
Let's face the music
and dance
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Era un vecchio grammofono, un po’ polveroso, di quelli che ci si immaginava illustrati nei libri di storia o nei negozi di antiquariato. Hisoka lo guardava stupito, chiedendosi cosa ci facesse un oggetto così raro e prezioso in casa di una persona distratta ed inaffidabile come Tsuzuki; era poggiato su un mobile basso, di legno scuro, nell’unico angolo ordinato di quel caos che Tsuzuki osava definire ‘casa’. Dietro a dei pannelli scorrevoli di vetro c’erano sottili scatole quadrate. Incuriosito, il ragazzo si avvicinò ed aprì uno dei pannelli; tirò fuori uno di quei contenitori di cartone, osservandone la superficie: su un fondo completamente blu scuro c’erano parole inglesi, scritte in eleganti caratteri bianchi. Non doveva essere proprio nuovo quell’affare, gli angoli erano rovinati e qualche graffio e strappo solcava la superficie un tempo liscia, un po’ ovunque.
Prima che se ne
rendesse conto, un cerchio nero scivolò fuori dal contenitore, rotolando
lentamente a terra e producendo un buffo e soffice rumore, un attutito
pof, non appena toccò il pavimento. Hisoka allungò una mano e ne sfiorò
la superficie, solcata da cerchi concentrici che interrompevano l’altrimenti
levigata superficie del materiale.
“E’ un disco di
vinile.” Disse la voce di Tsuzuki, mentre questi sbucava fuori dalla cucina,
con il vassoio del tè fra le mani.
“Lo so cos’è.”
Sottolineò seccato Hisoka, afferrando il disco e rimettendolo nel suo
contenitore di cartone. “Mi sorprende solo che un oggetto così delicato sia
sopravvissuto fra le tue mani.”
“Sei cattivo a dire
così, Hisoka!” Si lagnò l’altro, posando il vassoio sul tavolino basso poco
distante ed avvicinandosi al grammofono. “Ti piace?” Chiese poi, cambiando
tono ed espressione.
Hisoka non aveva
certo bisogno della sua empatia per avvertire tutto l’orgoglio con cui
quella domanda gli era stata posta; annuì lentamente, rigirandosi il
contenitore di cartone fra le mani.
“Pensa che lo comprai
apposta per ascoltare quel disco.” Disse Tsuzuki, sorridendo. “E’ stato uno
dei primi acquisti che feci dopo essere diventato uno shinigami. Ed il
grammofono l’ha seguito poco dopo.” Poi, proseguendo ancora con il discorso,
l’espressione del suo viso si addolcì, mentre negli occhi compariva un
leggero velo di malinconia. “Diciamo che sentire questa canzone mi tirava su
quando ero triste.”
Hisoka lo guardò non
sapendo cosa dire; non poteva immaginare come una semplice canzone potesse
sollevare l’umore di qualcuno, ma non si stupì più di tanto riflettendo sul
fatto che, probabilmente già allora, Tsuzuki doveva essere molto chiuso,
attento a non mostrare la sua sofferenza. Si rigirò ancora il disco fra le
mani, abbassando lo sguardo. “Funziona ancora?” Chiese, solo per riempire
quel silenzio che era improvvisamente calato nella stanza.
Tsuzuki sembrò
ridestarsi improvvisamente dai suoi pensieri, tornando con i piedi per
terra. “Come? Oh, sì che funziona ancora!” Esclamò allegramente, afferrando
il contenitore dalle mani del partner e tirandone fuori il cerchio nero. Lo
posizionò con precisione sull’apparecchio e poi lo fece partire; dopo
qualche attimo di silenzio, il disco iniziò a produrre dei suoni soffusi,
come qualcosa che grattava il materiale del cerchio nero, ma dopo un altro
momento partì la musica. Era chiaramente molto vecchia: ad Hisoka faceva
venire in mente le atmosfere soffuse dell’America degli anni Venti – Trenta,
quella che aveva potuto vedere da qualche film. Era un motivetto
malinconico, ma non triste; la voce maschile era pacata e calma, molto
piacevole da ascoltare; il ritmo, stranamente, era ballabile.
Tsuzuki gli afferrò
improvvisamente la mano e lo tirò in piedi, cingendogli la vita con un
braccio.
“Che ti salta in
mente, idiota?” Chiese completamente basito il ragazzino, mentre l’altro lo
trascinava per la stanza, seguendo il ritmo della canzone ed improvvisando
un ballo, reso goffo dai tentativi di liberarsi di Hisoka.
“Oh dai!” Esclamò
sorridendo. “E’ solo un ballo.”
Hisoka lo guardò
ancora perplesso: aveva un sorriso allegro sulle labbra e negli occhi era
completamente sparita ogni traccia di tristezza. Non seppe come, ma capì
immediatamente che quella era la prima volta che quella musica veniva fatta
ascoltare a qualcun altro e che era indubbiamente la prima volta che Tsuzuki
la ascoltava con qualcuno presente. Si rilassò un po’ nell’abbraccio del
partner e si lasciò guidare nella danza. “Mh… solo perché non ci vede
nessuno.” Brontolò in un sussurro, ma non era proprio convinto che quella
situazione lo infastidisse più di tanto.
Tsuzuki rise e poi la
musica riempì ogni angolo della casa, delle loro menti, impossessandosi dei
loro corpi, lasciando che si muovessero secondo i suoi armoniosi dettami.
There may be troubles ahead, but while there’s moonlight, and music, and love, and romance let’s face the music and dance.
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