Sguardi

“
Con gli occhi spalancati
Era tornato a
casa; tra la sorpresa iniziale, le lacrime di gioia e quelle
scaturite dai sensi di colpa, il ritrovarsi in un luogo conosciuto, nel
quale aveva vissuto con serenità, uno scrigno di ricordi considerati
preziosissimi, era come essersi appena svegliati da un incubo e vedere le
pareti rassicuranti della propria camera. E forse era davvero stato un
incubo, tutto quello: l’aver tradito la fiducia di Nebiros, l’essere stato
trasformato in un lupo mannaro e poi quell’ultimo, inspiegabile rapimento.
Aron era incredulo; sotto di sé c’era quello stesso
letto nel quale aveva dormito per tante notti, protetto dallo sguardo
malinconico di Nebiros. Quello stesso sguardo che avvertiva adesso e che gli
faceva battere forte il cuore nel petto: si sentiva come un bambino che
giocava a nascondino. Era un po’ lo stesso, in fondo: fingere di dormire,
tenendo gli occhi ben chiusi e le labbra leggermente socchiuse, quel tanto
che bastava a lasciare che l’aria filtrasse…
Un peso alla sua destra. Aron non si mosse; Nebiros era
lì accanto e lo guardava.
Una mano passò fra i suoi capelli e lui continuò a
fingere di dormire, felice dentro di sé.
Poi qualcosa di caldo e morbido si posò sulle sue labbra
socchiuse.
Aron
trattenne il fiato e spalancò gli occhi sorpreso: il viso di Nebiros era
vicino al suo, come non lo era mai stato. Gli occhi chiusi facevano
risaltare le lunghe ciglia scure e la sua pelle era calda, eppure così
stranamente pallida. I capelli scuri gli accarezzavano il viso ed Aron ne
avvertiva la morbida consistenza, il profumo che era indubbiamente profumo
di Nebiros, profumo di casa.
Il tocco sulle sue labbra era appena un accenno, appena
la sensazione di pelle calda che sfiora altra pelle. Era qualcosa di magico,
di incantevole; Aron chiuse gli occhi di nuovo, assaporando quell’istante di
incredibile tenerezza e delicatezza.
Pensò, come un bambino, che non voleva che quel momento
finisse; voleva che il suo cuore continuasse a battere così, che i capelli
di Nebiros gli scivolassero sulla pelle, come se lo stessero accarezzando, e
che le sue labbra venissero ancora toccate da quelle dell’altro.
Eppure, tutte le cose belle presto finiscono.
Le labbra di Nebiros si allontanarono dalle sue e lui
non poté far nulla per fermarle (doveva continuare a fingere di dormire,
perché era quello il gioco); sentì una carezza fra i suoi capelli e poi
quelle stesse labbra si posarono sulla sua fronte, pronunciando le parole
più belle che Aron avesse mai udito.
Bentornato a casa.
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Tea House Moon
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