
Fireworks magic
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Lo yukata di Hisoka era fresco e di un sobrio verde che donava moltissimo al ragazzino; del resto Tsuzuki non l’avrebbe mai costretto a metterlo se avesse pensato altrimenti. Quella sera, poi, il più anziano dei due shinigami era particolarmente soddisfatto di sé stesso: non solo era riuscito a far indossare lo yukata che aveva scelto lui stesso al suo reticente partner, ma lo aveva anche convinto ad andare insieme al matsuri che la cittadina in cui si trovavano ospitava quella sera.
I luoghi affollati – Tsuzuki lo sapeva – non erano esattamente i posti ideali per un empatico come Hisoka, ma lo shinigami più grande era convinto che quell’atmosfera festosa non avrebbe davvero potuto nuocere a nessuno. C’erano tantissime bancarelle colorate e piene di cibi squisiti che non chiedevano altro d’essere assaggiati; c’erano i giochi e Tsuzuki non vedeva l’ora di coinvolgere Hisoka in una partita alla pesca, ben sicuro di riuscire a prendere più pesciolini dell’altro prima che la retina rompesse; e poi c’erano un sacco di bambini che correvano avanti e indietro e poi ci sarebbero stati i fuochi d’artificio e… L’espressione indecifrabile di Hisoka spense il suo entusiasmo immediatamente.
“Tutto bene, Hisoka?” Gli chiese, guardandolo con apprensione. Un’occhiataccia dell’altro gli fece chiaramente capire che non andava tutto bene nemmeno per sogno; sconfitto e con la schiena curva, Tsuzuki si arrese all’evidenza d’aver fatto come al solito i capricci, e che l’altro aveva acconsentito ad andare con lui solo per farlo star zitto. “Va bene, va bene… Torniamo indietro…”
Hisoka si fermò a guardarlo, come se ci stesse pensando su un attimo; poi sbuffò piuttosto rumorosamente, facendo ben capire quanto tutta la situazione lo stesse infastidendo. “Beh, ormai siamo qui… Mi hai fatto vestire ed uscire come volevi, adesso come minimo restiamo qui!”
“Ma…”
“Ho detto restiamo qui!” Brontolò il ragazzino, sedendosi su una panchina un po’ discosta dalla folla di gente e mettendosi a guardare distrattamente tutte le bancarelle dalle luci colorate.
Tsuzuki, dopo essere rimasto imbambolato per qualche momento, si decise ad avvicinarsi al partner e gli si sedette vicino. “Mi dispiace.” Borbottò dispiaciuto, guardandolo sottecchi.
Hisoka non rispose, limitandosi a sospirare; l’altro fece lo stesso e chiuse gli occhi sconsolato: non ne combinava mai una giusta quand’era con lui. Sembrava che le cose fossero un po’ diverse dopo l’avventura a Kyoto – anche se lui preferiva non pensarci troppo, perché in quell’occasione aveva rischiato non solo d’uccidere se stesso, ma anche il suo partner – ma evidentemente le cose non era così. O almeno Hisoka non aveva intenzione di darlo a vedere.
Immerso in quei pensieri, Tsuzuki s’accorse dell’agitazione della folla solo quando Hisoka gli tirò una manica. “Che succede?”
“Non lo so… Stanno tutti correndo da quella parte. Penso sia per i fuochi d’artificio.” Il ragazzino non fece in tempo a finire la frase che una luce verde nel cielo illuminò tutto, immediatamente seguita da un fragoroso botto. Tsuzuki esclamò meravigliato, sorridendo come un bambino: quella postazione era semplicemente perfetta per vedere i fuochi d’artificio.
“Guarda che belli, Hisoka!” Esclamò battendo le mani e voltandosi verso l’altro; la luce dei fuochi lo illuminava di verde, rosso, blu e rivelava gli occhi larghi e lucidi d’un emozione infantile; la guance erano leggermente rosse, probabilmente per il caldo e lui era… Beh, Hisoka era semplicemente bellissimo.
Si accorse solo dopo un po’ che ad ogni scoppio il corpo del sedicenne veniva scosso da un sussulto; non era paura, si disse Tsuzuki, era… Quella magia speciale che hanno i fuochi d’artificio sui bambini, quella che fa tremare perché si è piccoli ed è come se si venisse investiti dalle onde sonore. Lo shinigami più anziano sorrise e, senza dire nulla, fece scivolare la mano in quella di Hisoka, stringendola forte; stranamente l’altro non protestò, né si mosse, ma tramite quel contatto Tsuzuki poté sentire tutti i suoi sussulti e gli sembrò, per un attimo, d’essere lui a poter sentire le emozioni dell’altro.
Note: grazie al Tessoro per avermi suggerito metà titolo <3
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Tea House Moon © Chu, dal 01 Giugno 2008. Tutte le fanfic che troverete qui sono © di Chu, le canzoni, le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E' assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito sine esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro (dannazione!).