Lovers only

 

Ad Akihito bastò entrare in quell’appartamento enorme e lussuoso per capire che era davvero tornato in Giappone; certo lui avrebbe preferito tornare a casa sua, che era piccola, ma accogliente, e magari vedere i suoi amici, che sicuramente erano preoccupati per lui, ma Asami sembrava ben intenzionato a non perderlo di vista nemmeno per un attimo, e la cosa, tutto sommato, lo faceva sentire davvero protetto.

Era stato lui stesso, del resto, a non voler mollare la mano dell’altro durante tutto il viaggio in aereo: era un altro modo per rendersi conto che tutto era vero e reale e non semplicemente un’illusione. Nonostante si fosse sentito uno sciocco per quel comportamento, Akihito si rendeva conto che forse era arrivato il momento di smetterla di fare l’arrogante ed ammettere, almeno con sé stesso, che se non fosse stato per la sua impulsività e per la sua testardaggine niente di tutto quello sarebbe mai successo; non era colpa di Asami se si era trovato impelagato in una situazione pericolosa: era colpa sua e del fatto che non volesse in alcun modo ascoltare gli avvertimenti di quell’uomo.

Quando sentì la porta chiudersi alle sue spalle sussultò appena, voltandosi intimorito verso Asami: si stava sfilando la giacca con fare stanco e nel frattempo teneva stretta fra le labbra una sigaretta. Akihito distolse lo sguardo, fissando il panorama della sua città fuori dall’enorme finestra; si avvicinò al vetro e vi poggiò una mano su, sorridendo inconsciamente: quel posto non gli era mai sembrato bello come in quel momento.

“Akihito.” Chiamò il padrone di casa ed il ragazzo si voltò, obbediente come non lo era mai stato prima. “Vai a fare una doccia.” Gli disse con inaspettata gentilezza, mentre si sedeva su una poltrona, per gustar meglio la sua sigaretta.

Il ragazzo annuì ed entrò in bagno; la forza dell’abitudine gli fece quasi chiudere la porta a chiave, ma la mano si bloccò appena in tempo e si svestì, avvicinandosi alla doccia; si infilò sotto il getto d’acqua calda, sentendosi immediatamente rilassato, nonostante tutta quella situazione avesse del surreale. Quando uscì dal bagno fu il turno dell’altro e lui lo aspettò steso sull’enorme letto, affondando la testa fra i cuscini.

Era strano essere lì senza dover fare storie, senza dover per forza battibeccare con Asami, ripetendogli di lasciarlo andare; era strano, ma dopo tutto quello che era successo sembrava naturale non essere tornato a casa, ma essere , con Asami, e di esserci andato di sua volontà. Mentre pensava questo, si appisolò, con i capelli ancora bagnati e l’accappatoio che gli cadeva scomposto oltre le spalle, stanco per il lungo viaggio e per tutto ciò che era accaduto quella notte.

Fu solo qualche ora dopo che si svegliò, accorgendosi di non potersi muovere liberamente; prima di capire dove fosse, venne preso dal panico, ancora convinto d’essere prigioniero di qualcuno. Tentò di divincolarsi, ma la voce di Asami lo bloccò. “Sta’ calmo.” Gli mormorò, stringendolo un po’ di più a sé.

Akihito poggiò la testa sul suo petto, rilassandosi ed ascoltando il battito del suo cuore. “Non volevo svegliarti.” Borbottò imbarazzato; l’altro non disse nulla, e lui sbirciò il suo viso da sotto la frangia. Doveva dire qualcosa, anche se non sapeva precisamente cosa né per quale motivo sentisse che era giusto, in quel momento, parlare. “Ieri…” Esordì, tremando al solo pensiero di quante cose erano accadute il giorno precedente. “Ieri non hai risposto alla mia domanda… Quando ti ho chiesto se sono un peso per te.”

“Se fossi stato un peso non sarei venuto a prenderti, Takaba.” Gli disse, quasi prendendolo in giro.

Il ragazzo storse la bocca, per niente felice all’idea d’essere schernito, ma tutto sommato soddisfatto della risposta, poiché quello che aveva fatto era la vera dimostrazione che i timori di Akihito erano solo paure infondate. Ma ora cosa accadrà a te e a me?, avrebbe voluto chiedere, ma non ne aveva il coraggio: per tutte le volte in cui si era opposto all’idea di diventare l’amante di quell’uomo, ora non poteva essere proprio lui a volere una cosa del genere.

