, ma adesso sai anche tu che cosa significa stare insieme alla persona a cui vuoi più bene.”

Kamui scosse la testa. “Io voglio più bene a te.” Disse con convinzione; ma sapevano entrambi che l’aveva detto solo per convincersene lui stesso. Subaru sapeva quanto fosse orgoglioso suo fratello; quanto poco volesse mostrarsi legato agli altri, quanto cercasse, costantemente, di nascondere le sue paure, le sue debolezze. Kamui era così: vulnerabile, ma troppo orgoglioso per poterlo ammettere, anche solo con sé stesso. E probabilmente considerava quel sentimento una debolezza, qualcosa che lo avrebbe esposto; e sì, Subaru sapeva che amare voleva dire anche esporsi, mettersi in gioco, ma non la considerava una debolezza. Ma come faceva a spiegarlo a quel testardo di suo fratello?

“Kamui-chan, sai che Fuma-san non resterà qui per sempre, no?” Gli disse, guardandolo con amarezza.

“Certo che lo so.” Brontolò quello, guardando il pavimento.

“E a te va bene che lui se ne vada, lasciandoti indietro?”

Kamui posò la testa sulle ginocchia, stancamente. A lui andava bene essere lasciato indietro da Fuma?

A lui andava bene stare senza Fuma?

Scosse la testa, nascondendo l’imbarazzo dietro le braccia. Subaru sorrise teneramente (ma Kamui non lo vide, perché aveva gli occhi chiusi stretti) e lo abbracciò forte. “Allora dovresti andare con lui, quando…”

“No!” Scattò il gemello, prendendogli le mani. “Io non ti lascio solo con quello lì. O vieni con me, o resterò qui.”

“Ma…” Subaru lo guardò sorpreso, gli occhi verdi colmi di ansia: non si rendeva conto di cosa stava lasciando andare? Di chi stava lasciando andare?

“Io so quello che voglio, Subaru-chan.” Sibilò Kamui, prima di voltargli le spalle ed andarsene.

Subaru conosceva bene suo fratello; avrebbe dovuto sapere che prima di ammettere qualcosa, anche solo con sé stesso, Kamui sarebbe caduto e ricaduto nello stesso errore, testardamente, orgoglioso come era sempre stato. Avrebbe dovuto saperlo, eppure aveva fallito, dimostrando che ciò che vedeva di suo fratello era solo l’immagine riflessa su uno specchio rotto.

 

 

 

                                                                Intermezzo: Cane | Fotografia

 


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