Di diamanti e altre amenità
 

 

“Sai, Hisoka, pensavo…”

Guai in vista, pensò Hisoka sospirando sconsolato: ogni volta che Tsuzuki esordiva quella frase voleva dire che avrebbe sparato un’enorme cavolata e che avrebbe continuato a tampinarlo fino a quando non avesse acconsentito a qualsiasi follia gli fosse venuta in mente. O fino a quando non lo avesse fulminato con gli occhi, cosa che avveniva molto più di frequente.

“Forse dovrei comprarti un diamante.”

Hisoka lo fissò perplesso, anzi: scioccato. “EH?!”

“Sì, voglio dire: dicono che un diamante è per sempre e tutto il resto – lo so, sono solo sciocchezze, però… Se fossero vere?”

Hisoka sbatté le ciglia, sempre più scioccato.

“Voglio dire: se ti regalo un diamante staremo insieme per sempre. Amichevolmente parlando.”

Il ragazzino continuò a star zitto, guardandolo con occhi sgranati.

“Ok, non è amichevolmente. Però pensavo che… Di solito fanno piacere dei diamanti quando vengono regalati – o quando si parla di regalarli, se vuoi proprio cavillare. Sì, lo so che tu non sei una donna – e non mi picchiare, ti prego, ti prego – ma è… è una cosa simbolica, in fondo.”

Hisoka sbatté di nuovo le ciglia, poi scostò la sedia dal tavolo, si alzò ed uscì dall’ufficio: quella volta non meritava nemmeno d’essere fulminato con lo sguardo.

 

 

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Note: nel titolo, la parola "amenità" deve essere intesa come "sciocchezza", quindi "cavolata" XD Il Tessoro mi ha consigliato di dirvi che Hisoka se ne va (oltre perché chiaramente infastidito/sconvolto dalla stupidità del suo compagno), anche perché imbarazzo e offeso. Dai, si capiva, no?

 

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