
Cicatrice
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“Come ti sei fatto questa
cicatrice?”
“E’ stato mio padre. Una volta,
quand’ero piccolo, mi aggredì con un pezzo di bottiglia rotta e mi fece
questo.”
(The Tarot Café, volume
02)
La figura esile di Aron risaltava nella luce del tramonto
che entrava dalla finestra; era come un sogno lontano e irraggiungibile,
come quell’espressione velata di malinconia, desiderosa della libertà che
lui stesso gli negava. A volte, guardando quel ragazzino, aveva
l’impressione di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario, qualcosa che
non poteva essere reale; ma quella cicatrice sul collo, quell’imperfezione
sembrava ricondurre tutto alla realtà, sembrava essere la sua garanzia di
tangibilità e concretezza. Da quando l’aveva notata la prima volta
desiderava toccarla, per assicurarsi che fosse reale, che non gli facesse
più male; si alzò dalla sua sedia, dalla quale l’aveva osservato con
malinconica tenerezza, con quel genere d’affetto che appartiene più allo
sguardo di un’amante che a quello di un amico. Aron si voltò appena a
guardarlo, sorridendogli come faceva sempre, puntando i suoi grandi occhi su
di lui, con quell’ingenua curiosità che era la sua caratteristica primaria.
“Non ti fa male, vero?” Gli chiese, posando con
delicatezza le dita sulla cicatrice; la pelle era tesa e liscia, morbida al
tatto.
Il ragazzino rabbrividì, mentre ridacchiava sorpreso.
“No, ma mi fa il solletico, lo sai!” Si ritrasse appena, quasi
impercettibilmente, mentre arrossiva leggermente e lo sguardo si spostava
altrove, fuori dalla finestra. Se si fosse trattato di una fanciulla,
Nebiros forse avrebbe trovato quell’ingenua ritrosia un tenero pudore; era
divertente, invece, vederla su Aron e questo accresceva la sua smania di
toccarlo, soprattutto lì, sull’esile nuca, sfregiata da quella cicatrice.
Approfittando del fatto che fosse di spalle, Nebiros
poggiò una mano sulla spalla del ragazzo, tenendolo fermo; l’altra salì di
nuovo a sfiorare lo sfregio, con delicatezza. Aron soffocò una risatina in
un sussulto, quando la pelle tesa e vulnerabile venne sfiorata dalle labbra
calde di Nebiros.
Chiuse gli occhi, quasi avvertendo solo quel contatto sul suo collo, la sensazione strana di solletico misto a qualcos’altro che quel tocco gli faceva provare; era come avere le farfalle nello stomaco, sentire la testa leggera ed essere cosciente solo di sé stesso e di Nebiros. Cosa fosse, non lo sapeva; sapeva solo che quella sensazione strana (e magica) gliela dava solo quel momento, in cui la sua cicatrice non era più un brutto ricordo, ma diventava la scusa per essere toccato con affetto… con amore.
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).