“Avanti, parla.” Lo esortò Asami, come se gli avesse letto nei pensieri.

Akihito continuò a star zitto per qualche momento, poi cedette, forse perché aveva davvero bisogno di sapere o forse perché era stato distratto delle carezze che l’uomo accanto a lui gli stava facendo scivolare sulla schiena. “Ora… cosa succederà? Voglio dire… Cosa dovrei fare? Cosa vuoi che faccia?” Domandò, con un po’ d’incertezza. “Noi – io e te – siamo…? Voglio dire, gli amanti per essere tali devono amarsi. Non solo fisicamente.” Balbettava non sapendo esattamente dove volesse arrivare; anche se la domanda era piuttosto semplice, voleva evitare di sembrare troppo insicuro, come in realtà si sentiva. Visto che l’altro, però, non rispondeva, azzardò ad alzare il viso e guardarlo: si ritrovò davanti il solito sorriso alla Asami e per un attimo temette d’aver combinato un grosso pasticcio. “Lascia perdere! Non importa!” Biascicò, un po’ offeso, cercando di voltarsi dall’altro lato per dargli le spalle, ma fallendo miseramente.

Le braccia di Asami lo bloccavano contro di lui e, nonostante l’intenzione di Takaba fosse inizialmente stata quella di ignorarlo voltandosi dall’altra parte, desistette ben presto, placato dalle carezze sempre più insistenti sulla sua schiena. Ben presto si ritrovò sotto l’altro uomo, chiedendosi vagamente se quello avesse capito qualcosa del suo discorso sconclusionato, soprattutto la parte finale – che probabilmente era quella più chiara.

Eppure c’era qualcosa di diverso dal solito, anche se Akihito non riusciva a capir bene cosa: forse erano le labbra di Asami che continuavano a baciargli il volto o forse le sue mani che carezzavano con dedizione tutto il suo corpo; forse semplicemente gli occhi di quell’uomo che lo fissavano, come per fargli capire che gli stava rispondendo, che stava sciogliendo tutti i suoi dubbi. Probabilmente fu per quello che, per la seconda volta, Akihito gli cinse il collo con le braccia, sporgendosi in avanti per baciarlo; assorto in quella sensazione che ormai conosceva bene, ma che sembrava diversa dal solito, inarcò la schiena quando le mani di Asami raggiunsero la sua eccitazione. Ansimò nel bacio e passò le mani fra i capelli scuri dell’uomo, come se non fosse intenzionato ad allontanare la sua bocca da quella dell’altro.

I movimenti erano lenti e placidi ed Akihito assaporava ogni nuova carezza, ogni tocco; quando Asami entrò in lui fu costretto a lasciare la sua bocca, respirando con maggior affanno e chiudendo gli occhi stretti. Li riaprì un attimo dopo, guardando l’altro che lo fissava a sua volta; bastò quello a farlo perdere in quelle emozioni che sapevano di nuovo, e che forse a loro modo lo erano, perché vissute con una nuova consapevolezza.

La sensazione di calore che lo circondava era accompagnata da quella di un piacere intenso, che cresceva man mano che i movimenti si facevano più decisi, più veloci; eppure le mani di Asami continuavano a toccarlo con carezze quasi delicate, e le sue labbra continuavano a baciargli il viso, mentre Akihito ricambiava con trasporto, muovendosi sotto di lui. Poi, come se fosse inatteso, il calore che gli ribolliva nel corpo scoppiò verso l’esterno: il ragazzo sbarrò gli occhi, tendendosi un attimo e poi rannicchiandosi contro Asami che, poco dopo, si rilassò su di lui, non accennando minimamente a smettere con i suoi baci.

Ancora con la mente annebbiata dall’orgasmo, Akihito si accoccolò meglio nell’abbraccio dell’uomo, baciandogli ancora una volta le labbra; si addormentò poco dopo, cosciente che ormai i suoi dubbi erano completamente dissipati e che non aveva più scuse per negare l’evidenza: erano amanti.

 

 

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Note: il titolo della fanfic è ripreso dall'omonimo manga yaoi di Miyamoto Kano-sensei. Inchiniamoci, per favore.

 

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