Una storia diversa

 

 

Memoria

Aveva sedici anni la prima volta che si erano incontrati; il suo mondo, allora, era fatto di piccole abitudini e di pochi luoghi che conosceva fin da quando era bambino e che erano sicuri. Il suo rifugio era la casa doveva aveva sempre abitato con sua sorella e dove avrebbe abitato anche dopo.

Stava percorrendo la strada che faceva sempre, tornando da scuola; pioveva ed i suoi stivali producevano un buffo suono quando incontravano le pozzanghere. Poi, all’improvviso, l’aveva visto: l’immagine di quel ragazzo ferito che, da terra, lo guardava divertito era rimasta impressa nella sua memoria come una fotografia.

 

Istinto

Si era fermato a guardarlo, senza sapere cosa fare. Il suo istinto, per prima cosa, gli aveva detto che era bene allontanarsi da lui, che, in quella città piena di pericoli, non era una buona idea avvicinare un tipo come quello. Ma Subaru non era una persona malfidata, perciò rimase fermo sotto il suo ombrello, a ricambiare lo sguardo di quello sconosciuto.

Lui lo fissava come un gatto, con quell’arroganza tipica dei felini, senza chiedere nulla; aspettava che il ragazzino facesse qualcosa, sapendo che sicuramente avrebbe agito. Subaru si chiedeva ancora quel giorno se aspettasse che facesse quel che voleva.

 

Rumore

Quando erano entrati in casa, Hokuto li aveva guardati sorpresa, ma non aveva detto niente; aveva preso un paio di asciugamani, il disinfettante e delle garze per curare le ferite dello sconosciuto. Forse perché conosceva suo fratello, disse divertita che si aspettava che prima o poi sarebbe successa una cosa del genere. Da quel momento in poi non fece altro che parlare e Subaru, sbirciando il viso dello sconosciuto, poteva quasi immaginare che provasse fastidio per quel chiacchiericcio inutile; doveva essere un suono sgradevole, per una persona ferita, un brutto rumore continuo che non faceva altro che farlo star peggio.

 

Letto

Rimase con loro per una settimana; nonostante le sue ferite non fossero particolarmente gravi, i due gemelli avevano insistito che non si muovesse dal letto. Non era abituato a stare steso come un malato, ma da quella prospettiva il mondo sembrava diverso, o forse era solo una sua impressione. Osservava le abitudini di quei due ragazzini, che spesso gli stavano accanto, a tenergli compagnia. Subaru era sempre silenzioso e arrossiva quando gli rivolgeva la parola; l’avrebbe detto più un comportamento da ragazza, ma su di lui aveva un fascino inspiegabile.

Tutto sommato gli piacque, stare steso sul letto, circondato d’attenzioni.

 

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Note: per questo primo capitolo sono stati utilizzati i prompt "03. Letto", "36. Istinto", "38. Rumore" e "39. Memoria" della 50drabble.

 

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