Sguardi

 

 

Sguardo fisso

 

Erano passati pochi giorni (ma potevano anche essere mesi, per quel che importava; non gli interessava più scandire il tempo che passava, segnare ogni giorno, ogni ora, ogni momento che trascorreva lontano da casa, lontano da lui) dal bacio che gli era stato rubato.

Da quel momento, ogni volta che Nebiros gli era vicino, ogni volta che erano insieme nella stessa stanza, Aron sentiva il cuore che batteva forte; arrossiva un po’ quando l’altro lo guardava e, involontariamente, si portava le dita alle labbra, sfiorandole e sorridendo di nascosto. Pensava che, dopo quel bacio, tutto avesse acquisito un senso: gli sembrava d’aver finalmente capito il motivo per cui voleva tornare a tutti i costi, d’averlo sempre saputo in realtà, ma prima era troppo sciocco per capirlo. Non era solo perché quel posto era casa; né perché a Nebiros importava di lui; voleva tornare perché lì c’era lui, perché voleva stare con lui, non importava a quale prezzo. Valeva la pena rinunciare alla sua libertà, pur di poter stare con Nebiros.

Aron adesso capiva anche quello sguardo fisso e sfrontato, con il quale non aveva mai guardato Nebiros; era come se all’improvviso tutto fosse diverso, come se non avesse più freni né ritegno. Il fatto che desiderasse ancora essere baciato da quelle labbra lo faceva diventare un insolente. Eppure era un’impertinenza velata di tenerezza, come quella di un bambino; non era uno sguardo malizioso, il suo, come quello di un amante che sa cosa vuole e cosa poter dare; era lo sguardo adorante di un ragazzino che arrossiva ogni volta che l’oggetto della sua adorazione lo guardava.

Era impacciato quando si avvicinava a Nebiros; le sue mani quasi tremavano all’idea di essere così vicini, all’idea di poter quasi toccare l’altro ed essere toccato, con lo stesso affetto, con la stessa tenerezza con cui era stato baciato. Non era una sensazione facile da spiegare e a volte Aron aveva la sensazione che fosse tutto un sogno, un frutto della sua immaginazione; però restavano quegli sguardi fissi, quel momento di incertezza quando le mani si toccavano, anche per sbaglio.

Era notte fonda, ma lui ancora non riusciva a dormire. Si era voltato su un fianco, la testa poggiata sulle mani e gli occhi che fissavano (ancora, mai stanchi) Nebiros, lì accanto a lui. Il suo profilo era illuminato dalla luce proveniente dalla finestra; i raggi pallidi illuminavano il volto esangue, facendo sembrava Nebiros una statua di marmo, fredda e inavvicinabile. Forse proprio per questo Aron desiderava toccare quel volto di ghiaccio, perché le carezze degli occhi non bastavano più.

Allungò una mano, lentamente, ed arrivata davanti al volto dell’altro si fermò sospesa sulle sue labbra; sui polpastrelli l’alito caldo di Nebiros creava una strana sensazione di solletico, ma molto piacevole. Avrebbe voluto toccare la sua pelle, eppure non ne aveva il coraggio.

Abbassò lo sguardo, sconfitto, e fece per ritirare il braccio, quando la mano di Nebiros gli afferrò il polso, bloccandolo. Aron alzò di nuovo gli occhi, sorpreso, quando quelle labbra che aveva desiderato toccare gli sfiorarono le dita con riverenza, piegandosi in un sorriso, proprio sotto di esse.

“Scusa, non volevo svegliarti…” Mormorò, incerto, sentendosi improvvisamente il ragazzino insicuro che era. Eppure il suo sguardo non vacillò; le gote si arrossarono, mentre veniva avvolto in un abbraccio caldo e protettivo; il respiro si mozzò, quando alzò gli occhi, trovando di nuovo il viso di Nebiros così vicino al suo. E il cuore mancò un battito quando riuscì a posare le sue labbra su quelle dell’altro.

Era il bacio che aveva ricevuto qualche giorno prima, con la stessa delicatezza, tenero come il precedente; ma poi, chiudendo gli occhi, si trasformò, diventando intenso. Le mani si fecero finalmente più audaci, scivolando sul viso di Nebiros, mentre invece il corpo di Aron tremava appena sotto le carezze dell’altro.

Quando le loro labbra si allontanarono fu solo per fissare gli occhi dell’uno in quelli dell’altro; Aron quasi non si sorprese di vedere nello sguardo di Nebiros qualcosa che non avrebbe mai immaginato di trovarci, eppure gli sembrava naturale. E sapeva che quel desiderio che leggeva negli occhi dell’altro, era riflesso nei suoi, limpidi e lucidi d’emozione.

Non fermarti ora.

 

 

 

 

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