Have yourself a Merry little Christmas

  

“[…] e chiuse gli occhi, cercando di immaginare Seishiro-san lì, in quel salotto bianco, davanti a quell’albero, con la neve che turbinava fuori dagli shoji, una sigaretta tra le mani, il fumo che saliva lento nell’aria in una colonna sottile, lo sguardo perso in qualche riflessione irraggiungibile, e gli parve, per un secondo, sentendo le palpebre che bruciavano per lo sforzo di serrarle, di vederlo davvero, come fossero insieme in quella stanza.”

[“Sette alberi di Natale” di Michiru]

 

Have yourself a Merry little Christmas

 

Era stato, probabilmente, il vento che ululava di fuori a svegliarlo; si era rigirato un paio di volte sul suo giaciglio, ma ormai il sonno era svanito, quindi decise di alzarsi ed andare a prendersi una buona tazza di tè caldo, che con quel tempo era proprio l’ideale.

Subaru doveva ancora abituarsi alla sua nuova casa, ma la strada verso la cucina era abbastanza semplice, quindi evitò di accendere le luci. Mise l’acqua a bollire, guardando di sfuggita la sveglia che aveva messo sul tavolo. Erano le 3.07 del 25 Dicembre. Natale.

Non aveva un significato speciale, non più da tanto tempo ormai. Aveva senso quando c’era sua sorella, perché lei si divertiva e per lui era un’occasione per vederla sorridere ed affaccendarsi in mille decorazioni, in mille dolci che riempivano la casa di un profumo caldo e familiare; aveva senso, allora, quell’ultimo Natale, quello in cui c’era stato anche Seishiro-san ed anche se era tutta una finzione, quello restava il più bel Natale della sua vita. Il che era abbastanza ridicolo, perché era come aggrapparsi ad un sogno, ad un prodotto dell’immaginazione, e farne un tesoro prezioso, come se fosse qualcosa di reale.

Fu mentre si voltava per controllare, con un’impazienza insolita, a che punto fosse l’acqua, che si accorse della luce che veniva dall’altra stanza, quella dov’era l’albero di Natale. Non ricordava d’avere lasciato le lucine accese, anzi, era abbastanza sicuro di avere spento tutto prima di andare a dormire.

Con un inspiegabile tuffo al cuore, si affacciò, scrutando l’interno semi-illuminato della stanza.

Per un momento il respiro gli mancò, quando vide una figura ben conosciuta proprio lì, davanti all’albero di Natale, con la sigaretta fra le labbra e lo sguardo fisso sull’abete. Non era reale, giusto? Non era nemmeno un fantasma, però… Era… Era lì, eppure non doveva esserci.

“S-Seishiro-san?” Chiamò, con un sussurro.

Quello si voltò verso di lui, prendendo la sigaretta fra due dita e lasciando scivolar via il fumo dalle sue labbra. “Beh, buon Natale, Subaru-kun.”

Stava sognando. Il sorriso di Seishiro era il solito, i suoi gesti, il suo impermeabile… Tutto era uguale all’ultima volta che l’aveva visto e gli fu chiaro, guardando l’albero illuminato ed il fumo della sigaretta che saliva verso l’alto, che quello era un sogno.

“Sorpreso?” Gli chiese Seishiro, avvicinandosi di qualche passo, solo per averlo faccia a faccia.

“Tu… questo è un sogno.” Mormorò Subaru, non più confuso da quella presenza; forse solo un po’ deluso, ma deluso da cosa, poi? Non era forse consapevole (e lo era da molto tempo, ormai) che Seishiro era morto?

“Sì, questo è un sogno, Subaru-kun.” Gli confermò Seishiro, sorridendo, quasi divertito. “Del resto io sono morto, no?”

Non era un’accusa, ma colpì Subaru come una stilettata dritta nel cuore. Perché lui non aveva mai voluto la sua morte. Mai, probabilmente nemmeno quando aveva pensato di vendicarsi. Mai.

“Oh, ora lo so che tu non volevi.” Gli disse Seishiro, la sigaretta sparita chissà dove (ma del resto quello era un sogno) ed il cappotto nero abbandonato in un  angolo.

“No, ma era quello che volevi tu, giusto? Del resto hai sempre fatto solo ciò che era nel tuo interesse fare, da bravo egoista quale sei sempre stato.”

Seishiro gli sorrise, apparentemente divertito dal suo rimprovero. “E’ buffo come tu mi chieda cose che già sai… E per di più come tu le chieda a me, che sono solo una proiezione della tua mente, il prodotto del tuo subconscio.” Ma lui lo conosceva abbastanza bene da poterlo rendere quanto più simile alla persona reale, anche nelle sue risposte, nel suo modo di parlargli con ironia.

“Già. Grazie per avermelo ricordato, Seishiro-san.” Rispose, un po’ piccato, cercando di rispondergli con lo stesso sarcasmo, sapendo già che, anche se quello era solo un sogno, avrebbe perso comunque. Perché quello era comunque Seishiro-san.

“Del resto tu non mi hai mai detto ciò che volevi.” Aveva detto il Sakurazukamori, guardandosi intorno come se fosse interessato a ricordare quella stanza, ad assicurarsi che fosse come l’aveva lasciata.

“Avrebbe fatto qualche differenza per te?” Si sentiva quasi in trappola; non che lo fosse davvero, avrebbe potuto svegliarsi, se avesse voluto davvero; e forse era proprio intrappolato dal suo desiderio di non svegliarsi. Del resto, perché avrebbe dovuto lasciare quel posto, l’unico in cui Seishiro era ancora ‘vivo’, in cui poteva ancora parlargli e ricevere una risposta?

“No, ma chissà…”

“Non dire cose che non pensi.” Lo rimproverò Subaru, guardandolo con amarezza.

