Estranei

Durò solo una frazione di secondo; un battito del cuore,
le ali di una farfalla che si aprono, una goccia di pioggia che cade a
terra.
Fu veloce, ma il
tempo sembrò fermarsi in quell’esatto momento.
Aveva gli occhi del
colore dello smeraldo, limpidi e brillanti come la pietra a cui aveva rubato
la sfumatura; si fissarono sul suo viso con un’intensa indifferenza (troppo
intensa per essere semplice noncuranza).
Era un volto fra la
folla; era capelli castani che si confondevano nel biondo, nel nero, nel
rosso.
Si voltò, disperato
nel cercarlo: la massa l’aveva già inghiottito avidamente, perché quella era
una creatura troppo preziosa per restare intrappolata nel suo sguardo.
Quasi rassegnato,
fece per voltarsi, tornare sui suoi passi, turbato, ma con un motivo in più
per andare avanti; ma lo vide di nuovo: gli occhi verdi fissi nei suoi
promettevano tante cose e l’espressione severa e fredda le negava una ad
una, con bambinesca malizia.
Fu impercettibile:
un lieve piegamento della testa, un sicuro indugiare ancora con lo sguardo
nel suo. Poi lo sconosciuto si voltò, camminando lentamente, sicuro che
sarebbe stato seguito.
Lui esitò solo un
momento, nonostante fosse sicuro di non aver frainteso.
Poi seguì
quell’estraneo, camminando come in bilico fra la sua ragione recalcitrante e
quell’attrazione che non era semplicemente fisica, che non era mera
passione: era come se la sua anima fosse stata di metallo e quel ragazzo
fosse la calamita, l’unica capace di attrarlo. Come l’attrazione fra i corpi
celesti: irresistibile, eppure così naturale.
Faccia a faccia,
senza la folla a circondarlo, il ragazzo sembrava indifeso, fragile, una
bambola di fine porcellana su uno scaffale rotto e pericolante.
Allungò una mano,
esitante: toccarlo era come toccare la delicatezza, come affondare una mano
nel borotalco e restare sorpresi nell’incontrare la fine consistenza della
seta.
Si avvicinò e scoprì
che baciarlo era come assaggiare insieme la freschezza dell’alba estiva ed
il calore del sole d’inverno.
Chiunque fosse quell’estraneo, quel volto senza nome, quella bambola fragile
e bellissima, Tsuzuki ora sapeva che era suo.
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Note: Questa
ff è... strana. Non nego che il suo carattere un po' criptico sia voluto e
che, a ben guardare, questa cosa possa non piacere. Ad ogni modo tengo molto
a questa breve one-shot, mi è piaciuto molto scriverla e mi piace tuttora, soprattutto l'immagine del ragazzino dagli occhi verdi che
passa velocemente e lancia un'occhiata maliziosa, molto poco hisokesca.
Uhm... effetti retroattivi della visione di "Morte a Venezia"? Chi lo sa XD
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Fanfictions

Tea House Moon
© Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni,
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