
Spoiled children
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Kondo sbirciò nella stanza fra gli shoji semi aperti e gli venne quasi da ridere: dall’espressione seccata di Sogo non si sarebbe mai detto che aveva la febbre, non fosse stato per il fatto che aveva gli occhi lucidi ed era costretto al letto. Se ne stava steso sul giaciglio, le braccia incrociate fuori dalla coperta il viso crucciato di chi avrebbe preferito qualsiasi altra tortura, piuttosto che starsene fermo in quella stanza.
Dopo aver avuto la sicurezza di non scoppiare a ridere davanti a quel ragazzino permaloso, Kondo entrò nella camera, con un sorriso conciliante. “Come stai?” Chiese, sedendosi accanto al ragazzino.
L’espressione di Sogo sembrò illuminarsi per un momento, poi tornò imbronciata. “Come se fossi chiuso in gabbia.” Brontolò, spostando lo sguardo nella direzione opposta.
Kondo rise divertito. “È perché non vogliamo che il miglior allievo s’ammali tanto da non poter più allenarsi.”
Sogo gli lanciò un’occhiata di sbieco, considerando la cosa; alla fine sembrò decidere di accantonare le lamentele ed occuparsi di questioni più importanti. “Non l’hai detto a Mitsuba – neesan, vero?”
C’era una nota timorosa nella voce del ragazzino, così insolita per lui, ma Isao finse di non notarla. “Se l’avessi fatto, sarebbe già qui ad occuparsi di te.”
Il ragazzino annuì, soddisfatto dalla risposta, ed azzardò un mezzo sorriso quando la mano di Kondo si posò sulla sua fronte.
“Oh, è quasi passata.” Disse quello, sorridendo rassicurante. “Domani, sono sicuro, starai benone.”
“Sto già bene.” Rispose Sogo, del tutto inconsapevole dei suoi occhi rossi e lucidi che la febbre gli aveva procurato e che erano una prova lampante che, nonostante affermasse il contrario, stava ancora male.
“Faresti meglio a dormire un po’… Domani dovrai rimetterti al lavoro.” Per qualche motivo, quel ragazzino che non avrebbe mai fatto quanto richiesto, se si fosse trattato di qualcun altro a chiederglielo, sbuffò, ma mise le braccia sotto la coperta e chiuse gli occhi. Ne aprì uno all’improvviso, dopo qualche attimo, guardando interrogativamente Kondo.
“Resto un po’ qui, se non ti dispiace.” Gli disse quello, mettendosi comodo e sorridendo ancora.
Sogo sapeva benissimo che voleva assicurarsi che si mettesse davvero a dormire ed avrebbe volentieri fattogli notare che era abbastanza grande da non aver più bisogno della balia; ma la stanchezze era troppa ed era arrivata tutta insieme, senza preavviso. E poi, tutto sommato, gli piaceva quando Isao gli dava tutta quell’importanza e quell’attenzione, come faceva anche Mitsuba. Sospirò, quasi sbuffando, e si addormentò poco dopo, tranquillamente.
Si svegliò dopo un paio d’ore; le candele erano ormai spente e tutto era silenzioso. Era certo che Kondo se ne fosse andato, ma, mentre tentava di girarsi di fianco, si rese conto del peso alla sua sinistra, che gli impediva di tirare la coperta. Nella penombra riuscì a riconoscere la figura del futuro Comandante, beatamente addormentato, con la testa sul suo giaciglio.
Il ragazzino sollevò le sopracciglia, perplesso, quando si rese conto che l’altro gli teneva la mana; sospirò, scuotendo la testa, e poi si alzò, portandosi dietro il cuscino e la coperta. Si accoccolò vicino a Kondo, sistemando il cuscino in una posizione comoda e, infine, coprì entrambi con la coperta, mettendosi a dormire lì accanto.
Prima di prendere sonno, pensò vagamente che a volte c’era da chiedersi chi dei due fosse il ragazzino; ma poi accantonò la domanda e s’addormentò tranquillamente.
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).