“Rispondo ciò che pensi tu, Subaru-kun. Quello che vorresti sentirti dire. Sono il tuo sogno, non dimenticarlo.”

“Ma sei talmente bastardo da sottolinearlo ogni volta…” Non gli lasciava nemmeno l’illusione.

Seishiro rise, ma lasciò correre quella frase. In fondo a Subaru non interessava sentirlo rispondere, non importava in quel momento. “Ma è Natale, Subaru-kun, ed io non ho nemmeno un regalo per te.” Gli disse, con fare casuale, guardandolo distrattamente, come un gatto che guarda il mondo, con superbia ed indifferenza. “Dimmi, cos’è che desideri?”

Subaru quasi sospirò, mentre scuoteva la testa. “Che importa adesso? Tu sei morto.”

“Oh, non dire così.” Lo rimbrottò Seishiro, quasi mettendo il broncio. “Non sono forse qui, adesso?”

“Strano che tu non mi abbia ricordato che sei solo un sogno.”

Seishiro gli sorrise, come se gli avesse fatto uno scherzo ben riuscito. “Sono comunque qui. Dovresti approfittarne, per farmi vedere ciò che vuoi, ciò che desideravi.” Dal nulla, un’altra sigaretta era comparsa fra le sue labbra.

“Che senso avrebbe dirtelo?” Subaru si strinse nelle spalle, guardandolo di sbieco. “Lo sai già cosa volevo… Essere ucciso da te sarebbe stato-”

“Oh, andiamo, Subaru-kun!” Lo riprese Seishiro, scuotendo la testa evidentemente insoddisfatto di quella risposta. “Dovresti essere più sincero con te stesso.”

Subaru quasi scattò dalla rabbia, ma riuscì a controllarsi, perché che senso aveva arrabbiarsi con un sogno?

“Lo desideravo davvero, Seishiro-san.”

“Non lo metto in dubbio, Subaru-kun. Ma c’è qualcosa che desideravi ancora più intensamente, non è vero?” Lo guardava dritto negli occhi, perfettamente capace di entrargli nella testa, scavare nei suoi pensieri e trovare ciò che cercava, ciò che voleva venisse a galla; solo per il gusto di farlo, di vederlo privo di difese, nudo ed esposto ai suoi stessi sentimenti.

“Se lo sai, che bisogno c’è che te lo dica?” Subaru sapeva d’essere rosso in viso, come una ragazzina impacciata, ma sperava che la penombra della stanza lo nascondesse. Una mano si posò sulla sua guancia, sollevandogli il viso e reggendogli il mento con fermezza; il sorriso di Seishiro era sempre uguale, sempre vuoto, nonostante quello fosse un sogno e lui avrebbe potuto dargli qualsiasi forma, qualsiasi emozione. Ma poi lui non sarebbe più stato Seishiro.

“Perché, come non ho fatto niente prima, non farò nulla nemmeno ora, a meno che tu non mi mostri cosa vuoi, Subaru-kun.”

E allora perché non dirglielo? Ormai che importava? Lui non era nemmeno reale, di cosa si vergognava ora?

“Volevo…” Tentò, ma Seishiro gli sorrise divertito facendo cenno di no. Non c’era bisogno di dirlo, non gli aveva mai detto di dirglielo; aveva sempre parlato di mostrargli cosa volesse. Gli prese la mano che ancora gli teneva il mento, esitante, guardandolo appena

“Tanto sei solo un sogno.” Sussurrò, prima di prendere ciò che desiderava, avere, anche solo se in un sogno, qualcosa di normale, un semplice bacio, pieno di tutte quelle cose che non aveva mai detto, di tutti quei sentimenti sepolti sotto il desiderio d’essere ucciso da Seishiro.

Tanto era solo un sogno.

 

~*~

 

Quando Subaru si svegliò, quella mattina, il vento aveva smesso il suo ululare e la neve era bianca ed immacolata, sotto un cielo delle stesso colore. Era ancora molto presto (la sveglia lì accanto gli diceva che erano solo le 7.04), ma ormai il sonno se n’era andato e lui si alzò per andare a farsi una buona tazza di tè caldo, che andava bene con quel tempo freddo lì fuori. Raggiunse la cucina ed il cuore mancò un battito: il bollitore era lì, ed ormai non borbottava più, nonostante il fornello fosse ancora acceso.

Corse nell’altra stanza, quella con l’albero di Natale, e le luci erano ancora accese; si appoggiò alla parete, sentendosi mancare, per un momento.

“Ma… era solo un sogno…” Bisbigliò, mentre era sicuro, sicurissimo, di sentire odore di nicotina in tutta la stanza. “Era solo un sogno… E non ti ho nemmeno dato gli auguri…” Sussurrò, accoccolato in un angolo della stanza, tenendosi stretto a quella fuggevole sensazione, quell’odore che non sapeva se era reale o solo frutto della sua immaginazione. “Buon Natale, Seishiro-san.”

 

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Note: innanzi tutto, un enorme grazie con tanti cuoricini rosa va alla mia adorabile figliola Juu che mi ha betato la ff, facendomi evitare di cestinarla. Come ha giusta mente detto lei, l'IC di Seishiro è al limite, ma il fatto che dica "sono il tuo sogno" lo rende credibile comunque. Ed in effetti, senza quel 'sono il tuo sogno', quell'uomo sarebbe stato di un OOC pazzesco (per i miei standard XD). E poi, ovviamente, è tutta dedicata al Tessoro, perchè... beh, perché un po' è anche colpa del suo meme natalizio se ho scritto questa ff. E poi perché è il suo OTP e perché... Beh, non c'è bisogno di un motivo per fare un regalo, no?

 

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